Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?
gennaio 29th, 2009 by Rocco Polin | 3 Comments
Il 20 Gennaio i rappresentanti dei 22 paesi della Lega Araba si sono riuniti a Kuwait City per un summit che, nonostante dovesse occupasi essenzialmente di economia, ha finito inevitabilmente per vertere sulla guerra di Gaza e sui rapporti con Israele.
Il mondo arabo è diviso in due campi. Da una parte i “moderati” guidati da Arabia Saudita ed Egitto e dall’altra i “radicali” guidati dalla Siria con l’appoggio esterno dell’Iran (che non essendo un paese arabo non fa parte della Lega). Mentre Siria e Iran sostengono la linea dura contro Israele ed appoggiano Hamas in Palestina ed Hezbollah in Libano, i paesi del cosiddetto asse moderato sono maggiormente favorevoli al compromesso con Tel Aviv e profondamente ostili tanto ad Hamas quanto ad Hezbollah.
La divisione dei paesi arabi è stata drammaticamente evidente durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il fronte radicale ha convocato un meeting d’urgenza a Doha (capitale del Qatar) che è però stato boicottato da Egitto ed Arabia Saudita e non ha raggiunto il quorum di 2/3 dei paesi partecipanti. Il meeting di Doha, nel quale i palestinesi erano rappresentati da Hamas, Jihad Islamica e Fronte Popolare ma non dall’ANP, si è chiuso con l’appello ai paesi arabi affinché ritirassero la cosiddetta Iniziativa Araba di Pace. La proposta araba, approvata dalla Lega nel 2002 su iniziativa saudita, prevedeva il completo riconoscimento di Israele da parte di tutti gli stati arabi in cambio del ritiro sui confini del 67, la nascita di uno stato palestinese con Gerlusalemme Est capitale e di una giusta soluzione al problema dei rifugiati palestinesi.
Il successivo summit in Kuwait (questa volta ufficiale) non è invece stato in grado di approvare nessuna risoluzione. Dopo la chiusura del meeting il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, si è affrettato a precisare che, data l’irrilevanza legale delle risoluzioni di Doha, l’Iniziativa Araba è ancora sul tavolo.
Va però segnalato che ai margini del meeting c’è stato un tentativo saudita di riconciliazione tra i due campi che rimette la palla in campo siriano. Nonostante i siriani sperassero di uscire rafforzati dalla guerra di Gaza in seguito ad una vittoria di Hamas simile a quella di Hezbollah in Libano e alle difficoltà egiziane di fronte al disastro umanitario nella striscia di Gaza, i veri vincitori sono stati alla fine proprio gli Egiziani, di nuovo al centro della diplomazia medio orientale.
La grande scommessa saudita è convincere la Siria a cambiare campo. La visita di Sarkozy a Damasco dello scorso Settembre così come i tentativi turchi di mediare un accordo tra Siria ed Israele vanno nella stessa direzione. L’Iran, privato dell’appoggio siriano, sarebbe troppo lontano per sostenere efficacemente Hamas ed Hezbollah e i governanti arabi, così come i cittadini israeliani, potrebbero finalmente dormire sonni più tranquilli.
Ancora una volta la strada per la pace in medio oriente passa da Damasco. Speriamo che la nuova amministrazione Obama si ricordi della vecchia massima di Henry Kissinger secondo la quale nel Medio Oriente non si può fare la guerra senza l’Egitto né la pace senza la Siria.