Change has come to America
Pubblicato in Dossier, Segnalazioni
di Valentina Clemente
Erano in due milioni a Washington D.C., pronti a testimoniare e a vivere una giornata indimenticabile. Barack Obama ha giurato da Presidente, ha radunato attorno a sé tutta l’America, bianca e nera, che con lui non vede l’ora di iniziare un nuovo percorso e una nuova era.
Gli Stati Uniti, quindi, hanno un nuovo presidente e il Mondo ha un nuovo leader, che sicuramente riuscirà a fare breccia nel cuore della politica internazionale.
Barack Obama, nel suo discorso d’insediamento, forse un po’ più pacato e diretto rispetto alle parole a cui ci aveva abituati durante la campagna elettorale, alla convention di Denver e al primo discorso dopo l’avvenuta vittoria il quattro Novembre dello scorso anno, chiama il Paese dei Founding Fathers “a una nuova era di responsabilità” che si deve necessariamente basare sui dei valori antichi, solidi senza mai dimenticare lo slogan che l’ha caratterizzato nei mesi scorsi: “il mondo ha bisogno del cambiamento, l’ha ottenuto e noi dobbiamo cambiare”.
Obama, sin dall’inizio della sua comparsa sulle scene politiche nazionali,
è sempre stato definito come l’incarnazione del sogno americano e di quello del profeta dell’integrazione razziale Martin Luther King: nelle sue prime parole da Presidente, non ha deluso neanche questa aspettativa. Lui stesso, infatti, afferma di essere lì perché” la più antica democrazia dei tempi moderni ha saputo fare prevalere la speranza sulla paura”. E proprio a tal proposito, l’ex senatore dell’Illinois, ricorda il cammino percorso dagli afro-americani dalla segregazione di meno di 60 anni fa e la speranza e il senso dell’unità della nazione: queste doti devono ritenersi essenziali per un cammino che inizia nella tempestosa recessione economica e che deve condurre a superare la crisi e ad affermare i forti valori dell’uomo, talvolta dimenticati.
Il discorso da neo presidente è, quindi, conciso e scandito da parole dirette a tutti i suoi cittadini, ai quali viene esplicitamente richiesto di “mettersi al lavoro per rifare l’America”.
Barack Obama, inoltre, tende la mano all’Islam e ai partner degli Stati Uniti perché “chi vuole la pace è amico degli USA”. Non mancano critiche all’amministrazione uscente, come quando lui stesso definisce “falsa” la scelta tra la sicurezza del paese e il rispetto degli ideali, dei principi americani e dei diritti umani. Obama, però non veste di certo i panni del pacifista quando, rivolgendosi ai terroristi e ai nemici, dice loro “Vi sconfiggeremo”.
Il primo presidente nero rappresenta una nazione ancora giovane ma prontissima a lottare e a dare importanza a tutti gli individui, che nascono tutti uguali e sono libero di perseguire la felicità.
“I vostri popoli vi giudicheranno per quello che costruite, non per quello che distruggete” è stato uno dei moniti più forti scanditi nel discorso post giuramento: parole assai importanti, che il Presidente di certo non mancherà di mettere in pratica.
Chi si aspettava un discorso “eco” dei capi di stato che l’hanno preceduto è stato sicuramente deluso: Obama ne ha citato soltanto uno, Washington, e senza farne grandi clamori.
Gli Stati Uniti, però, non hanno bisogno di una copia di un presidente: ne vogliono uno nuovo, autentico, che continui imperterrito a proteggere il Paese. E Barack Obama, tra le migliaia di aspettative, di certo non deluderà questo aspetto. Non ci resta che augurargli Buon Lavoro!
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Nel suo primo giorno di lavoro alla Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha incontrato alcuni dei vertici militari americani e ha chiesto loro di “raddoppiare gli sforzi” per arrivare ad un “ritiro responsabile” dalle truppe dall’Iraq.
Ha, inoltre, deciso di bloccare i processi a Guantanamo per 4 mesi . Il presidente ha anche pronto un ordine esecutivo che, secondo le indiscrezioni, prevede la chiusura entro un anno della prigione più contestata al mondo. Una bozza dell’ordine che attende la firma di Obama, ottenuta dai media americani, recita che smantellare il carcere nella base dell’U.S.Navy a Cuba è un passo che va nell’interesse “della sicurezza nazionale e della politica estera degli Stati Uniti, oltre che nell’interesse della giustizia”.
Ottimo inizio Mr.President!
N.B.: Una piccola curiosità: Obama ha giurato per la seconda volta…eh si! La decisione di ripetere il rito e’ stata, infatti, presa da John Roberts, Presidente della Corte Suprema, dopo che alcuni costituzionalisti aveva sollevato dubbi sulla legittimita’ del giuramento svoltosi davanti al Campidoglio, perche’ non si era svolto in modo formalmente corretto. Roberts, infatti, si era sbagliato nel pronunciare le frasi di rito, invertendo l’ordine di alcune parole.