Sento, Vincenzo, il riflusso d’aria di quel treno della metropolitana che raggiunge la 77th. E scendi tu. Il mio mantello smette di gonfiarsi appena il primo vagone si affaccia al dock.
Il cappello, se non l’avessi in mano, sarebbe volato. O forse me lo sarei tolto per salutarti.
Vivo, Misha, attraverso le tue parole e già sento la voglia di abbracciarti.
Prima o poi ci saluteremo dal vivo, ci incontreremo alla fermata di qualche subway, magari parigina?, e saliremo in superficie sospinti dal vento caldo della metropolitana in partenza sconfitti da ritmi troppo veloci per noi. Come sempre, come gli adolescenti, avendo negli occhi il riflesso di un eterno affanno, quel fiatone cronico che colpisce chi ha voglia di vivere, esigendo e rivendicando il diritto di perdersi nel mondo.
Vivo, Vincenzo, attraverso il tuo obiettivo.
Sento, Vincenzo, il riflusso d’aria di quel treno della metropolitana che raggiunge la 77th. E scendi tu. Il mio mantello smette di gonfiarsi appena il primo vagone si affaccia al dock.
Il cappello, se non l’avessi in mano, sarebbe volato. O forse me lo sarei tolto per salutarti.
Vivo, Misha, attraverso le tue parole e già sento la voglia di abbracciarti.
Prima o poi ci saluteremo dal vivo, ci incontreremo alla fermata di qualche subway, magari parigina?, e saliremo in superficie sospinti dal vento caldo della metropolitana in partenza sconfitti da ritmi troppo veloci per noi. Come sempre, come gli adolescenti, avendo negli occhi il riflesso di un eterno affanno, quel fiatone cronico che colpisce chi ha voglia di vivere, esigendo e rivendicando il diritto di perdersi nel mondo.
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