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Che cos’è la destra?

31 maggio 2009
Pubblicato in Dossier
di Rocco Polin

destraNella dieta mediterranea c’è tutto. Pasta, riso, carne, pesce, frutta, verdura, caffè, sigaretta, ammazzacaffè e per i più fortunati anche una ciulatina dopo cena. Ma agli altri, agli anglosassoni, cosa gli rimane da mangiare? Le bacche?

Questa stupida battuta, credo trovata da qualche parte sulle formiche nel loro piccolo si incazzano, mi tornava spesso in mente durante i gloriosi giorni della fondazione del Partito Democratico. Avremmo unito, si diceva, le migliori tradizioni riformiste d’Italia, quella cattolica, quella socialista e quella liberale, senza dimenticare naturalmente l’apporto di ambientalisti, repubblicani e federalisti. Ma agli altri, a quelli di destra, cosa gli rimaneva? Il nazi-fascismo? Una questione poi riassunta in modo magistrale dal Veltroni di Crozza quando sosteneva che la sinistra non poteva lasciare il berlusconismo a Berlusconi.

In previsione delle prossime elezioni europee il nostro editore ci ha invitato ad occuparci dei valori che distinguono oggi in Italia la destra dalla sinistra.   La prima tentazione è naturalmente quella di ricorrere a Gaber, il culatello è di destra e la mortadella è di sinistra. La seconda è quella di rispondere che fin che in Italia il centro destra sarà guidato da Silvio Berlusconi la questione rimarrà perfettamente irrilevante.  Il mio voto a sinistra nascerà da considerazioni etiche (ed estetiche) prima ancora che politiche. Io non voto una parte politica di corrotti, mafiosi, razzisti e spogliarelliste. Per tornare a Gaber “qualcuno era di sinistra perché abbiamo avuto il peggior centro-destra d’Europa”.

Per resistere a questa duplice tentazione ho deciso di provare in questo articolo a delineare i valori che io, ragazzo di sinistra, credo che la destra nel mio paese dovrebbe e potrebbe incarnare.

Pur senza avere una particolare cultura in storia del pensiero politico direi che la destra è composta da due tradizioni differenti: quella conservatrice e quella liberista. Uso il termine liberista e non liberale in modo consapevolmente ignorante. Non voglio entrare nel dibattito su cosa differenzi i due termini e se essi siano in effetti distinguibili (vedi ad esempio Croce-Einaudi) ma semplicemente indicare un’ideologia individualista e fondata su un certo darwinismo sociale ed economico che  fu a suo tempo incarnata dalla Thatcher. Sono costretto ad usare il termine liberista perché “il liberalismo ora e buono anche per la sinistra” (di nuovo Gaber).

Mi sembra evidente che per la destra italiana la tradizione conservatrice è decisamente preponderante. Nell’attuale coalizione di centro destra sopravvive una sparuta pattuglia di ex liberali (alla Antonio Martino) o ex radicali (Della Vedova, non Capezzone..) ma essi hanno difficilmente un impatto visibile sul discorso ideologico o sull’agenda di governo del PDL. Il discorso ideologico della destra italiana negli ultimi anni è stato quindi essenzialmente conservatore. Un conservatorismo fortemente influenzato dall’agenda neo-con, impegnato nella difesa delle radici giudaico-cristiane dell’occidente contro il relativismo scientista e la minaccia islamica.

Curiosamente “noi di sinistra” siamo pronti a riconoscere il pensiero liberista come un avversario ideologico legittimo mentre facciamo più fatica a riconoscere ad attribuire legittimità intellettuale al pensiero conservatore, in particolare nella sua nuova formulazione neo-con. Scientismo laicista? Minaccia islamica? Non è un pensiero politico, sono termini propagandistici di uno pseudo-pensiero basato sul fondamentalismo religioso e sull’ennesima importazione supina dei peggiori prodotti d’oltre oceano. È il populismo di Sarah Palin, il fondamentalismo ignorante di George Bush. Il fatto che i valori della famiglia vengano difesi da Mara Carfagna e dal suo “papi”, quelli della religione da atei devoti come Pera e Ferrara e quelli della cultura occidentale da Borghezio e Calderoli in effetti in parte giustifica questo nostro atteggiamento.

Però già Gaber parlava della “voglia un po’ anormale di inventarsi una morale” in un mondo in cui “si può trasgredire qualsiasi mito e invaghirsi di un travestito”. Un pensiero che nasce dalla critica al ’68, già cantata da Gaber in “quando è moda è moda” e che ha tra i suoi padri nobili anche Pasolini. Un discorso che allora ha una sua legittimità e che, pur trovando nella Chiesa di Ratzinger la sua naturale guida spirituale, può essere compreso anche in senso perfettamente laico. La sinistra, sentendosi erede dei valori universali della Rivoluzione Francese, ha assistito impotente e inconsapevole alla trasformazione della libertà in libertà di consumo e del progresso civile e morale in sviluppo economico e scientifico. Di nuovo Gaber “in questa libertà illimitata di espressione e di parola / l’unica rivoluzione che abbiamo fatto è la rivoluzione della Coca Cola”. La Chiesa di Ratzinger suscita allora grande ammirazione perché, crollato il comunismo, sembra rappresentare l’unica alternativa all’ideologia del consumo, l’unica diga che resiste da 2000 anni al progressivo sgretolarsi dei tabù morali.

Dio, Patria e Famiglia, questi gli eterni valori della destra. Continuerò a combatterli. In nome della libertà della scienza votando sì al referendum sulla fecondazione assistita, dei diritti universali dell’uomo respingendo la retorica razzista dell’ultimo decreto sicurezza e in nome dei diritti civili mobilitandomi in favore dei diritti delle coppie omosessuali. Non nascondo però che mi piacerebbe che a difendere quelle bandiere ci fosse qualcuno di meglio di quel circo di nani, ballerine e pregiudicati che rappresenta oggi la destra in Italia.



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5 Responses to “Che cos’è la destra?”

  1. michelangela di giacomo scrive:

    penso che dovresti leggere “l’abuso pubblico della storia”, di aldo giannuli dell’Uni di Milano….spiega molto chiaramente i valori di quella “destra” diciamo così neo-liberista e le radici che si va costruendo-inventando…appena potrò vedrò di recesirlo, ma intanto consiglio di leggerlo,…

    ps. sono d’accordo pienamente con te sul fatto che è più facile per la sinistra attaccare il liberismo, piuttosto che i valori. ma,ne parlavo l’altra sera con un amico – e resti ancora a livello di impressioni – è da considerare la tradizione comunista radicata nella sinistra per cui
    1) il pci ha un’idea di famiglia abbastanza centrale e organizzata
    2) il comunismo è una specie di fede – il che spiega pure in certo modo il catto-comunismo
    3) i comunisti sono sempre stato più ferrato in economia e lavoro che in problemi sociali – la struttura è da organizzare prima della sovrastruttura
    4) l’internazionalismo era per gli italiani via nazionale al socialismo…il che implica un concetto di patria – sebbene nella vocazione dell’essere illuministicamente cittadini del mondo

    dal mio punto di vista dare questo tipo di accezione a quei valori li può render positivi, se non significano patria=protezionismo, famiglia=individualismo, libertà=egoismo. inoltre ritengo che l’eccesso di attenzione alla “libertà” in sennso di espressione della società civile – un po’ movimentista-sessantottino non sia necessariamente una “miglioria” della sinistra, che invece dovrebbe forse riscoprirsi più attenta alle strutture…(e con ciò non si intenda che nego valore all’attenzione ai diritti civili e personali!) – e con ciò forse rispondo anche al tuo commento al mio articolo.

  2. Rocco scrive:

    temo di non essermi spiegato molto bene.
    quello che volevo dire e’ che “noi di sinistra” facciamo fatica a riconoscere nel pensiero conservatore la dignita’ che invece riconosciamo a quello liberista. lo consideriamo uno pseudo pensiero, generato dalla paura del nuovo, da una supina sottomissione all’autorita’, da una fede religiosa bigotta e acritica. Mentre con i liberisiti riusciamo a confrontarci sui valori (penso ad esempio alla vecchia per quanto falsa dicotomia tra eguaglianza e liberta’) i conservatori li consideriamo un gruppo di reazionari bigotti.
    Penso invece che il pensiero conservatore, persino nella sua nuova formulazione neo-con, sia qualcosa con cui fare i conti seriamente. le critiche che esso muove alla sinistra progressista sono serie e motivate. In particolare l’aver confuso la liberta’ con la liberta’ del consumo e il progresso civile con lo sviluppo economico.
    Paradossalmente la Chiesa di Ratzinger, dopo il crollo del comunismo, rappresenta l’unica vera alternativa al pensiero unico liberale (nella sua versione liberista o socialdemocratica, in fondo sono variazioni di grado). A quella che Gaber chiama la Rivoluzione della Coca Cola. Provocatoriamente (e qui sto chiaramente pisciando fuori dal vaso ammesso che non lo abbia gia fatto) direi che Ratzinger rappresenta l’unica alternativa a Paris Hitlon.
    Sul moralismo comunista non ci sono dubbi ma non credo sia rimasto molto, Bertinotti candida Luxuria (nel partito dove Togliatti doveva nascondere la sua relazione con la Iotti e gli omosessuali erano discriminati), D’Alema va in barca vela (arricchirsi e’ glorioso dichiarano i compagni del Partito Comunista Cinese), la Melandri va persino alle feste di Briatore in Kenya.
    Quanto al movimentismo sessantottino quando parlo (commentando il tuo articolo) di una sinistra liberal-democratica piuttosto che social-democratica intendo dire che trovo piu attuali i valori di Cavour, Mazzini e Ciampi piuttosto che quelli di Turati e Napolitano. Lungi da me fare l’elogio del girotondismo.
    Leggero il libro che consigli. attendo la recensione.

  3. michelangela di giacomo scrive:

    credo che, giunta a notte dopo 2 giorni di viaggi per l’italia, ho invertito l’ordine dei fattori (e il risultato è cambiato, come in tutti i sillogismi imperfetti…)
    riformulo:
    stavo cercando di dare una spiegazione alla stessa osservazione tua che pur ben condivido: perchè noi di sinistra siamo incapaci di dare dignità a questi valori intesi nel modo in cui sembra li intenda la destra? forse per quelle ragioni che su indicavo…
    sulle osservazioni sulla sinistra potremmo aggiungere che tutto è cominciato con il bacio di occhetto e consorte (bis) in mutande a capalbio alla fine degli anni ‘80 che uscì su tutti i giornali…diciamo che riterrei più attuali i valori di togliatti, se ciò significasse meno attenzione al privato e all’individuo e più attenzione alle sorti della collettività….

    ps. viva il tamarindo che ci induce a discussioni di tal livello…

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