“Cosa renderà gli Svedesi cosí contenti d’essere al mondo?
Io ho due ipotesi:
- sono la nazione culturalmente più avanzata sul pianeta, come sostiene il World Values Survey.
- In realtà solo il 50% della popolazione éèestremamente felice, e questo scombina le statistiche. La popolazione maschile.”
Grandissima conclusione, sono morto dalle risate!!!! ottimo articolo.
In ogni caso aggiungerei il punto 3:
- Il Welfare State migliore al mondo
Non so se possa trovare posto nella teoria scientifica ma io ho la netta impressione che la mia felicita personale sia inversamente proporzionale a quella del mio presidente del consiglio.
Forse gli svedesi sono un popolo cosi civile e maturo da poter essere felici tutti allo stesso tempo. Ho l’impressione che in Italia invece la felicita sia un gioco a somma zero. E’ possibile fare felici allo stesso tempo me e il cardinal Ruini? Galliani e Mourinho?o Flavio Briatore ed Eugenio Scalfari?
senza dubbio anche secondo me punto 1 e punto 3 sono correlati.
In ogni caso credo che noi e il cardinal ruini saremo felici allo stesso tempo, un giorno. Lui, da buon cristiano, sarà felice di stare al cospetto di dio. E anche noi saremo contenti per lui.
Economia e filosofia … se esistesse oltre al coraggio e creatività personale che è la stessa cosa, uno scopo o educazione a tale scopo nobile in senso interiore.
Purtroppo penso che non ci sia niente di concreto sul fronte di ricerca a livello estetico etico emozionale che per me è equivale a spirituale.
Emozionalisti barbari contro spiritualisti? Ma cosa significa essere spirituali?
Caro Rocco, il gioco a somma zero della vita pubblica italiana lo puoi invertire. Non certo cambiando la realtá esterna, piuttosto imparando la nobile arte della rassegnazione.
In realtá io ti preferisco cosí, infelice ed incazzato, pronto a tirare la rana nell’acqua bollente.
@ Barbara: concordo con te sull’assenza di ricerca degna di nota sul senso estetico. Ma permettimi di contraddirti per quanto riguarda l’etica. Nell’ultimo decennio eticisti e psicologi sociali hanno unito gli sforzi e raggiunto risultati notevoli. Dai un’occhiata al lavoro di Jonathan Haidt, che negli ultimi tempi é un po’ il mio feticcio intellettuale.
E comunque vale la pena specificare sempre che qualsiasi tipo di ricerca empirica su questi argomenti non avrá mai nulla da dire alla loro dimensione soggettiva e fenomenologica, accessibile solo tramite l’introspezione. Ma i due livelli non sono necessariamente incompatibili. Anzi. Per avere una visione d’insieme sul proprio senso estetico o etico, credo sia necessario indagarsi da dentro e lasciarsi indagare da fuori. Ma, come al solito, solo i miei 2 cents.
Gli argomenti dell’articolo sono tutti interessanti ma sono arrivata alla conclusione senza capire di cosa stiamo parlando o più che altro a che conclusione volevi giungere anche perchè tratti tre argomenti e nello stesso tempo svaluti la loro attendibilità. Ammettendo che lo scopo fosse poi riflettere sulla posizione italiana nella classifica della WHO come può raggiungerlo il lettore se i precedenti parametri che l’autore gli fornisce è lui stesso il primo a criticarne l’affidabilità?
“Perché gli esseri umani non vivono di solo PIL, e ci sono un’infinità di altre variabili, invisibili ai radar della macro-economia, che influiscono sulla nostra esistenza.”
Lo stesso concetto viene descritto in un discorso di John Kennedy tenuto all’ Università del Kansas nel 1968:
[...]
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
[...]
@ Gracy
“Ammettendo che lo scopo fosse poi riflettere sulla posizione italiana nella classifica della WHO”
Lo scopo non era riflettere sulla posizione italiana. Un argomento chiaramente troppo intricato per la mia umile materia grigia. Lo scopo era semplicemente presentare due trend all’interno di due scienze sociali, piú precisamente l’influsso di uno sull’altro. Nessuna ambizione di proporre tesi personali, ho aggiunto solo un pizzico di cautela, per non suonare scientista. Un’articolo di divulgazione senza particolari pretese. Ma grazie comunque per le critiche.
“Cosa renderà gli Svedesi cosí contenti d’essere al mondo?
Io ho due ipotesi:
- sono la nazione culturalmente più avanzata sul pianeta, come sostiene il World Values Survey.
- In realtà solo il 50% della popolazione éèestremamente felice, e questo scombina le statistiche. La popolazione maschile.”
Grandissima conclusione, sono morto dalle risate!!!! ottimo articolo.
In ogni caso aggiungerei il punto 3:
- Il Welfare State migliore al mondo
d’accordissimo con il punto 3. Il punto 1 ed il punto 3 sono altamente correlati, suppongo. Che esista anche una correlazione con il punto 2? Chissa…
Non so se possa trovare posto nella teoria scientifica ma io ho la netta impressione che la mia felicita personale sia inversamente proporzionale a quella del mio presidente del consiglio.
Forse gli svedesi sono un popolo cosi civile e maturo da poter essere felici tutti allo stesso tempo. Ho l’impressione che in Italia invece la felicita sia un gioco a somma zero. E’ possibile fare felici allo stesso tempo me e il cardinal Ruini? Galliani e Mourinho?o Flavio Briatore ed Eugenio Scalfari?
senza dubbio anche secondo me punto 1 e punto 3 sono correlati.
In ogni caso credo che noi e il cardinal ruini saremo felici allo stesso tempo, un giorno. Lui, da buon cristiano, sarà felice di stare al cospetto di dio. E anche noi saremo contenti per lui.
Economia e filosofia … se esistesse oltre al coraggio e creatività personale che è la stessa cosa, uno scopo o educazione a tale scopo nobile in senso interiore.
Purtroppo penso che non ci sia niente di concreto sul fronte di ricerca a livello estetico etico emozionale che per me è equivale a spirituale.
Emozionalisti barbari contro spiritualisti? Ma cosa significa essere spirituali?
Caro Rocco, il gioco a somma zero della vita pubblica italiana lo puoi invertire. Non certo cambiando la realtá esterna, piuttosto imparando la nobile arte della rassegnazione.
In realtá io ti preferisco cosí, infelice ed incazzato, pronto a tirare la rana nell’acqua bollente.
@ Barbara: concordo con te sull’assenza di ricerca degna di nota sul senso estetico. Ma permettimi di contraddirti per quanto riguarda l’etica. Nell’ultimo decennio eticisti e psicologi sociali hanno unito gli sforzi e raggiunto risultati notevoli. Dai un’occhiata al lavoro di Jonathan Haidt, che negli ultimi tempi é un po’ il mio feticcio intellettuale.
http://people.virginia.edu/~jdh6n/
http://www.moralfoundations.org/
E comunque vale la pena specificare sempre che qualsiasi tipo di ricerca empirica su questi argomenti non avrá mai nulla da dire alla loro dimensione soggettiva e fenomenologica, accessibile solo tramite l’introspezione. Ma i due livelli non sono necessariamente incompatibili. Anzi. Per avere una visione d’insieme sul proprio senso estetico o etico, credo sia necessario indagarsi da dentro e lasciarsi indagare da fuori. Ma, come al solito, solo i miei 2 cents.
bellissimo articolo, veramente…
sbaglio o stai cambiando (o evolvendo, o come vuoi tu) il tuo pensiero rispetto a prima che partissi?
Gli argomenti dell’articolo sono tutti interessanti ma sono arrivata alla conclusione senza capire di cosa stiamo parlando o più che altro a che conclusione volevi giungere anche perchè tratti tre argomenti e nello stesso tempo svaluti la loro attendibilità. Ammettendo che lo scopo fosse poi riflettere sulla posizione italiana nella classifica della WHO come può raggiungerlo il lettore se i precedenti parametri che l’autore gli fornisce è lui stesso il primo a criticarne l’affidabilità?
“Perché gli esseri umani non vivono di solo PIL, e ci sono un’infinità di altre variabili, invisibili ai radar della macro-economia, che influiscono sulla nostra esistenza.”
Lo stesso concetto viene descritto in un discorso di John Kennedy tenuto all’ Università del Kansas nel 1968:
[...]
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
[...]
@ Gracy
“Ammettendo che lo scopo fosse poi riflettere sulla posizione italiana nella classifica della WHO”
Lo scopo non era riflettere sulla posizione italiana. Un argomento chiaramente troppo intricato per la mia umile materia grigia. Lo scopo era semplicemente presentare due trend all’interno di due scienze sociali, piú precisamente l’influsso di uno sull’altro. Nessuna ambizione di proporre tesi personali, ho aggiunto solo un pizzico di cautela, per non suonare scientista. Un’articolo di divulgazione senza particolari pretese. Ma grazie comunque per le critiche.