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	<title>The Tamarind &#187; Palestina</title>
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		<title>Il massacro della flottiglia della pace</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 09:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shady Hamadi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri 31 maggio nelle acque internazionali a largo di Israele una nave della  flottiglia di imbarcazioni cariche di aiuti e di pacifisti dirette a Gaza è stata attaccata dai corpi speciali israeliani. Ci sono stati 19 morti tra i pacifisti e qualche ferito lieve tra i soldati israeliani. Queste navi erano partite da vari paesi del mediterraneo cariche di speranza e aiuti per una popolazione, quella palestinese, ormai sotto assedio da parte degli israeliani da quando Hamas ha preso il potere a Gaza. Il governo israeliano, lasciando sbigottita letteralmente l’opinione pubblica mondiale e dimostrando di non dover rendere conto a nessuno delle loro azioni, ha deciso questa mattina di attaccare una delle imbarcazioni facente parte della &#8220;flottiglia della pace&#8221; battente bandiera turca. Sulla nave turca oltre agli attivisti erano presenti numerosi deputati turchi e da segnalare anche 4 italiani per  fortuna  rimasti illesi. Dopo questo attacco la Turchia in primis ha ritirato il suo ambasciatore da Tel Aviv  e ha chiesto una riunione immediata del consiglio di sicurezza Onu.
Quello che stupisce &#8211; non credo solo me &#8211; è la reazione dell’opinione pubblica internazionale. Incredibili sono state in particolare le reazioni del mondo occidentale. Prima fra tutte è stata quella del presidente USA Obama che ha chiesto semplicemente di &#8220;fare chiarezza&#8221; sull’accaduto. La Lega Araba ha convocato una riunione urgente ad hoc  definendo l’azione di oggi &#8220;un atto di pirateria&#8221;, mentre la Turchia ha definito l’attacco israeliano un &#8220;terrorismo di stato&#8221;. Ora quello che tutti si chiedono, io in primis, è se l’accaduto di oggi verrà come al solito affossato e finirà nel dimenticatoio come una delle tante azioni della politica estera israeliana a cui non ci possono essere reazioni, o se finalmente la comunità internazionale saprà trovare la forza in questo &#8220;disastro&#8221; per imporsi su una politica israeliana sempre più individualista. Un fatto che conforta il cuore è che in tutto il mondo ci sono state proteste spontanee in piazza, quella più vicina a noi è stata quella a piazza San Babila, ma quella più importante si è svolta a Gerusalemme, con la partecipazione di diversi Ebrei.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5426" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2010/06/Israeli_sea_corps_soldiers-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Ieri 31 maggio nelle acque internazionali a largo di Israele una nave della  flottiglia di imbarcazioni cariche di aiuti e di pacifisti dirette a Gaza è stata attaccata dai corpi speciali israeliani. Ci sono stati 19 morti tra i pacifisti e qualche ferito lieve tra i soldati israeliani. Queste navi erano partite da vari paesi del mediterraneo cariche di speranza e aiuti per una popolazione, quella palestinese, ormai sotto assedio da parte degli israeliani da quando Hamas ha preso il potere a Gaza. Il governo israeliano, lasciando sbigottita letteralmente l’opinione pubblica mondiale e dimostrando di non dover rendere conto a nessuno delle loro azioni, ha deciso questa mattina di attaccare una delle imbarcazioni facente parte della &#8220;flottiglia della pace&#8221; battente bandiera turca. Sulla nave turca oltre agli attivisti erano presenti numerosi deputati turchi e da segnalare anche 4 italiani per  fortuna  rimasti illesi. Dopo questo attacco la Turchia in primis ha ritirato il suo ambasciatore da Tel Aviv  e ha chiesto una riunione immediata del consiglio di sicurezza Onu.</p>
<p>Quello che stupisce &#8211; non credo solo me &#8211; è la reazione dell’opinione pubblica internazionale. Incredibili sono state in particolare le reazioni del mondo occidentale. Prima fra tutte è stata quella del presidente USA Obama che ha chiesto semplicemente di &#8220;fare chiarezza&#8221; sull’accaduto. La Lega Araba ha convocato una riunione urgente ad hoc  definendo l’azione di oggi &#8220;un atto di pirateria&#8221;, mentre la Turchia ha definito l’attacco israeliano un &#8220;terrorismo di stato&#8221;. Ora quello che tutti si chiedono, io in primis, è se l’accaduto di oggi verrà come al solito affossato e finirà nel dimenticatoio come una delle tante azioni della politica estera israeliana a cui non ci possono essere reazioni, o se finalmente la comunità internazionale saprà trovare la forza in questo &#8220;disastro&#8221; per imporsi su una politica israeliana sempre più individualista. Un fatto che conforta il cuore è che in tutto il mondo ci sono state proteste spontanee in piazza, quella più vicina a noi è stata quella a piazza San Babila, ma quella più importante si è svolta a Gerusalemme, con la partecipazione di diversi Ebrei.</p>


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		<title>Closed (Mental) Zone</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 04:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[cartoni animati]]></category>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[Yoni Goodman, autore del lungometraggio &#8220;Valzer con Bashir&#8221;, in questi giorni al cinema, è stato incaricato dall&#8217;ong israeliana Gisha di produrre un breve cartone animato dedicato alla vita degli abitanti di Gaza.

L&#8217;autore dichiara di aver voluto realizzare un video imparziale, al fine di descrivere la realtà quotidiana degli abitanti di Gaza, senza esprimere alcun giudizio. Dalle immagini emerge tuttavia implicitamente una dura condanna a Israele, le cui politiche nei confronti dei Palestinesi sono d&#8217;altra parte criticate senza troppi giri di parole nel sito di Gisha.
Come era facile immaginarsi, il video ha fornito un&#8217;ulteriore occasione per gettare benzina su uno dei dibattiti più infuocati del già poco pacifico mondo delle relazioni internazionali.
Mentre una parte dei media (tra i quali ovviamente diversi media arabi) ha utilizzato il video per ricordare le sofferenze dei Palestinesi, coloro che sostengono le decisioni del governo israeliano hanno espresso dure critiche all&#8217;autore e alla ONG promotrice, accusandola di aver deliberatamente ignorato la situazione israeliana, parimenti dolorosa. Yariv Ben-Eliezer, nipote di Ben Gurion e noto esperto di media, ha affermato che &#8220;Questo film potrebbe ricevere un premio da Ahmadinejad&#8221;. Ipotesi probabilmente non del tutto irrealistica.
Mi sembra che questo cartoon faccia parte di tutte quelle misure propagandistiche che, da una parte e dall&#8217;altra del muro, mirano a suscitare sentimenti di pena e apprensione per le sofferenze di una delle due parti. Ovviamente da parte filo-palestinese questo tipo di propaganda, in molti casi diretta alle popolazioni musulmane, va spesso molto meno per il sottile, riuscendo tuttavia a ottenere risultati inferiori dal punto di vista pratico rispetto alle pressioni silenziose ma ben mirate dei sostenitori del governo israeliano.
A mio avviso questo cartone, per quanto molto poetico, non fa altro che ripetere per la millesima volta il grave errore di voler paragonare (seppur in maniera implicita) le sofferenze delle due parti. Chi ha lo strumento per fare questa misurazione? Una mamma che perde il proprio figlio, che magari nulla aveva a che fare con eserciti o milizie, soffre di più a seconda che sia israeliana o palestinese? No, niente da fare: sembra proprio che prima di risolvere la questione l&#8217;altro debba ammettere: &#8220;eh sì, in effetti avete sofferto di più voi!&#8221;. Senza contare il fatto che ogni tentativo di agire sull&#8217;emotività, come questo video riesce a fare in maniera molto efficace, rappresenta una dura sfida per chi cerca di costruire una soluzione razionale ed equa per entrambe le parti.
Sembra di assistere a un furioso ed ostinato litigio tra due cuginetti. Se fossero per davvero bambini, le madri potrebbero farli calmare e imporgli di fare la pace. Peccato che queste mamme, che poi sono le rispettive autorità politiche, siano litigiose almeno quanto i figli, e la nonna (le Nazioni Unite) sembri troppo stanca per farle ragionare.
In tutto questo litigare ci sono però degli altri bambini che provano a separare i contendenti, cercandoli di farli ragionare. Questi bambini, o per meglio dire le tante ong ed associazioni religiose e no che rischiano così tanto per la pace in Medio Oriente, sono troppo piccoli per riuscire nel loro generoso intento. Non sarebbe bello andare a dargli una mano laggiù, o almeno fargli sentire il nostro appoggio?


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Yoni Goodman, autore del lungometraggio &#8220;Valzer con Bashir&#8221;, in questi giorni al cinema, è stato incaricato dall&#8217;ong israeliana Gisha di produrre un breve cartone animato dedicato alla vita degli abitanti di Gaza.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="480" height="295" data="http://www.youtube.com/v/Hzqw7oBZT8k&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Hzqw7oBZT8k&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>L&#8217;autore dichiara di aver voluto realizzare un video imparziale, al fine di descrivere la realtà quotidiana degli abitanti di Gaza, senza esprimere alcun giudizio. Dalle immagini emerge tuttavia implicitamente una dura condanna a Israele, le cui politiche nei confronti dei Palestinesi sono d&#8217;altra parte criticate senza troppi giri di parole nel <a href="http://www.gisha.org/">sito di Gisha</a>.</p>
<p>Come era facile immaginarsi, il video ha fornito un&#8217;ulteriore occasione per gettare benzina su uno dei dibattiti più infuocati del già poco pacifico mondo delle relazioni internazionali.</p>
<p>Mentre una parte dei media (tra i quali ovviamente diversi media arabi) ha utilizzato il video per ricordare le sofferenze dei Palestinesi, coloro che sostengono le decisioni del governo israeliano hanno espresso dure critiche all&#8217;autore e alla ONG promotrice, accusandola di aver deliberatamente ignorato la situazione israeliana, parimenti dolorosa. Yariv Ben-Eliezer, nipote di Ben Gurion e noto esperto di media, ha affermato che &#8220;Questo film potrebbe ricevere un premio da Ahmadinejad&#8221;. Ipotesi probabilmente non del tutto irrealistica.</p>
<p>Mi sembra che questo cartoon faccia parte di tutte quelle misure propagandistiche che, da una parte e dall&#8217;altra del muro, mirano a suscitare sentimenti di pena e apprensione per le sofferenze di una delle due parti. Ovviamente da parte filo-palestinese questo tipo di propaganda, in molti casi diretta alle popolazioni musulmane, va spesso molto meno per il sottile, riuscendo tuttavia a ottenere risultati inferiori dal punto di vista pratico rispetto alle pressioni silenziose ma ben mirate dei sostenitori del governo israeliano.</p>
<p>A mio avviso questo cartone, per quanto molto poetico, non fa altro che ripetere per la millesima volta il grave errore di voler paragonare (seppur in maniera implicita) le sofferenze delle due parti. Chi ha lo strumento per fare questa misurazione? Una mamma che perde il proprio figlio, che magari nulla aveva a che fare con eserciti o milizie, soffre di più a seconda che sia israeliana o palestinese? No, niente da fare: sembra proprio che prima di risolvere la questione l&#8217;altro debba ammettere: &#8220;eh sì, in effetti avete sofferto di più voi!&#8221;. Senza contare il fatto che ogni tentativo di agire sull&#8217;emotività, come questo video riesce a fare in maniera molto efficace, rappresenta una dura sfida per chi cerca di costruire una soluzione razionale ed equa per entrambe le parti.</p>
<p>Sembra di assistere a un furioso ed ostinato litigio tra due cuginetti. Se fossero per davvero bambini, le madri potrebbero farli calmare e imporgli di fare la pace. Peccato che queste mamme, che poi sono le rispettive autorità politiche, siano litigiose almeno quanto i figli, e la nonna (le Nazioni Unite) sembri troppo stanca per farle ragionare.</p>
<p>In tutto questo litigare ci sono però degli altri bambini che provano a separare i contendenti, cercandoli di farli ragionare. Questi bambini, o per meglio dire le tante ong ed associazioni religiose e no che rischiano così tanto per la pace in Medio Oriente, sono troppo piccoli per riuscire nel loro generoso intento. Non sarebbe bello andare a dargli una mano laggiù, o almeno fargli sentire il nostro appoggio?</p>


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		<title>Le divisioni arabe e il ruolo siriano. È Damasco sulla via della conversione?</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2009/01/29/le-divisioni-arabe-e-il-ruolo-siriano-e-damasco-sulla-via-della-conversione/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 23:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rocco Polin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 Gennaio i rappresentanti dei 22 paesi della Lega Araba si sono riuniti a Kuwait City per un summit che, nonostante dovesse occupasi essenzialmente di economia, ha finito inevitabilmente per vertere sulla guerra di Gaza e sui rapporti con Israele.
Il mondo arabo è diviso in due campi. Da una parte i “moderati” guidati da Arabia Saudita ed Egitto e dall’altra i “radicali” guidati dalla Siria con l’appoggio esterno dell’Iran (che non essendo un paese arabo non fa parte della Lega). Mentre Siria e Iran sostengono la linea dura contro Israele ed appoggiano Hamas in Palestina ed Hezbollah in Libano, i paesi del cosiddetto asse moderato sono maggiormente favorevoli al compromesso con Tel Aviv e profondamente ostili tanto ad Hamas quanto ad Hezbollah.
La divisione dei paesi arabi è stata drammaticamente evidente durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il fronte radicale ha convocato un meeting d’urgenza a Doha (capitale del Qatar) che è però stato boicottato da Egitto ed Arabia Saudita e non ha raggiunto il quorum di 2/3 dei paesi partecipanti. Il meeting di Doha, nel quale i palestinesi erano rappresentati da Hamas, Jihad Islamica e Fronte Popolare ma non dall’ANP, si è chiuso con l’appello ai paesi arabi affinché ritirassero la cosiddetta Iniziativa Araba di Pace. La proposta araba, approvata dalla Lega nel 2002 su iniziativa saudita, prevedeva il completo riconoscimento di Israele da parte di tutti gli stati arabi in cambio del ritiro sui confini del 67, la nascita di uno stato palestinese con Gerlusalemme Est capitale e di una giusta soluzione al problema dei rifugiati palestinesi.
Il successivo summit in Kuwait (questa volta ufficiale) non è invece stato in grado di approvare nessuna risoluzione. Dopo la chiusura del meeting il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, si è affrettato a precisare che, data l’irrilevanza legale delle risoluzioni di Doha, l’Iniziativa Araba è ancora sul tavolo.
Va però segnalato che ai margini del meeting c’è stato un tentativo saudita di riconciliazione tra i due campi che rimette la palla in campo siriano. Nonostante i siriani sperassero di uscire rafforzati dalla guerra di Gaza in seguito ad una vittoria di Hamas simile a quella di Hezbollah in Libano e alle difficoltà egiziane di fronte al disastro umanitario nella striscia di Gaza, i veri vincitori sono stati alla fine proprio gli Egiziani, di nuovo al centro della diplomazia medio orientale.
La grande scommessa saudita è convincere la Siria a cambiare campo. La visita di Sarkozy a Damasco dello scorso Settembre così come i tentativi turchi di mediare un accordo tra Siria ed Israele vanno nella stessa direzione. L’Iran, privato dell’appoggio siriano, sarebbe troppo lontano per sostenere efficacemente Hamas ed Hezbollah e i governanti arabi, così come i cittadini israeliani, potrebbero finalmente dormire sonni più tranquilli.
Ancora una volta la strada per la pace in medio oriente passa da Damasco. Speriamo che la nuova amministrazione Obama si ricordi della vecchia massima di Henry Kissinger secondo la quale nel Medio Oriente non si può fare la guerra senza l’Egitto né la pace senza la Siria.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1900" title="polin" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/polin-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" />Il 20 Gennaio i rappresentanti dei 22 paesi della Lega Araba si sono riuniti a Kuwait City per un summit che, nonostante dovesse occupasi essenzialmente di economia, ha finito inevitabilmente per vertere sulla guerra di Gaza e sui rapporti con Israele.</p>
<p>Il mondo arabo è diviso in due campi. Da una parte i “moderati” guidati da Arabia Saudita ed Egitto e dall’altra i “radicali” guidati dalla Siria con l’appoggio esterno dell’Iran (che non essendo un paese arabo non fa parte della Lega). Mentre Siria e Iran sostengono la linea dura contro Israele ed appoggiano Hamas in Palestina ed Hezbollah in Libano, i paesi del cosiddetto asse moderato sono maggiormente favorevoli al compromesso con Tel Aviv e profondamente ostili tanto ad Hamas quanto ad Hezbollah.</p>
<p>La divisione dei paesi arabi è stata drammaticamente evidente durante l’offensiva israeliana a Gaza. Il fronte radicale ha convocato un meeting d’urgenza a Doha (capitale del Qatar) che è però stato boicottato da Egitto ed Arabia Saudita e non ha raggiunto il quorum di 2/3 dei paesi partecipanti. Il meeting di Doha, nel quale i palestinesi erano rappresentati da Hamas, Jihad Islamica e Fronte Popolare ma non dall’ANP, si è chiuso con l’appello ai paesi arabi affinché ritirassero la cosiddetta Iniziativa Araba di Pace. La proposta araba, approvata dalla Lega nel 2002 su iniziativa saudita, prevedeva il completo riconoscimento di Israele da parte di tutti gli stati arabi in cambio del ritiro sui confini del 67, la nascita di uno stato palestinese con Gerlusalemme Est capitale e di una giusta soluzione al problema dei rifugiati palestinesi.</p>
<p>Il successivo summit in Kuwait (questa volta ufficiale) non è invece stato in grado di approvare nessuna risoluzione. Dopo la chiusura del meeting il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, si è affrettato a precisare che, data l’irrilevanza legale delle risoluzioni di Doha, l’Iniziativa Araba è ancora sul tavolo.</p>
<p>Va però segnalato che ai margini del meeting c’è stato un tentativo saudita di riconciliazione tra i due campi che rimette la palla in campo siriano. Nonostante i siriani sperassero di uscire rafforzati dalla guerra di Gaza in seguito ad una vittoria di Hamas simile a quella di Hezbollah in Libano e alle difficoltà egiziane di fronte al disastro umanitario nella striscia di Gaza, i veri vincitori sono stati alla fine proprio gli Egiziani, di nuovo al centro della diplomazia medio orientale.</p>
<p>La grande scommessa saudita è convincere la Siria a cambiare campo. La visita di Sarkozy a Damasco dello scorso Settembre così come i tentativi turchi di mediare un accordo tra Siria ed Israele vanno nella stessa direzione. L’Iran, privato dell’appoggio siriano, sarebbe troppo lontano per sostenere efficacemente Hamas ed Hezbollah e i governanti arabi, così come i cittadini israeliani, potrebbero finalmente dormire sonni più tranquilli.</p>
<p>Ancora una volta la strada per la pace in medio oriente passa da Damasco. Speriamo che la nuova amministrazione Obama si ricordi della vecchia massima di Henry Kissinger secondo la quale nel Medio Oriente non si può fare la guerra senza l’Egitto né la pace senza la Siria.</p>


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<li><a href='http://thetamarind.eu/2010/06/01/il-massacro-della-flottiglia-della-pace/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il massacro della flottiglia della pace'>Il massacro della flottiglia della pace</a></li>
<li><a href='http://thetamarind.eu/2008/02/24/30/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Ritorno da Damasco'>Ritorno da Damasco</a></li>
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		<title>L’ostacolo della passione</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2009/01/21/l%e2%80%99ostacolo-della-passione/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2009/01/21/l%e2%80%99ostacolo-della-passione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 23:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erik Burckhardt</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Annozero]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Incuriosito dalla furia politica e mediatica scatenata dall’ultima puntata di Annozero – “La guerra dei bambini” – da Parigi ho deciso di sfruttare gli ultimi prodotti dell’inarrestabile progresso tecnologico (www.annozero.rai.it) per potere vedere e giudicare in prima persona l’opera del criticato conduttore Michele Santoro.
Il tema – la raccapricciante operazione “Piombo fuso” – non era certo facile da gestire, né agevolmente analizzabile, così Santoro non è riuscito ad evitare l’abbandono della trasmissione da parte della collega Lucia Annunziata. L’indomani, le consuete critiche sul programma da parte del mondo politico si sono trasformate in un vero e proprio terremoto. La puntata è stata addirittura oggetto di discussione in occasione del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato il Presidente della Rai Claudio Petruccioli stigmatizzando l&#8217;accaduto e definendolo come «indecente». L’indignazione è scaturita principalmente dalla convinzione che il programma non avesse fornito un’analisi obiettiva sulle vicende mediorientali essendo impostata, al contrario, in chiave pro-palestinese.
Personalmente non credo nella malafede della redazione di Annozero, ancora meno in quella di Santoro. Non penso che il programma abbia intenzionalmente voluto ignorare le posizioni israeliane per esaltare quelle palestinesi, ma ho l’impressione che questo sia stato l’involontario risultato dell’impostazione troppo emotiva della trasmissione.
Vi è ragione di credere che, in occasione della sua ultima puntata, Annozero sia rimasto prigioniero di se stesso. Addestrato a dare voce a quelli a cui troppo spesso viene tolta ed abituato a tollerare il modo diretto, semplice ed emotivamente toccante di esprimersi, il programma non è stato in grado di capire che questa volta la posta in gioco non era il politicamente corretto, ma il moralmente accettabile.
Quando dei poco più che adolescenti si trasformano per l’occasione in severi opinionisti e quando si mandano in onda a catena servizi ed interviste psicologicamente devastanti, le infelici assimilazioni dell’operazione “Piombo fuso” alla Shoah e la patetica confusione riguardo alle questioni centrali della vicenda sono ovvie conseguenze; patologiche e tragiche conseguenze della volontà di concentrarsi su quello che “sente e prova la gente” e della ricorrente sfiducia in quello che fanno, dicono e pensano “i grandi politici ed intellettuali del pianeta”. E dal momento che l’impostazione del contenuto della trasmissione era dichiaratamente di tipo emotivo, non può neanche stupire che essa sia risultata faziosa: i palestinesi rappresentano la parte inevitabilmente soccombente della guerra in corso e basta ciò a rendere le loro storie ed esperienze emotivamente più toccanti di quelle israeliane.
Il punto è che nessuno può negare che il conflitto israelo-palestinese rappresenti una delle questioni più complesse delle relazioni internazionali odierne. La presa di coscienza di tale premessa dovrebbe condurre a provare una certa soggezione rispetto all’argomento, una soggezione tale da imporre una particolare cautela nell’affrontarlo ed un atteggiamento molto ragionato quando proprio viene il momento di farlo.
Da Ulpiano, Gaio e Cicerone a De Vitoria, Suarez e Grozio: la storia del pianeta è ricca di giuristi e filosofi che si sono impegnati nell’elaborazione di teorie che aiutino a rendere meno frequenti e meno terribili le guerre di questo mondo. Perché non esporle? I sempre più esasperati spettatori italiani si sarebbero confortati e consolati nell’apprendere che, seppur fragilissimo, un diritto internazionale pubblico esiste e che anche la più bestiale delle azioni umane, la guerra, per potersi dire umana deve sottostare ad una logica e ad una legge. Un’introduzione di questo tipo è indispensabile prima di cimentarsi nell’analisi di un conflitto, a maggior ragione quello israelo-palestinese che necessita pure di accurati prolegomeni di natura storica.
Giacché si è capito che essi rappresentano il nocciolo della questione, nel corso della trasmissione sono stati evocati principi come quello d’autodifesa e di proporzionalità, ma si è ingenuamente preteso di liquidarli in poche battute, col risultato di perdersi negli sconvolgenti numeri del calcolo.
Annozero aveva tutte le carte in regola per preparare un programma utile all’opinione pubblica. Gli ospiti della trasmissione erano autorevoli giornalisti, scrittori e tecnici i quali avrebbero senz’altro potuto cercare di farsi interpreti dei grandi pensatori che si sono attivati per la soluzione di problematiche come quelle che condannano il popolo palestinese ed israeliano.
Il motivo per cui la società civile palestinese e quella israeliana non riescono a trovare neanche l’ombra di una soluzione è probabilmente da ricercare nella costante pressione emotiva che la storia ha esercitato e continua ad esercitare su dei popoli sempre più agonizzanti nelle tenebre della loro realtà. Si può ritenere che chi ha la fortuna di trovarsi in uno studio televisivo a centinaia e centinaia di chilometri di distanza dalle bombe e dai missili non dovrebbe affliggersi cercando d’immedesimarsi nell’ombra delle sofferenze dei più disgraziati, ma – lontano dal pathos – dovrebbe invece sfruttare l’occasione per lottare con la ragione contro il terrore e l’ingiustizia.
L’amor proprio, la vendetta e la paura sono tutte passioni che ci avvicinano allo stato naturale e ci allontano dalla civiltà. Farcele vedere è talvolta indispensabile per darci la sensazione di disgusto che ci obbliga a combatterle, ma se poi non si reagisce in tempo, si corre davvero il rischio di apparire indecenti.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1784" title="tv" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/tv-300x199.jpg" alt="tv" width="300" height="199" />Incuriosito dalla furia politica e mediatica scatenata dall’ultima puntata di <em>Annozero</em> – “La guerra dei bambini” – da Parigi ho deciso di sfruttare gli ultimi prodotti dell’inarrestabile progresso tecnologico (<a href="http://www.annozero.rai.it/" target="_blank">www.annozero.rai.it</a>) per potere vedere e giudicare in prima persona l’opera del criticato conduttore Michele Santoro.</p>
<p>Il tema – la raccapricciante operazione “Piombo fuso” – non era certo facile da gestire, né agevolmente analizzabile, così Santoro non è riuscito ad evitare l’abbandono della trasmissione da parte della collega Lucia Annunziata. L’indomani, le consuete critiche sul programma da parte del mondo politico si sono trasformate in un vero e proprio terremoto. La puntata è stata addirittura oggetto di discussione in occasione del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato il Presidente della Rai Claudio Petruccioli stigmatizzando l&#8217;accaduto e definendolo come «indecente». L’indignazione è scaturita principalmente dalla convinzione che il programma non avesse fornito un’analisi obiettiva sulle vicende mediorientali essendo impostata, al contrario, in chiave pro-palestinese.</p>
<p>Personalmente non credo nella malafede della redazione di <em>Annozero</em>, ancora meno in quella di Santoro. Non penso che il programma abbia intenzionalmente voluto ignorare le posizioni israeliane per esaltare quelle palestinesi, ma ho l’impressione che questo sia stato l’involontario risultato dell’impostazione troppo emotiva della trasmissione.</p>
<p>Vi è ragione di credere che, in occasione della sua ultima puntata, <em>Annozero</em> sia rimasto prigioniero di se stesso. Addestrato a dare voce a quelli a cui troppo spesso viene tolta ed abituato a tollerare il modo diretto, semplice ed emotivamente toccante di esprimersi, il programma non è stato in grado di capire che questa volta la posta in gioco non era il politicamente corretto, ma il moralmente accettabile.</p>
<p>Quando dei poco più che adolescenti si trasformano per l’occasione in severi opinionisti e quando si mandano in onda a catena servizi ed interviste psicologicamente devastanti, le infelici assimilazioni dell’operazione “Piombo fuso” alla <em>Shoah</em> e la patetica confusione riguardo alle questioni centrali della vicenda sono ovvie conseguenze; patologiche e tragiche conseguenze della volontà di concentrarsi su quello che “sente e prova la gente” e della ricorrente sfiducia in quello che fanno, dicono e pensano “i grandi politici ed intellettuali del pianeta”. E dal momento che l’impostazione del contenuto della trasmissione era dichiaratamente di tipo emotivo, non può neanche stupire che essa sia risultata faziosa: i palestinesi rappresentano la parte inevitabilmente soccombente della guerra in corso e basta ciò a rendere le loro storie ed esperienze emotivamente più toccanti di quelle israeliane.</p>
<p>Il punto è che nessuno può negare che il conflitto israelo-palestinese rappresenti una delle questioni più complesse delle relazioni internazionali odierne. La presa di coscienza di tale premessa dovrebbe condurre a provare una certa soggezione rispetto all’argomento, una soggezione tale da imporre una particolare cautela nell’affrontarlo ed un atteggiamento molto ragionato quando proprio viene il momento di farlo.</p>
<p>Da Ulpiano, Gaio e Cicerone a De Vitoria, Suarez e Grozio: la storia del pianeta è ricca di giuristi e filosofi che si sono impegnati nell’elaborazione di teorie che aiutino a rendere meno frequenti e meno terribili le guerre di questo mondo. Perché non esporle? I sempre più esasperati spettatori italiani si sarebbero confortati e consolati nell’apprendere che, seppur fragilissimo, un diritto internazionale pubblico esiste e che anche la più bestiale delle azioni umane, la guerra, per potersi dire umana deve sottostare ad una logica e ad una legge. Un’introduzione di questo tipo è indispensabile prima di cimentarsi nell’analisi di un conflitto, a maggior ragione quello israelo-palestinese che necessita pure di accurati prolegomeni di natura storica.</p>
<p>Giacché si è capito che essi rappresentano il nocciolo della questione, nel corso della trasmissione sono stati evocati principi come quello d’autodifesa e di proporzionalità, ma si è ingenuamente preteso di liquidarli in poche battute, col risultato di perdersi negli sconvolgenti numeri del calcolo.</p>
<p><em>Annozero</em> aveva tutte le carte in regola per preparare un programma utile all’opinione pubblica. Gli ospiti della trasmissione erano autorevoli giornalisti, scrittori e tecnici i quali avrebbero senz’altro potuto cercare di farsi interpreti dei grandi pensatori che si sono attivati per la soluzione di problematiche come quelle che condannano il popolo palestinese ed israeliano.</p>
<p>Il motivo per cui la società civile palestinese e quella israeliana non riescono a trovare neanche l’ombra di una soluzione è probabilmente da ricercare nella costante pressione emotiva che la storia ha esercitato e continua ad esercitare su dei popoli sempre più agonizzanti nelle tenebre della loro realtà. Si può ritenere che chi ha la fortuna di trovarsi in uno studio televisivo a centinaia e centinaia di chilometri di distanza dalle bombe e dai missili non dovrebbe affliggersi cercando d’immedesimarsi nell’ombra delle sofferenze dei più disgraziati, ma – lontano dal <em>pathos</em> – dovrebbe invece sfruttare l’occasione per lottare con la ragione contro il terrore e l’ingiustizia.</p>
<p>L’amor proprio, la vendetta e la paura sono tutte passioni che ci avvicinano allo stato naturale e ci allontano dalla civiltà. Farcele vedere è talvolta indispensabile per darci la sensazione di disgusto che ci obbliga a combatterle, ma se poi non si reagisce in tempo, si corre davvero il rischio di apparire indecenti.</p>


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		<title>Sparare per ammazzare il tempo</title>
		<link>http://thetamarind.eu/2009/01/10/sparare-per-ammazzare-il-tempo/</link>
		<comments>http://thetamarind.eu/2009/01/10/sparare-per-ammazzare-il-tempo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 10:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rocco Polin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni di guerra a Gaza sono andato a rileggermi quanto scrivevo l’anno scorso da Gerusalemme. Un anno fa per fortuna non c’era la guerra ma la violenza continuava, da entrambe le parti.
Il post che avevo pubblicato sul mio blog si intitolava “sparare per ammazzare il tempo” e ricordo di essere stato abbastanza fiero di quel mio titolo (mi capita spesso). Ecco quello che scrivevo:
“quello che colpisce di più degli ultimi episodi di violenza tra israeliani e palestinesi è la loro completa inutilità. Sembra quasi che la guerra ormai serva solo a coprire la completa assenza di un progetto politico qualsiasi, di una qualsiasi visione di lungo o persino di breve termine. La guerra è diventata la prosecuzione dell’assenza di politica con altri mezzi¹”.
Credo che l’analisi di allora sia oggi ancora più vera e più tragica. Israele attacca la striscia di Gaza. Perché? Considerato che non ha intenzione di ri-occuparla e che eliminare Hamas non è uno scopo realistico direi che la motivazione fondamentale è che Israele non può tollerare che il proprio territorio sia continuamente oggetto di attacchi missilistici. Il governo di Israele (che per altro sta per affrontare elezioni molto difficili per entrambi i maggiori partiti della coalizione) doveva fare qualcosa. Stiamo assistendo una guerra fatta senza veri obbiettivi realistici ma decisa perché Israele non poteva continuare a tollerare attacchi, a volte mortali, sul proprio territorio senza reagire. Reazione comprensibile da parte di uno stato sovrano. Ma la politica dov’è? Qual è il progetto di lungo termine? In che modo questa guerra ci avvicina alla soluzione del problema?
Hamas spara razzi fatti in casa contro il territorio di Israele causando qualche vittima civile. Perché? Non crederanno davvero di poter sconfiggere Israele? Non crederanno davvero di contribuire alla liberazione della Palestina? Hamas, anche lei, spara per ammazzare il tempo. Qualcosa deve pur fare per giustificare la propria esistenza, per far finta di combattere per la causa palestinese.
Per tragico che possa sembrare tutte le morti di questi giorni (di questi anni) sono morti completamente inutili. Si uccide perché non si può far passare impuniti gli attacchi altrui, perché bisogna vendicarsi, perché in fondo in una guerra è la cosa ovvia da fare, perché non si sa cos’altro fare. Ma non ci si avvicina di un’oncia ne alla vittoria (di una parte come dell’altra) ne ad un compromesso possibile.
I leader palestinesi e israeliani sono di livello infimo, generalmente corrotti, quasi sempre incapaci, totalmente inadeguati alla situazione. La guerra aperta l’hanno provata e non ha funzionato, l’intifada neppure, i processi di pace tanto meno, i ritiri unilaterali non ne parliamo.. non sanno più che pesci pigliare. E nel frattempo continuano a combattersi.
Tocca forse alla comunità internazionale, alla nuova amministrazione Obama, aiutare le parti a trovare una strada che li avvicini alla soluzione e che offra un&#8217;alternativa a questo massacro inutile. Personalmente credo che ci voglia un colpo d’ali. Sono convinto che la formula di Oslo abbia problemi irrisolvibili, dal diritto al ritorno, a Gerusalemme, agli insediamenti. Credo si debba trovare una soluzione nuova e ambiziosa. Un’unione federale di Israele, Palestina e Regno di Giordania integrata nel mercato comunitario europeo o qualche altra follia di questo genere. Potrà apparire irrealistico (avrei bisogno di un altro articolo per argomentare la proposta) ma l’alternativa sono altri decenni di inutili discussioni sulle modifiche ai confini del 67 condite da una guerra continua e completamente inutile.
&#160;
Note:
1)  È una citazione da Jean Bourillard, L’Esprit du terrorisme. Se non l’avete letto ve lo consiglio.


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1675" title="soldato" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/853257_military_2.jpg" alt="soldato" width="300" height="224" />In questi giorni di guerra a Gaza sono andato a rileggermi quanto scrivevo l’anno scorso da Gerusalemme. Un anno fa per fortuna non c’era la guerra ma la violenza continuava, da entrambe le parti.</p>
<p>Il post che avevo pubblicato sul mio blog si intitolava “sparare per ammazzare il tempo” e ricordo di essere stato abbastanza fiero di quel mio titolo (mi capita spesso). Ecco quello che scrivevo:</p>
<p>“quello che colpisce di più degli ultimi episodi di violenza tra israeliani e palestinesi è la loro completa inutilità. Sembra quasi che la guerra ormai serva solo a coprire la completa assenza di un progetto politico qualsiasi, di una qualsiasi visione di lungo o persino di breve termine. La guerra è diventata la prosecuzione dell’assenza di politica con altri mezzi¹”.</p>
<p>Credo che l’analisi di allora sia oggi ancora più vera e più tragica. Israele attacca la striscia di Gaza. Perché? Considerato che non ha intenzione di ri-occuparla e che eliminare Hamas non è uno scopo realistico direi che la motivazione fondamentale è che Israele non può tollerare che il proprio territorio sia continuamente oggetto di attacchi missilistici. Il governo di Israele (che per altro sta per affrontare elezioni molto difficili per entrambi i maggiori partiti della coalizione) doveva fare qualcosa. Stiamo assistendo una guerra fatta senza veri obbiettivi realistici ma decisa perché Israele non poteva continuare a tollerare attacchi, a volte mortali, sul proprio territorio senza reagire. Reazione comprensibile da parte di uno stato sovrano. Ma la politica dov’è? Qual è il progetto di lungo termine? In che modo questa guerra ci avvicina alla soluzione del problema?</p>
<p>Hamas spara razzi fatti in casa contro il territorio di Israele causando qualche vittima civile. Perché? Non crederanno davvero di poter sconfiggere Israele? Non crederanno davvero di contribuire alla liberazione della Palestina? Hamas, anche lei, spara per ammazzare il tempo. Qualcosa deve pur fare per giustificare la propria esistenza, per far finta di combattere per la causa palestinese.</p>
<p>Per tragico che possa sembrare tutte le morti di questi giorni (di questi anni) sono morti completamente inutili. Si uccide perché non si può far passare impuniti gli attacchi altrui, perché bisogna vendicarsi, perché in fondo in una guerra è la cosa ovvia da fare, perché non si sa cos’altro fare. Ma non ci si avvicina di un’oncia ne alla vittoria (di una parte come dell’altra) ne ad un compromesso possibile.</p>
<p>I leader palestinesi e israeliani sono di livello infimo, generalmente corrotti, quasi sempre incapaci, totalmente inadeguati alla situazione. La guerra aperta l’hanno provata e non ha funzionato, l’intifada neppure, i processi di pace tanto meno, i ritiri unilaterali non ne parliamo.. non sanno più che pesci pigliare. E nel frattempo continuano a combattersi.</p>
<p>Tocca forse alla comunità internazionale, alla nuova amministrazione Obama, aiutare le parti a trovare una strada che li avvicini alla soluzione e che offra un&#8217;alternativa a questo massacro inutile. Personalmente credo che ci voglia un colpo d’ali. Sono convinto che la formula di Oslo abbia problemi irrisolvibili, dal diritto al ritorno, a Gerusalemme, agli insediamenti. Credo si debba trovare una soluzione nuova e ambiziosa. Un’unione federale di Israele, Palestina e Regno di Giordania integrata nel mercato comunitario europeo o qualche altra follia di questo genere. Potrà apparire irrealistico (avrei bisogno di un altro articolo per argomentare la proposta) ma l’alternativa sono altri decenni di inutili discussioni sulle modifiche ai confini del 67 condite da una guerra continua e completamente inutile.</p>
<p>&nbsp;<br />
Note:</p>
<p>1)  È una citazione da Jean Bourillard, <em>L’Esprit du terrorisme</em>. Se non l’avete letto ve lo consiglio.</p>


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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 14:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita Sacerdoti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 19 Dicembre scorso è ufficialmente terminato Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, durato sei mesi, durante i quali Hamas non ha mai smesso del tutto di lanciare Qassam su Israele. In quello stesso giorno Khaled Mashal, capo del ramo di Hamas in Siria, ha dichiarato che il cessate il fuoco non sarebbe stato rinnovato aprendo definitivamente la crisi.
Questa volta i razzi non sono stati lanciati soltanto su Sderot e Ashkelon, i cui abitanti ormai vivono tale condizione come  la normalità, ma per la prima volta  sono arrivati anche su Ashdod, che dista soltanto 30 Km dall&#8217;aereoporto Ben Gurion a sud di Tel Aviv, e su Beer Sheva. Per Israele ovviamente questa situazione è assolutamente inaccettabile poiché significa che da Tel-Aviv in giù, i cittadini sono in pericolo di vita. Non c&#8217;è dunque da sorprendersi tanto se l&#8217;aviazione israeliana ha risposto al fuoco bombardando le postazioni da cui son stati lanciati i missili. Nonostante l&#8217;intervento aereo, Hamas non ha ancora smesso di lanciare i Qassam sulle città israeliane, dimostrando che con il solo bombardamento aereo, Israele non riuscirà a smantellare le strutture paramilitari di Hamas, né riuscirà a ridurre la capacità di combattere di Hamas a tal punto da essere inoffensiva.
Questa guerra è gia stata confrontata più volte con quella del Libano di due anni fa, a ricordare che Israele farebbe meglio a non commettere gli stessi errori dell&#8217;ultima volta. Nel 2006 infatti, l&#8217;obbiettivo della campagna militare era distruggere completamente l&#8217;organizzazione terroristica Hezbollah. Tale obbiettivo  non è stato raggiunto perché è impossibile smantellare un&#8217;organizzione che non ha una struttura e delle postazioni chiaramente individuabili, bensì conta basi operative e adepti in tutto il Paese nonché una forza politica che si annida nelle stesse strutture del governo. Inoltre, dopo il ritiro, Israele ha lasciato tempo e spazio a Hezbollah di riarmarsi e ha certamente auitato la stessa organizzazione terroristica ad apparire come i buoni che sono stati attaccati e che dopo la fine della guerra sono anche stati in grado di aiutare la popolazione civile, al posto dello Stato, a rimettersi in piedi.
Per non ripetere tale inaccettabile errore, Israele questa volta si è posta innanzitutto un obbiettivo più realistico: ridurre al massimo la capacità di Hamas di combattere, e non smantellare l&#8217;organizzazione in sé. Per raggiungere tale obbiettivo, Tzahal deve distruggere le basi di lancio dei missili, spesso localizzate in appartamenti private o vicino alle scuole, secondo la tradizionale politica di Hamas di utilizzare i civili palestinesi come scudi umani per difendersi dagli  Israeliani. Con la sola forza aerea è impossibile operare chirurgicamente e colpire tali postazioni, ed per questo motivo che l&#8217;esercito israeliano è da poco intervenuto via terra.
Se Israele smettesse di rispondere al fuoco oggi, Hamas emergerebbe come la parte vittoriosa della guerra, avrebbe il tempo e le strutture ancora intatte per riarmarsi, e sarebbe forte abbastanza per imporsi anche sulla Cisgiordania nelle prossime elezioni che avranno luogo adopo la fine del mandato di Abu Mazen che scade a fine Gennaio.
Hamas governa secondo la legge islamica a Gaza, il che significa che a chi ruba, viene tagliata la mano, a chi passa col semaforo rosso, vengono date frustate. Hamas è la mano dell&#8217; Iran, insieme a Hezbollah, nel Vicino Oriente, e dall&#8217;Iran riceve armi.
Noi Europei dobbiamo imparare ad essere lungimiranti e a chiederci come davvero proteggere i diritti umani degli uni e degli altri. Se Hamas vincesse le elezioni in Cisgiordania, anche naturalmente attraverso minacce  alla popolazione che, in caso di mancato sostegno all&#8217;organizzazione, verrebbe punita severamente dopo la vittoria, la legge islamica verrebbe introdotta anche a Ramallah. A quel punto non ci sarebbero piu diritti umani per i palestinesi e il diritto alla vita e alla sicurezza degli iIsraeliani sarebbe decisamente messo in pericolo, ancor più che adesso. Cosa vogliamo fare allora noi Europei?
Vogliamo per una volta pensare al bene di tutti nel lungo termine e non soltanto a compensare i nostri sensi di colpa per la situazione tragica in Medio Oriente che trova le sue radici nella colonizzazione europea?
Vogliamo per una volta, con pazienza, comprendere la profondità del problema invece di cercare soluzioni rapide e inefficaci che ci assicurino sonni tranquilli?


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Sparare per ammazzare il tempo
Israele-Iran: Much Ado About Nothing?



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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1612" title="kassam-prepared-to-be-launched" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/kassam-prepared-to-be-launched-300x225.jpg" alt="kassam-prepared-to-be-launched" width="300" height="225" />Il 19 Dicembre scorso è ufficialmente terminato Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, durato sei mesi, durante i quali Hamas non ha mai smesso del tutto di lanciare Qassam su Israele. In quello stesso giorno Khaled Mashal, capo del ramo di Hamas in Siria, ha dichiarato che il cessate il fuoco non sarebbe stato rinnovato aprendo definitivamente la crisi.</p>
<p>Questa volta i razzi non sono stati lanciati soltanto su Sderot e Ashkelon, i cui abitanti ormai vivono tale condizione come  la normalità, ma per la prima volta  sono arrivati anche su Ashdod, che dista soltanto 30 Km dall&#8217;aereoporto Ben Gurion a sud di Tel Aviv, e su Beer Sheva. Per Israele ovviamente questa situazione è assolutamente inaccettabile poiché significa che da Tel-Aviv in giù, i cittadini sono in pericolo di vita. Non c&#8217;è dunque da sorprendersi tanto se l&#8217;aviazione israeliana ha risposto al fuoco bombardando le postazioni da cui son stati lanciati i missili. Nonostante l&#8217;intervento aereo, Hamas non ha ancora smesso di lanciare i Qassam sulle città israeliane, dimostrando che con il solo bombardamento aereo, Israele non riuscirà a smantellare le strutture paramilitari di Hamas, né riuscirà a ridurre la capacità di combattere di Hamas a tal punto da essere inoffensiva.</p>
<p>Questa guerra è gia stata confrontata più volte con quella del Libano di due anni fa, a ricordare che Israele farebbe meglio a non commettere gli stessi errori dell&#8217;ultima volta. Nel 2006 infatti, l&#8217;obbiettivo della campagna militare era distruggere completamente l&#8217;organizzazione terroristica Hezbollah. Tale obbiettivo  non è stato raggiunto perché è impossibile smantellare un&#8217;organizzione che non ha una struttura e delle postazioni chiaramente individuabili, bensì conta basi operative e adepti in tutto il Paese nonché una forza politica che si annida nelle stesse strutture del governo. Inoltre, dopo il ritiro, Israele ha lasciato tempo e spazio a Hezbollah di riarmarsi e ha certamente auitato la stessa organizzazione terroristica ad apparire come i buoni che sono stati attaccati e che dopo la fine della guerra sono anche stati in grado di aiutare la popolazione civile, al posto dello Stato, a rimettersi in piedi.</p>
<p>Per non ripetere tale inaccettabile errore, Israele questa volta si è posta innanzitutto un obbiettivo più realistico: ridurre al massimo la capacità di Hamas di combattere, e non smantellare l&#8217;organizzazione in sé. Per raggiungere tale obbiettivo, Tzahal deve distruggere le basi di lancio dei missili, spesso localizzate in appartamenti private o vicino alle scuole, secondo la tradizionale politica di Hamas di utilizzare i civili palestinesi come scudi umani per difendersi dagli  Israeliani. Con la sola forza aerea è impossibile operare chirurgicamente e colpire tali postazioni, ed per questo motivo che l&#8217;esercito israeliano è da poco intervenuto via terra.</p>
<p>Se Israele smettesse di rispondere al fuoco oggi, Hamas emergerebbe come la parte vittoriosa della guerra, avrebbe il tempo e le strutture ancora intatte per riarmarsi, e sarebbe forte abbastanza per imporsi anche sulla Cisgiordania nelle prossime elezioni che avranno luogo adopo la fine del mandato di Abu Mazen che scade a fine Gennaio.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1613" title="kassam-map-range" src="http://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/01/kassam-map-range-245x299.png" alt="kassam-map-range" width="245" height="299" />Hamas governa secondo la legge islamica a Gaza, il che significa che a chi ruba, viene tagliata la mano, a chi passa col semaforo rosso, vengono date frustate. Hamas è la mano dell&#8217; Iran, insieme a Hezbollah, nel Vicino Oriente, e dall&#8217;Iran riceve armi.<br />
Noi Europei dobbiamo imparare ad essere lungimiranti e a chiederci come davvero proteggere i diritti umani degli uni e degli altri. Se Hamas vincesse le elezioni in Cisgiordania, anche naturalmente attraverso minacce  alla popolazione che, in caso di mancato sostegno all&#8217;organizzazione, verrebbe punita severamente dopo la vittoria, la legge islamica verrebbe introdotta anche a Ramallah. A quel punto non ci sarebbero piu diritti umani per i palestinesi e il diritto alla vita e alla sicurezza degli iIsraeliani sarebbe decisamente messo in pericolo, ancor più che adesso. Cosa vogliamo fare allora noi Europei?<br />
Vogliamo per una volta pensare al bene di tutti nel lungo termine e non soltanto a compensare i nostri sensi di colpa per la situazione tragica in Medio Oriente che trova le sue radici nella colonizzazione europea?<br />
Vogliamo per una volta, con pazienza, comprendere la profondità del problema invece di cercare soluzioni rapide e inefficaci che ci assicurino sonni tranquilli?</p>


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