<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The Tamarind</title>
	<atom:link href="http://thetamarind.eu/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://thetamarind.eu</link>
	<description>Just another WordPress weblog</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Sep 2010 23:00:23 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Trenta giorni in Giordania</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/09/03/trenta-giorni-in-giordania/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/09/03/trenta-giorni-in-giordania/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Zunica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5556</guid>
		<description><![CDATA[Pensavo avrebbe fatto molto più caldo in Giordania a luglio. La maggior parte del mio soggiorno si è svolta nella capitale Amman che, come Roma, si erge su sette colli. Insieme a Beirut, Amman è una delle città più occidentalizzate del mondo arabo, e in questo si differenzia da tutto il resto della Giordania, molto più tradizionalista. Amman risulta inoltre essere una delle città più costose del Medio Oriente. Il cambio con l’euro è pressocché paritetico:  1 Euro = 0.9 JD, Jordanian Dinar.
In Giordania coesistono diversi gruppi etnici e religiosi. La componente maggioritaria è quella islamica, gran parte della popolazione ha origini palestinesi e molti sono i campi di rifugiati. Una delle particolarità di questo paese è che la comunità cristiana è presente qui in percentuale maggiore rispetto ad altri paesi del Medio Oriente. Firas, amico giordano, mi spiega che in Giordania il senso di appartenenza a una determinata comunità (sia essa islamica, palestinese o cristiana) ha da sempre costituito un ostacolo all’unità del paese, essendo la prima causa di corruzione: come avveniva nell’America dei primi del ‘900 tra gli immigrati italiani o irlandesi, la solidarietà tra gruppi di persone accomunate da un’etnia o da una religione si è spesso trasformata in favoritismi scambiati tra persone appartenenti allo stesso gruppo e successivamente tra gruppi diversi, bloccando così l’intero apparato statale. Per iniziare a combattere la corruzione dall’interno del Paese, in tempi recenti il governo ha avviato diverse iniziative al fine di promuovere lo sviluppo di un senso di appartenenza “giordano”, concetto unitario col quale si dovrebbe superare la frammentarietà delle comunità religiose ed etniche che divide il paese.
Ritornando alla Capitale, Amman è una città molto pulita e notevolmente meno caotica di altre metropoli mediorientali. Il costo della vita è alto, e anche qui, come in tutti i paesi del Medio Oriente, la divisione tra ceti sociali è marcata. Fatto curioso, che non mi è mai capitato di notare in altre realtà mediorientali, è l’altissimo numero di domestici e di lavoratori generici (soprattutto in abitazioni e ristoranti) di provenienza asiatica, frequentemente di origine filippina. È un fenomeno che ha preso piede negli ultimi anni: in precedenza infatti la maggior parte dei lavoratori del terzo settore proveniva dall’Egitto.
La città si snoda su sette rotonde (circles). Partendo da downtown, più caotica rispetto al resto della città e tipicamente araba, con mercanti ad ogni angolo pronti a vendere sabbia nel deserto, troviamo il primo circle, area di Rainbow Street: tranquilla e piacevole, con piccoli negozi, mercatini caratteristici e bar su tutta la via.  Man mano che ci si sposta in direzione del palazzo reale, ci si addentra nell’area più residenziale fino a raggiungere l’ultimo circle.
Nonostante la Giordania sia un paese relativamente piccolo, molto c’è da vedere con gli occhi del viaggiatore: costellata di antiche rovine romane, offre la possibilità di gite suggestive verso mete perse nella notte dei tempi, come Petra e i suoi tesori, o l’antica città romana di Jerash, dove si crede che Gesù abbia compiuto il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino.  Merita inoltre un’escursione il deserto di Wadi Ram, situato vicino ad Aqaba, sul Mar Rosso (a nord ovest di Amman) che offre paesaggi mozzafiato, specialmente all’alba e al tramonto, e notti di luna con cieli stellati che sembrano disegnati, da quanto appaiono surreali.
Il viaggiatore non lasci la Giordania prima di aver saggiato il Mar Morto, dalle cui coste è possibile vedere le luci di Gerusalemme. Il bagno nel Mar Morto, cosi chiamato per l’altissima concentrazione di sale che impedisce l’esistenza di qualunque forma di vita acquatica, è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita: non è possibile nuotarvi, si entra in acqua e subito si galleggia, chi prova a immergersi viene sistematicamente spinto in superficie. È bene prestare molta attenzione a non far entrare l’acqua a contatto con gli occhi: il troppo sale provoca forti bruciori, ed è importante sciacquare la pelle all’uscita dall’acqua per evitare bruciature generate dal connubio sale-sole. Tuttavia, nonostante queste piccole insidie, le spiagge del Mar Morto offrono la possibilità di coprirsi di fanghi naturali terapeutici per la pelle, le cui doti l’hanno reso ricercato oggetto di commercio in tutto il mondo.
La Giordania è retta dalla monarchia; la famiglia reale è molto amata e rispettata dal popolo. Il re, Abd Allah, si sta fortemente concentrando sulle politiche internazionali e sullo sviluppo del paese; la regina consorte Rania, squisita first lady, si impegna nel sociale e nel campo dell’educazione, ed è a tutti nota come carismatica figura di rappresentanza giordana all’estero. Tuttavia, come raccontano Firas e i suoi amici giordani, sembra difficile che l’affetto del popolo giordano per i propri odierni sovrani possa eguagliare quello per il compianto re Hussein. Non sarà certo facile, infatti, per Abd Allah, superare le stimatissime qualità diplomatiche del padre, che l’hanno reso così caro al suo popolo e così rispettato all’estero.


Related posts:A zonzo per il Medio Oriente: la Giordania
In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 2.
In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 1.



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/08/giordania/' rel='bookmark' title='Permanent Link: A zonzo per il Medio Oriente: la Giordania'>A zonzo per il Medio Oriente: la Giordania</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/07/06/in-macchina-nei-balcani-10-stati-in-18-giorni-parte-2/' rel='bookmark' title='Permanent Link: In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 2.'>In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 2.</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/27/in-macchina-nei-balcani-10-stati-in-18-giorni-parte-1/' rel='bookmark' title='Permanent Link: In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 1.'>In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 1.</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/09/articolo-giordania-foto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5557" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/09/articolo-giordania-foto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Pensavo avrebbe fatto molto più caldo in Giordania a luglio. La maggior parte del mio soggiorno si è svolta nella capitale Amman che, come Roma, si erge su sette colli. Insieme a Beirut, Amman è una delle città più occidentalizzate del mondo arabo, e in questo si differenzia da tutto il resto della Giordania, molto più tradizionalista. Amman risulta inoltre essere una delle città più costose del Medio Oriente. Il cambio con l’euro è pressocché paritetico:  1 Euro = 0.9 JD, Jordanian Dinar.</p>
<p>In Giordania coesistono diversi gruppi etnici e religiosi. La componente maggioritaria è quella islamica, gran parte della popolazione ha origini palestinesi e molti sono i campi di rifugiati. Una delle particolarità di questo paese è che la comunità cristiana è presente qui in percentuale maggiore rispetto ad altri paesi del Medio Oriente. Firas, amico giordano, mi spiega che in Giordania il senso di appartenenza a una determinata comunità (sia essa islamica, palestinese o cristiana) ha da sempre costituito un ostacolo all’unità del paese, essendo la prima causa di corruzione: come avveniva nell’America dei primi del ‘900 tra gli immigrati italiani o irlandesi, la solidarietà tra gruppi di persone accomunate da un’etnia o da una religione si è spesso trasformata in favoritismi scambiati tra persone appartenenti allo stesso gruppo e successivamente tra gruppi diversi, bloccando così l’intero apparato statale. Per iniziare a combattere la corruzione dall’interno del Paese, in tempi recenti il governo ha avviato diverse iniziative al fine di promuovere lo sviluppo di un senso di appartenenza “giordano”, concetto unitario col quale si dovrebbe superare la frammentarietà delle comunità religiose ed etniche che divide il paese.</p>
<p>Ritornando alla Capitale, Amman è una città molto pulita e notevolmente meno caotica di altre metropoli mediorientali. Il costo della vita è alto, e anche qui, come in tutti i paesi del Medio Oriente, la divisione tra ceti sociali è marcata. Fatto curioso, che non mi è mai capitato di notare in altre realtà mediorientali, è l’altissimo numero di domestici e di lavoratori generici (soprattutto in abitazioni e ristoranti) di provenienza asiatica, frequentemente di origine filippina. È un fenomeno che ha preso piede negli ultimi anni: in precedenza infatti la maggior parte dei lavoratori del terzo settore proveniva dall’Egitto.</p>
<p>La città si snoda su sette rotonde (circles). Partendo da downtown, più caotica rispetto al resto della città e tipicamente araba, con mercanti ad ogni angolo pronti a vendere sabbia nel deserto, troviamo il primo circle, area di Rainbow Street: tranquilla e piacevole, con piccoli negozi, mercatini caratteristici e bar su tutta la via.  Man mano che ci si sposta in direzione del palazzo reale, ci si addentra nell’area più residenziale fino a raggiungere l’ultimo circle.</p>
<p>Nonostante la Giordania sia un paese relativamente piccolo, molto c’è da vedere con gli occhi del viaggiatore: costellata di antiche rovine romane, offre la possibilità di gite suggestive verso mete perse nella notte dei tempi, come Petra e i suoi tesori, o l’antica città romana di Jerash, dove si crede che Gesù abbia compiuto il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino.  Merita inoltre un’escursione il deserto di Wadi Ram, situato vicino ad Aqaba, sul Mar Rosso (a nord ovest di Amman) che offre paesaggi mozzafiato, specialmente all’alba e al tramonto, e notti di luna con cieli stellati che sembrano disegnati, da quanto appaiono surreali.</p>
<p>Il viaggiatore non lasci la Giordania prima di aver saggiato il Mar Morto, dalle cui coste è possibile vedere le luci di Gerusalemme. Il bagno nel Mar Morto, cosi chiamato per l’altissima concentrazione di sale che impedisce l’esistenza di qualunque forma di vita acquatica, è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita: non è possibile nuotarvi, si entra in acqua e subito si galleggia, chi prova a immergersi viene sistematicamente spinto in superficie. È bene prestare molta attenzione a non far entrare l’acqua a contatto con gli occhi: il troppo sale provoca forti bruciori, ed è importante sciacquare la pelle all’uscita dall’acqua per evitare bruciature generate dal connubio sale-sole. Tuttavia, nonostante queste piccole insidie, le spiagge del Mar Morto offrono la possibilità di coprirsi di fanghi naturali terapeutici per la pelle, le cui doti l’hanno reso ricercato oggetto di commercio in tutto il mondo.</p>
<p>La Giordania è retta dalla monarchia; la famiglia reale è molto amata e rispettata dal popolo. Il re, Abd Allah, si sta fortemente concentrando sulle politiche internazionali e sullo sviluppo del paese; la regina consorte Rania, squisita first lady, si impegna nel sociale e nel campo dell’educazione, ed è a tutti nota come carismatica figura di rappresentanza giordana all’estero. Tuttavia, come raccontano Firas e i suoi amici giordani, sembra difficile che l’affetto del popolo giordano per i propri odierni sovrani possa eguagliare quello per il compianto re Hussein. Non sarà certo facile, infatti, per Abd Allah, superare le stimatissime qualità diplomatiche del padre, che l’hanno reso così caro al suo popolo e così rispettato all’estero.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/08/giordania/' rel='bookmark' title='Permanent Link: A zonzo per il Medio Oriente: la Giordania'>A zonzo per il Medio Oriente: la Giordania</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/07/06/in-macchina-nei-balcani-10-stati-in-18-giorni-parte-2/' rel='bookmark' title='Permanent Link: In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 2.'>In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 2.</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/27/in-macchina-nei-balcani-10-stati-in-18-giorni-parte-1/' rel='bookmark' title='Permanent Link: In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 1.'>In macchina nei Balcani: 10 stati in 18 giorni. Parte 1.</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/09/03/trenta-giorni-in-giordania/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sul sistema cultura italiano</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/09/01/riflessioni-sul-sistema-cultura-italiano/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/09/01/riflessioni-sul-sistema-cultura-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangela Di Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5546</guid>
		<description><![CDATA[L’Italia, come recita lo spot del ministero del turismo, è la terra della cultura e dell’arte. Un patrimonio sterminato di opere letterarie, filosofiche, storiche e artistiche è la prima e principale risorsa di un territorio di per sé carente di materie prime e di capacità imprenditoriali. Eppure è anche il paese in cui occuparsi di cultura risulta più difficile, triviale passatempo ostacolato dal sentire comune mass-mediatico e dall’agire politico-amministrativo.
Non voglio cadere qui in banalità e chiacchiere da bar, ma mi limito solo aggiungere a questo triste panorama la mia esperienza e l’indignazione emersa dallo scambio di opinioni e racconti con miei coetanei o consimili che navigano nelle stesse infide acque.
Iniziamo da un sistema scolastico che, a dispetto del continuo parlare di riforme, è potenzialmente uno dei migliori del mondo in quanto a capacità di formazione. Mancano le risorse per migliorarne le strutture e per motivare i docenti, ai quali dovrebbe essere riconosciuto, in termini economici e di prestigio sociale, il loro delicatissimo compito di fondare la nostra futura società. Figlia di due ex-professori per passione diventati presidi, dai racconti che sento in casa da sempre credo di poter dire che manca soprattutto il rispetto e qualcosa che, suona male, lo so, possa chiamarsi disciplina. Si è progressivamente scivolati verso l’idea che la scuola debba essere divertente, che occorra rincorrere sul piano educativo altri mezzi di comunicazione, che sia tutto da “svecchiare”. Si è scivolati verso l’idea – nei suoi termini generali assolutamente sacrosanta – che si debba anzitutto recuperare chi rimane indietro, il che ha portato negli anni a dimenticare e spesso a frustrare chi per propria indole manifestasse interesse per l’approfondimento. Soprattutto, si è scivolati verso un lassismo, un garantismo e un giustificazionismo che permette ai genitori di arrogarsi il diritto di sindacare sui metodi educativi e sui contenuti inculcati a quegli eterni bambini che costituiscono la loro prole. Prole cui insegnano che se il professore ti mette un quattro, è perchè lui non comprende le esigenze della tua crescita, non perché tu avresti potuto studiare di più. Genitori che corrono a spada tratta per far cambiare i rampolli di sezione, di indirizzo, di scuola o per far spostare il professore “incapace”, “crudele”, “inumano”. Non voglio difendere tutta una categoria che spesso a sua volta, per frustrazione o disincanto, non riesce a trasfondere passione nel proprio lavoro. Si comprende però anche come risulti faticoso insegnare, se si vede il proprio ruolo di docente continuamente discusso.
Il viaggio continua nell’università “a punti”. Tre anni a rincorrere cfu e moduli, a cucire piani di studio con la dovizia di un ragioniere e senza il benché minimo anelito umanistico. Tre anni soprattutto, per chi volesse laurearsi senza un semestre fuori corso, a spron battuto dando anche sette, otto, nove esami per sessione. Sacrificando qualsivoglia velleità di approfondimento e sentendosi per lo più repressi per aver scelto magari una facoltà seguendo la proprie passioni, a scapito di una professionalizzante. Per poi fare l’amara scoperta che uscendo di lì non solo non si avrà un mestiere, ma neanche una cultura. Tre anni, tra l’altro, in cui si è incontrata per lo più disorganizzazione generalizzata: nessuna informazione, nessun supporto, tutor latitanti o ignoranti, professori stressati in studi sovraffollati e scrivanie in multiproprietà. Per non parlare di biblioteche strapiene, con centinaia di volumi scomparsi e testi d’esame irreperibili. Un’agonia.
Che si sperava potesse essere finita nei due anni di specialistica. Mai speranza peggio riposta. La specialistica si rivela ben presto più generica della triennale, o per lo meno una mera riproposizione dello stesso trito per altri due anni – addirittura a volte con gli stessi manuali da studiare, alla faccia della specializzazione! Si arriva al traguardo della stesura della tesi con l’impressione di essere diventati un automa, un mostro abilissimo a fotocopiare testi, impararli a memoria, ripeterli e dimenticarli nel minor tempo possibile. E assolutamente incapace di analisi critica o di qualsivoglia multidisciplinarietà. Mi sentivo sinceramente molto più colta uscendo dal liceo che dopo cinque anni a 29-30-110 e lodi varie.
Ma il peggio, come si sa, non muore mai. Decido caparbiamente che finché il vento soffia, tanto vale assecondarlo. Inizio un dottorato. Almeno qui, mi dico, imparerò qualcosa di metodologico e non solo nozionistico. Mi ha detto bene, vinco un posto con borsa al primo tentativo. Ma la maggior parte delle persone che conosco hanno provato un numero x di concorsi per rimediare un posto magari gratis o addirittura pagando delle tasse universitarie e magari dall’altro capo della penisola. I posti sono pochi e i finanziamenti ancor meno, chi vuol continuare deve essere disposto a sacrificare la stabilità per passione accademica. Le risorse, soprattutto, sono minime. La borsa del ministero, senza ambizioni di risparmio, consente un’esistenza dignitosa, ma come quasi tutto ciò che concerne la remunerazione del lavoro intellettuale, è ben al di sotto delle medie europee. Potenzialmente fantastica, la vita del dottorando dipende molto dalla buona volontà dei professori che organizzano i corsi, sfruttando in primo luogo i contatti personali per fornire un alto livello di lezioni seminariali, il tutto sempre a costi forfettari. Laddove mancasse tale buona volontà, il dottorato si riduce ad un insieme scomposto e casuale di lezioni, disorganiche anche rispetto ai progetti di ricerca sviluppati dai dottorandi. Progetti di ricerca che per lo più incontrano ostacoli di ogni tipo: tutor assegnati a metà percorso, relazioni di avanzamento accatastate e mai prese in considerazione, tutti che mettono bocca e nessuno che aiuta. Ci si sente dire spesso: “lei sembra saper lavorare anche da sola, continui pure così”. Per non parlare della diffusa frustrazione di qualsiasi progetto de-provincializzante e tendente a un panorama non diciamo mondiale ma almeno europeo. Per lo più per evitare complicazioni burocratiche, oltre che il pagamento di una maggiorazione delle borse per i soggiorni all’estero, i pareri dei docenti sconsigliano o impediscono progetti internazionali, dottorati europei, scambi, eccetera. Salvo poi mandarti a spese tue a fare una ricerca in un’altra città italiana, come se gli affitti si pagassero solo all’estero… “Non ci sono risorse” è la risposta valida per giustificare qualsiasi [...]


Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/02/24/paese-che-vai-italiano-che-trovi/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Paese che vai, italiano che trovi'>Paese che vai, italiano che trovi</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/02/02/immigrazione-alcune-riflessioni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Immigrazione: alcune riflessioni'>Immigrazione: alcune riflessioni</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/07/cultura/' rel='bookmark' title='Permanent Link: &#8220;Cultura&#8221;'>&#8220;Cultura&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/09/sistema-cultura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5547" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/09/sistema-cultura-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>L’Italia, come recita lo spot del ministero del turismo, è la terra della cultura e dell’arte. Un patrimonio sterminato di opere letterarie, filosofiche, storiche e artistiche è la prima e principale risorsa di un territorio di per sé carente di materie prime e di capacità imprenditoriali. Eppure è anche il paese in cui occuparsi di cultura risulta più difficile, triviale passatempo ostacolato dal sentire comune mass-mediatico e dall’agire politico-amministrativo.</p>
<p>Non voglio cadere qui in banalità e chiacchiere da bar, ma mi limito solo aggiungere a questo triste panorama la mia esperienza e l’indignazione emersa dallo scambio di opinioni e racconti con miei coetanei o consimili che navigano nelle stesse infide acque.</p>
<p>Iniziamo da un sistema scolastico che, a dispetto del continuo parlare di riforme, è potenzialmente uno dei migliori del mondo in quanto a capacità di formazione. Mancano le risorse per migliorarne le strutture e per motivare i docenti, ai quali dovrebbe essere riconosciuto, in termini economici e di prestigio sociale, il loro delicatissimo compito di fondare la nostra futura società. Figlia di due ex-professori per passione diventati presidi, dai racconti che sento in casa da sempre credo di poter dire che manca soprattutto il rispetto e qualcosa che, suona male, lo so, possa chiamarsi disciplina. Si è progressivamente scivolati verso l’idea che la scuola debba essere divertente, che occorra rincorrere sul piano educativo altri mezzi di comunicazione, che sia tutto da “svecchiare”. Si è scivolati verso l’idea – nei suoi termini generali assolutamente sacrosanta – che si debba anzitutto recuperare chi rimane indietro, il che ha portato negli anni a dimenticare e spesso a frustrare chi per propria indole manifestasse interesse per l’approfondimento. Soprattutto, si è scivolati verso un lassismo, un garantismo e un giustificazionismo che permette ai genitori di arrogarsi il diritto di sindacare sui metodi educativi e sui contenuti inculcati a quegli eterni bambini che costituiscono la loro prole. Prole cui insegnano che se il professore ti mette un quattro, è perchè lui non comprende le esigenze della tua crescita, non perché tu avresti potuto studiare di più. Genitori che corrono a spada tratta per far cambiare i rampolli di sezione, di indirizzo, di scuola o per far spostare il professore “incapace”, “crudele”, “inumano”. Non voglio difendere tutta una categoria che spesso a sua volta, per frustrazione o disincanto, non riesce a trasfondere passione nel proprio lavoro. Si comprende però anche come risulti faticoso insegnare, se si vede il proprio ruolo di docente continuamente discusso.</p>
<p>Il viaggio continua nell’università “a punti”. Tre anni a rincorrere cfu e moduli, a cucire piani di studio con la dovizia di un ragioniere e senza il benché minimo anelito umanistico. Tre anni soprattutto, per chi volesse laurearsi senza un semestre fuori corso, a spron battuto dando anche sette, otto, nove esami per sessione. Sacrificando qualsivoglia velleità di approfondimento e sentendosi per lo più repressi per aver scelto magari una facoltà seguendo la proprie passioni, a scapito di una professionalizzante. Per poi fare l’amara scoperta che uscendo di lì non solo non si avrà un mestiere, ma neanche una cultura. Tre anni, tra l’altro, in cui si è incontrata per lo più disorganizzazione generalizzata: nessuna informazione, nessun supporto, tutor latitanti o ignoranti, professori stressati in studi sovraffollati e scrivanie in multiproprietà. Per non parlare di biblioteche strapiene, con centinaia di volumi scomparsi e testi d’esame irreperibili. Un’agonia.</p>
<p>Che si sperava potesse essere finita nei due anni di specialistica. Mai speranza peggio riposta. La specialistica si rivela ben presto più generica della triennale, o per lo meno una mera riproposizione dello stesso trito per altri due anni – addirittura a volte con gli stessi manuali da studiare, alla faccia della specializzazione! Si arriva al traguardo della stesura della tesi con l’impressione di essere diventati un automa, un mostro abilissimo a fotocopiare testi, impararli a memoria, ripeterli e dimenticarli nel minor tempo possibile. E assolutamente incapace di analisi critica o di qualsivoglia multidisciplinarietà. Mi sentivo sinceramente molto più colta uscendo dal liceo che dopo cinque anni a 29-30-110 e lodi varie.</p>
<p>Ma il peggio, come si sa, non muore mai. Decido caparbiamente che finché il vento soffia, tanto vale assecondarlo. Inizio un dottorato. Almeno qui, mi dico, imparerò qualcosa di metodologico e non solo nozionistico. Mi ha detto bene, vinco un posto con borsa al primo tentativo. Ma la maggior parte delle persone che conosco hanno provato un numero x di concorsi per rimediare un posto magari gratis o addirittura pagando delle tasse universitarie e magari dall’altro capo della penisola. I posti sono pochi e i finanziamenti ancor meno, chi vuol continuare deve essere disposto a sacrificare la stabilità per passione accademica. Le risorse, soprattutto, sono minime. La borsa del ministero, senza ambizioni di risparmio, consente un’esistenza dignitosa, ma come quasi tutto ciò che concerne la remunerazione del lavoro intellettuale, è ben al di sotto delle medie europee. Potenzialmente fantastica, la vita del dottorando dipende molto dalla buona volontà dei professori che organizzano i corsi, sfruttando in primo luogo i contatti personali per fornire un alto livello di lezioni seminariali, il tutto sempre a costi forfettari. Laddove mancasse tale buona volontà, il dottorato si riduce ad un insieme scomposto e casuale di lezioni, disorganiche anche rispetto ai progetti di ricerca sviluppati dai dottorandi. Progetti di ricerca che per lo più incontrano ostacoli di ogni tipo: tutor assegnati a metà percorso, relazioni di avanzamento accatastate e mai prese in considerazione, tutti che mettono bocca e nessuno che aiuta. Ci si sente dire spesso: “lei sembra saper lavorare anche da sola, continui pure così”. Per non parlare della diffusa frustrazione di qualsiasi progetto de-provincializzante e tendente a un panorama non diciamo mondiale ma almeno europeo. Per lo più per evitare complicazioni burocratiche, oltre che il pagamento di una maggiorazione delle borse per i soggiorni all’estero, i pareri dei docenti sconsigliano o impediscono progetti internazionali, dottorati europei, scambi, eccetera. Salvo poi mandarti a spese tue a fare una ricerca in un’altra città italiana, come se gli affitti si pagassero solo all’estero… “Non ci sono risorse” è la risposta valida per giustificare qualsiasi inefficienza. Come sempre, non è così dappertutto e non tutto va male, però più si va avanti, più le cose peggiorano.</p>
<p>Crescendo ci si inserisce in un sistema di produzione della cultura interamente basato su rapporti di gratuità e di pressappochismo. Nel mio settore, ci si aggira – ovunque, da Campione a Marzamemi &#8211; per biblioteche fatiscenti, archivi chiusi, servizi di prestito soppressi, riproduzioni a prezzi esosissimi, cataloghi on-line non integrati, digitalizzazioni di documenti allo stadio embrionale. Spesso niente prese elettriche per i computer, mai connessioni internet. Le fondazioni progressivamente stritolate dai tagli di spesa (vedi le recenti ultime polemiche quando la premiata ditta Bondi-Tremonti ha rischiato di far chiudere in un colpo solo tutti gli istituti di cultura che conservano archivi storici), costrette a stare in strutture inadeguate, poco più grandi di appartamenti privati, obbligate a tagliare il personale e dunque il numero e la frequenza delle distribuzioni del materiale oltre agli orari stessi di apertura al pubblico. Fondazioni che conservano interi archivi dei partiti dell’Italia repubblicana aperti sì e no quattro ore al giorno, con due distribuzioni. Per non parlare degli enti nazionali. L’archivio centrale dello stato di Roma o le biblioteche nazionali sono ridotti al lumicino. A Firenze per la prima volta in se-co-li la biblioteca nazionale sarà chiusa nel pomeriggio. E un numero esorbitante di volumi non sono consultabili né rintracciabili nei cataloghi informatizzati per mancanza di personale addetto. Un delirio. Si corre su e giù per la penisola cercando di ammortizzare con la propria abnegazione il tempo che il sistema archivistico-bibliotecario fa perdere nella raccolta del materiale necessario per pubblicare articoli e libri.</p>
<p>Articoli e libri che si scopre ben presto essere pubblicati tutti sempre senza un compenso per l’autore, se non un qualche riconoscimento di merito con calorosi complimenti, e addirittura in molte occasioni a spese dello stesso autore. Al ché ci si chiede perché se l’idraulico lavora lo si paga, ma se l’intellettuale lavora no. D’altronde le riviste non hanno soldi e le case editrici sono tutte sull’orlo del baratro. I libri non si vendono, i periodici ancor meno. Nessun finanziamento pubblico sufficiente, e i privati si guardan bene dal sovvenzionare la cultura. Così, sebbene la casa editrice un rientro dalla vendita di un libro ce l’ha, l’autore (fatti salvi alcuni casi rari ed emblematici) si presume vivere d’aria e cultura.</p>
<p>Non è vero che la scolarizzazione e l’università di massa hanno creato un sistema culturale non elitario, perché di fatto solo chi ha le spalle coperte può permettersi di lavorare in questo mercato. Con la speranza di riuscire a ritagliarsi degli spazi nella selva delle raccomandazioni (e non è qualunquismo, purtroppo) e riuscire così a realizzare quel <em>cursus honorum</em> universitario che, sempre sottopagato fino alla pensione, prevede ancora: un post-doc a 800 euro, qualche corso assegnato per 400 euro l’anno, magari qualche borsa di ricerca, un paio di contratti a termine da ricercatore con cui arrivare intorno ai 40 anni ancora precari e lì, o essere definitivamente espulsi dal sistema, o rimediare un posto da associato e infine, a un paio d’anni dalla pensione, da ordinario.</p>
<p>Il tutto sempre con l’impressione di essere considerati dalla “gente” dei derelitti, dei mentecatti, degli sfigati e assolutamente senza alcun riconoscimento e valorizzazione di un lavoro culturale che è l’unico appiglio per salvare il nostro paese e ridargli prospettive.</p>
<p>E poi ci si lamenta se i cervelli fuggono o restano a casa con mamma e papà…</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/02/24/paese-che-vai-italiano-che-trovi/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Paese che vai, italiano che trovi'>Paese che vai, italiano che trovi</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/02/02/immigrazione-alcune-riflessioni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Immigrazione: alcune riflessioni'>Immigrazione: alcune riflessioni</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/07/cultura/' rel='bookmark' title='Permanent Link: &#8220;Cultura&#8221;'>&#8220;Cultura&#8221;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/09/01/riflessioni-sul-sistema-cultura-italiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo seri. Note sulla violenza di genere</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/08/31/siamo-seri-note-sulla-violenza-di-genere/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/08/31/siamo-seri-note-sulla-violenza-di-genere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangela Di Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5537</guid>
		<description><![CDATA[Secondo gli ultimi dati Istat, circa 9 milioni e 860 mila donne tra i 14 e i 59 anni in Italia hanno subito almeno una volta una molestia a sfondo sessuale. Ossia il 55,2% delle donne in età riproduttiva, per così dire. Le “molestie” tenute in considerazione dall’inchiesta, in una scala di diffusione e di “gravità” – sempre che sia possibile classificare tali comportamenti secondo una qualche scala di disvalore -, considerano come “minimo” le molestie verbali e le telefonate oscene (il 25,8% e il 24,8% dello stesso campione ne è stata interessata).
Ma la violenza non è solo fatta di gesti eclatanti socialmente riconosciuti come usurpazione – eppure anch’essi spesso taciuti. Che dire di un modo di comportarsi, ancora molecolarmente diffuso nella nostra società, che porta molti uomini a ritenere di potersi permettere abbordaggi di vario tipo e genere nella quotidianità come se niente fosse? E che al tempo stesso le donne fanno passare sulla loro pelle spesso con indifferenza o con un lieve fastidio, considerandone gli autori al massimo dei “deficienti”? A chi non è mai successo di avere le attenzioni di quello che passa in macchina e &#8220;ti suona&#8221; – accompagnando la clacsonata spesso con qualche smorfia poco consona, non solo all’approccio col “gentil sesso”, ma alle stesse relazioni con altri esseri umani? A chi non è mai successo di ricevere fischi e commenti, magari uscendo dal portone di casa e sotto gli occhi, a volte increduli, a volte anche orgogliosi, del fidanzato di turno?
“Il corpo delle donne”, il bel documentario diffuso ormai da anni e diventato anche un libro, si è recentemente concentrato sul tema della mercificazione, nel senso non solo e non tanto di vendita, quanto di &#8220;riduzione a oggetto&#8221; del corpo femminile da parte dei mass media e del sistema a-culturale che essi, e decenni di politica retrograda, hanno operato negli ultimi venti anni.
“Care ragazze”, libro recentemente uscito per la Donzelli, ci mette in guardia, spiegando come le conquiste dei diritti delle donne, nel multiforme senso che il concetto di libertà e cittadinanza può assumere, siano state un fenomeno storico, e come tutti i fenomeni storici possano essere sradicati da altre congiunture, quando chi ne è più diretta interessata si lascia distrarre ed abbagliare.
Uno degli ultimi “Venerdì” di Repubblica dava ampio spazio ad un’inchiesta sul “femminicidio”, osservando come la recrudescenza di fenomeni di violenza sulle donne fino all’estremo limite dell’assassinio è per lo più il riflesso di un genere maschile impaurito dalla perdita del proprio ruolo dovuto alla presunta maggiore indipendenza e forza acquisita dalle donne nelle relazioni di genere e nella struttura sociale.
Ora. Dimentichiamoci per un istante del fatto che, secondo tutte le statistiche, le donne in posizioni di prestigio siano un numero infinitesimale rispetto agli uomini, che siano ancora in molti campi pagate meno dei loro colleghi maschi pur svolgendo le stesse mansioni, che non si vedano supportate da uno stato sociale che consenta loro di gestire un’attività fuori casa con lo sviluppo di una famiglia, che non ci siano asili nido, sussidi, permessi, che non ci sia neanche un riconoscimento per i lavori domestici che, pure, continuano ad essere occupazione puramente femminile. Dimentichiamoci del fatto che siamo negli anni – o meglio, le nostre mamme siano – riuscite, in aree molto limitate del paese per composizione sociologica e per zona geografica, ad educare gli uomini al rispetto e alla collaborazione nel nucleo familiare. Dimentichiamoci che in quelle stesse ristrette aree sia maturato un senso del sé che consente di mettere in primo piano le proprie esigenze, di pianificare la propria storia di compagna e di madre adattandola ai tempi delle proprie ambizioni (sempre precariato e ristrettezze economiche permettendo).
Siamo serie. Non è la Tv che crea la subordinazione, non sono le gonne corte che creano gli insulti, non è la paura che genera violenza. È la mentalità che non è mai stata cambiata, è l&#8217;educazione che manca, è la cultura del rispetto per il diverso che rimane sconosciuta. Una specie di xenofobia inter-genere che fa ancora credere a molti che rivolgerci &#8220;complimenti&#8221; non richiesti sia segno di apprezzamento, invece che di sopruso.
E allora, non so voi, ma io, appena uscirà, scaricherò “Hey baby”, il videogioco ideato da una ragazza americana stufa di essere infastidita sul metrò, per strada, al supermercato, insomma un po’ ovunque. E finalmente potrò sfogare, anche solo virtualmente, tutta l’ira che la continua sopraffazione impunita provoca in me.


Related posts:Sulla tragicità di Edipo non cala mai il sipario
Siamo azionisti di questo Stato!
Inauguration Day sulla National Mall



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/03/19/sulla-tragicita-di-edipo-non-cala-mai-il-sipario/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sulla tragicità di Edipo non cala mai il sipario'>Sulla tragicità di Edipo non cala mai il sipario</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/11/06/siamo-azionisti-di-questo-stato/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Siamo azionisti di questo Stato!'>Siamo azionisti di questo Stato!</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/23/inauguration-day-sulla-national-mall/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Inauguration Day sulla National Mall'>Inauguration Day sulla National Mall</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/08/violence-against-women.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5542" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/08/violence-against-women-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Secondo gli ultimi dati Istat, circa 9 milioni e 860 mila donne tra i 14 e i 59 anni in Italia hanno subito almeno una volta una molestia a sfondo sessuale. Ossia il 55,2% delle donne in età riproduttiva, per così dire. Le “molestie” tenute in considerazione dall’inchiesta, in una scala di diffusione e di “gravità” – sempre che sia possibile classificare tali comportamenti secondo una qualche scala di disvalore -, considerano come “minimo” le molestie verbali e le telefonate oscene (il 25,8% e il 24,8% dello stesso campione ne è stata interessata).</p>
<p>Ma la violenza non è solo fatta di gesti eclatanti socialmente riconosciuti come usurpazione – eppure anch’essi spesso taciuti. Che dire di un modo di comportarsi, ancora molecolarmente diffuso nella nostra società, che porta molti uomini a ritenere di potersi permettere abbordaggi di vario tipo e genere nella quotidianità come se niente fosse? E che al tempo stesso le donne fanno passare sulla loro pelle spesso con indifferenza o con un lieve fastidio, considerandone gli autori al massimo dei “deficienti”? A chi non è mai successo di avere le attenzioni di quello che passa in macchina e &#8220;ti suona&#8221; – accompagnando la clacsonata spesso con qualche smorfia poco consona, non solo all’approccio col “gentil sesso”, ma alle stesse relazioni con altri esseri umani? A chi non è mai successo di ricevere fischi e commenti, magari uscendo dal portone di casa e sotto gli occhi, a volte increduli, a volte anche orgogliosi, del fidanzato di turno?</p>
<p>“Il corpo delle donne”, il bel documentario diffuso ormai da anni e diventato anche un libro, si è recentemente concentrato sul tema della mercificazione, nel senso non solo e non tanto di vendita, quanto di &#8220;riduzione a oggetto&#8221; del corpo femminile da parte dei <em>mass media</em> e del sistema a-culturale che essi, e decenni di politica retrograda, hanno operato negli ultimi venti anni.</p>
<p>“Care ragazze”, libro recentemente uscito per la Donzelli, ci mette in guardia, spiegando come le conquiste dei diritti delle donne, nel multiforme senso che il concetto di libertà e cittadinanza può assumere, siano state un fenomeno storico, e come tutti i fenomeni storici possano essere sradicati da altre congiunture, quando chi ne è più diretta interessata si lascia distrarre ed abbagliare.</p>
<p>Uno degli ultimi “Venerdì” di Repubblica dava ampio spazio ad un’inchiesta sul “femminicidio”, osservando come la recrudescenza di fenomeni di violenza sulle donne fino all’estremo limite dell’assassinio è per lo più il riflesso di un genere maschile impaurito dalla perdita del proprio ruolo dovuto alla presunta maggiore indipendenza e forza acquisita dalle donne nelle relazioni di genere e nella struttura sociale.</p>
<p>Ora. Dimentichiamoci per un istante del fatto che, secondo tutte le statistiche, le donne in posizioni di prestigio siano un numero infinitesimale rispetto agli uomini, che siano ancora in molti campi pagate meno dei loro colleghi maschi pur svolgendo le stesse mansioni, che non si vedano supportate da uno stato sociale che consenta loro di gestire un’attività fuori casa con lo sviluppo di una famiglia, che non ci siano asili nido, sussidi, permessi, che non ci sia neanche un riconoscimento per i lavori domestici che, pure, continuano ad essere occupazione puramente femminile. Dimentichiamoci del fatto che siamo negli anni – o meglio, le nostre mamme siano – riuscite, in aree molto limitate del paese per composizione sociologica e per zona geografica, ad educare gli uomini al rispetto e alla collaborazione nel nucleo familiare. Dimentichiamoci che in quelle stesse ristrette aree sia maturato un senso del sé che consente di mettere in primo piano le proprie esigenze, di pianificare la propria storia di compagna e di madre adattandola ai tempi delle proprie ambizioni (sempre precariato e ristrettezze economiche permettendo).</p>
<p>Siamo serie. Non è la Tv che crea la subordinazione, non sono le gonne corte che creano gli insulti, non è la paura che genera violenza. È la mentalità che non è mai stata cambiata, è l&#8217;educazione che manca, è la cultura del rispetto per il diverso che rimane sconosciuta. Una specie di xenofobia inter-genere che fa ancora credere a molti che rivolgerci &#8220;complimenti&#8221; non richiesti sia segno di apprezzamento, invece che di sopruso.</p>
<p>E allora, non so voi, ma io, appena uscirà, scaricherò “Hey baby”, il videogioco ideato da una ragazza americana stufa di essere infastidita sul metrò, per strada, al supermercato, insomma un po’ ovunque. E finalmente potrò sfogare, anche solo virtualmente, tutta l’ira che la continua sopraffazione impunita provoca in me.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/03/19/sulla-tragicita-di-edipo-non-cala-mai-il-sipario/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Sulla tragicità di Edipo non cala mai il sipario'>Sulla tragicità di Edipo non cala mai il sipario</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/11/06/siamo-azionisti-di-questo-stato/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Siamo azionisti di questo Stato!'>Siamo azionisti di questo Stato!</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/23/inauguration-day-sulla-national-mall/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Inauguration Day sulla National Mall'>Inauguration Day sulla National Mall</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/08/31/siamo-seri-note-sulla-violenza-di-genere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Comunicando si tutela, si valorizza, si sensibilizza</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/08/30/comunicando-si-tutela-si-valorizza-si-sensibilizza/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/08/30/comunicando-si-tutela-si-valorizza-si-sensibilizza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Iemali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ICCROM]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5529</guid>
		<description><![CDATA[L’ICCROM, International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property, in collaborazione con la IULM, Libera Università di Lingue e Comunicazione, organizza un Workshop dedicato alle potenzialità della Comunicazione mirata alla valorizzazione del Patrimonio Culturale il prossimo 19 Novembre, in occasione della XIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum dal 19 al 21 dello stesso mese.
Sembra sempre più importante seguire le tendenze contemporanee e le differenti modalità comunicative che hanno preso piede in particolar modo negli ultimi 2 o 3 anni; non a caso, l’ICCROM ha deciso di condurre un’analisi sulle differenti possibilità comunicative creando una piattaforma interattiva di discussione sui più noti Social Network come Facebook e Twitter.  La pagina dedicata a queste tematiche si chiama CCULT_COM, ovvero Conservazione, Cultura e Comunicazione, ed è qui che quotidianamente vengono presentati ed discussi i nostri temi e nuovi spunti di discussione su “Patrimonio Culturale e Conservazione”. L’utilizzo dei Social Network nasce dalla volontà di suscitare interesse attraverso un canale comunicativo riconosciuto e di facile comprensione per tutti, per poter avvicinare anche chi non è un esperto o un accreditato specialista nel settore e che dunque, per personale e diversa formazione, non dedica una speciale attenzione alla fragilità insita nel nostro ed altrui patrimonio culturale.
Ma cos’è il patrimonio culturale? In che cosa lo identifichiamo? E che importanza ha nella vita delle persone? Queste sembrano domande ricorrenti e dalle risposte ovvie ma mai potranno avere delle risposte uniformemente riconosciute e accettabili da tutti. Noi siamo il nostro passato, ma siamo anche l’oggi, pensiamo di avere una coscienza critica personale per molte cose, per ciò che riguarda l’ambiente circostante, ma in realtà tutto ciò che viviamo è permeato dalla nostra, spesso involontaria, formazione socio-culturale.
Cosa è il patrimonio culturale? L’identità culturale di una persona, di un gruppo, di una comunità: per fare degli esempi pensiamo al tango argentino, alle piramidi d’Egitto, al nostro amatissimo Colosseo ma anche gli arancini siciliani, la barriera corallina australiana ed il teatro ‘’kabuki’’ giapponese. Non c’è un’unica identità culturale e non esiste un unico e uniforme patrimonio culturale ma ogni tassello del nostro mosaico è unico e insostituibile.
Inoltre, proporre spunti di riflessione che siano in grado di esplicitare anche l’elemento intangibile del patrimonio culturale -non immediatamente evidente attraverso la fisicità dei monumenti o delle collezioni- ed avvicinare l’immaginario comune al concetto che il patrimonio culturale corrisponde, di fatto, all’identità culturale di una comunità, è ancora un traguardo difficile da raggiungere. L’equazione patrimonio culturale = identità culturale è l’asse su cui prende forma la volontà di tutela e valorizzazione. Essa si snoda ed acquista concretezza a partire proprio da una giusta politica comunicativa di base. Comunicando s’informa, si tutela, si valorizza, si sensibilizza.


Related posts:Salon du Patrimoine Culturel



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/10/18/salon-du-patrimoine-culturel/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Salon du Patrimoine Culturel'>Salon du Patrimoine Culturel</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5530" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/08/kabuki-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />L’ICCROM, <em>International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property,</em> in collaborazione con la IULM, <em>Libera Università di Lingue e Comunicazione</em>, organizza un Workshop dedicato alle potenzialità della Comunicazione mirata alla valorizzazione del Patrimonio Culturale il prossimo 19 Novembre, in occasione della XIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum dal 19 al 21 dello stesso mese.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-5531" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/08/CCULT_COM-logo.jpg" alt="" width="220" height="198" />Sembra sempre più importante seguire le tendenze contemporanee e le differenti modalità comunicative che hanno preso piede in particolar modo negli ultimi 2 o 3 anni; non a caso, l’ICCROM ha deciso di condurre un’analisi sulle differenti possibilità comunicative creando una piattaforma interattiva di discussione sui più noti Social Network come Facebook e Twitter.  La pagina dedicata a queste tematiche si chiama <a href="http://www.facebook.com/pages/CCULT_COM/107961802560920?ref=ts" target="_blank">CCULT_COM</a>, ovvero Conservazione, Cultura e Comunicazione, ed è qui che quotidianamente vengono presentati ed discussi i nostri temi e nuovi spunti di discussione su “Patrimonio Culturale e Conservazione”. L’utilizzo dei Social Network nasce dalla volontà di suscitare interesse attraverso un canale comunicativo riconosciuto e di facile comprensione per tutti, per poter avvicinare anche chi non è un esperto o un accreditato specialista nel settore e che dunque, per personale e diversa formazione, non dedica una speciale attenzione alla fragilità insita nel nostro ed altrui patrimonio culturale.</p>
<p>Ma cos’è il patrimonio culturale? In che cosa lo identifichiamo? E che importanza ha nella vita delle persone? Queste sembrano domande ricorrenti e dalle risposte ovvie ma mai potranno avere delle risposte uniformemente riconosciute e accettabili da tutti. Noi siamo il nostro passato, ma siamo anche l’oggi, pensiamo di avere una coscienza critica personale per molte cose, per ciò che riguarda l’ambiente circostante, ma in realtà tutto ciò che viviamo è permeato dalla nostra, spesso involontaria, formazione socio-culturale.</p>
<p>Cosa è il patrimonio culturale? L’identità culturale di una persona, di un gruppo, di una comunità: per fare degli esempi pensiamo al tango argentino, alle piramidi d’Egitto, al nostro amatissimo Colosseo ma anche gli arancini siciliani, la barriera corallina australiana ed il teatro ‘’kabuki’’ giapponese. Non c’è un’unica identità culturale e non esiste un unico e uniforme patrimonio culturale ma ogni tassello del nostro mosaico è unico e insostituibile.</p>
<p>Inoltre, proporre spunti di riflessione che siano in grado di esplicitare anche l’elemento intangibile del patrimonio culturale -non immediatamente evidente attraverso la fisicità dei monumenti o delle collezioni- ed avvicinare l’immaginario comune al concetto che il patrimonio culturale corrisponde, di fatto, all’identità culturale di una comunità, è ancora un traguardo difficile da raggiungere. L’equazione patrimonio culturale = identità culturale è l’asse su cui prende forma la volontà di tutela e valorizzazione. Essa si snoda ed acquista concretezza a partire proprio da una giusta politica comunicativa di base. Comunicando s’informa, si tutela, si valorizza, si sensibilizza.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/10/18/salon-du-patrimoine-culturel/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Salon du Patrimoine Culturel'>Salon du Patrimoine Culturel</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/08/30/comunicando-si-tutela-si-valorizza-si-sensibilizza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il colore degli sceicchi. La diversità vista dagli occhi dei bambini</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/07/29/il-colore-degli-sceicchi-la-diversita-vista-dagli-occhi-dei-bambini/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/07/29/il-colore-degli-sceicchi-la-diversita-vista-dagli-occhi-dei-bambini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 07:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5502</guid>
		<description><![CDATA[Venerdì pomeriggio, classe prima di una scuola elementare dell’hinterland milanese. Le vacanze di Pasqua, finite da poco, sono ancora nell’aria. Dopo due ore di giochi in giardino i bambini non hanno certo voglia di impegnarsi imparando cose nuove, quindi meglio tenerli buoni facendo far loro i compiti per la settimana successiva, anche perché i lavoretti lasciati dal maestro alla supplente sono stati terminati in un batter d’occhio.
Ormai la fine dell’anno è alle porte, e gli argomenti di lingua italiana sono via via sempre più difficili: oggi bisogna saper riconoscere alcuni suoni simili quali scie e sce, compito arduo anche per alcuni madrelingua esperti. I disegni naturalmente aiutano i piccoli, che cercano di completare in fretta le schede per passare poi al momento tanto atteso, la coloritura. Ma c’è un disegno che lascia la maggior parte degli alunni dubbiosi: un signore, vestito con una larga tunica e con un turbante in testa, si trova in mezzo al deserto, con alle spalle un pozzo petrolifero e in mano un sacchetto pieno di monete. Le letterine scritte sono solo “icco”. Con cosa si completerà? Con scie o con sce? Io mi muovo tra i banchi per spiegare ai piccoli esploratori della lingua italiana che quel signore è uno sceicco, e, scandendo il suono della parola, lascio loro indovinare con quale sillaba bisognerà completare la parola.
Nel frattempo mi fermo da uno dei pochi bambini della classe nati all’estero, che, nonostante le difficoltà linguistiche, è molto interessato a scoprire un mondo di parole nuove. Grazie a questa sua caratteristica sta facendo passi da gigante, ottenendo buoni risultati sia durante le lezioni di lingua italiana, frequentate normalmente durante la settimana, sia durante le lezioni di lingua araba, alle quali il piccolo partecipa ogni domenica, con grande orgoglio. Svolgo il mio compito di mediatrice linguistica rispondendo pazientemente alle sue domande cariche di curiosità, ma ad un certo punto un fatto risveglia il mio interesse. Una tra le bambine più brave della classe, discendente da una stirpe di insegnanti di lingua italiana, rivolge una domanda alla supplente: “Maestra, ma di che colore sono gli egiziani?”. Probabilmente, in famiglia le era stato detto che gli uomini vestiti in modo simile al nostro sceicco sono degli egiziani. Attimo di silenzio in tutta la classe, dal momento che è un’informazione che interessa tutti quanti, perché uno sceicco non si vede tutti i giorni passeggiare vestito in quel modo per le strade di un quartiere popolare milanese. La maestra ci riflette un attimo, poi risponde agli occhi impazienti dell’alunna dicendole: “Guarda, il tuo compagno di banco Ibrahim è egiziano, quindi puoi colorare la pelle dello sceicco come la sua”. La bambina rimane sbigottita, fissa per un po’ il compagno, poi risponde: “Ma Ibrahim non è egiziano, è italiano! Parla come me, abita nel palazzo di fianco al mio, eravamo in classe insieme all’asilo! Ha la pelle un po’ più scura della mia solo perché ci sono alcune persone che hanno i capelli biondi e altre che hanno i capelli neri, e così alcune hanno la pelle marroncina, altre la pelle rosa. Ma alla fine lo sceicco lo devo colorare di marroncino?”.
Dopo aver trovato la risposta alla domanda iniziale &#8211; gli sceicchi vanno colorati in marroncino &#8211; i bambini sono tutti più tranquilli e ritornano a colorare le loro schede.
Ma un quesito resta nella mente di noi adulti: rimarrà tale l’innocenza con cui una bambina di sei anni risponde che il colore della pelle cambia da persona a persona allo stesso modo con cui cambia il colore dei capelli o degli occhi, o i grandi ne influenzeranno il pensiero, continuando a categorizzare ogni essere umano in base all’appartenenza al gruppo italiano o non italiano? Se ciò accadesse, crescendo vedrà anche lei nel suo compagno di giochi Ibrahim un egiziano e non più un italiano? E Ibrahim, che aveva già colorato il suo sceicco di rosa e ha dovuto ripassarlo di marroncino, con gli anni si sentirà più incluso nella società come italiano, essendo nato e cresciuto in Italia, o come egiziano, avendo un nome, una famiglia e un colore della pelle che vengono definiti “diversi”?


Related posts:L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante
L&#8217;Italia vista dalla stampa estera
La Tribù degli Italiani



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/06/26/l%e2%80%99esperienza-del-laboratorio-teatrale-vista-attraverso-gli-occhi-di-un-allievo-principiante/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante'>L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/05/26/litalia-vista-dalla-stampa-estera/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;Italia vista dalla stampa estera'>L&#8217;Italia vista dalla stampa estera</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/06/03/tribu/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La Tribù degli Italiani'>La Tribù degli Italiani</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/07/Nuova-immagine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5504" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/07/Nuova-immagine-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Venerdì pomeriggio, classe prima di una scuola elementare dell’hinterland milanese. Le vacanze di Pasqua, finite da poco, sono ancora nell’aria. Dopo due ore di giochi in giardino i bambini non hanno certo voglia di impegnarsi imparando cose nuove, quindi meglio tenerli buoni facendo far loro i compiti per la settimana successiva, anche perché i lavoretti lasciati dal maestro alla supplente sono stati terminati in un batter d’occhio.</p>
<p>Ormai la fine dell’anno è alle porte, e gli argomenti di lingua italiana sono via via sempre più difficili: oggi bisogna saper riconoscere alcuni suoni simili quali <em>scie</em> e <em>sce</em>, compito arduo anche per alcuni madrelingua esperti. I disegni naturalmente aiutano i piccoli, che cercano di completare in fretta le schede per passare poi al momento tanto atteso, la coloritura. Ma c’è un disegno che lascia la maggior parte degli alunni dubbiosi: un signore, vestito con una larga tunica e con un turbante in testa, si trova in mezzo al deserto, con alle spalle un pozzo petrolifero e in mano un sacchetto pieno di monete. Le letterine scritte sono solo “<em>icco</em>”. Con cosa si completerà? Con <em>scie </em>o con <em>sce</em>? Io mi muovo tra i banchi per spiegare ai piccoli esploratori della lingua italiana che quel signore è uno <em>sceicco</em>, e, scandendo il suono della parola, lascio loro indovinare con quale sillaba bisognerà completare la parola.</p>
<p>Nel frattempo mi fermo da uno dei pochi bambini della classe nati all’estero, che, nonostante le difficoltà linguistiche, è molto interessato a scoprire un mondo di parole nuove. Grazie a questa sua caratteristica sta facendo passi da gigante, ottenendo buoni risultati sia durante le lezioni di lingua italiana, frequentate normalmente durante la settimana, sia durante le lezioni di lingua araba, alle quali il piccolo partecipa ogni domenica, con grande orgoglio. Svolgo il mio compito di mediatrice linguistica rispondendo pazientemente alle sue domande cariche di curiosità, ma ad un certo punto un fatto risveglia il mio interesse. Una tra le bambine più brave della classe, discendente da una stirpe di insegnanti di lingua italiana, rivolge una domanda alla supplente: “Maestra, ma di che colore sono gli egiziani?”. Probabilmente, in famiglia le era stato detto che gli uomini vestiti in modo simile al nostro <em>sceicco </em>sono degli <em>egiziani</em>. Attimo di silenzio in tutta la classe, dal momento che è un’informazione che interessa tutti quanti, perché uno sceicco non si vede tutti i giorni passeggiare vestito in quel modo per le strade di un quartiere popolare milanese. La maestra ci riflette un attimo, poi risponde agli occhi impazienti dell’alunna dicendole: “Guarda, il tuo compagno di banco Ibrahim è egiziano, quindi puoi colorare la pelle dello sceicco come la sua”. La bambina rimane sbigottita, fissa per un po’ il compagno, poi risponde: “Ma Ibrahim non è egiziano, è italiano! Parla come me, abita nel palazzo di fianco al mio, eravamo in classe insieme all’asilo! Ha la pelle un po’ più scura della mia solo perché ci sono alcune persone che hanno i capelli biondi e altre che hanno i capelli neri, e così alcune hanno la pelle marroncina, altre la pelle rosa. Ma alla fine lo sceicco lo devo colorare di marroncino?”.</p>
<p>Dopo aver trovato la risposta alla domanda iniziale &#8211; gli sceicchi vanno colorati in marroncino &#8211; i bambini sono tutti più tranquilli e ritornano a colorare le loro schede.</p>
<p>Ma un quesito resta nella mente di noi adulti: rimarrà tale l’innocenza con cui una bambina di sei anni risponde che il colore della pelle cambia da persona a persona allo stesso modo con cui cambia il colore dei capelli o degli occhi, o i grandi ne influenzeranno il pensiero, continuando a categorizzare ogni essere umano in base all’appartenenza al gruppo <em>italiano</em> o <em>non italiano</em>? Se ciò accadesse, crescendo vedrà anche lei nel suo compagno di giochi Ibrahim un e<em>giziano</em> e non più un <em>italiano</em>? E Ibrahim, che aveva già colorato il suo sceicco di rosa e ha dovuto ripassarlo di marroncino, con gli anni si sentirà più incluso nella società come <em>italiano</em>, essendo nato e cresciuto in Italia, o come <em>egiziano</em>, avendo un nome, una famiglia e un colore della pelle che vengono definiti “diversi”?</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/06/26/l%e2%80%99esperienza-del-laboratorio-teatrale-vista-attraverso-gli-occhi-di-un-allievo-principiante/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante'>L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/05/26/litalia-vista-dalla-stampa-estera/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;Italia vista dalla stampa estera'>L&#8217;Italia vista dalla stampa estera</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/06/03/tribu/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La Tribù degli Italiani'>La Tribù degli Italiani</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/07/29/il-colore-degli-sceicchi-la-diversita-vista-dagli-occhi-dei-bambini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La vocalità dell&#8217;attore secondo Gianluigi Tosto</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/07/01/la-vocalita-dellattore-secondo-gianluigi-tosto/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/07/01/la-vocalita-dellattore-secondo-gianluigi-tosto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Marconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[attore]]></category>
		<category><![CDATA[gianluigi tosto]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[vocalità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5461</guid>
		<description><![CDATA[Che cosa si intende per vocalità?
La vocalità è un aspetto pre-verbale della comunicazione e, intesa come qualità dell&#8217;espressione vocale, si lega strettamente all’emotività e quindi ad una forma più immediata di comunicazione con lo spettatore.
La parola, invece, ha come obiettivo la trasmissione di concetti e di immagini; l’aspetto linguistico arricchisce quello puramente emotivo.
Qual è il rapporto tra vocalità e parola?
Può esistere una vocalità senza l&#8217;aspetto verbale, mentre non si può dire il contrario, almeno in teatro. Sono due livelli di comunicazione che si completano a vicenda perché, da un lato, attraverso vocalità distinte, è possibile esprimere sfumature di significato diverse per una stessa parola; dall’altro, il linguaggio verbale è molto legato allo sviluppo del pensiero che, aiutandoci a comprendere e definire meglio le nostre emozioni, condiziona anche la vocalità. Questa reciprocità ha una doppia direzione: sicuramente una determinata vocalità può scaldare o raffreddare una parola e, al tempo stesso, la parola, con la sua capacità di sviluppare un pensiero, ha la possibilità di raffinare un&#8217;emotività.
Come si lega l&#8217;attività di ascolto alla vocalità?
Se per ascolto intendiamo il sistema orecchio-voce, la vocalità probabilmente è l&#8217;aspetto che maggiormente vi si lega. La legge Tomatis enuncia che la voce è in grado di emettere le frequenze che l’orecchio è in grado di percepire; se un orecchio non identifica un determinato spettro di frequenze (intese come componenti dell&#8217;esperienza sonora: una nota alta può contenere delle frequenze basse e viceversa), la voce sarà impossibilitata a restituire quelle frequenze.
Da un punto di vista conoscitivo, questo significa che se una persona non è in grado di ascoltare una determinata esperienza, non la potrà neanche comunicare.
Attraverso la voce è possibile restituire l&#8217;emozione percepita all’interno di una determinata esperienza vissuta. L’attore non trasmette allo spettatore solamente un aspetto tecnico, e perciò non può esclusivamente allenare la voce ad essere bella, gradevole da ascoltare, che vibri bene, ma anche ad esprimere il soffio vitale che c&#8217;è dentro una determinata esperienza.
Penso che la &#8220;brutta&#8221; voce di un attore possa comunque affascinare, se capace di comunicare una vita che egli è stato in grado di cogliere attraverso il proprio ascolto.
( … )
Come la vibrazione vocale influenza la dimensione emotiva e mentale dell&#8217;attore?
Se noi prendiamo come assunto che ogni vocalità è legata ad un&#8217;esperienza che è mentale, emotiva e fisica, ogni attore sa bene che una determinata vocalità lo porta in una precisa direzione espressiva e, prima ancora, esperienziale.
( … )
Un buon attore nella fase di preparazione del lavoro si costruisce una traccia del percorso che dovrà seguire durante lo spettacolo. I punti fermi di questo schema saranno proprio specifiche intonazioni, determinati utilizzi della voce, così come del corpo. Perché la performance non risulti semplicemente un&#8217;esecuzione fredda di quella partitura che si era preparato in fase di prove, la traccia sarà solo il punto di partenza da cui ritrovare l&#8217;esperienza passata.
Quindi, durante lo spettacolo, ritrovare una determinata vocalità aiuterà a rivivere quell&#8217;esperienza che l’ha generata, e a re-immettersi nel suo flusso.
Come, invece, l’espressione vocale incide sul processo di comunicazione con lo spettatore?
Così come una vibrazione produce determinati effetti sull’attore che la emette, mettendolo in contatto con le percezioni psichiche ed emotive legate all’esperienza che l’ha generata, così lo spettatore, in sala, percepirà quella vibrazione e l&#8217;esperienza connessa nella misura in cui è in grado di riceverla.
Quindi, per quanto un attore si possa sforzare, la sua vocalità potrebbe non avere alcun effetto su uno spettatore che non sia in grado di aprirsi a quell&#8217;esperienza che egli sta cercando di comunicare attraverso la voce. Non dobbiamo dimenticare infatti che lo spettatore nel processo di comunicazione ha un ruolo fondamentale, occorre sempre che ci sia uno scambio. In questo senso il pubblico dovrebbe avere una preparazione molto simile a quella dell&#8217;attore, non soltanto culturale (che indubbiamente è già un&#8217;ottima cosa per poter godere al meglio di uno spettacolo), ma anche tecnica.
( &#8230; )
Scarica l’intervista completa


Related posts:Il respiro dell’attore secondo Gianluigi Tosto
Il training fisico e vocale dell’attore secondo Gianluigi Tosto
L&#8217;attore in ascolto: per-corso seminariale condotto da Gianluigi Tosto



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/11/10/il-respiro-dell%e2%80%99attore-secondo-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il respiro dell’attore secondo Gianluigi Tosto'>Il respiro dell’attore secondo Gianluigi Tosto</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/17/il-training-fisico-e-vocale-dell%e2%80%99attore-secondo-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il training fisico e vocale dell’attore secondo Gianluigi Tosto'>Il training fisico e vocale dell’attore secondo Gianluigi Tosto</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/09/28/lattore-in-ascolto-per-corso-seminariale-condotto-da-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;attore in ascolto: per-corso seminariale condotto da Gianluigi Tosto'>L&#8217;attore in ascolto: per-corso seminariale condotto da Gianluigi Tosto</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/07/Alessandro-Gandolfi-Tosto-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5463" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/07/Alessandro-Gandolfi-Tosto-3-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Che cosa si intende per vocalità?</strong></p>
<p>La vocalità è un aspetto pre-verbale della comunicazione e, intesa come qualità dell&#8217;espressione vocale, si lega strettamente all’emotività e quindi ad una forma più immediata di comunicazione con lo spettatore.<br />
La parola, invece, ha come obiettivo la trasmissione di concetti e di immagini; l’aspetto linguistico arricchisce quello puramente emotivo.</p>
<p><strong>Qual è il rapporto tra vocalità e parola?</strong></p>
<p>Può esistere una vocalità senza l&#8217;aspetto verbale, mentre non si può dire il contrario, almeno in teatro. Sono due livelli di comunicazione che si completano a vicenda perché, da un lato, attraverso vocalità distinte, è possibile esprimere sfumature di significato diverse per una stessa parola; dall’altro, il linguaggio verbale è molto legato allo sviluppo del pensiero che, aiutandoci a comprendere e definire meglio le nostre emozioni, condiziona anche la vocalità. Questa reciprocità ha una doppia direzione: sicuramente una determinata vocalità può scaldare o raffreddare una parola e, al tempo stesso, la parola, con la sua capacità di sviluppare un pensiero, ha la possibilità di raffinare un&#8217;emotività.</p>
<p><strong>Come si lega l&#8217;attività di ascolto alla vocalità?</strong></p>
<p>Se per ascolto intendiamo il sistema orecchio-voce, la vocalità probabilmente è l&#8217;aspetto che maggiormente vi si lega. La legge Tomatis enuncia che la voce è in grado di emettere le frequenze che l’orecchio è in grado di percepire; se un orecchio non identifica un determinato spettro di frequenze (intese come componenti dell&#8217;esperienza sonora: una nota alta può contenere delle frequenze basse e viceversa), la voce sarà impossibilitata a restituire quelle frequenze.<br />
Da un punto di vista conoscitivo, questo significa che se una persona non è in grado di ascoltare una determinata esperienza, non la potrà neanche comunicare.<br />
Attraverso la voce è possibile restituire l&#8217;emozione percepita all’interno di una determinata esperienza vissuta. L’attore non trasmette allo spettatore solamente un aspetto tecnico, e perciò non può esclusivamente allenare la voce ad essere bella, gradevole da ascoltare, che vibri bene, ma anche ad esprimere il soffio vitale che c&#8217;è dentro una determinata esperienza.<br />
Penso che la &#8220;brutta&#8221; voce di un attore possa comunque affascinare, se capace di comunicare una vita che egli è stato in grado di cogliere attraverso il proprio ascolto.</p>
<p style="text-align: center"><strong>( … )</strong></p>
<p><strong>Come la vibrazione vocale influenza la dimensione emotiva e mentale dell&#8217;attore?</strong></p>
<p>Se noi prendiamo come assunto che ogni vocalità è legata ad un&#8217;esperienza che è mentale, emotiva e fisica, ogni attore sa bene che una determinata vocalità lo porta in una precisa direzione espressiva e, prima ancora, esperienziale.</p>
<p style="text-align: center"><strong>( … )</strong></p>
<p>Un buon attore nella fase di preparazione del lavoro si costruisce una traccia del percorso che dovrà seguire durante lo spettacolo. I punti fermi di questo schema saranno proprio specifiche intonazioni, determinati utilizzi della voce, così come del corpo. Perché la performance non risulti semplicemente un&#8217;esecuzione fredda di quella partitura che si era preparato in fase di prove, la traccia sarà solo il punto di partenza da cui ritrovare l&#8217;esperienza passata.<br />
Quindi, durante lo spettacolo, ritrovare una determinata vocalità aiuterà a rivivere quell&#8217;esperienza che l’ha generata, e a re-immettersi nel suo flusso.</p>
<p><strong>Come, invece, l’espressione vocale incide sul processo di comunicazione con lo spettatore?</strong></p>
<p>Così come una vibrazione produce determinati effetti sull’attore che la emette, mettendolo in contatto con le percezioni psichiche ed emotive legate all’esperienza che l’ha generata, così lo spettatore, in sala, percepirà quella vibrazione e l&#8217;esperienza connessa nella misura in cui è in grado di riceverla.<br />
Quindi, per quanto un attore si possa sforzare, la sua vocalità potrebbe non avere alcun effetto su uno spettatore che non sia in grado di aprirsi a quell&#8217;esperienza che egli sta cercando di comunicare attraverso la voce. Non dobbiamo dimenticare infatti che lo spettatore nel processo di comunicazione ha un ruolo fondamentale, occorre sempre che ci sia uno scambio. In questo senso il pubblico dovrebbe avere una preparazione molto simile a quella dell&#8217;attore, non soltanto culturale (che indubbiamente è già un&#8217;ottima cosa per poter godere al meglio di uno spettacolo), ma anche tecnica.</p>
<p style="text-align: center"><strong>( &#8230; )</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.orsaminore.fi.it/pdf/LaVocalitaDell'attore.pdf" target="_blank">Scarica l’intervista completa</a></p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/11/10/il-respiro-dell%e2%80%99attore-secondo-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il respiro dell’attore secondo Gianluigi Tosto'>Il respiro dell’attore secondo Gianluigi Tosto</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/17/il-training-fisico-e-vocale-dell%e2%80%99attore-secondo-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il training fisico e vocale dell’attore secondo Gianluigi Tosto'>Il training fisico e vocale dell’attore secondo Gianluigi Tosto</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/09/28/lattore-in-ascolto-per-corso-seminariale-condotto-da-gianluigi-tosto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;attore in ascolto: per-corso seminariale condotto da Gianluigi Tosto'>L&#8217;attore in ascolto: per-corso seminariale condotto da Gianluigi Tosto</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/07/01/la-vocalita-dellattore-secondo-gianluigi-tosto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il massacro della flottiglia della pace</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/06/01/il-massacro-della-flottiglia-della-pace/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/06/01/il-massacro-della-flottiglia-della-pace/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 09:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shady Hamadi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5425</guid>
		<description><![CDATA[Ieri 31 maggio nelle acque internazionali a largo di Israele una nave della  flottiglia di imbarcazioni cariche di aiuti e di pacifisti dirette a Gaza è stata attaccata dai corpi speciali israeliani. Ci sono stati 19 morti tra i pacifisti e qualche ferito lieve tra i soldati israeliani. Queste navi erano partite da vari paesi del mediterraneo cariche di speranza e aiuti per una popolazione, quella palestinese, ormai sotto assedio da parte degli israeliani da quando Hamas ha preso il potere a Gaza. Il governo israeliano, lasciando sbigottita letteralmente l’opinione pubblica mondiale e dimostrando di non dover rendere conto a nessuno delle loro azioni, ha deciso questa mattina di attaccare una delle imbarcazioni facente parte della &#8220;flottiglia della pace&#8221; battente bandiera turca. Sulla nave turca oltre agli attivisti erano presenti numerosi deputati turchi e da segnalare anche 4 italiani per  fortuna  rimasti illesi. Dopo questo attacco la Turchia in primis ha ritirato il suo ambasciatore da Tel Aviv  e ha chiesto una riunione immediata del consiglio di sicurezza Onu.
Quello che stupisce &#8211; non credo solo me &#8211; è la reazione dell’opinione pubblica internazionale. Incredibili sono state in particolare le reazioni del mondo occidentale. Prima fra tutte è stata quella del presidente USA Obama che ha chiesto semplicemente di &#8220;fare chiarezza&#8221; sull’accaduto. La Lega Araba ha convocato una riunione urgente ad hoc  definendo l’azione di oggi &#8220;un atto di pirateria&#8221;, mentre la Turchia ha definito l’attacco israeliano un &#8220;terrorismo di stato&#8221;. Ora quello che tutti si chiedono, io in primis, è se l’accaduto di oggi verrà come al solito affossato e finirà nel dimenticatoio come una delle tante azioni della politica estera israeliana a cui non ci possono essere reazioni, o se finalmente la comunità internazionale saprà trovare la forza in questo &#8220;disastro&#8221; per imporsi su una politica israeliana sempre più individualista. Un fatto che conforta il cuore è che in tutto il mondo ci sono state proteste spontanee in piazza, quella più vicina a noi è stata quella a piazza San Babila, ma quella più importante si è svolta a Gerusalemme, con la partecipazione di diversi Ebrei.


Related posts:Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?
L’ostacolo della passione
La legge &#8220;Per la protezione della creazione via internet&#8221;: un nuovo vaso di Pandora?



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/29/le-divisioni-arabe-e-il-ruolo-siriano-e-damasco-sulla-via-della-conversione/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?'>Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/21/l%e2%80%99ostacolo-della-passione/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L’ostacolo della passione'>L’ostacolo della passione</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/07/17/la-legge-per-la-protezione-della-creazione-via-internet-un-nuovo-vaso-di-pandora/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La legge &#8220;Per la protezione della creazione via internet&#8221;: un nuovo vaso di Pandora?'>La legge &#8220;Per la protezione della creazione via internet&#8221;: un nuovo vaso di Pandora?</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5426" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/06/Israeli_sea_corps_soldiers-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Ieri 31 maggio nelle acque internazionali a largo di Israele una nave della  flottiglia di imbarcazioni cariche di aiuti e di pacifisti dirette a Gaza è stata attaccata dai corpi speciali israeliani. Ci sono stati 19 morti tra i pacifisti e qualche ferito lieve tra i soldati israeliani. Queste navi erano partite da vari paesi del mediterraneo cariche di speranza e aiuti per una popolazione, quella palestinese, ormai sotto assedio da parte degli israeliani da quando Hamas ha preso il potere a Gaza. Il governo israeliano, lasciando sbigottita letteralmente l’opinione pubblica mondiale e dimostrando di non dover rendere conto a nessuno delle loro azioni, ha deciso questa mattina di attaccare una delle imbarcazioni facente parte della &#8220;flottiglia della pace&#8221; battente bandiera turca. Sulla nave turca oltre agli attivisti erano presenti numerosi deputati turchi e da segnalare anche 4 italiani per  fortuna  rimasti illesi. Dopo questo attacco la Turchia in primis ha ritirato il suo ambasciatore da Tel Aviv  e ha chiesto una riunione immediata del consiglio di sicurezza Onu.</p>
<p>Quello che stupisce &#8211; non credo solo me &#8211; è la reazione dell’opinione pubblica internazionale. Incredibili sono state in particolare le reazioni del mondo occidentale. Prima fra tutte è stata quella del presidente USA Obama che ha chiesto semplicemente di &#8220;fare chiarezza&#8221; sull’accaduto. La Lega Araba ha convocato una riunione urgente ad hoc  definendo l’azione di oggi &#8220;un atto di pirateria&#8221;, mentre la Turchia ha definito l’attacco israeliano un &#8220;terrorismo di stato&#8221;. Ora quello che tutti si chiedono, io in primis, è se l’accaduto di oggi verrà come al solito affossato e finirà nel dimenticatoio come una delle tante azioni della politica estera israeliana a cui non ci possono essere reazioni, o se finalmente la comunità internazionale saprà trovare la forza in questo &#8220;disastro&#8221; per imporsi su una politica israeliana sempre più individualista. Un fatto che conforta il cuore è che in tutto il mondo ci sono state proteste spontanee in piazza, quella più vicina a noi è stata quella a piazza San Babila, ma quella più importante si è svolta a Gerusalemme, con la partecipazione di diversi Ebrei.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/29/le-divisioni-arabe-e-il-ruolo-siriano-e-damasco-sulla-via-della-conversione/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?'>Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/21/l%e2%80%99ostacolo-della-passione/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L’ostacolo della passione'>L’ostacolo della passione</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/07/17/la-legge-per-la-protezione-della-creazione-via-internet-un-nuovo-vaso-di-pandora/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La legge &#8220;Per la protezione della creazione via internet&#8221;: un nuovo vaso di Pandora?'>La legge &#8220;Per la protezione della creazione via internet&#8221;: un nuovo vaso di Pandora?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/06/01/il-massacro-della-flottiglia-della-pace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Copia conforme: il sublime dell&#8217;amore ed il suo contrario</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/05/20/copia-conforme/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/05/20/copia-conforme/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 May 2010 17:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Berni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Abbas Kiarostami]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Cannes]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5357</guid>
		<description><![CDATA[Presentazione dell&#8217;opera di Abbas Kiarostami in concorso al Festival di Cannes 2010
Do you know Lucignano? Domanda spontaneamente una donna ad un uomo. Questione che è un invito, un pretesto sottile per passare una giornata insieme. Lei, Juliette Binoche, interpreta una gallerista di opere antiche, una donna dai sorrisi spontanei quanto fragili; lui, William Shimell, recita la parte di un critico d&#8217;arte inglese, un uomo inquieto e pieno di misteri, qualcuno che ha deciso di riempire la propria vita con il lavoro, di nascondere intorno alla scrittura silenzi e voglia di scappare lontano.
Il regista, Abbas Kiarostami, per il suo primo film lontano dalla sua terra madre, l&#8217;Iran, ha scelto la Toscana ed alcuni dei suoi borghi medievali perfettamente conservati per mettere in scena un&#8217;ancestrale storia di vita, d&#8217;amore e di arte fra l&#8217;incanto e la gente di paese, figlia, fieramente e suo malgrado di Michelangelo, Leonardo e di tanti fra i più grandi maestri dell&#8217;arte e della cultura rinascimentale.
Durante la presentazione dell&#8217;ultimo libro di James, il critico d&#8217;arte inglese, arrivano una madre ed un figlio. Il ragazzo alla lezione d&#8217;arte preferisce un videogioco. La madre, dello scrittore cerca un cenno, un&#8217;intenzione, quindi anche per colpa del figlio si spazientisce subito, lascia all&#8217;amico dello scrittore il proprio numero di telefono. Lo fa per una scusa pratica, per bisogno, per curiosità e, forse, anche per provocazione.
La storia d&#8217;amore parte da uno sguardo mancato, da un&#8217;attesa frustrata. Fedeli gesti preparatori di una sincera richiesta d&#8217;amore. I due, l&#8217;uomo e la donna, si rincontrano nel negozio di lei. Dalla visita nascono poche parole che trasmettono la voglia di partire insieme, almeno per un giorno. Così, i due partono davvero per una gita che da subito sembra un corteggiamento tra feriti, un incontro di due vite vissute, spese con sofferenza e intorno all&#8217;arte, alla sua divulgazione.
Originalità, bellezza, funzionalità, manca altro per definire l&#8217;importanza di un&#8217;opera d&#8217;arte, di un amore nato per durare per sempre? Non c&#8217;è una vera risposta quando i corpi ed i cuori dei due protagonisti restano vicini, distanti, intanto che continuano ad annusarsi e parlarsi in cagnesco. Per sottofondo, l&#8217;incanto del paesaggio toscano, il desiderio e la necessità di cercarsi ancora, per un&#8217;altra volta illudersi che se non nella vita almeno in sogno qualcosa d&#8217;importante potrebbe nascere, è già nato.
In mezzo a conversazioni sull&#8217;amore e sulle sue trasformazioni, c&#8217;è l&#8217;arrivo: Lucignano, mura fatte di storia secolare e immutata, perla agreste, copia di un tempo che non c&#8217;è più, se non negli occhi di chi guarda, nei passi di chi percorre le sue strade antiche, come antiche sembrano essere le sconfitte che i due stanno vivendo intanto che passeggiano accanto.
Nel dialogo irrompe un ricordo sfrontato ed insolente, da condividere. So what? E allora cosa? Nella memoria e nel racconto della donna si presenta sfacciatamente la domanda del figlio. La richiesta è una risposta scorbutica alle preoccupazioni di una madre, alla fine delle cose. Lei, gentile ed ammaliante si mette a nudo esterrefatta e senza parole. Lui, in fretta riveste la sua indignazione e conferma le parole del figlio: tutto finisce, l&#8217;amore come il dolore. Perciò è inutile prendersela. Attaccarsi con le unghie al tempo che passa, alle relazioni che crollano.
Per un lungo attimo si torna a parlare di arte. Poi, una telefonata improvvisa è preludio di un nuovo dialogo tra l&#8217;ingenuità di un&#8217;anziana barista di paese ed una donna di mondo. Quindi, le parole di un caro ricordo si mescolano a quelle di una scoperta vissuta ancora una volta tra la coppia insieme, diversamente.
A real copy. Nella piazza principale di Firenze come nel museo di un borgo nascosto, lo sguardo che pensiamo sulla copia di un&#8217;opera d&#8217;arte, le emozioni suggerite, sommergono e annullano, esaltano il modello originale dell&#8217;artista che attraverso le sue creazioni ha lasciato il secolo, ispirato imitazioni. Tutto questo, dentro il mistero di una vita che per ognuno si manifesta come un tempio infinito, lasciato lì, pronto ad essere ammirato da uomini, ovvero bambini che tali non sono più, quando ne hanno voglia, quando ce la fanno.
Pieno di voglia e rifiuto di tenerezza, il cammino continua intorno al mito di un albero d&#8217;oro originale e unico per la sua realizzazione dove coppie di sposi si fanno promesse che sono delle copie, preludio di momenti di festa conformi alla voglia e al bisogno di creare vite felici o, per lo meno, sopportabili.
Nel frattempo, resta ossessione dei puri di cuori la creazione di un attimo irripetibile, di un&#8217;opera impossibile da imitare.
E lei, sempre più fragile, fa di tutto per trasmettere il bisogno di un abbraccio forte su cui serenamente appoggiarsi, vivere il mondo. Ma è davvero forse possibile raccontare il modo in cui si vuole il proprio uomo accanto? Lui, vicino a lei sembra grandissimo, accanto a tutti rimane superiore, sbalordito. Sempre quieto, neanche per un attimo smette di guardarsi intorno come braccato. Dentro i suoi gesti, le sue reticenze, batte un pensiero non detto: l&#8217;amore non c&#8217;è mai, se ci fosse mancherebbe comunque. Lui, ormai è un uomo che davanti a un bicchiere di vino si concentra solo sul gusto, trascura la compagnia e si smaschera senza voglia di ebbrezza. Quindi si confessa stanco, e finalmente lo fa con forza. Mite anima che si porta dentro un cuore in tempesta si alza dal tavolo quando si rende conto che non può promettere serenità. E la sua è cruda rabbia, vera insofferenza.
Un nuovo gesto d&#8217;amore, semplice come l’offerta di un pezzo di pane rende tutto di nuovo infinito, nel futuro misterioso e pieno di direzioni. Garriscono le rondini, tra canti popolari e campane che sono di tutti, ali di campanili come appoggiate a chiese che sono ancora là, per chi ci crede.
&#160;
Capolavoro d&#8217;incanto e di dolcezza, attraverso l&#8217;opera Copia Conforme, il maestro Kiarostami svela con dono di poeta che l&#8217;arte e l&#8217;amore sono nell&#8217;idea, il non amore e la non arte sono nella vita di quasi ogni giorno.
&#160;



Related posts:La commedia dell&#8217;&#8221;arte&#8221;



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/06/07/la-commedia-dellarte/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La commedia dell&#8217;&#8221;arte&#8221;'>La commedia dell&#8217;&#8221;arte&#8221;</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentazione dell&#8217;opera di Abbas Kiarostami in concorso al Festival di Cannes 2010</em></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5363" title="Copia Conforme" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/05/Copia-conforme.jpg" alt="" width="300" height="225" />Do you know Lucignano?</strong> Domanda spontaneamente una donna ad un uomo. Questione che è un invito, un pretesto sottile per passare una giornata insieme. Lei, Juliette Binoche, interpreta una gallerista di opere antiche, una donna dai sorrisi spontanei quanto fragili; lui, William Shimell, recita la parte di un critico d&#8217;arte inglese, un uomo inquieto e pieno di misteri, qualcuno che ha deciso di riempire la propria vita con il lavoro, di nascondere intorno alla scrittura silenzi e voglia di scappare lontano.</p>
<p>Il regista, Abbas Kiarostami, per il suo primo film lontano dalla sua terra madre, l&#8217;Iran, ha scelto la Toscana ed alcuni dei suoi borghi medievali perfettamente conservati per mettere in scena un&#8217;ancestrale storia di vita, d&#8217;amore e di arte fra l&#8217;incanto e la gente di paese, figlia, fieramente e suo malgrado di Michelangelo, Leonardo e di tanti fra i più grandi maestri dell&#8217;arte e della cultura rinascimentale.</p>
<p>Durante la presentazione dell&#8217;ultimo libro di James, il critico d&#8217;arte inglese, arrivano una madre ed un figlio. Il ragazzo alla lezione d&#8217;arte preferisce un videogioco. La madre, dello scrittore cerca un cenno, un&#8217;intenzione, quindi anche per colpa del figlio si spazientisce subito, lascia all&#8217;amico dello scrittore il proprio numero di telefono. Lo fa per una scusa pratica, per bisogno, per curiosità e, forse, anche per provocazione.</p>
<p>La storia d&#8217;amore parte da uno sguardo mancato, da un&#8217;attesa frustrata. Fedeli gesti preparatori di una sincera richiesta d&#8217;amore. I due, l&#8217;uomo e la donna, si rincontrano nel negozio di lei. Dalla visita nascono poche parole che trasmettono la voglia di partire insieme, almeno per un giorno. Così, i due partono davvero per una gita che da subito sembra un corteggiamento tra feriti, un incontro di due vite vissute, spese con sofferenza e intorno all&#8217;arte, alla sua divulgazione.</p>
<p>Originalità, bellezza, funzionalità, manca altro per definire l&#8217;importanza di un&#8217;opera d&#8217;arte, di un amore nato per durare per sempre? Non c&#8217;è una vera risposta quando i corpi ed i cuori dei due protagonisti restano vicini, distanti, intanto che continuano ad annusarsi e parlarsi in cagnesco. Per sottofondo, l&#8217;incanto del paesaggio toscano, il desiderio e la necessità di cercarsi ancora, per un&#8217;altra volta illudersi che se non nella vita almeno in sogno qualcosa d&#8217;importante potrebbe nascere, è già nato.</p>
<p>In mezzo a conversazioni sull&#8217;amore e sulle sue trasformazioni, c&#8217;è l&#8217;arrivo: Lucignano, mura fatte di storia secolare e immutata, perla agreste, copia di un tempo che non c&#8217;è più, se non negli occhi di chi guarda, nei passi di chi percorre le sue strade antiche, come antiche sembrano essere le sconfitte che i due stanno vivendo intanto che passeggiano accanto.</p>
<p>Nel dialogo irrompe un ricordo sfrontato ed insolente, da condividere. <strong>So what? E allora cosa?</strong> Nella memoria e nel racconto della donna si presenta sfacciatamente la domanda del figlio. La richiesta è una risposta scorbutica alle preoccupazioni di una madre, alla fine delle cose. Lei, gentile ed ammaliante si mette a nudo esterrefatta e senza parole. Lui, in fretta riveste la sua indignazione e conferma le parole del figlio: tutto finisce, l&#8217;amore come il dolore. Perciò è inutile prendersela. Attaccarsi con le unghie al tempo che passa, alle relazioni che crollano.</p>
<p>Per un lungo attimo si torna a parlare di arte. Poi, una telefonata improvvisa è preludio di un nuovo dialogo tra l&#8217;ingenuità di un&#8217;anziana barista di paese ed una donna di mondo. Quindi, le parole di un caro ricordo si mescolano a quelle di una scoperta vissuta ancora una volta tra la coppia insieme, diversamente.</p>
<p><strong><img class="alignright size-medium wp-image-5364" title="locandinacc" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/05/locandinacc-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" />A real copy.</strong> Nella piazza principale di Firenze come nel museo di un borgo nascosto, lo sguardo che pensiamo sulla copia di un&#8217;opera d&#8217;arte, le emozioni suggerite, sommergono e annullano, esaltano il modello originale dell&#8217;artista che attraverso le sue creazioni ha lasciato il secolo, ispirato imitazioni. Tutto questo, dentro il mistero di una vita che per ognuno si manifesta come un tempio infinito, lasciato lì, pronto ad essere ammirato da uomini, ovvero bambini che tali non sono più, quando ne hanno voglia, quando ce la fanno.</p>
<p>Pieno di voglia e rifiuto di tenerezza, il cammino continua intorno al mito di un albero d&#8217;oro originale e unico per la sua realizzazione dove coppie di sposi si fanno promesse che sono delle copie, preludio di momenti di festa conformi alla voglia e al bisogno di creare vite felici o, per lo meno, sopportabili.</p>
<p>Nel frattempo, resta ossessione dei puri di cuori la creazione di un attimo irripetibile, di un&#8217;opera impossibile da imitare.</p>
<p>E lei, sempre più fragile, fa di tutto per trasmettere il bisogno di un abbraccio forte su cui serenamente appoggiarsi, vivere il mondo. Ma è davvero forse possibile raccontare il modo in cui si vuole il proprio uomo accanto? Lui, vicino a lei sembra grandissimo, accanto a tutti rimane superiore, sbalordito. Sempre quieto, neanche per un attimo smette di guardarsi intorno come braccato. Dentro i suoi gesti, le sue reticenze, batte un pensiero non detto: l&#8217;amore non c&#8217;è mai, se ci fosse mancherebbe comunque. Lui, ormai è un uomo che davanti a un bicchiere di vino si concentra solo sul gusto, trascura la compagnia e si smaschera senza voglia di ebbrezza. Quindi si confessa stanco, e finalmente lo fa con forza. Mite anima che si porta dentro un cuore in tempesta si alza dal tavolo quando si rende conto che non può promettere serenità. E la sua è cruda rabbia, vera insofferenza.</p>
<p>Un nuovo gesto d&#8217;amore, semplice come l’offerta di un pezzo di pane rende tutto di nuovo infinito, nel futuro misterioso e pieno di direzioni. Garriscono le rondini, tra canti popolari e campane che sono di tutti, ali di campanili come appoggiate a chiese che sono ancora là, per chi ci crede.<br />
&nbsp;<br />
Capolavoro d&#8217;incanto e di dolcezza, attraverso l&#8217;opera Copia Conforme, il maestro Kiarostami svela con dono di poeta che l&#8217;arte e l&#8217;amore sono nell&#8217;idea, il non amore e la non arte sono nella vita di quasi ogni giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/suY5yXVj1Ec&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/suY5yXVj1Ec&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2008/06/07/la-commedia-dellarte/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La commedia dell&#8217;&#8221;arte&#8221;'>La commedia dell&#8217;&#8221;arte&#8221;</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/05/20/copia-conforme/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A Torino, per scoprire il futuro del libro</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/05/18/salone-torino/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/05/18/salone-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 May 2010 21:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nina Ferrari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5352</guid>
		<description><![CDATA[Al Salone del Libro di Torino, presentato il tema della “memoria, svelata”, viene annunciato il futuro dell’editoria digitale e degli e-book
Lettori affamati, curiosi e contenti passeggiano tra gli stand del Salone del Libro di Torino, carichi di borse di pezza ricolme di volumi, pronti a ad assaggiare la prossima proposta, speranzosi di incontrare il loro scrittore preferito. Valicare la soglia del Lingotto nei giorni della festa italiana del libro risveglia speranze nutrite nei confronti della cultura nel nostro Paese: esiste, c’è, è ricca e dinamica, e poco importa se a volte pare che se ne stia nascosta, sotterrata, dimenticata. Questi sono i giorni dell’incontro tra chi produce cultura e chi ne gode (spesso, è vero, la linea di demarcazione tra le due categorie è quasi impalpabile) e non c’è anniversario più bello di quello che celebra l’amore. Perché è così che funziona coi libri: colpi di fulmine, curiosità, seduzione, persino il lento addomesticamento nei confronti di ciò è nuovo e che però attrae. Queste sono cose che funzionano tra umani, ma si ripetono in egual modo tra i lettori e i loro libri. Quando sei a Torino, al Salone del Libro, non fai che osservarlo in ogni angolo.
Si spengono le luci, la festa è finita ed è tempo di bilanci. Alta affluenza di pubblico, gli espositori segnalano l’aumento di vendite di libri. Un successo quasi insperato, soprattutto in questi tempi di magra, in cui lo spettro della crisi economica aleggia un po’ dappertutto, tranne che a Torino: festa doveva essere e festa è stata, i lettori se ne tornano nelle loro case, così gli editori e i conferenzieri. Su tutto troneggia la consapevolezza che quest’anno l’evento torinese ha saputo più che mai esprimere il vecchio e il nuovo, proponendo il tema della cura della memoria come filo conduttore e affacciandosi contemporaneamente al futuro con svariati incontri sulle future evoluzioni del libro in formato digitale. La festa dei lettori è anche occasione di riflessione per gli editori, che, riuniti tutti assieme, approfittano dell’evento per comunicare le proprie novità.
Nel giro di pochi giorni due sono stati gli annunci destinati a rivoluzionare il panorama dell’editoria in Italia: a ottobre due grandi gruppi, rappresentati da Mondadori (con Mondadori, Einaudi, Piemme e Sperling&#38;Kupfer) e dalla piattaforma Edigita (nata da un accordo tra GeMS, Feltrinelli e Rcs Libri), scenderanno in campo proponendo migliaia di titoli in formato e-book, che andranno a coprire l’1,5% del catalogo dei titoli e l’8% delle novità. Particolarmente interessanti, per altro, le intenzioni della piattaforma Edigita: come ha ben spiegato Jacopo De Michelis di Marsilio, Edigita non rappresenterà solo uno dei possibili “luoghi” di distribuzione degli e-book, ma si proporrà anche di fornire tecnologie e procedure a editori grandi e piccoli, che potranno approfittarne mantenendo la propria autonomia.
Certo, l’eccitazione degli editori per la frontiera digitale è innegabile (quando le conferenze riguardano gli e-book le sale sono gremite e le persone che ascoltano in piedi sono il doppio di quelle che hanno trovato un posto a sedere), ed è vero che la maggior parte di essi la vede come una stimolante opportunità. Tuttavia quando si parla di e-book non mancano coloro che, non solo per tecno-scetticismo, preferiscono tenere un atteggiamento cauto.
A causa della pirateria, il salto nel mondo digitale rappresenta infatti una possibile minaccia al diritto d’autore, che è alla base della stessa esistenza del mondo editoriale come lo si conosce oggi. Ed è qui che l’eccitazione per il nuovo si tramuta in una grande sfida, che gli editori vogliono abbracciare consci delle difficoltà che comporta. Si inserisce in questo filone Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori, che in un incontro su “editoria digitale e online” ha sottolineato la necessità, presente e futura, che gli autori e gli editori vengano pagati per il proprio lavoro, per l’ideazione del testo da un lato e la creazione di un testo intellegibile dall’altro. Quella del libero accesso alla cultura è, secondo Polillo, una concezione demagogica, che rischia di svalutare e rendere impossibile l’operato di chi, quella cultura, la produce. E dunque eccola qui la sfida: riuscire a tutelare il diritto d’autore in sinergia con le nuove tecnologie, approfittare dell’opportunità digitale per dare il via a nuovi progetti capaci di attirare lettori e fare cultura. Perché è questo che davvero importa, qualsiasi sia il supporto con cui ci si confronta.
In un instancabile bilanciamento tra vecchio e nuovo, tra invenzione e cultura tramandata, il dialogo tra autori editori e lettori procede su strade che continuano ad alimentare l’amore che li lega, che li fa vivere, che li riporta ogni anno a Torino a celebrare la loro intima festa. Gli e-book, così come qualsiasi altra novità, non cambieranno questo rapporto, ma certo apriranno nuovi canali, nuovi luoghi di contatto. Ed è senza dubbio questa la prima ragione di eccitazione per gli editori, che instancabilmente continueranno a nutrire, in modo invisibile, l’antica relazione tra gli autori e i loro lettori.


Related posts:Una settimana per &#8220;irrompere nel futuro&#8221;
McCain, Palin e il futuro del partito repubblicano
Festa della Musica



Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/06/una-settimana-per-irrompere-nel-futuro/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Una settimana per &#8220;irrompere nel futuro&#8221;'>Una settimana per &#8220;irrompere nel futuro&#8221;</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/10/28/mccain-palin-e-il-futuro-del-partito-repubblicano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: McCain, Palin e il futuro del partito repubblicano'>McCain, Palin e il futuro del partito repubblicano</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/06/16/festa-della-musica/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Festa della Musica'>Festa della Musica</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-5354" title="salone del libro" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/05/fiera-libro-torino-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" />Al Salone del Libro di Torino, presentato il tema della “memoria, svelata”, viene annunciato il futuro dell’editoria digitale e degli e-book</em></p>
<p>Lettori affamati, curiosi e contenti passeggiano tra gli stand del Salone del Libro di Torino, carichi di borse di pezza ricolme di volumi, pronti a ad assaggiare la prossima proposta, speranzosi di incontrare il loro scrittore preferito. Valicare la soglia del Lingotto nei giorni della festa italiana del libro risveglia speranze nutrite nei confronti della cultura nel nostro Paese: esiste, c’è, è ricca e dinamica, e poco importa se a volte pare che se ne stia nascosta, sotterrata, dimenticata. Questi sono i giorni dell’incontro tra chi produce cultura e chi ne gode (spesso, è vero, la linea di demarcazione tra le due categorie è quasi impalpabile) e non c’è anniversario più bello di quello che celebra l’amore. Perché è così che funziona coi libri: colpi di fulmine, curiosità, seduzione, persino il lento addomesticamento nei confronti di ciò è nuovo e che però attrae. Queste sono cose che funzionano tra umani, ma si ripetono in egual modo tra i lettori e i loro libri. Quando sei a Torino, al Salone del Libro, non fai che osservarlo in ogni angolo.</p>
<p>Si spengono le luci, la festa è finita ed è tempo di bilanci. Alta affluenza di pubblico, gli espositori segnalano l’aumento di vendite di libri. Un successo quasi insperato, soprattutto in questi tempi di magra, in cui lo spettro della crisi economica aleggia un po’ dappertutto, tranne che a Torino: festa doveva essere e festa è stata, i lettori se ne tornano nelle loro case, così gli editori e i conferenzieri. Su tutto troneggia la consapevolezza che quest’anno l’evento torinese ha saputo più che mai esprimere il vecchio e il nuovo, proponendo il tema della cura della memoria come filo conduttore e affacciandosi contemporaneamente al futuro con svariati incontri sulle future evoluzioni del libro in formato digitale. La festa dei lettori è anche occasione di riflessione per gli editori, che, riuniti tutti assieme, approfittano dell’evento per comunicare le proprie novità.</p>
<p>Nel giro di pochi giorni due sono stati gli annunci destinati a rivoluzionare il panorama dell’editoria in Italia: a ottobre due grandi gruppi, rappresentati da Mondadori (con Mondadori, Einaudi, Piemme e Sperling&amp;Kupfer) e dalla piattaforma Edigita (nata da un accordo tra GeMS, Feltrinelli e Rcs Libri), scenderanno in campo proponendo migliaia di titoli in formato e-book, che andranno a coprire l’1,5% del catalogo dei titoli e l’8% delle novità. Particolarmente interessanti, per altro, le intenzioni della piattaforma Edigita: come ha ben spiegato Jacopo De Michelis di Marsilio, Edigita non rappresenterà solo uno dei possibili “luoghi” di distribuzione degli e-book, ma si proporrà anche di fornire tecnologie e procedure a editori grandi e piccoli, che potranno approfittarne mantenendo la propria autonomia.</p>
<p>Certo, l’eccitazione degli editori per la frontiera digitale è innegabile (quando le conferenze riguardano gli e-book le sale sono gremite e le persone che ascoltano in piedi sono il doppio di quelle che hanno trovato un posto a sedere), ed è vero che la maggior parte di essi la vede come una stimolante opportunità. Tuttavia quando si parla di e-book non mancano coloro che, non solo per tecno-scetticismo, preferiscono tenere un atteggiamento cauto.</p>
<p>A causa della pirateria, il salto nel mondo digitale rappresenta infatti una possibile minaccia al diritto d’autore, che è alla base della stessa esistenza del mondo editoriale come lo si conosce oggi. Ed è qui che l’eccitazione per il nuovo si tramuta in una grande sfida, che gli editori vogliono abbracciare consci delle difficoltà che comporta. Si inserisce in questo filone Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori, che in un incontro su “editoria digitale e online” ha sottolineato la necessità, presente e futura, che gli autori e gli editori vengano pagati per il proprio lavoro, per l’ideazione del testo da un lato e la creazione di un testo intellegibile dall’altro. Quella del libero accesso alla cultura è, secondo Polillo, una concezione demagogica, che rischia di svalutare e rendere impossibile l’operato di chi, quella cultura, la produce. E dunque eccola qui la sfida: riuscire a tutelare il diritto d’autore in sinergia con le nuove tecnologie, approfittare dell’opportunità digitale per dare il via a nuovi progetti capaci di attirare lettori e fare cultura. Perché è questo che davvero importa, qualsiasi sia il supporto con cui ci si confronta.</p>
<p>In un instancabile bilanciamento tra vecchio e nuovo, tra invenzione e cultura tramandata, il dialogo tra autori editori e lettori procede su strade che continuano ad alimentare l’amore che li lega, che li fa vivere, che li riporta ogni anno a Torino a celebrare la loro intima festa. Gli e-book, così come qualsiasi altra novità, non cambieranno questo rapporto, ma certo apriranno nuovi canali, nuovi luoghi di contatto. Ed è senza dubbio questa la prima ragione di eccitazione per gli editori, che instancabilmente continueranno a nutrire, in modo invisibile, l’antica relazione tra gli autori e i loro lettori.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/05/06/una-settimana-per-irrompere-nel-futuro/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Una settimana per &#8220;irrompere nel futuro&#8221;'>Una settimana per &#8220;irrompere nel futuro&#8221;</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/10/28/mccain-palin-e-il-futuro-del-partito-repubblicano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: McCain, Palin e il futuro del partito repubblicano'>McCain, Palin e il futuro del partito repubblicano</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/06/16/festa-della-musica/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Festa della Musica'>Festa della Musica</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/05/18/salone-torino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando i maiali volano. Male.</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2010/05/16/pigs/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2010/05/16/pigs/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 May 2010 16:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Matteo Vaccaro Incisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Portogallo]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thetamarind.eu/?p=5336</guid>
		<description><![CDATA[I PIGS non volano più.
Che fosse una favola, in fin dei conti, lo si sapeva fin dall’inizio.
Un’analisi per sommi capi di alcuni protagonisti dello sfortunato acronimo mostra come gli eventi di questi giorni non abbisognavano dell’indovino per essere anticipati.
Come non iniziare dalla Grecia. Travolta da duemila anni di disgraziato destino, l’Ellade, conscia della bruttezza che oggi circonda l’Acropoli (in restauro dal tempo dei colonnelli o quasi), ha maturato una sindrome del brutto anatroccolo che non ha precedenti. Se i greci all’estero, per limitare i complessi, tendono ad elevarsi (battendo sulla consunta trimurti filosofia-repubblica-Atene prima del barbaro resto del mondo), così le loro istituzioni, non sapendo più dove sbattere la testa tra piazza in rivolta e Germania che con poca eleganza discetta di ‘fare i compiti’, invece che ammettere i passati strafalcioni (da mascherare per anni lo stato dei propri conti fino a rifiutare con sdegno, fino a pochi giorni orsono, l’ipotesi di ricevere aiuti dai vicini europei), passa ad uno sterile contrattacco sull’Italia e, per bocca del vice primo ministro, non si capacita di come mai questa non sia oggi al posto suo. La puerilità di simili argomenti, svolti però ai massimi livelli, rende poco utile approfondire l’analisi su un paese le cui modeste dimensioni (economiche, geografiche e geopolitiche) in ogni caso fanno sì che anche l’ipotesi peggiore non sia una colpo mortale per nessuno.
Passerò, quindi, alla Spagna. Già in tempi non sospetti avevo mostrato perplessità circa l’effettiva esistenza del ‘miracolo’ Iberico. Drogato di finanziamenti europei per due decadi e sommerso di facili investimenti stranieri per oltre un decennio, il cittadino medio spagnolo ha visto, dalla fine della dittatura (trent’anni orsono), più che raddoppiare il suo tenore di vita. Una sorta di piano Marshall degli anni ’90 dove, però, l’unico scopo di chi investiva era far quattrini. Lo sviluppo incontrollato &#8211; in un paese storicamente povero e senza una banca &#8211; ha provocato danni ben più gravi di qualche svista. Così, accanto ad alcune meraviglie architettoniche, sono spuntate città nel deserto &#8211; le più, disabitate o non finite -, autostrade dove pendenze da montagne russe generano d’estate code di tir in panne, costosissimi treni ad alta velocità con aria condizionata a singhiozzo, metrò senza bocchette per l’aria dove la gente collassa a go-go per la canicola.
La disoccupazione, scesa all’11% grazie all’overdose finanziaria, è riesplosa non appena i flussi monetari europei e quelli internazionali sono svaniti, tornando al 19%. Non solo. Gli spagnoli, come gli italiani, sono vecchi (e non fanno bambini). A differenza di questi ultimi, però, i primi non hanno mai avuto la possibilità di imparare a risparmiare. Ergo, arricchitisi all’americana, all’americana tornano poveri. Molto in fretta (e tra i debiti).
Portogallo e Irlanda (perché è chiaro, la ‘i’ di PIGS, nel contesto della crisi d&#8217;oggi, sta  per Irlanda) sono fenomeni su cui, parafrasando le recenti parole della Banca Centrale Cinese, si può glissare.
Alla domanda su come sia possibile che quelle economie &#8211; che i soliti autolesionisti in salsa pomarola si erano affrettati a proclamare ‘modelli’ per il Belpaese &#8211; si siano ridotte in questo stato, la risposta è, forse, logica prima ancora che economica.
Imbottireste un bambino di vitamine perché cresca più in fretta?
L’interrogativo, in fondo, tanto banale non è, specie se traslato in campo economico ed in tempi in cui la speculazione finanziaria regna incontrastata – con buona pace degli occasionali anatemi di questo o quel capo di stato.
Ciò che è banale nello sviluppo umano, infatti, per lungo tempo (fino alla concezione &#8211; per tutt&#8217;altri motivi &#8211; dell’espressione ‘sviluppo sostenibile’) è stato considerato un’aberrazione a livello economico (‘sostenibile’ implica ‘controllato’, concetto imbevibile per il genio capitalista e globalizzato). Eppure, sembra che la ricetta sia sempre quella: perché una crescita sia armonica deve avvenire in modo graduale e coinvolgere tutti gli elementi di un organismo.
Tradotto in termini geo-economici, saltano subito all’occhio due falle che hanno caratterizzato la recente crescita dei PIGS.
La prima, è che investimenti di proporzioni immani – i mostruosi flussi monetari dell’economia globalizzata (e speculativa) – si sono concentrati in pochissimi punti: per la Grecia, Atene (e briciole per Salonicco); in Portogallo a Lisbona (con rimasugli a Porto); in Irlanda, tutto è iniziato e finito a Dublino. La Spagna, in virtù del suo diverso peso geografico, demografico e culturale (e quindi economico), è riuscita a spalmare il flusso di denaro in modo appena più organico – tuttavia limitato ai 3-4 centri urbani maggiori (e con gli strafalcioni ricordati).
Questo tipo di sviluppo – che vede gli investimenti concentrati soltanto nel centro urbano principale, tagliando fuori il resto del paese (che rimane culturalmente ed economicamente al palo) – è considerato ‘crescita da secondo mondo’.
I Paesi in questione, storiche Cenerentole d’Europa, nel momento in cui l’eterodirezione finanziaria si è data alle gambe si sono ritrovati d’amblé la zucca al posto della carrozza, registrando dissesti di bilancio che si è soliti associare alle economie sudamericane. Secondo mondo, appunto.
La seconda falla è che la crescita, così concentrata, è stata sostenuta in modo eccessivo da eccessivi investimenti esteri, attraverso marchingegni finanziari degni del miglior alchimista. Le economie dei PIGS erano dopate – a botte di steroidi. Paesi il cui reddito pro-capite era neanche due terzi di quello italiano si sono ritrovati in pochi anni a dichiarare &#8211; con malcelata soddisfazione &#8211; il ‘sorpasso’ sullo Stivale, ignari di aver raggiunto, però, il limite. Una situazione del genere non regge se non continuando con overdose dopanti – e comunque alla fine il gioco non vale la candela (vedi le conseguenze della crescita artificiale made in USA del secondo evo Bush).
La combinazione di questi due elementi è prodotta dall’inversione di un principio logico prima ancora che economico: invece che tramutare ricchezza reale in finanziaria, la ricchezza finanziaria – volatile e incerta per natura – ha fatto da sostituto (e non da sostegno) di quella reale. Il sintagma non regge, ché l’alchimia non è una scienza e due più due alla fine non fa cinque, alla faccia del principio della moltiplicazione monetaria.
In questo modo, la muscolatura orgogliosamente mostrata dai PIGS si è rivelata di botto per ciò [...]


Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/11/18/il-nastro-bianco-e-il-chiaroscuro-del-male/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il nastro bianco e il chiaroscuro del male'>Il nastro bianco e il chiaroscuro del male</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/27/il-male-della-banalita/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il male della banalità (o Il crepuscolo del Tamarindo)'>Il male della banalità (o Il crepuscolo del Tamarindo)</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/24/%e2%80%9csmetto-quando-voglio%e2%80%9d/' rel='bookmark' title='Permanent Link: “Smetto quando voglio”'>“Smetto quando voglio”</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5337" title="3 porcellini" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/05/3_porcellini-300x258.png" alt="" width="300" height="258" />I PIGS non volano più.<br />
Che fosse una favola, in fin dei conti, lo si sapeva fin dall’inizio.<br />
Un’analisi per sommi capi di alcuni protagonisti dello sfortunato acronimo mostra come gli eventi di questi giorni non abbisognavano dell’indovino per essere anticipati.</p>
<p>Come non iniziare dalla Grecia. Travolta da duemila anni di disgraziato destino, l’Ellade, conscia della bruttezza che oggi circonda l’Acropoli (in restauro dal tempo dei colonnelli o quasi), ha maturato una sindrome del brutto anatroccolo che non ha precedenti. Se i greci all’estero, per limitare i complessi, tendono ad elevarsi (battendo sulla consunta trimurti filosofia-repubblica-Atene prima del barbaro resto del mondo), così le loro istituzioni, non sapendo più dove sbattere la testa tra piazza in rivolta e Germania che con poca eleganza discetta di ‘fare i compiti’, invece che ammettere i passati strafalcioni (da mascherare per anni lo stato dei propri conti fino a rifiutare con sdegno, fino a pochi giorni orsono, l’ipotesi di ricevere aiuti dai vicini europei), passa ad uno sterile contrattacco sull’Italia e, per bocca del vice primo ministro, non si capacita di come mai questa non sia oggi al posto suo. La puerilità di simili argomenti, svolti però ai massimi livelli, rende poco utile approfondire l’analisi su un paese le cui modeste dimensioni (economiche, geografiche e geopolitiche) in ogni caso fanno sì che anche l’ipotesi peggiore non sia una colpo mortale per nessuno.</p>
<p>Passerò, quindi, alla Spagna. Già in tempi non sospetti avevo mostrato perplessità circa l’effettiva esistenza del ‘miracolo’ Iberico. Drogato di finanziamenti europei per due decadi e sommerso di facili investimenti stranieri per oltre un decennio, il cittadino medio spagnolo ha visto, dalla fine della dittatura (trent’anni orsono), più che raddoppiare il suo tenore di vita. Una sorta di piano Marshall degli anni ’90 dove, però, l’unico scopo di chi investiva era far quattrini. Lo sviluppo incontrollato &#8211; in un paese storicamente povero e senza una banca &#8211; ha provocato danni ben più gravi di qualche svista. Così, accanto ad alcune meraviglie architettoniche, sono spuntate città nel deserto &#8211; le più, disabitate o non finite -, autostrade dove pendenze da montagne russe generano d’estate code di tir in panne, costosissimi treni ad alta velocità con aria condizionata a singhiozzo, metrò senza bocchette per l’aria dove la gente collassa a go-go per la canicola.<br />
La disoccupazione, scesa all’11% grazie all’overdose finanziaria, è riesplosa non appena i flussi monetari europei e quelli internazionali sono svaniti, tornando al 19%. Non solo. Gli spagnoli, come gli italiani, sono vecchi (e non fanno bambini). A differenza di questi ultimi, però, i primi non hanno mai avuto la possibilità di imparare a risparmiare. Ergo, arricchitisi all’americana, all’americana tornano poveri. Molto in fretta (e tra i debiti).</p>
<p>Portogallo e Irlanda (perché è chiaro, la ‘i’ di PIGS, nel contesto della crisi d&#8217;oggi, sta  per Irlanda) sono fenomeni su cui, parafrasando le recenti parole della Banca Centrale Cinese, si può glissare.</p>
<p>Alla domanda su come sia possibile che quelle economie &#8211; che i soliti autolesionisti in salsa pomarola si erano affrettati a proclamare ‘modelli’ per il Belpaese &#8211; si siano ridotte in questo stato, la risposta è, forse, logica prima ancora che economica.<br />
Imbottireste un bambino di vitamine perché cresca più in fretta?<br />
L’interrogativo, in fondo, tanto banale non è, specie se traslato in campo economico ed in tempi in cui la speculazione finanziaria regna incontrastata – con buona pace degli occasionali anatemi di questo o quel capo di stato.<br />
Ciò che è banale nello sviluppo umano, infatti, per lungo tempo (fino alla concezione &#8211; per tutt&#8217;altri motivi &#8211; dell’espressione ‘sviluppo sostenibile’) è stato considerato un’aberrazione a livello economico (‘sostenibile’ implica ‘controllato’, concetto imbevibile per il genio capitalista e globalizzato). Eppure, sembra che la ricetta sia sempre quella: perché una crescita sia armonica deve avvenire in modo graduale e coinvolgere tutti gli elementi di un organismo.</p>
<p>Tradotto in termini geo-economici, saltano subito all’occhio due falle che hanno caratterizzato la recente crescita dei PIGS.</p>
<p>La prima, è che investimenti di proporzioni immani – i mostruosi flussi monetari dell’economia globalizzata (e speculativa) – si sono concentrati in pochissimi punti: per la Grecia, Atene (e briciole per Salonicco); in Portogallo a Lisbona (con rimasugli a Porto); in Irlanda, tutto è iniziato e finito a Dublino. La Spagna, in virtù del suo diverso peso geografico, demografico e culturale (e quindi economico), è riuscita a spalmare il flusso di denaro in modo appena più organico – tuttavia limitato ai 3-4 centri urbani maggiori (e con gli strafalcioni ricordati).<br />
Questo tipo di sviluppo – che vede gli investimenti concentrati soltanto nel centro urbano principale, tagliando fuori il resto del paese (che rimane culturalmente ed economicamente al palo) – è considerato ‘crescita da secondo mondo’.<br />
I Paesi in questione, storiche Cenerentole d’Europa, nel momento in cui l’eterodirezione finanziaria si è data alle gambe si sono ritrovati d’amblé la zucca al posto della carrozza, registrando dissesti di bilancio che si è soliti associare alle economie sudamericane. Secondo mondo, appunto.</p>
<p>La seconda falla è che la crescita, così concentrata, è stata sostenuta in modo eccessivo da eccessivi investimenti esteri, attraverso marchingegni finanziari degni del miglior alchimista. Le economie dei PIGS erano dopate – a botte di steroidi. Paesi il cui reddito pro-capite era neanche due terzi di quello italiano si sono ritrovati in pochi anni a dichiarare &#8211; con malcelata soddisfazione &#8211; il ‘sorpasso’ sullo Stivale, ignari di aver raggiunto, però, il limite. Una situazione del genere non regge se non continuando con overdose dopanti – e comunque alla fine il gioco non vale la candela (vedi le conseguenze della crescita artificiale made in USA del secondo evo Bush).</p>
<p>La combinazione di questi due elementi è prodotta dall’inversione di un principio logico prima ancora che economico: invece che tramutare ricchezza reale in finanziaria, la ricchezza finanziaria – volatile e incerta per natura – ha fatto da sostituto (e non da sostegno) di quella reale. Il sintagma non regge, ché l’alchimia non è una scienza e due più due alla fine non fa cinque, alla faccia del principio della moltiplicazione monetaria.<br />
In questo modo, la muscolatura orgogliosamente mostrata dai PIGS si è rivelata di botto per ciò che era, ovvero il frutto di una concimazione dopata, sospesa la quale i suini ritornano &#8211; in preda ai crampi &#8211; al loro peso naturale.</p>
<p>L’Italia, è evidente, poco ha a che spartire con questa ridda. Certo, l’idea che burocrazia farraginosa e sistema bancario primordiale, tenendo alla larga perfino la più bieca speculazione finanziaria e condannandoci al limbo della crescita zero virgola, siano stati una salvezza, è un po’ ringraziare di non essere trapassati mentre si è in coma.<br />
Eppure, al di là dell’abisso economico e geopolitico che divide il Belpaese dai PIGS, a questo forse si deve buona parte della relativa stabilità che il sistema italiano è riuscito a mostrare nel periodo. Oltre che all’euro, si capisce. Senza di esso, la speculazione avrebbe preso di mira – di nuovo – la lira. A quel punto, chi oggi richiama – a vanvera – scenari argentini, sarebbe, probabilmente, già nel giusto.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/11/18/il-nastro-bianco-e-il-chiaroscuro-del-male/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il nastro bianco e il chiaroscuro del male'>Il nastro bianco e il chiaroscuro del male</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/08/27/il-male-della-banalita/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il male della banalità (o Il crepuscolo del Tamarindo)'>Il male della banalità (o Il crepuscolo del Tamarindo)</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/24/%e2%80%9csmetto-quando-voglio%e2%80%9d/' rel='bookmark' title='Permanent Link: “Smetto quando voglio”'>“Smetto quando voglio”</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thetamarind.eu/2010/05/16/pigs/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
