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	<title>The Tamarind &#187; Egitto</title>
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		<title>Un altro Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 02:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Zunica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Natale è ormai alle porte. Nel mese di dicembre è possibile acquistare in pochi giorni tutto ciò di cui non avremo bisogno durante l&#8217;anno. La corsa morbosa al regalo natalizio, alle luci e alle decorazioni, sta diventando un&#8217;altra delle malattie del nuovo millennio create dall&#8217;uomo. Recentemente, camminando per le strade del Cairo, mi sono accorta di quanto sia fuori luogo che con tanto anticipo &#8211; da metà novembre! &#8211; i negozi di un Paese a stragrande maggioranza islamica siano pieni di decorazioni natalizie e cappelli da Babbo Natale. Ricorre lo stesso meccanismo per il quale in Italia, per esempio, si festeggia Halloween: i soldi. La sacralità delle feste ha lasciato il posto alla corsa al regalo più costoso o voluminoso perché più grande è il regalo, più grande è l&#8217;affetto che si mostra a chi lo riceve. È una catena senza fine che prosciuga le tasche delle persone che si sentono in dovere di ricambiare i regali.  Acquistare regali di Natale per i propri familiari, i familiari del partner, i colleghi di lavoro, i vicini di casa, gli amici, gli amici di amici, è diventata oggi un immancabile obbligo sociale. Così anche festività come il Natale, anticamente occasione di raccoglimento, calma e gioia per le famiglie, diventano fonte di stress e ansia, e alleggeriscono il portafoglio.
Abitando in Egitto ho imparato a riflettere su cosa conti veramente. I &#8220;bambini poveri dell&#8217;Africa&#8221; sono qualcosa che leggiamo sui giornali e che sappiamo esistere da qualche parte. Qualche parte è il luogo sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo. I bambini a piedi nudi per le strade si divertono a giocare col fango quando piove, perché qui non accade mai. I bambini a piedi nudi per le strade giocano a palla con tappi di bottiglia e vanno a scuola a turni alterni perché non c&#8217;è abbastanza spazio nelle aule; hanno magliette bucate e  pantaloni di quattro taglie più grandi, che  possono durare anche quando i bambini a piedi nudi per le strade crescono.
Le nostre abitazioni non sono poi così lontane dalle case dei bambini che a piedi nudi per le strade giocano a palla con i tappi di bottiglia trovati per terra. Eppure non ci viene naturale pensare a loro, noi che, seppure non ci sentiamo ricchi nelle nostre città, possediamo una casa con riscaldamento e fornelli per cucinare quotidianamente.
Questo Natale potrebbe essere un Natale migliore, se anziché acquistare un nuovo iPod, regalassimo  ai nostri familiari e amici i fondi per finanziare ONG che lavorano su progetti a favore di  comunità bisognose, in Paesi  nei quali avere una coperta per l&#8217;inverno è un grande lusso.  Non sarà un regalo costoso o voluminoso per dimostrare il nostro affetto alla persona che lo riceve, ma un piccolo gesto per cercare di spingere questo mondo verso una direzione migliore. E poiché il mondo è il luogo dove ci ritroviamo a vivere tutti insieme, fare qualcosa per un mondo migliore è il più bel regalo che possiamo fare a tutti i nostri cari.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4623" title="kids" src="http://thetamarind.eu/wp-content/uploads/2009/12/kidsegy.jpg" alt="kids" width="342" height="512" />Natale è ormai alle porte. Nel mese di dicembre è possibile acquistare in pochi giorni tutto ciò di cui non avremo bisogno durante l&#8217;anno. La corsa morbosa al regalo natalizio, alle luci e alle decorazioni, sta diventando un&#8217;altra delle malattie del nuovo millennio create dall&#8217;uomo. Recentemente, camminando per le strade del Cairo, mi sono accorta di quanto sia fuori luogo che con tanto anticipo &#8211; da metà novembre! &#8211; i negozi di un Paese a stragrande maggioranza islamica siano pieni di decorazioni natalizie e cappelli da Babbo Natale. Ricorre lo stesso meccanismo per il quale in Italia, per esempio, si festeggia Halloween: i soldi. La sacralità delle feste ha lasciato il posto alla corsa al regalo più costoso o voluminoso perché più grande è il regalo, più grande è l&#8217;affetto che si mostra a chi lo riceve. È una catena senza fine che prosciuga le tasche delle persone che si sentono in dovere di ricambiare i regali.  Acquistare regali di Natale per i propri familiari, i familiari del partner, i colleghi di lavoro, i vicini di casa, gli amici, gli amici di amici, è diventata oggi un immancabile obbligo sociale. Così anche festività come il Natale, anticamente occasione di raccoglimento, calma e gioia per le famiglie, diventano fonte di stress e ansia, e alleggeriscono il portafoglio.</p>
<p>Abitando in Egitto ho imparato a riflettere su cosa conti veramente. I &#8220;bambini poveri dell&#8217;Africa&#8221; sono qualcosa che leggiamo sui giornali e che sappiamo esistere da qualche parte. Qualche parte è il luogo sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo. I bambini a piedi nudi per le strade si divertono a giocare col fango quando piove, perché qui non accade mai. I bambini a piedi nudi per le strade giocano a palla con tappi di bottiglia e vanno a scuola a turni alterni perché non c&#8217;è abbastanza spazio nelle aule; hanno magliette bucate e  pantaloni di quattro taglie più grandi, che  possono durare anche quando i bambini a piedi nudi per le strade crescono.</p>
<p>Le nostre abitazioni non sono poi così lontane dalle case dei bambini che a piedi nudi per le strade giocano a palla con i tappi di bottiglia trovati per terra. Eppure non ci viene naturale pensare a loro, noi che, seppure non ci sentiamo ricchi nelle nostre città, possediamo una casa con riscaldamento e fornelli per cucinare quotidianamente.</p>
<p>Questo Natale potrebbe essere un Natale migliore, se anziché acquistare un nuovo iPod, regalassimo  ai nostri familiari e amici i fondi per finanziare ONG che lavorano su progetti a favore di  comunità bisognose, in Paesi  nei quali avere una coperta per l&#8217;inverno è un grande lusso.  Non sarà un regalo costoso o voluminoso per dimostrare il nostro affetto alla persona che lo riceve, ma un piccolo gesto per cercare di spingere questo mondo verso una direzione migliore. E poiché il mondo è il luogo dove ci ritroviamo a vivere tutti insieme, fare qualcosa per un mondo migliore è il più bel regalo che possiamo fare a tutti i nostri cari.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Clean Up Giza!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 02:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Zunica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[educazione civica]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i tanti problemi del Cairo emergono inquinamento e sporcizia. Entrambi risentono dello scarso senso civico, e soprattutto della mancanza di educazione civica nelle scuole.  Il Cairo è una città assai vasta, e per semplificarne la gestione è stata divisa in governatorati: per quanto riguarda il problema dell&#8217;inquinamento, ad esempio, ogni governatorato incarica una compagnia privata di liberare la propria area dai rifiuti.
Nello scorso settembre è accaduto che i dipendenti della compagnia italiana che si prende cura della rimozione dei rifiuti nell&#8217;area di Giza abbiano scioperato per tre settimane. Lo sciopero è stato proclamato per ragioni economiche: gli scioperanti ritengono di essere retribuiti inadeguatamente rispetto alle grandi quantità di rifiuti che è necessario rimuovere, mentre il governatorato sostiene che, poiché le quantità non sono mai aumentate, non è giustificabile aumentare i pagamenti. Una questione economica che ha trasformato per tre settimane intere l&#8217;area di Giza in un&#8217;abnorme pattumiera urbana.
Dana Moussa, ventitreenne che lavora nel settore economico e degli investimenti, è una dei tanti abitanti della zona di Giza. Durante lo sciopero della compagnia che si occupa di liberare l&#8217;area dai rifiuti, si è resa conto di quanto fosse allarmante il fatto che nonostante enormi quantità di rifiuti decorassero in modo ingombrante le strade del quartiere, nessuno facesse niente per trovare un rimedio. È stato così che un pigro pomeriggio di settembre Dana ha creato un gruppo su Facebook per stimolare gli abitanti del quartiere ad attivarsi e fare qualcosa per risolvere il problema dei rifiuti. L&#8217;idea iniziale, molto semplice, è stata  quella di raccogliere un ragionevole numero di persone e pulire le strade laddove il governo stesse mancando  ai suoi compiti. Con grande sorpresa il numero di partecipanti ha sfiorato il centinaio: questo gesto ha attirato molta attenzione, specialmente da parte dei media, i quali hanno avuto un effetto di pressione sul governo.
La notizia si è sparsa a tal punto che nell&#8217;arco di una decina di giorni, da un semplice evento spontaneo, sono scaturite le basi di un&#8217;organizzazione riconosciuta dal governo: in un solo pomeriggio un gruppo di volontari ha riempito più di duecento sacchetti della spazzatura a mani nude. Iniziativa popolare che ha messo in cattiva luce il governo ponendo l&#8217;accento sulle sue gravi mancanze.
L&#8217;Egitto è un paese molto burocratico, e tra le mille regole che esistono c&#8217;è quella che vieta di trasportare i rifiuti da un governatorato all&#8217;altro senza permessi governativi: dopo l&#8217;evento di settembre &#8220;Clean Up Giza&#8221; lo stesso governatorato di Giza ha contattato telefonicamente  Dana per proporle una collaborazione.
Oggi, a due mesi di distanza, sono più di seicento le persone che collaborano per far qualcosa di positivo per la città: l&#8217;obiettivo entro la fine dell&#8217;anno è di ottenere 25.000 grandi bidoni  della spazzatura da dislocare in ogni area del Cairo. Dati gli scarsi fondi governativi, questi bidoni sarebbero sponsorizzati da compagnie private, ristoranti, fast food e da chiunque volesse contribuire ed essere di supporto al progetto. In questo modo, tramite i media, la pressione sul governo aumenterebbe con lo scopo di promulgare una legge che vieti di gettare rifiuti per strada. A mesi alterni è programmato un evento, diramato in più aree del Cairo, per pulire la città: il motivo di quest&#8217;iniziativa bimestrale nasce dal fatto che fino ad ora Dana ha utilizzato Internet quale mezzo di comunicazione per raggiungere le persone, ma in un paese quale l Egitto, dove la percentuale delle persone che ha accesso a internet è inferiore al 12% , il mezzo non è pienamente efficace. Per questa ragione gli eventi di piazza, con gente che pulisce le strade a mani nude e con le scope, sono molto più efficaci per raggiungere l&#8217;attenzione di un maggior numero di persone, di qualunque classe sociale, e dare il buon esempio.  Ultimo passo di questa campagna di sensibilizzazione al problema sempre tramite pressione mediatica sul governo è di ottenere nelle scuole le ore d&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione civica.
Se gli obiettivi che sono stati posti dovessero essere raggiunti nell&#8217;arco di un anno, il passo successivo sarebbe quello di spingere il governo, tramite una nuova campagna di sensibilizzazione, a creare un sistema di trasporti pubblici meglio strutturato, così da ridurre le vetture in circolazione.
Questa magnifica iniziativa è solamente all&#8217;inizio, ma la velocità con cui tutto sta procedendo è molto promettente: è un&#8217;impresa certamente ambiziosa, specialmente in un paese come l&#8217;Egitto, che non ha grandi fondi per finanziare questo tipo d&#8217;iniziative. Positivo il fatto che tutto questo sia nato per iniziativa di una giovane ragazza che è riuscita a smuovere gli animi e il senso civico dei cittadini, facendo un piccolo passo verso un domani migliore e si spera, più pulito.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4556" title="Vi ricorda qualcosa?" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/11/dana10-300x225.jpg" alt="Vi ricorda qualcosa?" width="300" height="225" />Tra i tanti problemi del Cairo emergono inquinamento e sporcizia. Entrambi risentono dello scarso senso civico, e soprattutto della mancanza di educazione civica nelle scuole.  Il Cairo è una città assai vasta, e per semplificarne la gestione è stata divisa in governatorati: per quanto riguarda il problema dell&#8217;inquinamento, ad esempio, ogni governatorato incarica una compagnia privata di liberare la propria area dai rifiuti.</p>
<p>Nello scorso settembre è accaduto che i dipendenti della compagnia italiana che si prende cura della rimozione dei rifiuti nell&#8217;area di Giza abbiano scioperato per tre settimane. Lo sciopero è stato proclamato per ragioni economiche: gli scioperanti ritengono di essere retribuiti inadeguatamente rispetto alle grandi quantità di rifiuti che è necessario rimuovere, mentre il governatorato sostiene che, poiché le quantità non sono mai aumentate, non è giustificabile aumentare i pagamenti. Una questione economica che ha trasformato per tre settimane intere l&#8217;area di Giza in un&#8217;abnorme pattumiera urbana.</p>
<p>Dana Moussa, ventitreenne che lavora nel settore economico e degli investimenti, è una dei tanti abitanti della zona di Giza. Durante lo sciopero della compagnia che si occupa di liberare l&#8217;area dai rifiuti, si è resa conto di quanto fosse allarmante il fatto che nonostante enormi quantità di rifiuti decorassero in modo ingombrante le strade del quartiere, nessuno facesse niente per trovare un rimedio. È stato così che un pigro pomeriggio di settembre Dana ha creato un gruppo su Facebook per stimolare gli abitanti del quartiere ad attivarsi e fare qualcosa per risolvere il problema dei rifiuti. L&#8217;idea iniziale, molto semplice, è stata  quella di raccogliere un ragionevole numero di persone e pulire le strade laddove il governo stesse mancando  ai suoi compiti. Con grande sorpresa il numero di partecipanti ha sfiorato il centinaio: questo gesto ha attirato molta attenzione, specialmente da parte dei media, i quali hanno avuto un effetto di pressione sul governo.</p>
<p>La notizia si è sparsa a tal punto che nell&#8217;arco di una decina di giorni, da un semplice evento spontaneo, sono scaturite le basi di un&#8217;organizzazione riconosciuta dal governo: in un solo pomeriggio un gruppo di volontari ha riempito più di duecento sacchetti della spazzatura a mani nude. Iniziativa popolare che ha messo in cattiva luce il governo ponendo l&#8217;accento sulle sue gravi mancanze.</p>
<p>L&#8217;Egitto è un paese molto burocratico, e tra le mille regole che esistono c&#8217;è quella che vieta di trasportare i rifiuti da un governatorato all&#8217;altro senza permessi governativi: dopo l&#8217;evento di settembre &#8220;Clean Up Giza&#8221; lo stesso governatorato di Giza ha contattato telefonicamente  Dana per proporle una collaborazione.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-4557" title="Ragazzi all'opera a Giza" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/11/dana1-300x225.jpg" alt="Ragazzi all'opera a Giza" width="300" height="225" />Oggi, a due mesi di distanza, sono più di seicento le persone che collaborano per far qualcosa di positivo per la città: l&#8217;obiettivo entro la fine dell&#8217;anno è di ottenere 25.000 grandi bidoni  della spazzatura da dislocare in ogni area del Cairo. Dati gli scarsi fondi governativi, questi bidoni sarebbero sponsorizzati da compagnie private, ristoranti, fast food e da chiunque volesse contribuire ed essere di supporto al progetto. In questo modo, tramite i media, la pressione sul governo aumenterebbe con lo scopo di promulgare una legge che vieti di gettare rifiuti per strada. A mesi alterni è programmato un evento, diramato in più aree del Cairo, per pulire la città: il motivo di quest&#8217;iniziativa bimestrale nasce dal fatto che fino ad ora Dana ha utilizzato Internet quale mezzo di comunicazione per raggiungere le persone, ma in un paese quale l Egitto, dove la percentuale delle persone che ha accesso a internet è inferiore al 12% , il mezzo non è pienamente efficace. Per questa ragione gli eventi di piazza, con gente che pulisce le strade a mani nude e con le scope, sono molto più efficaci per raggiungere l&#8217;attenzione di un maggior numero di persone, di qualunque classe sociale, e dare il buon esempio.  Ultimo passo di questa campagna di sensibilizzazione al problema sempre tramite pressione mediatica sul governo è di ottenere nelle scuole le ore d&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione civica.</p>
<p>Se gli obiettivi che sono stati posti dovessero essere raggiunti nell&#8217;arco di un anno, il passo successivo sarebbe quello di spingere il governo, tramite una nuova campagna di sensibilizzazione, a creare un sistema di trasporti pubblici meglio strutturato, così da ridurre le vetture in circolazione.</p>
<p>Questa magnifica iniziativa è solamente all&#8217;inizio, ma la velocità con cui tutto sta procedendo è molto promettente: è un&#8217;impresa certamente ambiziosa, specialmente in un paese come l&#8217;Egitto, che non ha grandi fondi per finanziare questo tipo d&#8217;iniziative. Positivo il fatto che tutto questo sia nato per iniziativa di una giovane ragazza che è riuscita a smuovere gli animi e il senso civico dei cittadini, facendo un piccolo passo verso un domani migliore e si spera, più pulito.</p>


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		<title>Carpoolers!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 12:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Zunica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[traffico]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2009 la città de Il Cairo ha ottenuto uno spiacevole primato, spodestando Mexico City come città più inquinata del pianeta. Oltre il problema dei rifiuti &#8211; che fortunatamente viene combattuto con sempre maggiore impegno da gruppi di giovani volontari &#8211; particolarmente allarmante è la qualità dell&#8217;aria. Data la povertà del Paese, non sono molte le risorse economiche da poter investire per un migliore sistema di trasporto. La città è invasa da automobili e taxi &#8211; non propriamente eco-friendly &#8211; che si danno vita ad interminabili incolonnamenti. L&#8217;aria è sempre più irrespirabile, a un livello tale che è possibile accorgersene appena scesi dall&#8217;aereo.
Appurato il fatto che una soluzione a tale problema non fosse percorribile per vie governative &#8211; principalmente a causa della mancanza di fondi &#8211; la situazione appariva senza vie di uscita. Fortunatamente qualche tempo fa un ragazzo, intasato nel traffico di una delle strade principali del centro (26th July, mentre si recava in Lebanon Square) ha realizzato quanto fosse ridicolo essere bloccati in una coda nella quale ogni macchina portava solo un passeggero: se ognuna delle macchine avesse portato quattro persone il traffico sarebbe stato ridotto di un quarto. La domanda è stata quindi come poter economicizzare tempo e danaro diminuendo il traffico e facendo allo stesso tempo qualcosa di positivo per l&#8217;ambiente.
Sebbene l&#8217;idea fosse geniale a livello teorico, non sembrava altrettanto semplice metterla in pratica: in un gruppo di amici la maggior parte vive e lavora in luoghi diversi, e condividere lo stesso veicolo non avrebbe che allungato i tempi e lo stress. Come risolvere il problema quindi? Sfruttando l&#8217;enorme numero di cittadini che si spostano in tutte le direzioni durante il giorno: la soluzione sarebbe stata quindi trovare un modo per mettere queste persone in contatto.
Soluzione arrivata con il sito Egypt Carpoolers (www.egyptcarpoolers.com)
Durante la fase iniziale del progetto, questo gruppo di amici si è imbattuto con sorpresa in moltissimi altri siti che, in diverse parti del mondo, pubblicizzavano la stessa idea. In Egitto l&#8217;iniziativa non era ancora arrivata e, spinti dal&#8217;entusiasmo generale, i nostri hanno deciso di passare all&#8217;azione. Tra i principali ostacoli il fatto che in Egitto solo il 12% della popolazione, per ovvie ragioni socio-economiche, ha la possibilità di accedere ad internet. A ciò si aggiunge poi il fattore culturale: l&#8217;Egitto conservatore, che non considera socialmente accettabile il fatto che due individui di sesso opposto si trovino da soli in un luogo non pubblico, avrebbe potuto essere d&#8217;ostacolo al lancio dell&#8217;iniziativa. A questo scopo, per evitare il fatto che qualcuno abusi del sito per motivi diversi dagli scopi che il progetto stesso si propone, sono stati posti controlli e restrizioni, quali l&#8217;obbligatorietà di registrarsi ed di essere maggiorenni.
La diffusione ed il successo riscontrato da questo genere di iniziative in diversi Paesi del mondo è indice di un disagio di molti cittadini di fronte allo spreco generalizzato di tempo e di danaro (e delle sue conseguenze deleterie in campo ecologico), un disagio che fortunatamente in sempre più casi non si limita alle critiche alle autorità (a cui è senz&#8217;altro imputabile buona parte delle colpe) ma viene affrontato con impegno e buona volontà.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4271" title="carpooler" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/10/carpoolers-300x300.jpg" alt="carpooler" width="300" height="300" />Nel 2009 la città de Il Cairo ha ottenuto uno spiacevole primato, spodestando Mexico City come città più inquinata del pianeta. Oltre il problema dei rifiuti &#8211; che fortunatamente viene combattuto con sempre maggiore impegno da gruppi di giovani volontari &#8211; particolarmente allarmante è la qualità dell&#8217;aria. Data la povertà del Paese, non sono molte le risorse economiche da poter investire per un migliore sistema di trasporto. La città è invasa da automobili e taxi &#8211; non propriamente eco-friendly &#8211; che si danno vita ad interminabili incolonnamenti. L&#8217;aria è sempre più irrespirabile, a un livello tale che è possibile accorgersene appena scesi dall&#8217;aereo.</p>
<p>Appurato il fatto che una soluzione a tale problema non fosse percorribile per vie governative &#8211; principalmente a causa della mancanza di fondi &#8211; la situazione appariva senza vie di uscita. Fortunatamente qualche tempo fa un ragazzo, intasato nel traffico di una delle strade principali del centro (26th July, mentre si recava in Lebanon Square) ha realizzato quanto fosse ridicolo essere bloccati in una coda nella quale ogni macchina portava solo un passeggero: se ognuna delle macchine avesse portato quattro persone il traffico sarebbe stato ridotto di un quarto. La domanda è stata quindi come poter economicizzare tempo e danaro diminuendo il traffico e facendo allo stesso tempo qualcosa di positivo per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Sebbene l&#8217;idea fosse geniale a livello teorico, non sembrava altrettanto semplice metterla in pratica: in un gruppo di amici la maggior parte vive e lavora in luoghi diversi, e condividere lo stesso veicolo non avrebbe che allungato i tempi e lo stress. Come risolvere il problema quindi? Sfruttando l&#8217;enorme numero di cittadini che si spostano in tutte le direzioni durante il giorno: la soluzione sarebbe stata quindi trovare un modo per mettere queste persone in contatto.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-4274" title="Carpoolers" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/10/hwahab-car-2-213x300.jpg" alt="Carpoolers" width="213" height="300" />Soluzione arrivata con il sito Egypt Carpoolers (<a href="http://www.egyptcarpoolers.com/" target="_blank">www.egyptcarpoolers.com</a>)</p>
<p>Durante la fase iniziale del progetto, questo gruppo di amici si è imbattuto con sorpresa in moltissimi altri siti che, in diverse parti del mondo, pubblicizzavano la stessa idea. In Egitto l&#8217;iniziativa non era ancora arrivata e, spinti dal&#8217;entusiasmo generale, i nostri hanno deciso di passare all&#8217;azione. Tra i principali ostacoli il fatto che in Egitto solo il 12% della popolazione, per ovvie ragioni socio-economiche, ha la possibilità di accedere ad internet. A ciò si aggiunge poi il fattore culturale: l&#8217;Egitto conservatore, che non considera socialmente accettabile il fatto che due individui di sesso opposto si trovino da soli in un luogo non pubblico, avrebbe potuto essere d&#8217;ostacolo al lancio dell&#8217;iniziativa. A questo scopo, per evitare il fatto che qualcuno abusi del sito per motivi diversi dagli scopi che il progetto stesso si propone, sono stati posti controlli e restrizioni, quali l&#8217;obbligatorietà di registrarsi ed di essere maggiorenni.</p>
<p>La diffusione ed il successo riscontrato da questo genere di iniziative in diversi Paesi del mondo è indice di un disagio di molti cittadini di fronte allo spreco generalizzato di tempo e di danaro (e delle sue conseguenze deleterie in campo ecologico), un disagio che fortunatamente in sempre più casi non si limita alle critiche alle autorità (a cui è senz&#8217;altro imputabile buona parte delle colpe) ma viene affrontato con impegno e buona volontà.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/11/25/clean-up-giza/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Clean Up Giza!'>Clean Up Giza!</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;altra faccia di Sharm</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2009/03/07/laltra-faccia-di-sharm/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2009/03/07/laltra-faccia-di-sharm/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 23:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Posenato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Russi, Giapponesi, Inglesi&#8230; Soprattutto Italiani. È qui, nella calda terra di Cleopatra che la tradizione mistica araba si fonde con la socievolezza della nostra gente. Ed è qui che le due culture si abbracciano.
Sharm el Sheikh, un decennio fa sconosciuta ai più, oggi meta prediletta delle vacanze italiane, torna a far parlare di sé e diventa tendenza. Con i suoi 22 km di costa edificata, i Casinò e una barriera corallina unica nel suo genere, questo paradiso terrestre offre emozioni indimenticabili. Chi l&#8217;ha visitato lo sa bene.
Una lunga strada dritta che, come la Route 66, collega distanze immense. Uno spartiacque infinito che separa rocce desertiche e acque profonde&#8230; Minareti, minareti ovunque, che si innalzano come mani divine al cielo. Un cielo esteso, color dell&#8217;indaco. E miriadi di luci colorate, costernate da meraviglie artificiali&#8230; Tutto questo sotto un&#8217;unica costellazione: quella del Sinai.
A poco più di tre anni dalle esplosioni che colpirono il Paese, creando scompiglio al Mercato Vecchio e distruggendo parte del Ghazala Gardens durante la ricorrenza del Giorno della Rivoluzione, gli Italiani sembrano aver dimenticato in fretta il sangue versato “in nome di Allah” e ora tornano a riempire le spiagge e le strade dei piccoli borghi turistici con il loro inconfondibile cicaleccio e il gesticolare confuso.
Chi per una cena o per una serata nei locali alla moda della città, chi per un po&#8217; di shopping o anche solo per una romantica passeggiata, chiunque soggiorni a Sharm non può evitare di passare per il centro animato di Naama Bay, punto d&#8217;incontro per animali notturni, per serate spensierate e goliardiche.
Il turista sorride, scambia qualche battuta con i proprietari dei piccoli bazaar che si incontrano per la via principale; scherza e contratta con loro. Le barriere xenofobe qui non sembrano esistere: tutto viene vissuto in un&#8217;atmosfera di calma apparente.
Ma questi posti, per quanto affollati e nel loro piccolo affascinanti, sanno più di Miami che del Cairo. Più di America e meno d&#8217;Egitto.
Sharm el Sheikh, in realtà, è molto, molto di più. E&#8217; povertà e conturbamento, desolazione e vita insieme. Ma questo è dato a sapere solo al viaggiatore curioso, che ha sete di conoscenza e muore dalla voglia di scoprire cosa si cela dietro l&#8217;angolo dell&#8217;Old Souq.
L&#8217;aria calda, a tratti maleodorante, che si respira nella parte vecchia del borgo richiama la parte più autentica e vivida della città, quella che ha veramente senso di essere contemplata. Il fascino dei vicoletti desolati del centro, con le palazzine decadenti dall&#8217;architettura post-coloniale e qualche gatto qua e là, dall&#8217;aspetto malato, non possono non far trasparire l&#8217;atmosfera a tratti malfamata che si respira nella Vecchia Sharm.
“Salam aleikom, sadiki&#8230;” esordisce il venditore ambulante, che trasporta il pane locale, la pitta, su di un carretto un po&#8217; vecchio e sgangherato, vendendolo per poche lire in piccoli sacchetti, sul ciglio della strada.
E poi, attimi di grande confusione&#8230; Da una parte, tassisti improvvisati che lanciano la loro offerta migliore e invitano il turista, con fare quasi invadente, a salire sulla loro autovettura; dall&#8217;altra, beduini diffidenti che, riuniti a piccoli gruppi, guardano da lontano, quasi con aria di sufficienza, lo “straniero” che passa, come lo stessero studiando nel dettaglio. Perché il turista è l&#8217;incarnazione del sacro e del profano allo stesso tempo.
I negozietti di souvenir, i venditori di spezie, l&#8217;odore del narghilè che si mischia alla polvere del deserto&#8230; sono tutti segnali che a Sharm si vive con poco. Ma si vive.
Per poterla apprezzare è necessario sospendere il giudizio critico e cogliere la magia di questo posto nel suo insieme. Perché i dettagli non contano. L&#8217;importante è esserci e immedesimarsi nel sogno. Prima che esso svanisca.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2222" title="laltra-faccia-di-sharm-1" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/03/laltra-faccia-di-sharm-1_html_m1f69494f-300x225.jpg" alt="laltra-faccia-di-sharm-1" width="300" height="225" />Russi, Giapponesi, Inglesi&#8230; Soprattutto Italiani. È qui, nella calda terra di Cleopatra che la tradizione mistica araba si fonde con la socievolezza della nostra gente. Ed è qui che le due culture si abbracciano.</p>
<p>Sharm el Sheikh, un decennio fa sconosciuta ai più, oggi meta prediletta delle vacanze italiane, torna a far parlare di sé e diventa tendenza. Con i suoi 22 km di costa edificata, i Casinò e una barriera corallina unica nel suo genere, questo paradiso terrestre offre emozioni indimenticabili. Chi l&#8217;ha visitato lo sa bene.<br />
Una lunga strada dritta che, come la Route 66, collega distanze immense. Uno spartiacque infinito che separa rocce desertiche e acque profonde&#8230; Minareti, minareti ovunque, che si innalzano come mani divine al cielo. Un cielo esteso, color dell&#8217;indaco. E miriadi di luci colorate, costernate da meraviglie artificiali&#8230; Tutto questo sotto un&#8217;unica costellazione: quella del Sinai.</p>
<p>A poco più di tre anni dalle esplosioni che colpirono il Paese, creando scompiglio al Mercato Vecchio e distruggendo parte del Ghazala Gardens durante la ricorrenza del Giorno della Rivoluzione, gli Italiani sembrano aver dimenticato in fretta il sangue versato “in nome di Allah” e ora tornano a riempire le spiagge e le strade dei piccoli borghi turistici con il loro inconfondibile cicaleccio e il gesticolare confuso.<br />
Chi per una cena o per una serata nei locali alla moda della città, chi per un po&#8217; di shopping o anche solo per una romantica passeggiata, chiunque soggiorni a Sharm non può evitare di passare per il centro animato di Naama Bay, punto d&#8217;incontro per animali notturni, per serate spensierate e goliardiche.</p>
<p>Il turista sorride, scambia qualche battuta con i proprietari dei piccoli bazaar che si incontrano per la via principale; scherza e contratta con loro. Le barriere xenofobe qui non sembrano esistere: tutto viene vissuto in un&#8217;atmosfera di calma apparente.<br />
Ma questi posti, per quanto affollati e nel loro piccolo affascinanti, sanno più di Miami che del Cairo. Più di America e meno d&#8217;Egitto.<br />
Sharm el Sheikh, in realtà, è molto, molto di più. E&#8217; povertà e conturbamento, desolazione e vita insieme. Ma questo è dato a sapere solo al viaggiatore curioso, che ha sete di conoscenza e muore dalla voglia di scoprire cosa si cela dietro l&#8217;angolo dell&#8217;Old Souq.<br />
L&#8217;aria calda, a tratti maleodorante, che si respira nella parte vecchia del borgo richiama la parte più autentica e vivida della città, quella che ha veramente senso di essere contemplata. Il fascino dei vicoletti desolati del centro, con le palazzine decadenti dall&#8217;architettura post-coloniale e qualche gatto qua e là, dall&#8217;aspetto malato, non possono non far trasparire l&#8217;atmosfera a tratti malfamata che si respira nella Vecchia Sharm.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2223" title="laltra-faccia-di-sharm-2" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/03/laltra-faccia-di-sharm-1_html_7bc33acd-300x225.jpg" alt="laltra-faccia-di-sharm-2" width="300" height="225" />“Salam aleikom, sadiki&#8230;” esordisce il venditore ambulante, che trasporta il pane locale, la pitta, su di un carretto un po&#8217; vecchio e sgangherato, vendendolo per poche lire in piccoli sacchetti, sul ciglio della strada.<br />
E poi, attimi di grande confusione&#8230; Da una parte, tassisti improvvisati che lanciano la loro offerta migliore e invitano il turista, con fare quasi invadente, a salire sulla loro autovettura; dall&#8217;altra, beduini diffidenti che, riuniti a piccoli gruppi, guardano da lontano, quasi con aria di sufficienza, lo “straniero” che passa, come lo stessero studiando nel dettaglio. Perché il turista è l&#8217;incarnazione del sacro e del profano allo stesso tempo.<br />
I negozietti di souvenir, i venditori di spezie, l&#8217;odore del narghilè che si mischia alla polvere del deserto&#8230; sono tutti segnali che a Sharm si vive con poco. Ma si vive.<br />
Per poterla apprezzare è necessario sospendere il giudizio critico e cogliere la magia di questo posto nel suo insieme. Perché i dettagli non contano. L&#8217;importante è esserci e immedesimarsi nel sogno. Prima che esso svanisca.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 23:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rocco Polin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 20 Gennaio i rappresentanti dei 22 paesi della Lega Araba si sono riuniti a Kuwait City per un summit che, nonostante dovesse occupasi essenzialmente di economia, ha finito inevitabilmente per vertere sulla guerra di Gaza e sui rapporti con Israele.
Il mondo arabo è diviso in due campi. Da una parte i “moderati” guidati da Arabia Saudita ed Egitto e dall’altra i “radicali” guidati dalla Siria con l’appoggio esterno dell’Iran (che non essendo un paese arabo non fa parte della Lega). Mentre Siria e Iran sostengono la linea dura contro Israele ed appoggiano Hamas in Palestina ed Hezbollah in Libano, i paesi del cosiddetto asse moderato sono maggiormente favorevoli al compromesso con Tel Aviv e profondamente ostili tanto ad Hamas quanto ad Hezbollah.
La divisione dei paesi arabi è stata drammaticamente evidente durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il fronte radicale ha convocato un meeting d’urgenza a Doha (capitale del Qatar) che è però stato boicottato da Egitto ed Arabia Saudita e non ha raggiunto il quorum di 2/3 dei paesi partecipanti. Il meeting di Doha, nel quale i palestinesi erano rappresentati da Hamas, Jihad Islamica e Fronte Popolare ma non dall’ANP, si è chiuso con l’appello ai paesi arabi affinché ritirassero la cosiddetta Iniziativa Araba di Pace. La proposta araba, approvata dalla Lega nel 2002 su iniziativa saudita, prevedeva il completo riconoscimento di Israele da parte di tutti gli stati arabi in cambio del ritiro sui confini del 67, la nascita di uno stato palestinese con Gerlusalemme Est capitale e di una giusta soluzione al problema dei rifugiati palestinesi.
Il successivo summit in Kuwait (questa volta ufficiale) non è invece stato in grado di approvare nessuna risoluzione. Dopo la chiusura del meeting il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, si è affrettato a precisare che, data l’irrilevanza legale delle risoluzioni di Doha, l’Iniziativa Araba è ancora sul tavolo.
Va però segnalato che ai margini del meeting c’è stato un tentativo saudita di riconciliazione tra i due campi che rimette la palla in campo siriano. Nonostante i siriani sperassero di uscire rafforzati dalla guerra di Gaza in seguito ad una vittoria di Hamas simile a quella di Hezbollah in Libano e alle difficoltà egiziane di fronte al disastro umanitario nella striscia di Gaza, i veri vincitori sono stati alla fine proprio gli Egiziani, di nuovo al centro della diplomazia medio orientale.
La grande scommessa saudita è convincere la Siria a cambiare campo. La visita di Sarkozy a Damasco dello scorso Settembre così come i tentativi turchi di mediare un accordo tra Siria ed Israele vanno nella stessa direzione. L’Iran, privato dell’appoggio siriano, sarebbe troppo lontano per sostenere efficacemente Hamas ed Hezbollah e i governanti arabi, così come i cittadini israeliani, potrebbero finalmente dormire sonni più tranquilli.
Ancora una volta la strada per la pace in medio oriente passa da Damasco. Speriamo che la nuova amministrazione Obama si ricordi della vecchia massima di Henry Kissinger secondo la quale nel Medio Oriente non si può fare la guerra senza l’Egitto né la pace senza la Siria.


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Il massacro della flottiglia della pace
Ritorno da Damasco



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<li><a href='http://thetamarind.eu/2010/06/01/il-massacro-della-flottiglia-della-pace/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il massacro della flottiglia della pace'>Il massacro della flottiglia della pace</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/02/24/30/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ritorno da Damasco'>Ritorno da Damasco</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1900" title="polin" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/polin-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" />Il 20 Gennaio i rappresentanti dei 22 paesi della Lega Araba si sono riuniti a Kuwait City per un summit che, nonostante dovesse occupasi essenzialmente di economia, ha finito inevitabilmente per vertere sulla guerra di Gaza e sui rapporti con Israele.</p>
<p>Il mondo arabo è diviso in due campi. Da una parte i “moderati” guidati da Arabia Saudita ed Egitto e dall’altra i “radicali” guidati dalla Siria con l’appoggio esterno dell’Iran (che non essendo un paese arabo non fa parte della Lega). Mentre Siria e Iran sostengono la linea dura contro Israele ed appoggiano Hamas in Palestina ed Hezbollah in Libano, i paesi del cosiddetto asse moderato sono maggiormente favorevoli al compromesso con Tel Aviv e profondamente ostili tanto ad Hamas quanto ad Hezbollah.</p>
<p>La divisione dei paesi arabi è stata drammaticamente evidente durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il fronte radicale ha convocato un meeting d’urgenza a Doha (capitale del Qatar) che è però stato boicottato da Egitto ed Arabia Saudita e non ha raggiunto il quorum di 2/3 dei paesi partecipanti. Il meeting di Doha, nel quale i palestinesi erano rappresentati da Hamas, Jihad Islamica e Fronte Popolare ma non dall’ANP, si è chiuso con l’appello ai paesi arabi affinché ritirassero la cosiddetta Iniziativa Araba di Pace. La proposta araba, approvata dalla Lega nel 2002 su iniziativa saudita, prevedeva il completo riconoscimento di Israele da parte di tutti gli stati arabi in cambio del ritiro sui confini del 67, la nascita di uno stato palestinese con Gerlusalemme Est capitale e di una giusta soluzione al problema dei rifugiati palestinesi.</p>
<p>Il successivo summit in Kuwait (questa volta ufficiale) non è invece stato in grado di approvare nessuna risoluzione. Dopo la chiusura del meeting il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, si è affrettato a precisare che, data l’irrilevanza legale delle risoluzioni di Doha, l’Iniziativa Araba è ancora sul tavolo.</p>
<p>Va però segnalato che ai margini del meeting c’è stato un tentativo saudita di riconciliazione tra i due campi che rimette la palla in campo siriano. Nonostante i siriani sperassero di uscire rafforzati dalla guerra di Gaza in seguito ad una vittoria di Hamas simile a quella di Hezbollah in Libano e alle difficoltà egiziane di fronte al disastro umanitario nella striscia di Gaza, i veri vincitori sono stati alla fine proprio gli Egiziani, di nuovo al centro della diplomazia medio orientale.</p>
<p>La grande scommessa saudita è convincere la Siria a cambiare campo. La visita di Sarkozy a Damasco dello scorso Settembre così come i tentativi turchi di mediare un accordo tra Siria ed Israele vanno nella stessa direzione. L’Iran, privato dell’appoggio siriano, sarebbe troppo lontano per sostenere efficacemente Hamas ed Hezbollah e i governanti arabi, così come i cittadini israeliani, potrebbero finalmente dormire sonni più tranquilli.</p>
<p>Ancora una volta la strada per la pace in medio oriente passa da Damasco. Speriamo che la nuova amministrazione Obama si ricordi della vecchia massima di Henry Kissinger secondo la quale nel Medio Oriente non si può fare la guerra senza l’Egitto né la pace senza la Siria.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://thetamarind.eu/2009/01/04/fermiamo-hamas-per-il-bene-di-tutti-e-per-il-rispetto-dei-diritti%c2%a0umani/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Fermiamo Hamas per il bene di tutti e per il rispetto dei Diritti Umani'>Fermiamo Hamas per il bene di tutti e per il rispetto dei Diritti Umani</a></li>
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