Ciarpame senza pudore
maggio 4th, 2009 by Rocco Polin | 8 Comments
Un’ex calendarista diventata ministro della Famiglia, una diciottenne di Napoli che tiene compagnia al presidente del Consiglio, una soubrette che veniva scarrozzata in auto blu per i palazzi del potere romano.
Come al solito non ci resta che chiederci dove sia Pasolini. Non ci interessa se la diciottenne napoletana che chiama “papi” il Presidente del Consiglio si limiti ad ascoltarlo mentre canta. Non cambia nulla. Noi sappiamo. Non c’e’ bisogno di essere intellettuali. Noi sappiamo il degrado del Palazzo. Noi sappiamo l’umiliazione che si prova ad essere italiani, la conosciamo, la sentiamo sulla nostra pelle.
Ma lo spazio che era di Pasolini ora lo occupa Alberoni. “Gli uomini con il tempo cambiano, a volte in meglio a volte in peggio”. E quello stesso quotidiano oggi intervista la “bella Noemi”. Il coraggioso intervistatore, Angelo Agrippa, le chiede se sa chi sia Francesco Saverio Nitti. Come se fosse quello il problema. Poi le chiede “Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali?”. Lei risponde che preferisce la Camera dei Deputati. E me lo immagino il sorriso divertito e ironico di Angelo Agrippa. Non si rende conto che è lui in errore a fare quelle domande, non la poveretta che cerca di rispondergli.
Ormai del resto facciamo tutti come Angelo Agrippa. Assistiamo al tracollo con un sorriso tra il cinico e l’ironico. Guardiamo le photogallery del Corriere. Non male la Barbara Matera, gran decolleté. E ogni tanto quasi ci prende un istinto sado maso. Godiamo nel vedere la Santanché che esce dal parlamento con gli occhiali da sole circondata da guardie del corpo alzando il dito medio agli studenti. L’arroganza del potere in fondo affascina. Berlusconi con l’harem nel parco della sua villa in Sardegna, il who’s who del potere italiano all’inaugurazione del Billionaire, il reggicalze della Brambilla, Sottile che si fa portare la Gregoraci in auto blu… Ostentiamo un sorriso ironico, di superiorità. In realtà vorremmo essere Sottile. Ancora di più.Vogliamo essere la Gregoraci. Sappiamo di essere la Gregoraci.
Ahi serva Italia di dolore ostello… non donna di provincie ma bordello.
Non solo sappiamo di essere la Gregoraci, ne proviamo un perverso godimento. Umiliateci. Non vergognatevi più di nulla. Non dovete nascondervi, anzi dovete farcelo sapere, in modo sempre più chiaro, sempre più arrogante. Vogliamo saperlo. Vogliamo vedere le foto.
Però, che decolleté la Barbara Matera!
E se qualcuno vi critica che sia la donna del capo, quella che lui ha trasformato da attrice di film di serie B a maîtresse à penser dell’intellighenzia italiana. Oppure che sia Gianfranco Fini, il suo secondo da 15 anni, quello che lui ha raccolto da un rigagnolo della storia sollevandolo non sulla cima di una spada ma alla terza carica dello Stato. Anche l’opposizione deve essere un esercizio di umiliazione. L’ennesima dimostrazione della vostra vittoria definitiva.
Avete vinto. Prendetevi tutto. Donne, televisioni, governo, opposizione. Il Quirinale.
Noi assisteremo al vostro trionfo.
Poi certo, qualcuno cercherà di fare opposizione politica. Sfigati. I franceschini. Dei perdenti. Ancora convinti che la questione sia il cuneo fiscale. Altri faranno opposizione morale. I travagli. Inconsapevoli strumenti del potere. Essi credono che la gente non sappia, che il potere voglia tenere nascosto, che se la gente sapesse non accetterebbe. E invece è il contrario. La gente sa e il potere ha interesse a far sapere. Il potere è l’afrodisiaco supremo diceva Kissinger. La gente ama il potere, il sopruso, l’impunità. Noi vogliamo sapere, vogliamo invidiarvi, vogliamo farci umiliare, vogliamo godere.
Il vostro potere ci umilia e ci piace ancora di più in quanto sappiamo che non ve lo meritate, e sappiamo che lo sapete anche voi. Sappiamo di esservi superiori e per questo godiamo ancora di più nel farci umiliare. Noi sappiamo chi era Francesco Saverio Nitti. Sappiamo inoltre che voi non lo sapete e sappiamo anche che voi sapete che noi lo sappiamo. E allora il gioco diventa ancora più perverso. Il complesso di inferiorità vi fa ancora più arroganti mentre la coscienza della nostra superiorità ci rende ancora più ansiosi di farci umiliare.
Quando qualcuno scriverà la storia d’Italia di questi anni si accorgerà dell’inadeguatezza degli strumenti solitamente impiegati in questo genere di imprese. Dopo aver riempito centinaia di fogli di inutili analisi politiche, culturali e sociologiche abbandonerà la scrivania e girerà un film sado-maso. Come al solito Pasolini c’era già arrivato.


