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	<title>The Tamarind &#187; Luigi Galimberti Faussone</title>
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		<title>Occupazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 17:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Neanche dieci minuti di lento passeggiare separano due luoghi-simbolo della Roma (e dell&#8217;Italia) odierna. Il velluto, find  rosso, è predominante in entrambi; seicento posti seduti da una parte, un poco di più dall&#8217;altra; maschere e commessi, onorevoli e spettatori. Ma, soprattutto, ciò che rileva è la condizione, precaria e d&#8217;emergenza, in cui ambedue questi luoghi si trovano: l&#8217;occupazione. Il primo dal 14 giugno 2011, il secondo da lungo tempo&#8230;
Il giorno seguente l&#8217;esito dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, che, tra le altre cose, rendevano manifesta la volontà contraria del popolo italiano alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica, un gruppo di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo hanno occupato il Teatro Valle per interrompere con forza e decisione il processo che avrebbe inevitabilmente portato all&#8217;affidamento della struttura a un privato, modificandone così irreversibilmente la natura di bene culturale pubblico che ne ha caratterizzato l&#8217;attività sin dal 1822 (ma il teatro fu fondato già nel 1727). Difatti, in seguito alla dismissione dell&#8217;Ente Teatrale Italiano, il Teatro Valle aveva sospeso la sua attività nel maggio 2011, lasciando presumere un futuro assai triste e incerto per quello che è il più antico teatro di Roma Capitale ancora in attività.
L&#8217;occupazione del Teatro Valle ha, di fatto, restituito alla collettività uno spazio culturale libero e vitale. L&#8217;attività canonica, ovverosia le rappresentazioni teatrali, ma anche i concerti, il cinema e quant&#8217;altro, sono solo una parte del guadagno che i cittadini hanno dalla rimessa in attività del teatro. La parte migliore, più interessante e meno scontata, è l&#8217;apertura del teatro, fisica e morale. Quasi tutti i giorni, quasi tutto il giorno (e la sera e la notte), il Teatro Valle apre le sue porte alla città di Roma, ai suoi abitanti e ai suoi visitatori. È uno spazio riconquistato, dove ci si può fermare (per fare qualcosa o, meglio ancora, per non fare niente) e respirare un&#8217;aria di ordinata libertà. Le porte sono aperte a tutti, anche a coloro che ignorano o rifiutano l&#8217;esistenza di quest&#8217;oasi di cultura e di civiltà. Questo fa del Valle un&#8217;esperienza unica e vincente. Nessun razzismo né elitarismo. Tante idee, più o meno apprezzabili, ma un solo desiderio: un teatro libero per una città migliore.
Al contrario, alla prima e assai recente occupazione se ne contrappone una seconda e più antica. Anche la Camera dei Deputati, e con essa gran parte delle più rappresentative istituzioni democratiche italiane, è in stato di occupazione, proprio come il Teatro Valle. Se però, da una parte, l&#8217;occupazione ha portato libertà e vigore, dall&#8217;altra, essa sta soffocando la vita democratica – sociale, culturale ed economica – della Nazione. Tuttavia, non si può cambiare l&#8217;attuale miserevole situazione in cui si trova l&#8217;Italia, se non tramite le istituzioni che la guidano. Le chiavi della cassaforte, che contiene i mezzi necessari a finalmente stravolgere le ipovedenti politiche degli ultimi decenni, di cui ancora dovremo subire i più velenosi effetti, sono nelle mani del Governo, del Parlamento e delle amministrazioni territoriali. Esse, per parte considerevole, sono presidiate da un manipolo di uomini (e donne) meschini e ignoranti, sotto il controllo dei partiti politici di cui le due caratteristiche appena annotate sono generalmente il tratto distintivo.
I cittadini italiani devono riprendersi le istituzioni. Devono occuparle e rompere la mortale inerzia in cui si trovano. Devono farle rivivere con seria e convinta partecipazione. Devono capirne l&#8217;importanza. Un sano governo del Paese, pur con le inevitabili e più o meno gradite coloriture politiche, permette ai suoi cittadini di tornare a produrre beni, servizi, legami sociali e, non da ultimo, cultura. Il Paese non si cambia soltanto partendo dalle scuole, dai musei, dalle chiese, dalle fabbriche o dai teatri, poiché tutti dipendono dalle istituzioni politiche. Al contrario, ciò che abbiamo sotto gli occhi è che la malattia delle nostre istituzioni politiche si sta propagando alle scuole, ai musei, alle chiese, alle fabbriche e, persino, ai teatri.
All&#8217;occupazione molesta e deteriore del cuore istituzionale del Paese da parte di un esercito di bricconi, fa da contraltare l&#8217;occupazione del Teatro Valle. Difatti, a differenza dei succitati bricconi, gli occupanti del Valle sono ben consci dell&#8217;illegalità della loro azione. Essi la caratterizzano come necessaria ma temporanea. La loro azione di forza ha interrotto l&#8217;inerzia di un meccanismo che avrebbe portato alla scomparsa del teatro, di cui forse si sarebbe mantenuto solo il ricordo di un nome. Tuttavia, essi vogliono porre fine a questo stato di precarietà e di emergenza, riportando la normalità nella gestione del teatro, rispettandone però la sua storia e la sua valenza culturale (ciò che invece non sarebbe avvenuto senza la loro azione). Difatti, nel gennaio 2012 è stato costituito il Comitato Valle Bene Comune con lo scopo di raccogliere finanziamenti per costituire una fondazione che gestisca il teatro.
La costituenda Fondazione Teatro Valle Bene Comune incorpora per l&#8217;appunto il principio di bene comune o commons. Questa apparentemente semplice specificazione nasconde in realtà un raffinato concetto giuridico, che porterebbe a una fondamentale rottura con il modo di concepire le relazioni di proprietà e di godimento di un bene nell&#8217;odierna società. Difatti, il bene comune è alternativo al bene privato, così come lo è al bene pubblico. Come, da un lato, l&#8217;eccessiva privatizzazione danneggia il benessere della collettività, così, dall&#8217;altro lato, lo Stato ha degenerato sino a comportarsi come il più potente e il più avido di tutti i privati. La collettività è rimasta pertanto schiacciata tra l&#8217;aggressività senza freni di alcuni privati e l&#8217;indifferente tirannia dell&#8217;attuale Stato repubblicano. La nozione di bene comune, in cui ai diritti di godimento corrispondono i doveri di mantenimento collettivi, cerca di riequilibrare il sistema e di dare respiro alla vita culturale, sociale ed economica, delle persone.
Dal 14 giugno 2011 a oggi, al Teatro Valle ci sono stati circa un centinaio tra spettacoli, film, concerti, che hanno coinvolto più di un migliaio di artisti e un numero assai considerevole di spettatori. Dalla commedia al balletto, dalla classica al jazz, dal cinema alla danza, dall&#8217;Italia e dal resto del mondo, l&#8217;offerta culturale del Valle si è formata sullo sforzo di campioni del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"><img class="alignleft size-medium wp-image-6459" title="VALLE" src="/wp-content/files/2012/04/VALLE-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" />Neanche dieci minuti di lento passeggiare separano due luoghi-simbolo della Roma (e dell&#8217;Italia) odierna. Il velluto, <a href="http://cialis24online.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">find</a>  rosso, è predominante in entrambi; seicento posti seduti da una parte, un poco di più dall&#8217;altra; maschere e commessi, onorevoli e spettatori. Ma, soprattutto, ciò che rileva è la condizione, precaria e d&#8217;emergenza, in cui ambedue questi luoghi si trovano: l&#8217;occupazione. Il primo dal 14 giugno 2011, il secondo da lungo tempo&#8230;</p>
<p lang="it-IT">Il giorno seguente l&#8217;esito dei referendum del 12 e 13 giugno 2011, che, tra le altre cose, rendevano manifesta la volontà contraria del popolo italiano alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica, un gruppo di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo hanno occupato il Teatro Valle per interrompere con forza e decisione il processo che avrebbe inevitabilmente portato all&#8217;affidamento della struttura a un privato, modificandone così irreversibilmente la natura di bene culturale pubblico che ne ha caratterizzato l&#8217;attività sin dal 1822 (ma il teatro fu fondato già nel 1727). Difatti, in seguito alla dismissione dell&#8217;Ente Teatrale Italiano, il Teatro Valle aveva sospeso la sua attività nel maggio 2011, lasciando presumere un futuro assai triste e incerto per quello che è il più antico teatro di Roma Capitale ancora in attività.</p>
<p lang="it-IT"><img class="alignright size-medium wp-image-6460" title="Teatro Valle Occupato" src="/wp-content/files/2012/04/COME-LACQUA-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />L&#8217;occupazione del Teatro Valle ha, di fatto, restituito alla collettività uno spazio culturale libero e vitale. L&#8217;attività canonica, ovverosia le rappresentazioni teatrali, ma anche i concerti, il cinema e quant&#8217;altro, sono solo una parte del guadagno che i cittadini hanno dalla rimessa in attività del teatro. La parte migliore, più interessante e meno scontata, è l&#8217;apertura del teatro, fisica e morale. Quasi tutti i giorni, quasi tutto il giorno (e la sera e la notte), il Teatro Valle apre le sue porte alla città di Roma, ai suoi abitanti e ai suoi visitatori. È uno spazio riconquistato, dove ci si può fermare (per fare qualcosa o, meglio ancora, per non fare niente) e respirare un&#8217;aria di ordinata libertà. Le porte sono aperte a tutti, anche a coloro che ignorano o rifiutano l&#8217;esistenza di quest&#8217;oasi di cultura e di civiltà. Questo fa del Valle un&#8217;esperienza unica e vincente. Nessun razzismo né elitarismo. Tante idee, più o meno apprezzabili, ma un solo desiderio: un teatro libero per una città migliore.</p>
<p lang="it-IT"><img class="alignleft size-medium wp-image-6461" title="La Camera dei Deputati, Palazzo di Montecitorio, Roma" src="/wp-content/files/2012/04/PARLAMENTO-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Al contrario, alla prima e assai recente occupazione se ne contrappone una seconda e più antica. Anche la Camera dei Deputati, e con essa gran parte delle più rappresentative istituzioni democratiche italiane, è in stato di occupazione, proprio come il Teatro Valle. Se però, da una parte, l&#8217;occupazione ha portato libertà e vigore, dall&#8217;altra, essa sta soffocando la vita democratica – sociale, culturale ed economica – della Nazione. Tuttavia, non si può cambiare l&#8217;attuale miserevole situazione in cui si trova l&#8217;Italia, se non tramite le istituzioni che la guidano. Le chiavi della cassaforte, che contiene i mezzi necessari a finalmente stravolgere le ipovedenti politiche degli ultimi decenni, di cui ancora dovremo subire i più velenosi effetti, sono nelle mani del Governo, del Parlamento e delle amministrazioni territoriali. Esse, per parte considerevole, sono presidiate da un manipolo di uomini (e donne) meschini e ignoranti, sotto il controllo dei partiti politici di cui le due caratteristiche appena annotate sono generalmente il tratto distintivo.</p>
<p lang="it-IT">I cittadini italiani devono riprendersi le istituzioni. Devono occuparle e rompere la mortale inerzia in cui si trovano. Devono farle rivivere con seria e convinta partecipazione. Devono capirne l&#8217;importanza. Un sano governo del Paese, pur con le inevitabili e più o meno gradite coloriture politiche, permette ai suoi cittadini di tornare a produrre beni, servizi, legami sociali e, non da ultimo, cultura. Il Paese non si cambia soltanto partendo dalle scuole, dai musei, dalle chiese, dalle fabbriche o dai teatri, poiché tutti dipendono dalle istituzioni politiche. Al contrario, ciò che abbiamo sotto gli occhi è che la malattia delle nostre istituzioni politiche si sta propagando alle scuole, ai musei, alle chiese, alle fabbriche e, persino, ai teatri.</p>
<p lang="it-IT"><img class="alignright size-medium wp-image-6462" title="Teatro Valle Occupato" src="/wp-content/files/2012/04/PLATEA-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" />All&#8217;occupazione molesta e deteriore del cuore istituzionale del Paese da parte di un esercito di bricconi, fa da contraltare l&#8217;occupazione del Teatro Valle. Difatti, a differenza dei succitati bricconi, gli occupanti del Valle sono ben consci dell&#8217;illegalità della loro azione. Essi la caratterizzano come necessaria ma temporanea. La loro azione di forza ha interrotto l&#8217;inerzia di un meccanismo che avrebbe portato alla scomparsa del teatro, di cui forse si sarebbe mantenuto solo il ricordo di un nome. Tuttavia, essi vogliono porre fine a questo stato di precarietà e di emergenza, riportando la normalità nella gestione del teatro, rispettandone però la sua storia e la sua valenza culturale (ciò che invece non sarebbe avvenuto senza la loro azione). Difatti, nel gennaio 2012 è stato costituito il Comitato Valle Bene Comune con lo scopo di raccogliere finanziamenti per costituire una fondazione che gestisca il teatro.</p>
<p lang="it-IT">La costituenda Fondazione Teatro Valle Bene Comune incorpora per l&#8217;appunto il principio di bene comune o <em>commons</em>. Questa apparentemente semplice specificazione nasconde in realtà un raffinato concetto giuridico, che porterebbe a una fondamentale rottura con il modo di concepire le relazioni di proprietà e di godimento di un bene nell&#8217;odierna società. Difatti, il bene comune è alternativo al bene privato, così come lo è al bene pubblico. Come, da un lato, l&#8217;eccessiva privatizzazione danneggia il benessere della collettività, così, dall&#8217;altro lato, lo Stato ha degenerato sino a comportarsi come il più potente e il più avido di tutti i privati. La collettività è rimasta pertanto schiacciata tra l&#8217;aggressività senza freni di alcuni privati e l&#8217;indifferente tirannia dell&#8217;attuale Stato repubblicano. La nozione di bene comune, in cui ai diritti di godimento corrispondono i doveri di mantenimento collettivi, cerca di riequilibrare il sistema e di dare respiro alla vita culturale, sociale ed economica, delle persone.</p>
<p lang="it-IT">Dal 14 giugno 2011 a oggi, al Teatro Valle ci sono stati circa un centinaio tra spettacoli, film, concerti, che hanno coinvolto più di un migliaio di artisti e un numero assai considerevole di spettatori. Dalla commedia al balletto, dalla classica al jazz, dal cinema alla danza, dall&#8217;Italia e dal resto del mondo, l&#8217;offerta culturale del Valle si è formata sullo sforzo di campioni del palcoscenico e della cultura e di decine e decine di giovani artisti che sono e saranno ancora di più in futuro il punto d&#8217;onore della cultura italiana, europea e mondiale. Il tutto, a costo zero (o pressappoco) per la collettività. Nonostante questa palese evidenza, l&#8217;attuale sindaco di Roma ha recentemente definito l&#8217;odierna condizione del Teatro Valle un centro sociale che andrebbe chiuso. Tuttavia, se un&#8217;occupazione deve finire subito, non è quella del Teatro Valle, ma quella delle maggiori sedi istituzionali italiane, siano esse il Parlamento o il Campidoglio.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><em>Per aggiornate e approfondite informazioni sulle attività del Teatro Valle Occupato, si può visitare il sito web: <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it">www.teatrovalleoccupato.it</a></em></p>
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		<title>Arte Senza Limiti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 17:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La 42° edizione di Art Basel, cialis  15-19 giugno 2011, si è chiusa con più di sessantacinquemila visitatori tra artisti, collezionisti, curatori e, soprattutto, amanti dell’arte contemporanea. Tuttavia, i numeri e la longevità della più importante fiera del settore ne rendono una descrizione solo parziale, i cui punti di forza sono l’ampiezza dell’offerta artistica e la piacevolezza dell’esperienza di visita. La fiera dell’arte di Basilea è facilmente raggiungibile, ben organizzata ed esposta. Se in quei giorni Art Basel è il cuore della città, Basilea e i suoi musei sono tutto tranne che un mero contorno. Dalle collezioni permanenti del Kunstumseum, che mostrano alcune tra le più sorprendenti opere degli artisti esposti (come “Les deux frères” di Picasso del 1906  o la “Melanconia dell’uomo politico” di Giorgio De Chirico del 1913), alle esposizioni temporanee della Fondation Beyeler, come quella dedicata a Brancusi e Serra, visibile fino al 21 agosto 2011, Basilea offre al visitatore d’arte delle salutari, ma per nulla scontate fughe dall’affollamento della fiera.
Ad Art Basel si osserva, si compra e s’impara. Più di trecento le gallerie che esibiscono nella sezione più tradizionale, ma anche più propria della fiera. All’interno vi sono programmi speciali come Art Edition, in cui la riproducibilità dell’opera è la caratteristica privilegiata, spesso per consentire un minore prezzo di vendita al pubblico rispetto all’opera unica con lo scopo di favorirne l’accessibilità (da segnalare la parigina gdm – galerie de multiples). Alle gallerie più giovani è riservato Art Statements, in cui sono stati allestiti  solo show di artisti, specificamente progettati e realizzati per l’occasione, come l’eccellente accoppiata Alighiero Boetti — Stefano Arienti della Galleria S.A.L.E.S. di Roma. Numerosi anche gli appuntamenti di discussione e approfondimento nelle tavole rotonde e conferenze di Art Conversations e Art Salon.
Il cuore della manifestazione è tuttavia custodito nell’imponente “Hall 1” che, con oltre diciassettemila metri quadri di spazio espositivo, è l’arena dove si confrontano le opere della sezione di arte pubblica della fiera di Basilea: Art Unlimited. Dei sessantadue progetti accolti, solo show a cura di gallerie private, tre emergono per forma e contenuti. Otto igloo di Mario Merz, ciascuno di diametro di poco più di quattro metri e altezza di due, scandiscono lo spazio di tutta l’esibizione. La tecnica di costruzione e la loro disposizione sono un altissimo raggiungimento nell’arte per l’uso della materia e per il ritmo compositivo. Costruiti semplicemente con un perimetro disegnato con pietre grezze e una struttura di ferri pronta a portare una copertura che non c’è, gli igloo sono disposti a spirale allungata. Quest’opera, dal titolo “74 gradini riappaiono in una crescita di geometria concentrica”, fu realizzata nel 1992 per lo spazio della Galleria Tschudi a Glarus, nella Svizzera tedesca.
In secondo luogo, è “Currents” (1970) di Robert Rauschenberg a emergere con forza dal resto della mostra. Se la sezione Art Galleries peccava forse di un’eccessiva omogeneità di linguaggio, l’opera di Rauschenberg ha reso il confronto tra le opere Art Unlimited ancora più stimolante. Una serie di pannelli per una dimensione totale di circa 18 metri di lunghezza per due di altezza, “Currents” splende nella sua assenza di colore e nella sua uniformità. Un collage di ritagli di giornale — titoli di prima pagina, articoli, pubblicità, ecc. — raccolti per mostrare la realtà del mondo senza filtri. Il 1969, anno di fermento negli Stati Uniti come in molte parti del mondo, viene raccontato tra uno sciopero e una previsione del tempo, uno sconto di supermercato e una protesta contro la guerra. La tecnica è semplice, il linguaggio è immediato e l’attrazione sullo spettatore assicurata.
Nonostante tra i sessantadue progetti selezionati in Art Unlimited vi sia il gotha dell’arte dell’ultimo mezzo secolo  — da John Baldessarri ad Anish Kapoor, da Allora &#38; Calzadilla a Dan Flavin —  l’opera degli italiani Masbedo (Nicolò Masazza e Jacopo Bedogni) è forse la più contemporanea. “Kreppa Babies” (2010) è un’installazione che si colloca tra video-arte e documentario e raggiunge un ottimo equilibrio nella sua eleganza di forma e chiarezza di significato. Gli effetti della recente e grave crisi finanziaria che ha stravolto l’economia islandese si mescolano alla ribellione della natura contro l’hybris mostrata da un popolo che non può (non deve?) essere nient’altro che la sua terra. La passiva imitazione di modelli estranei, in particolare di quello americano in versione stereotipizzata, ha portato dolore, smarrimento e confusione non appena l’illusione è svanita e la realtà di una terra dura e isolata ha ripreso il fronte del palcoscenico. Questo (e altro) è reso con forza, ma allo stesso tempo con sobrietà. La video-installazione prende forma su cinque schermi (ciascuno con un diverso canale) ed è impavidamente lenta. Ventisette minuti e trentotto secondi costringono il visitatore sopraffatto dalla frenesia di Art Basel a una scelta. Passare oltre e non capire oppure fermarsi, respirare, guardare e pensare. Cosa di meglio può fare un’opera d’arte?
Anche se Art 42 Basel è terminata, l’arte senza limiti di Art Unlimited si può ancora esplorare in giro per l’Italia. Alla Fondazione Merz di Torino, che ha sede in un ex edificio industriale degli anni ’30, una significativa selezione dell’opera di Mario Merz è esposta permanentemente. Rauschenberg, invece, si può vedere fino al 29 luglio presso la sede romana della Gagosian Gallery in compagnia di altri nomi importanti dell’arte degli ultimi sessant’anni (Giacometti, Twombyl, Baselitz, ecc.) in occasione della mostra Made in Italy, che celebra il 150° dell’Unità d’Italia, ricostruendo un moderno Grand Tour. Al momento, infine, non vi sono esibizioni pubbliche dei Masbedo, ma l’attesa non sarà senz’altro lunga…
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6243" title="ArtBasel" src="/wp-content/files/2011/07/ArtBasel-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />La 42° edizione di <a href="http://www.artbasel.com/">Art Basel</a>, <a href="http://cialis-for-sale-safe.com/" title="cialis" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cialis</a>  15-19 giugno 2011, si è chiusa con più di sessantacinquemila visitatori tra artisti, collezionisti, curatori e, soprattutto, amanti dell’arte contemporanea. Tuttavia, i numeri e la longevità della più importante fiera del settore ne rendono una descrizione solo parziale, i cui punti di forza sono l’ampiezza dell’offerta artistica e la piacevolezza dell’esperienza di visita. La fiera dell’arte di Basilea è facilmente raggiungibile, ben organizzata ed esposta. Se in quei giorni Art Basel è il cuore della città, Basilea e i suoi musei sono tutto tranne che un mero contorno. Dalle collezioni permanenti del <a href="http://www.kunstmuseumbasel.ch/">Kunstumseum</a>, che mostrano alcune tra le più sorprendenti opere degli artisti esposti (come “Les deux frères” di Picasso del 1906  o la “Melanconia dell’uomo politico” di Giorgio De Chirico del 1913), alle esposizioni temporanee della <a href="http://www.fondationbeyeler.ch/">Fondation Beyeler</a>, come quella dedicata a Brancusi e Serra, visibile fino al 21 agosto 2011, Basilea offre al visitatore d’arte delle salutari, ma per nulla scontate fughe dall’affollamento della fiera.</p>
<p>Ad Art Basel si osserva, si compra e s’impara. Più di trecento le gallerie che esibiscono nella sezione più tradizionale, ma anche più propria della fiera. All’interno vi sono programmi speciali come <em>Art Edition</em>, in cui la riproducibilità dell’opera è la caratteristica privilegiata, spesso per consentire un minore prezzo di vendita al pubblico rispetto all’opera unica con lo scopo di favorirne l’accessibilità (da segnalare la parigina <a href="http://www.galeriedemultiples.com/"><em>gdm</em></a><em> – galerie de multiples</em>). Alle gallerie più giovani è riservato <em>Art Statements</em>, in cui sono stati allestiti <em> solo show</em> di artisti, specificamente progettati e realizzati per l’occasione, come l’eccellente accoppiata Alighiero Boetti — Stefano Arienti della <a href="http://www.galleriasales.it/">Galleria S.A.L.E.S.</a> di Roma. Numerosi anche gli appuntamenti di discussione e approfondimento nelle tavole rotonde e conferenze di <em>Art Conversations</em> e <em>Art Salon</em>.</p>
<p>Il cuore della manifestazione è tuttavia custodito nell’imponente “Hall 1” che, con oltre diciassettemila metri quadri di spazio espositivo, è l’arena dove si confrontano le opere della sezione di arte pubblica della fiera di Basilea: <em>Art Unlimited</em>. Dei sessantadue progetti accolti, <em>solo show</em> a cura di gallerie private, tre emergono per forma e contenuti. Otto igloo di Mario Merz, ciascuno di diametro di poco più di quattro metri e altezza di due, scandiscono lo spazio di tutta l’esibizione. La tecnica di costruzione e la loro disposizione sono un altissimo raggiungimento nell’arte per l’uso della materia e per il ritmo compositivo. Costruiti semplicemente con un perimetro disegnato con pietre grezze e una struttura di ferri pronta a portare una copertura che non c’è, gli igloo sono disposti a spirale allungata. Quest’opera, dal titolo “74 gradini riappaiono in una crescita di geometria concentrica”, fu realizzata nel 1992 per lo spazio della Galleria Tschudi a Glarus, nella Svizzera tedesca.</p>
<p>In secondo luogo, è “Currents” (1970) di Robert Rauschenberg a emergere con forza dal resto della mostra. Se la sezione <em>Art Galleries</em> peccava forse di un’eccessiva omogeneità di linguaggio, l’opera di Rauschenberg ha reso il confronto tra le opere <em>Art Unlimited</em> ancora più stimolante. Una serie di pannelli per una dimensione totale di circa 18 metri di lunghezza per due di altezza, “Currents” splende nella sua assenza di colore e nella sua uniformità. Un <em>collage</em> di ritagli di giornale — titoli di prima pagina, articoli, pubblicità, ecc. — raccolti per mostrare la realtà del mondo senza filtri. Il 1969, anno di fermento negli Stati Uniti come in molte parti del mondo, viene raccontato tra uno sciopero e una previsione del tempo, uno sconto di supermercato e una protesta contro la guerra. La tecnica è semplice, il linguaggio è immediato e l’attrazione sullo spettatore assicurata.</p>
<p>Nonostante tra i sessantadue progetti selezionati in <em>Art Unlimited</em> vi sia il gotha dell’arte dell’ultimo mezzo secolo  — da John Baldessarri ad Anish Kapoor, da Allora &amp; Calzadilla a Dan Flavin —  l’opera degli italiani Masbedo (Nicolò Masazza e Jacopo Bedogni) è forse la più <em>contemporanea</em>. “Kreppa Babies” (2010) è un’installazione che si colloca tra video-arte e documentario e raggiunge un ottimo equilibrio nella sua eleganza di forma e chiarezza di significato. Gli effetti della recente e grave crisi finanziaria che ha stravolto l’economia islandese si mescolano alla ribellione della natura contro l’<em>hybris</em> mostrata da un popolo che non può (non deve?) <em>essere</em> nient’altro che la sua terra. La passiva imitazione di modelli estranei, in particolare di quello americano in versione stereotipizzata, ha portato dolore, smarrimento e confusione non appena l’illusione è svanita e la realtà di una terra dura e isolata ha ripreso il fronte del palcoscenico. Questo (e altro) è reso con forza, ma allo stesso tempo con sobrietà. La video-installazione prende forma su cinque schermi (ciascuno con un diverso canale) ed è impavidamente lenta. Ventisette minuti e trentotto secondi costringono il visitatore sopraffatto dalla frenesia di Art Basel a una scelta. Passare oltre e non capire oppure fermarsi, respirare, guardare e pensare. Cosa di meglio può fare un’opera d’arte?</p>
<p>Anche se Art 42 Basel è terminata, l’arte senza limiti di <em>Art Unlimited</em> si può ancora esplorare in giro per l’Italia. Alla <a href="http://fondazionemerz.org/">Fondazione Merz</a> di Torino, che ha sede in un ex edificio industriale degli anni ’30, una significativa selezione dell’opera di Mario Merz è esposta permanentemente. Rauschenberg, invece, si può vedere fino al 29 luglio presso la sede romana della <a href="http://www.gagosian.com/exhibitions/2011-05-27_made-in-italy/">Gagosian Gallery</a> in compagnia di altri nomi importanti dell’arte degli ultimi sessant’anni (Giacometti, Twombyl, Baselitz, ecc.) in occasione della mostra <em>Made in Italy</em>, che celebra il 150° dell’Unità d’Italia, ricostruendo un moderno Grand Tour. Al momento, infine, non vi sono esibizioni pubbliche dei <a href="http://www.masbedo.org/">Masbedo</a>, ma l’attesa non sarà senz’altro lunga…</p>
<p style="text-align: center;"><iframe align="center" src="http://www.flickr.com/slideShow/index.gne?group_id=&#038;user_id=58005088@N05&#038;set_id=72157627091697045/photos/username/sets&#038;text=" frameBorder="0" width="500" height="500" scrolling="no"></iframe><br/><small>Created with <a href="http://www.admarket.se" title="Admarket.se">Admarket&#8217;s</a> <a href="http://flickrslidr.com" title="flickrSLiDR">flickrSLiDR</a>.</small></p>
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		<title>Energia e arte nelle opere di Jacopo Cascella</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“[...] ce besoin de croître, cheap  de souffrir et de vivre, cheap  cette obstination à mener la course sans qu&#8217;il n&#8217;y ait aucune bonne raison apparente de le faire.
L&#8217;énergie, medical  cette faculté de se précipiter dans l&#8217;inconnu.”
Sylvain Tesson in Éloge de l&#8217;énergie vagabonde, 2007.

Un uomo in golfino violetto e blue jeans, che guarda se stesso e la sua opera in cui le sfide globali — energetiche, ecologiche e filosofiche — sono affrontate con il coraggio dell&#8217;artista che innova senza distruggere. I &#8220;Monumenti Eolici&#8221;, ideati da Jacopo Cascella, nascono dallo sforzo di coniugare arte e tecnica: esse sono, difatti, pale eoliche concepite come sculture.
Il vento è oggi considerato una fonte di energia alternativa e pulita, da cui deriva circa il 2% della produzione totale energetica in Italia. Tuttavia, l&#8217;installazione di pale eoliche è fortemente osteggiata a più livelli. Ad esempio, sul piano politico-mediatico-artistico, è sufficiente pensare al curatore del &#8220;Padiglione Italia&#8221; della 54° edizione della Biennale d&#8217;arte di Venezia, Vittorio Sgarbi, che in più occasioni ha denunciato la diffusione dei campi eolici in Italia come una piaga ambientale e addirittura morale, definendola uno stupro del paesaggio.
Lasciate da parte in quest&#8217;articolo le pur fondamentali argomentazioni di tipo economico e politico relative alla composizione attuale e futura del paniere energetico italiano, l&#8217;introduzione dell&#8217;eolico in Italia è messa in discussione per il suo impatto estetico. La necessità di differenziare l&#8217;approvvigionamento energetico viene pertanto a confliggere con le esigenze di tutela paesaggistica. Né tecnici né politici hanno saputo e sapranno giungere a una soluzione di cui la collettività potrà beneficiare. Invece, l&#8217;artista solo, mediatore tra l&#8217;umano e il divino, può unire l&#8217;utile al bello.
Da un lato, la produzione di pale eoliche, studiate per essere in armonia con l&#8217;ambiente che le ospita, diminuisce la sensazione di &#8220;corpo estraneo&#8221; che producono sul paesaggio. Dall&#8217;altro, questi monumenti possono attrarre il pubblico ed educarlo a riconsiderare il suo rapporto con la natura in cui esso vive. L&#8217;uomo non si fermerà nella sua corsa verso il progresso, che richiederà un sempre maggiore apporto di energia. Non si può ignorare che il consumismo dell&#8217;umanità si riverberi nel consumo della natura e delle sue risorse. Ciò che si può fare è migliorare la qualità estetica e ambientale della produzione energetica. Il &#8220;Monumento Eolico&#8221; porta all&#8217;uomo quello che è della natura: l&#8217;energia. Il &#8220;Monumento Eolico&#8221; offre alla natura quello che è dell&#8217;uomo: l&#8217;arte.
Jacopo Cascella è nato a Carrara nel 1972. Vive e lavora a Fivizzano (MS).
Una selezione di opere di Jacopo Cascella è esposta fino al 31 luglio 2011 presso:
Centro Italo-Tedesco Villa Vigoni
Via G. Vigoni, 1
I &#8211; 22017 Loveno di Menaggio (Como)
0039-0344-361-11
 www.villavigoni.eu
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">“[...] ce besoin de croître, <a href="http://sildenafil4sale.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cheap</a>  de souffrir et de vivre, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cheap</a>  cette obstination à mener la course sans qu&#8217;il n&#8217;y ait aucune bonne raison apparente de le faire.<br />
L&#8217;énergie, <a href="http://sildenafil24.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">medical</a>  cette faculté de se précipiter dans l&#8217;inconnu.”<br />
Sylvain Tesson in <em>Éloge de l&#8217;énergie vagabonde</em>, 2007.</p>
<p><a href="/wp-content/files/2011/06/01_MONEOLICO.jpg"><img class="size-medium wp-image-6187 alignleft" title="Jacopo Cascella, Monumenti Eolici, 2010 " src="/wp-content/files/2011/06/01_MONEOLICO-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Un uomo in golfino violetto e <em>blue jeans</em>, che guarda se stesso e la sua opera in cui le sfide globali — energetiche, ecologiche e filosofiche — sono affrontate con il coraggio dell&#8217;artista che innova senza distruggere. I &#8220;Monumenti Eolici&#8221;, ideati da Jacopo Cascella, nascono dallo sforzo di coniugare arte e tecnica: esse sono, difatti, pale eoliche concepite come sculture.</p>
<p>Il vento è oggi considerato una fonte di energia alternativa e pulita, da cui deriva circa il 2% della produzione totale energetica in Italia. Tuttavia, l&#8217;installazione di pale eoliche è fortemente osteggiata a più livelli. Ad esempio, sul piano politico-mediatico-artistico, è sufficiente pensare al curatore del &#8220;Padiglione Italia&#8221; della 54° edizione della Biennale d&#8217;arte di Venezia, Vittorio Sgarbi, che in più occasioni ha denunciato la diffusione dei campi eolici in Italia come una piaga ambientale e addirittura morale, definendola uno stupro del paesaggio.</p>
<p>Lasciate da parte in quest&#8217;articolo le pur fondamentali argomentazioni di tipo economico e politico relative alla composizione attuale e futura del paniere energetico italiano, l&#8217;introduzione dell&#8217;eolico in Italia è messa in discussione per il suo impatto estetico. La necessità di differenziare l&#8217;approvvigionamento energetico viene pertanto a confliggere con le esigenze di tutela paesaggistica. Né tecnici né politici hanno saputo e sapranno giungere a una soluzione di cui la collettività potrà beneficiare. Invece, l&#8217;artista solo, mediatore tra l&#8217;umano e il divino, può unire l&#8217;utile al bello.</p>
<p><a href="/wp-content/files/2011/06/02_ARTECNICA.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6198" title="Jacopo Cascella, Monumenti Eolici: Studio, 2010" src="/wp-content/files/2011/06/02_ARTECNICA-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Da un lato, la produzione di pale eoliche, studiate per essere in armonia con l&#8217;ambiente che le ospita, diminuisce la sensazione di &#8220;corpo estraneo&#8221; che producono sul paesaggio. Dall&#8217;altro, questi monumenti possono attrarre il pubblico ed educarlo a riconsiderare il suo rapporto con la natura in cui esso vive. L&#8217;uomo non si fermerà nella sua corsa verso il progresso, che richiederà un sempre maggiore apporto di energia. Non si può ignorare che il consumismo dell&#8217;umanità si riverberi nel consumo della natura e delle sue risorse. Ciò che si può fare è migliorare la qualità estetica e ambientale della produzione energetica. Il &#8220;Monumento Eolico&#8221; porta all&#8217;uomo quello che è della natura: l&#8217;energia. Il &#8220;Monumento Eolico&#8221; offre alla natura quello che è dell&#8217;uomo: l&#8217;arte.</p>
<p><a href="http://jacopocascella.com">Jacopo Cascella</a> è nato a Carrara nel 1972. Vive e lavora a Fivizzano (MS).</p>
<p>Una selezione di opere di Jacopo Cascella è esposta fino al 31 luglio 2011 presso:<br />
Centro Italo-Tedesco Villa Vigoni<br />
Via G. Vigoni, 1<br />
I &#8211; 22017 Loveno di Menaggio (Como)<br />
0039-0344-361-11<br />
<a href="http://www.villavigoni.eu"> www.villavigoni.eu</a></p>
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		<title>Protesta Sociale e Fuga dalla Città nelle Opere di Emilio Longoni</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Io sempre in lite sono con me stesso.
Che far dunque potrei?
Dell&#8217;opre da me fatte io son dolente.
Che far dunque potrei?
Penso che tu, remedy  Signor, cialis  perdonerai
con generosa voglia;
ma per l&#8217;onta che tu quello che ho fatto
vegga, che far dovrei?&#8221;
Omar Khayyam (Nishapur, Persia selgiuchide, 1048-1131), Quartine, trad. Italo Pizzi
Alla religione buddista, passando per la poesia di Khayyam e i Pensieri di Pascal, è giunto il percorso spirituale e artistico di Emilio Longoni (1859-1932), pittore e poeta lombardo di Barlassina, in Brianza. Tale percorso è abilmente ricostruito nella mostra 2 collezioni, ospitata alla Galleria d&#8217;Arte Moderna di Milano, che espone ventitré significative opere, otto appartenenti alla stessa GAM e quindici di proprietà della Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, che ne ha finanziato il restauro e lo studio.
La produzione artistica di Longoni si concentra in principio sulle nature morte e sui ritratti, che lo porteranno a guadagnare una certa notorietà nell&#8217;ambito della committenza lombarda. Tuttavia, è del 1891 l&#8217;opera che segna una prima apparente frattura nella sua produzione: L&#8217;oratore dello sciopero. La tela, dipinta in occasione del primo anniversario dell&#8217;allora rivoluzionario sciopero del 1 maggio 1890 che si tenne a Milano per la Festa dei Lavoratori, ritrae un uomo che con una mano si regge a un&#8217;impalcatura di cantiere, mentre coll&#8217;altra mostra al cielo il pugno chiuso. Sullo sfondo, una folla in fermento, una carica delle guardie e una bandiera rossa col fiocco anarchico; in primo piano, più in basso, compagni lavoratori anch&#8217;essi col pugno chiuso. Le novità dell&#8217;opera non sono tanto nel soggetto &#8211; lo sciopero e la protesta sociale sono temi che interessano gli artisti di tutt&#8217;Europa in quegli anni &#8211; ma nella sua resa, caratterizzata da un taglio fotografico che rende l&#8217;opera simile a un manifesto.
Nonostante già nel 1894 Longoni compie i primi studi dal vero sull&#8217;Appennino e sull&#8217;Adamello, è solo nei primi anni del nuovo secolo che abbandona la città, che sempre più diventava il centro della vita politica, economica e sociale, e si rifugia in montagna. A segnare quell&#8217;epoca fu la feroce repressione dei moti milanesi del maggio 1898 condotta dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, che ordinò di sparare coi cannoni sulla folla manifestante, causando la morte di numerose persone. Nei quadri di Longoni, alla protesta sociale si sostituisce la contemplazione della natura che, tuttavia, non è mero paesaggio ma luogo di ricerca spirituale e artistica. La rarefazione delle opere di Longoni, come in Ghiacciaio, è caratteristica della sua ricerca pittorica che ha portato il divisionismo ai limiti dell&#8217;astrattismo, senza tuttavia mai sorpassarne i confini.
Dalle nature morte e dai ritratti, ai temi sociali e politici, fino alla natura di alta montagna, il mutare dei soggetti non corrisponde di certo a una ricerca incoerente, bensì una profonda evoluzione artistica. Difatti, in una delle sue ultime note autobiografiche trascritte dalla moglie Fiorenza De Gaspari, Longoni afferma: &#8220;I miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita. Questa conclusione mi si presenta un giorno, nel quale, mettendo in ordine cronologico le fotografie dei miei quadri, avverto in essi una continuità di pensiero&#8221;.
Emilio Longoni: 2 collezioni, 22 ottobre 2009 &#8211; 31 gennaio 2010, Galleria d&#8217;Arte Moderna di Milano.
Il catalogo della mostra, a cura di Giovanna Ginex, è pubblicato da Skira (2009, 176 pp., €39). Oltre a un ampio e accurato saggio della curatrice, sono presenti nel catalogo le relazioni delle approfondite indagini scientifiche e di restauro condotte sulle opere di proprietà della Galleria d&#8217;Arte Moderna, che permettono di comprendere a fondo la tecnica pittorica e compositiva di Longoni e dare così nuovo e più pieno significato alle sue opere.
Galleria d&#8217;Arte Moderna (GAM)
Villa Reale, Via Palestro, 16 &#8211; 20121 &#8211; Milano
Tel. +39 02 76340809 &#8211; www.gam-milano.com
Orari: mar-dom, 9.00-13.00 e 14.00-17.30
Ingresso gratuito
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io sempre in lite sono con me stesso.</p>
<p>Che far dunque potrei?</p>
<p>Dell&#8217;opre da me fatte io son dolente.</p>
<p>Che far dunque potrei?</p>
<p>Penso che tu, <a href="http://cialis-for-sale-safe.com/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">remedy</a>  Signor, <a href="http://genericcialiscoupon.net/" title="cialis" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cialis</a>  perdonerai</p>
<p>con generosa voglia;</p>
<p>ma per l&#8217;onta che tu quello che ho fatto</p>
<p>vegga, che far dovrei?&#8221;</p>
<p>Omar Khayyam (Nishapur, Persia selgiuchide, 1048-1131), <em>Quartine</em>, trad. Italo Pizzi</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4428" title="Emilio Longoni, L’oratore dello sciopero, 1890-1891" src="/wp-content/files/2009/10/oratore-209x300.jpg" alt="Emilio Longoni, L’oratore dello sciopero, 1890-1891" width="209" height="300" />Alla religione buddista, passando per la poesia di Khayyam e i <em>Pensieri</em> di Pascal, è giunto il percorso spirituale e artistico di Emilio Longoni (1859-1932), pittore e poeta lombardo di Barlassina, in Brianza. Tale percorso è abilmente ricostruito nella mostra <em>2 collezioni</em>, ospitata alla Galleria d&#8217;Arte Moderna di Milano, che espone ventitré significative opere, otto appartenenti alla stessa GAM e quindici di proprietà della Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, che ne ha finanziato il restauro e lo studio.</p>
<p>La produzione artistica di Longoni si concentra in principio sulle nature morte e sui ritratti, che lo porteranno a guadagnare una certa notorietà nell&#8217;ambito della committenza lombarda. Tuttavia, è del 1891 l&#8217;opera che segna una prima apparente frattura nella sua produzione: <em>L&#8217;oratore dello sciopero</em>. La tela, dipinta in occasione del primo anniversario dell&#8217;allora rivoluzionario sciopero del 1 maggio 1890 che si tenne a Milano per la Festa dei Lavoratori, ritrae un uomo che con una mano si regge a un&#8217;impalcatura di cantiere, mentre coll&#8217;altra mostra al cielo il pugno chiuso. Sullo sfondo, una folla in fermento, una carica delle guardie e una bandiera rossa col fiocco anarchico; in primo piano, più in basso, compagni lavoratori anch&#8217;essi col pugno chiuso. Le novità dell&#8217;opera non sono tanto nel soggetto &#8211; lo sciopero e la protesta sociale sono temi che interessano gli artisti di tutt&#8217;Europa in quegli anni &#8211; ma nella sua resa, caratterizzata da un taglio fotografico che rende l&#8217;opera simile a un manifesto.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-4429" title="Emilio Longoni, Ghiacciaio, 1910-1912" src="/wp-content/files/2009/10/ghiacciaio-300x226.jpg" alt="Emilio Longoni, Ghiacciaio, 1910-1912" width="300" height="226" />Nonostante già nel 1894 Longoni compie i primi studi dal vero sull&#8217;Appennino e sull&#8217;Adamello, è solo nei primi anni del nuovo secolo che abbandona la città, che sempre più diventava il centro della vita politica, economica e sociale, e si rifugia in montagna. A segnare quell&#8217;epoca fu la feroce repressione dei moti milanesi del maggio 1898 condotta dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, che ordinò di sparare coi cannoni sulla folla manifestante, causando la morte di numerose persone. Nei quadri di Longoni, alla protesta sociale si sostituisce la contemplazione della natura che, tuttavia, non è mero paesaggio ma luogo di ricerca spirituale e artistica. La rarefazione delle opere di Longoni, come in <em>Ghiacciaio</em>, è caratteristica della sua ricerca pittorica che ha portato il divisionismo ai limiti dell&#8217;astrattismo, senza tuttavia mai sorpassarne i confini.</p>
<p>Dalle nature morte e dai ritratti, ai temi sociali e politici, fino alla natura di alta montagna, il mutare dei soggetti non corrisponde di certo a una ricerca incoerente, bensì una profonda evoluzione artistica. Difatti, in una delle sue ultime note autobiografiche trascritte dalla moglie Fiorenza De Gaspari, Longoni afferma: &#8220;I miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita. Questa conclusione mi si presenta un giorno, nel quale, mettendo in ordine cronologico le fotografie dei miei quadri, avverto in essi una continuità di pensiero&#8221;.</p>
<blockquote><p><em>Emilio Longoni: 2 collezioni</em>, 22 ottobre 2009 &#8211; 31 gennaio 2010, Galleria d&#8217;Arte Moderna di Milano.</p>
<p>Il catalogo della mostra, a cura di Giovanna Ginex, è pubblicato da Skira (2009, 176 pp., €39). Oltre a un ampio e accurato saggio della curatrice, sono presenti nel catalogo le relazioni delle approfondite indagini scientifiche e di restauro condotte sulle opere di proprietà della Galleria d&#8217;Arte Moderna, che permettono di comprendere a fondo la tecnica pittorica e compositiva di Longoni e dare così nuovo e più pieno significato alle sue opere.</p>
<p>Galleria d&#8217;Arte Moderna (GAM)</p>
<p>Villa Reale, Via Palestro, 16 &#8211; 20121 &#8211; Milano</p>
<p>Tel. +39 02 76340809 &#8211; <a href="http://www.gam-milano.com" target="_blank">www.gam-milano.com</a></p>
<p>Orari: mar-dom, 9.00-13.00 e 14.00-17.30</p>
<p>Ingresso gratuito</p></blockquote>
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		<title>Gianni Colombo: Arte partecipativa e democratica</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 21:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4032" title="Progetto per Zoom Squares, <a href="http://tadalafilforsale.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">sales</a>  1967 ca. (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Marianne Boutrit)&#8221; src=&#8221;https://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/09/zoomsquares-206&#215;300.jpg&#8221; alt=&#8221;Progetto per Zoom Squares, 1967 ca. (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Marianne Boutrit)&#8221; width=&#8221;206&#8243; height=&#8221;300&#8243; />L&#8217;opera artistica di Gianni Colombo (Milano, 1937 &#8211; Melzo, 1993) è rimasta a lungo negletta, forse ancor più in Italia che all&#8217;estero. La retrospettiva in corso al Castello di Rivoli &#8211; curata da Carolyn Christov-Bakargiev, facente gli onori di casa e futura direttrice artistica di <em>documenta 13</em> (Kassel, 2012), e da Marco Scotini, curatore dell&#8217;Archivio Gianni Colombo &#8211; si propone di porre rimedio a tale grave lacuna e senza dubbio riesce nel suo intento. La mostra copre con più di cento opere la lunga carriera artistica di Colombo, dalle prime ceramiche degli anni Cinquanta, fino a dei modelli per installazioni ambientali dei primi anni Novanta.</p>
<p>L&#8217;opera di Colombo risente dell&#8217;ambiente artistico milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui egli si forma. Molteplici sono le influenze, tra cui il nuclearismo (Enrico Baj) e ancor più lo spazialismo (Lucio Fontana), che egli tuttavia cercherà di superare e porterà all&#8217;estremo alcuni elementi distintivi propri di tale corrente. Con la Fondazione del Gruppo T nel 1959 &#8211; con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gabriele Devecchi e, più tardi, Grazia Varisco &#8211; ha inizio l&#8217;arte cinetica, programmata e ottica, che caratterizzerà tutta la produzione artistica di Colombo, pur con significative evoluzioni. È forte &#8220;l&#8217;esigenza di rottura degli schemi percettivi&#8221; per giungere alla &#8220;liberazione dell&#8217;uomo dalle abitudini formali acquisite&#8221;, come scrisse Umberto Eco nel 1962 in <em>Arte programmata. Arte Cinetica. Opere Moltiplicate. Opera Aperta</em>. L&#8217;obiettivo di Colombo è instaurare un rapporto diretto con lo spettatore che è chiamato ad attivare, anche manualmente, i meccanismi che costituiscono le sue opere, portandolo così dall&#8217;essere un mero osservatore passivo a diventare partecipe dell&#8217;opera. Inoltre, Colombo si dedica alla moltiplicazione dell&#8217;opera d&#8217;arte rendendola così fruibile da molti. Si tratta, difatti, di un&#8217;arte &#8220;partecipativa e democratica&#8221;, come ha sottolineato la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev alla presentazione della mostra.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-4033" title="Gianni Colombo in Spazio elastico, 1967 (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Eckart Schuster)" src="/wp-content/files/2009/09/gcolombo-223x300.jpg" alt="Gianni Colombo in Spazio elastico, 1967 (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Eckart Schuster)" width="223" height="300" />È nel 1967 che Colombo si affermerà sulla scena internazionale con l&#8217;opera Spazio Elastico, che sarà premiata alla XXXVI Biennale di Venezia dell&#8217;anno seguente. Non si tratta di un&#8217;opera plastica, bensì di &#8220;un esperimento attraverso il quale studiare le reazioni di chi accetta di parteciparvi&#8221;, come scrive Marcella Benatti in uno dei saggi presenti nel catalogo della mostra. È l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo e della donna davanti all&#8217;opera a interessare in particolar modo Colombo, secondo il quale &#8220;la trasformazione più larga possibile di un pubblico di spettatori in un pubblico di tecnici è una delle mete a cui il nostro lavoro aspira&#8221;. In seguito, con la fine degli anni Sessanta, Colombo concentra la sua attenzione sull&#8217;uso di componenti elettroniche applicate alla creazione di strutture percettive dinamiche, come nell&#8217;ambiente <em>Zoom Squares</em>. Tra gli anni Settanta e Ottanta, invece, è la realizzazione di ambienti praticabili a diventare l&#8217;oggetto di ricerca privilegiato dell&#8217;artista. In questi ambienti, come le <em>Bariestesie</em> e le <em>Topoestesie</em> (1974-1975), la condizione di transito del visitatore costituisce la componente essenziale dell&#8217;opera, rimanendo così saldo il principio di arte partecipativa proprio di tutta la produzione artistica di Colombo.  La retrospettiva si chiude con diversi modelli d&#8217;installazioni ambientali, le Architetture cacogoniometriche, di cui si possono citare alcune tra quelle realizzate, come l&#8217;<em>Architettura cacogoniometrica-colonne</em> a Morterone (Lecco) e l&#8217;<em>Architettura cacogoniometrica alpina a Bruno Taut</em> al Furkapass (Svizzera).</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4034" title="Gianni Colombo, Bariestesia, 1975 (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Maria Mulas)" src="/wp-content/files/2009/09/bariestesia-300x203.jpg" alt="Gianni Colombo, Bariestesia, 1975 (Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano; Foto Maria Mulas)" width="300" height="203" />A lato della mostra, viene proposta la rassegna cinematografica <em>Gianni Colombo &#8211; Spazio Filmico</em> curata da Gianluca e Massimiliano De Serio, che presenta diversi film che hanno influenzato la poetica dell&#8217;artista (come, ad esempio, i lavori degli anni  Venti di Buster Keaton) o che ne condividono le tematiche (film di Murnau e di Welles, ma anche titoli più recenti come The Hole del &#8220;taiwanese&#8221; Tsai Ming Liang), in aggiunta ad alcuni film opera dei curatori stessi.</p>
<p>Il catalogo della mostra, a cura di Marcella Beccaria, è pubblicato da Skira (2009, edizione italiana e inglese, 312 pagine, €55). Tra i molteplici meriti di questo volume, v&#8217;è soprattutto da segnalare che si tratta della prima classificazione completa delle opere e delle esposizioni di Gianni Colombo, presentandone così la carriera nella sua interezza, dagli esordi degli anni Cinquanta fino alla sua scomparsa nei primi anni Novanta. Diverse le interviste presenti, così come i saggi elaborati dai curatori della mostra (Carolyn Christov-Bakargiev e Marco Scotini), da Marcella Beccaria e da Guy Brett.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Gianni Colombo </em></p>
<p style="text-align: center;">16 settembre 2009 &#8211; 10 gennaio 2010</p>
<p style="text-align: center;">Castello di Rivoli &#8211; Museo d&#8217;Arte Contemporanea<br />
Piazza Mafalda di Savoia &#8211; 10098 Rivoli (TO)<br />
Tel. 0039 (0)11 9565220 &#8211; <a href="http://www.castellodirivoli.org" target="_blank">www.castellodirivoli.org</a><br />
Orari: mar-giov, 10-17; ven-dom:10-21; lun chiuso.<br />
Biglietto: €6,50 intero, €4,50 ridotto.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cultura della Terra in Toscana</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2009/08/06/cultura-della-terra-in-toscana/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sabato 4 luglio a domenica 29 settembre le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca) ospitano la mostra “Cultura della terra in Toscana, mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3802" title="Lorenzo Viani, <a href="http://cialis-for-sale-safe.com/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">sovaldi sale</a>  La tosatura delle pecore, <a href="http://cialis24online.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cheap</a>  1927-1928.&#8221; src=&#8221;https://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/08/viani-300&#215;296.jpg&#8221; alt=&#8221;Lorenzo Viani, La tosatura delle pecore, 1927-1928.&#8221; width=&#8221;300&#8243; height=&#8221;296&#8243; />Dopo appena due settimane dall’inaugurazione della mostra “Cultura della terra in Toscana” sono stati più di 1300 i visitatori accolti al Palazzo Mediceo di Serravezza, splendidamente collocato tra il mare della costa versiliese e i massicci delle Alpi Apuane. L’esposizione illustra la campagna toscana sotto la lente della mezzadria, fenomeno sociale ed economico che l’ha caratterizzata ben più di altre regioni italiane dal XII secolo fino alla seconda metà del ‘900.</p>
<p>Secondo le parole del curatore, Enrico Dei, “l’esposizione intende, idealmente, proporre l’immagine della tradizione contadina toscana, del secondo Ottocento e primo Novecento, anzi le diverse e talvolta antitetiche immagini che gli artisti hanno saputo cercare e trovare nel territorio toscano, offrendo quindi la possibilità di illustrare la vita, i costumi e le abitudini delle popolazioni rurali di questa regione, nei diversi, talora conflittuali, filoni iconografici in cui si sono storicamente definiti”.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-3805" title="Paride Pascucci, Eroi in Maremma, 1895." src="/wp-content/files/2009/08/pascucci-300x235.jpg" alt="Paride Pascucci, Eroi in Maremma, 1895." width="300" height="235" />Il percorso espositivo si può a grandi linee dividere in tre sezioni pittoriche, affiancate da un significativo gruppo di sculture. Le prime tele appartengono al filone naturalista che si è sviluppato nell’ultimo trentennio del XIX secolo e ha prodotto delle epiche “sinfonie pastorali” della rappresentazione campestre, come nel ritrovato dipinto di Angiolo Tommasi del 1892 <em>Le ultime vangate</em>, posto in copertina del catalogo della mostra. Tuttavia, sul finire dell’Ottocento gli artisti rompono l’armonia fino ad ora rappresentata e insistono nell’illustrare il dolore e la fatica della vita contadina, come nell’opera <em>Eroi in Maremma</em> di Paride Pascucci (1895). Con il principio del Novecento prende forma nelle opere esposte la complessità e le diversità d’interpretazione del tema trattato sia nelle diverse correnti pittoriche sia nella produzione scultorea. Dai quadri di Soffici a quelli di Viani (come, ad esempio, <em>La tosatura delle pecore</em>, 1927-1928), da Ferroni a De Grada, le immagini di desolazione e di dolore si alternano a vedute mitiche e atemporali.<br />
Infine, le sculture esposte, di pregevole fattura, arricchiscono la mostra di nuove immagini e situazioni, che pongono ancora di più in rilievo la figura e l’azione umana nella vita dei campi. Difatti, come illustrano le parole di Enrico Dei, &#8220;è una Toscana dal volto molto umano, perché i pittori che si sono dedicati a questo tema hanno cercato di esaltare &#8211; è la parola esatta, esaltare &#8211; i veri protagonisti. Non tanto gli ambienti, l&#8217;aia e i casolari, che indubbiamente fanno parte del paesaggio, ma essenzialmente i protagonisti.&#8221;</p>
<blockquote><p><em>Cultura della terra in Toscana, mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento</em>, 5 luglio – 29 settembre, Palazzo Mediceo di Serravezza.</p>
<p>Il catalogo della mostra, ben curato, è già disponibile ed è pubblicato da Pacini Editore, Pisa (€30). Tra i temi trattati dai saggi inclusi nell’opera vi sono, oltre a uno scritto introduttivo sulla pittura toscana nell’Ottocento, un approfondimento sulla relazione tra mezzadria e architettura e sulla tradizione del “Maggio” nell’arte e nella cultura contadina.</p>
<p>Palazzo Mediceo di Seravezza (Lu)<br />
Orari: tutti i giorni, 10:00-13:00 e 17:00-23:00.<br />
Biglietto: intero €5; ridotto €3.</p>
<p>Informazioni: Ufficio Cultura del Comune di Seravezza, tel. 0584/756100, <a href="http://www.palazzomediceo.com" target="_blank">www.palazzomediceo.com</a>.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Bernardí Roig e la sofferenza del corpo</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2009/06/21/roig/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 01:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Facesti come quei che va di notte, online
che porta il lume dietro e sé non giova, viagra sale
ma dopo sé fa le persone dotte.&#8221;
Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio, Canto XXII, 67-69

La presentazione del volume monografico edito da Skira Bernardí Roig ha dato una nuova occasione al pubblico italiano, dopo l&#8217;esposizione Light Never Lies dell&#8217;estate 2007 al Museo Carlo Bilotti di Roma, di conoscere le opere del celebre artista maiorchino. All&#8217;incontro del 28 maggio alla libreria della Triennale di Milano hanno preso parte oltre all&#8217;artista e al curatore del volume, lo stilista Elio Fiorucci, l&#8217;architetto e designer Alessandro Mendini e lo scrittore Aldo Nove.
Il lavoro di Roig si concentra sulla prigionia del corpo e sull&#8217;impossibilità dello sguardo e della comunicazione. Si tratta, in altre parole, di una riflessione sulla condizione dell&#8217;uomo contemporaneo e sull&#8217;isolamento. Il corpo di Roig è un &#8220;corpo che soffre, fatto di pezzi e di frammenti&#8221;, come l&#8217;artista lo ha definito in occasione della presentazione. Per le sue sculture Roig si serve di calchi che ottiene prendendo l&#8217;impronta di modelli umani con garze imbevute di gesso. In base al risultato cercato, sceglie poi di realizzarle o in resina poliuretanica, a volte mista a polvere di marmo, o in alluminio o bronzo interamente dipinti di bianco. Secondo Paparoni, curatore del volume, &#8220;le opere di Roig hanno il loro nucleo centrale in una scultura dalle forti connotazioni realiste, interamente bianca ma formalmente definita nei dettagli, al punto da non essere del tutto estranea alla tradizione classica&#8221;.
Una delle opere più significative &#8211; e tema ricorrente dell&#8217;artista &#8211; è L&#8217;uomo della Luce (2007; bronzo, acciaio, tubi fluorescenti e luce), esposto a Milano nella piazza di fronte a Palazzo Isimbardi, sede degli uffici della Provincia. Questa scultura non è statua (ossia statica), ma seconde le intenzioni dell&#8217;artista suggerisce movimento, leggerezza e instabilità. Elemento predominante è la luce, ma non una luce che illumina, ma che &#8220;acceca e satura lo sguardo e dunque non fa che aumentare la portata della nostra cecità&#8221;. Lo scopo dell&#8217;installazione di Roig è di ridefinire il luogo in cui è posta e di rigenerare lo sguardo su ciò che già si conosce. In contrasto con la scultura pubblica che è generalmente senza significato né emozionalità &#8211; un &#8220;fantasma inespressivo&#8221;, così la definisce Roig &#8211; L&#8217;uomo della Luce invita i milanesi e coloro che lì passano ad alzare la testa, osservare, riflettere. In altre parole, a farsi dotti.
Bernardí Roig, a cura di Demetrio Paparoni, Ed. Skira, 2009, €49, pp. 200. La monografia &#8211; in edizione inglese con testi tradotti in spagnolo e italiano &#8211; comprende un saggio introduttivo di Demetrio Paparoni, le schede delle opere a cura di Ida Parlavecchio, una sezione dedicata agli scritti di Roig, la biografia dell&#8217;artista e la bibliografia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Facesti come quei che va di notte, <a href="http://tadalafilforsale.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">online</a><br />
che porta il lume dietro e sé non giova, <a href="http://cialis24online.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">viagra sale</a><br />
ma dopo sé fa le persone dotte.&#8221;</em><br />
Dante Alighieri, <em>La Divina Commedia</em>, Purgatorio, Canto XXII, 67-69</p>
<p><img class="size-medium wp-image-3368 alignleft" title="Bernardí Roig, L’uomo della Luce, 2007, Palazzo Isimbardi, Milano, mezzogiorno. Photo by Luigi Galimberti Faussone" src="/wp-content/files/2009/06/luce1-225x300.jpg" alt="Bernardí Roig, L’uomo della Luce, 2007, Palazzo Isimbardi, Milano, mezzogiorno. Photo by Luigi Galimberti Faussone" width="225" height="300" /></p>
<p>La presentazione del volume monografico edito da Skira <em>Bernardí Roig</em> ha dato una nuova occasione al pubblico italiano, dopo l&#8217;esposizione <em>Light Never Lies</em> dell&#8217;estate 2007 al <a href="http://www.museocarlobilotti.it/" target="_blank">Museo Carlo Bilotti</a> di Roma, di conoscere le opere del celebre artista maiorchino. All&#8217;incontro del 28 maggio alla libreria della <a href="http://www.triennale.it/" target="_blank">Triennale di Milano</a> hanno preso parte oltre all&#8217;artista e al curatore del volume, lo stilista Elio Fiorucci, l&#8217;architetto e designer Alessandro Mendini e lo scrittore Aldo Nove.<br />
Il lavoro di Roig si concentra sulla prigionia del corpo e sull&#8217;impossibilità dello sguardo e della comunicazione. Si tratta, in altre parole, di una riflessione sulla condizione dell&#8217;uomo contemporaneo e sull&#8217;isolamento. Il corpo di Roig è un &#8220;corpo che soffre, fatto di pezzi e di frammenti&#8221;, come l&#8217;artista lo ha definito in occasione della presentazione. Per le sue sculture Roig si serve di calchi che ottiene prendendo l&#8217;impronta di modelli umani con garze imbevute di gesso. In base al risultato cercato, sceglie poi di realizzarle o in resina poliuretanica, a volte mista a polvere di marmo, o in alluminio o bronzo interamente dipinti di bianco. Secondo Paparoni, curatore del volume, &#8220;le opere di Roig hanno il loro nucleo centrale in una scultura dalle forti connotazioni realiste, interamente bianca ma formalmente definita nei dettagli, al punto da non essere del tutto estranea alla tradizione classica&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-3369" title="Bernardí Roig, L’uomo della Luce, 2007, Palazzo Isimbardi, Milano, mezzanotte. Photo by Luigi Galimberti Faussone" src="/wp-content/files/2009/06/luce2-300x225.jpg" alt="Bernardí Roig, L’uomo della Luce, 2007, Palazzo Isimbardi, Milano, mezzanotte. Photo by Luigi Galimberti Faussone" width="385" height="290" />Una delle opere più significative &#8211; e tema ricorrente dell&#8217;artista &#8211; è <em>L&#8217;uomo della Luce</em> (2007; bronzo, acciaio, tubi fluorescenti e luce), esposto a Milano nella piazza di fronte a Palazzo Isimbardi, sede degli uffici della Provincia. Questa scultura non è statua (ossia statica), ma seconde le intenzioni dell&#8217;artista suggerisce movimento, leggerezza e instabilità. Elemento predominante è la luce, ma non una luce che illumina, ma che &#8220;acceca e satura lo sguardo e dunque non fa che aumentare la portata della nostra cecità&#8221;. Lo scopo dell&#8217;installazione di Roig è di ridefinire il luogo in cui è posta e di rigenerare lo sguardo su ciò che già si conosce. In contrasto con la scultura pubblica che è generalmente senza significato né emozionalità &#8211; un &#8220;fantasma inespressivo&#8221;, così la definisce Roig &#8211; <em>L&#8217;uomo della Luce</em> invita i milanesi e coloro che lì passano ad alzare la testa, osservare, riflettere. In altre parole, a farsi dotti.</p>
<p><em>Bernardí Roig</em>, a cura di Demetrio Paparoni, Ed. Skira, 2009, €49, pp. 200. La monografia &#8211; in edizione inglese con testi tradotti in spagnolo e italiano &#8211; comprende un saggio introduttivo di Demetrio Paparoni, le schede delle opere a cura di Ida Parlavecchio, una sezione dedicata agli scritti di Roig, la biografia dell&#8217;artista e la bibliografia.</p>
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		<title>TWISTER: L’arte fa rete</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 15:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span lang="it-IT"><img class="alignleft size-medium wp-image-3125" title="Museo d'Arte Contemporanea, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">rx</a>  Lissone (MI)&#8221; src=&#8221;https://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/06/lissone-218&#215;300.jpg&#8221; alt=&#8221;Museo d&#8217;Arte Contemporanea, Lissone (MI)&#8221; width=&#8221;218&#8243; height=&#8221;300&#8243; />La Regione Lombardia</span><span lang="it-IT"> con l’Assessorato Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, con il contributo della </span><a href="http://www.fondazionecariplo.it/"><span lang="it-IT">Fondazione Cariplo</span></a><span lang="it-IT">, hanno presentato a Milano il 22 aprile 2009 il progetto TWISTER, una commissione artistica di notevole importanza che coinvolgerà dieci musei di arte contemporanea lombardi.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">TWISTER nasce da un concorso pubblico internazionale a invito per la progettazione, produzione e acquisizione di dieci interventi artistici specifici per la collezione permanente di ciascun sito museale e di un interveto artistico che coinvolgerà tutti e dieci i musei. La presentazione alla stampa avverrà il 24 settembre 2009 alla Fondazione Stelline, seguita dall’inaugurazione coordinata nelle dieci sedi il 25, 26 e 27 settembre.</p>
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span lang="it-IT">Gli artisti prescelti sono Mario Airò con </span><span lang="it-IT"><em>Loto 2009</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.stelline.it/"><span lang="it-IT">Fondazione Stelline</span></a><span lang="it-IT">, Milano), Massimo Bartolini con </span><span lang="it-IT"><em>Un paesaggio da lontano</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.gam.gallarate.va.it/"><span lang="it-IT">GAM – Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate</span></a><span lang="it-IT">, VA), Carlo Bernardini con </span><span lang="it-IT"><em>Codice spaziale</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.postumia-mam.it/"><span lang="it-IT">MAM – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea</span></a><span lang="it-IT">, Gazoldo degli Ippoliti, MN), Loris Cecchini con </span><span lang="it-IT"><em>Senza titolo</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.premiosuzzara.it/"><span lang="it-IT">Galleria del Premio Suzzara</span></a><span lang="it-IT">, MN), Chiara Dynys con </span><span lang="it-IT"><em>Nul</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.fondoambiente.it/beni/villa-e-collezione-panza.asp"><span lang="it-IT">FAI – Villa e Collezione Panza</span></a><span lang="it-IT">, Varese), Madame Duplok con </span><span lang="it-IT"><em>Per grazia ricevuta</em></span><span lang="it-IT"> (Museo Civico Floriano Boldini, Gemonio, VA), Lara Favaretto con </span><span lang="it-IT"><em>Monumento momentaneo (Salvadanio)</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.gamec.it/"><span lang="it-IT">GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo</span></a><span lang="it-IT">), Mik e Dirk Löbbert con </span><span lang="it-IT"><em>Welcome</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.premiogallarate.it/"><span lang="it-IT">Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate</span></a><span lang="it-IT">, VA), Marzia Migliora con </span><span lang="it-IT"><em>Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia (Roland Bartes)</em></span><span lang="it-IT"> (Civici Musei di Milano – Museo del Novecento, Milano), Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini con </span><span lang="it-IT"><em>Forse possiamo fare anche una mappa per perdersi</em></span><span lang="it-IT"> (</span><a href="http://www.comune.lissone.mb.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4"><span lang="it-IT">Museo d’Arte Contemporanea</span></a><span lang="it-IT">, Lissone, MI).</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span lang="it-IT"><img class="alignright size-medium wp-image-3126" title="Lara Favaretto, I poveri sono matti, 2005-08, Installazione, Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea, Rivoli (TO)" src="/wp-content/files/2009/06/favaretto-225x300.jpg" alt="Lara Favaretto, I poveri sono matti, 2005-08, Installazione, Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea, Rivoli (TO)" width="225" height="300" />Se, da un lato, i dieci interventi artistici sono stati progettati tenendo presente in particolare la relazione con il tessuto urbano e il territorio in cui le istituzioni sono inserite e la necessità di acquisire le opere per le collezioni permanenti di ogni singolo museo, l’intervento artistico in rete, dall’altro, coinvolgerà i dieci partner della rete regionale per mostrare in particolare l’unicità e la coesione del progetto. L’artista selezionato per il progetto artistico di rete è Ofri Cnaani con </span><span lang="it-IT"><em>Primes and knots</em></span><span lang="it-IT">. L’intervento prevede due azioni distinte. La prima, </span><span lang="it-IT"><em>Dreams and dramas</em></span><span lang="it-IT">, è una serie di video brevi e “gestuali” specificamente progettati per ogni istituzione. I video saranno progettati per gli spazi di transizione e saranno proiettati su vetrate visibili sia dall’interno che dall’esterno. La seconda, </span><span lang="it-IT"><em>One-moment-momentum</em></span><span lang="it-IT">, prevederà il coinvolgimento dei visitatori che verranno chiamati a individuare la loro opera preferita in ogni museo e a commentarla. I risultati saranno proposti attraverso un video artistico all’interno di ogni museo, creando così un originale e insolito percorso tra i musei della rete regionale e mostrandone identità e ricchezza.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">TWISTER è una mostra innovativa e sperimentale che mira a creare un fecondo terreno d’incontro tra i partner museali e istituzionali coinvolti, gli artisti e il grande pubblico, dando del territorio regionale un’immagine di notevole slancio verso la contemporaneità. Mettere insieme le proprie forze, economiche e intellettuali, è la sola via che potrà fare entrare l’arte contemporanea nella vita di un grande numero di persone. Inoltre, dare rilevanza a enti museali che, seppur di valore, rimangono fuori dal grande flusso turistico e economico che la sola Milano attira, può finalmente fare scoprire agli italiani e agli stranieri, ma anche agli stessi lombardi e milanesi, le molteplici ricchezze economiche, culturali e sociali del territorio italiano.</p>
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0.35cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span lang="it-IT"><em>TWISTER</em></span><span lang="it-IT">, </span><span lang="it-IT">da Settembre</span><span lang="it-IT"> </span><span lang="it-IT">2009, </span><span lang="it-IT">in</span><span lang="it-IT"> dieci musei lombardi, Italia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">Capofila di progetto</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT"><em>GAM Civica Galleria d’Arte Moderna</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;" lang="it-IT">viale Milano 21 – 21013 Gallarate (VA)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span lang="it-IT">Tel. 0039 </span><span lang="it-IT">0331 791266</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.hangarbicocca.it/"><span lang="it-IT">info@artecontemporanealombardia.it</span></a></span></p>
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		<title>Film di Luce Solida</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 16:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bicocca]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2379" title="You and I Horizontal III, <a href="http://buycialisonlinecoupon.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">site</a>  2007. Installation view at Sean Kelly Gallery, <a href="http://buycialisonlinehq.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">buy</a>  New York, 2007. Photo by Steven Harris.&#8221; src=&#8221;https://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/03/12-yaih-iii-300&#215;200.jpg&#8221; alt=&#8221;You and I Horizontal III, 2007. Installation view at Sean Kelly Gallery, New York, 2007. Photo by Steven Harris.&#8221; width=&#8221;300&#8243; height=&#8221;200&#8243; />L’opera di Anthony McCall si situa tra scultura e cinema, conferendo all’oggetto artistico una dimensione spaziale con la prima e il movimento con la seconda. I suoi film di luce solida (o <em>Solid Light Film</em>) vengono esibiti in spazi scuri, riempiti di una fitta ma sottile nebbia artificiale, grazie alla quale le proiezioni generano delle figure tridimensionali. Le figure, che prendono forma di ellissi in movimento o di onde, creano volumi di luce che permettono al pubblico di non essere passivo spettatore ma attivo fruitore e ri-creatore dell’opera (vedi <em>You and I Horizontal III</em>, 2007).</p>
<p>La corporeità delle opere di McCall si manifesta come una relazione dinamica tra due entità luminose e materiali (i corpi), come chiaramente evidenziato già dai titoli <em>Between You and I </em>(2006) e <em>Coupling</em> (2009). L’architettura creata dall’interazione tra i volumi di luce, i corpi del pubblico e lo spazio ospitante è permeata di associazioni fisiche, se non addirittura fisiologiche, come le ha definite il critico statunitense Hal Foster nel saggio <em>Light-Play </em>pubblicato nel catalogo della mostra.</p>
<p>Le opere esposte sono proiezioni verticali in gran parte inedite e prodotte tra il 2004 e il 2009: <em>Breath I</em> e <em>Breath II</em> (2004), <em>Breath III</em> (2005), <em>Between You and I</em> (2006), <em>Coupling</em> (2009) e <em>Meeting You Halfway</em> (2009), che è stata concepita e prodotta espressamente per Hangar Bicocca. I proiettori sono collocati a circa 10 metri di altezza, cosicché ogni immagine proiettata è larga tra i 3,3 e i 4,5 metri di larghezza. La durata dei film (in loop) va dai 15 ai 32 minuti.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2380" title="Breath III, 2004. Installation study." src="/wp-content/files/2009/03/02-breath-iii-231x300.jpg" alt="Breath III, 2004. Installation study." width="231" height="300" />Anthony McCall (nato nel 1946 a St. Paul&#8217;s Cray, Gran Bretagna) inizia a lavorare con film e performance nei primi anni ‘70, e può essere considerato uno dei più importanti rappresentanti del cinema <em>avant-garde</em> londinese degli anni ’70 con i film <em>Argument</em> (1978) e <em>Sigmund Freud&#8217;s Dora</em> (1979) che esaminano dibattiti contemporanei e nozioni di rappresentazione, genere e sessualità.  L’artista ha ideato il suo primo film di luce solida nel 1973 con <em>Line Describing a Cone</em>. Un recente interesse per l’artista è risultato in una moltitudine di presentazioni del suo lavoro in musei e gallerie a livello internazionale, dei quali si possono citare le seguenti istituzioni: Whitney Museum, New York (2001-02); Museum Moderner Kunst, Vienna (2003-04); Hartware Medien Kunstverein, Dortmund (2004); Hayward Gallery, Londra (2004); Kunsthaus Zürich, Zurigo (2006); Hamburger Bahnhof, Berlino (2006-07). Più recentemente è stata presentata la mostra d’indagine itinerante <em>Elements for a Retrospective</em> iniziata al Musée de Rochechouart, Francia (2007) presentata poi alla Serpentine Gallery di Londra (2007-08), e all’Utzon Center, Aalborg in Danimarca (2008-09).</p>
<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-2381" title="Anthony McCall, Five Minute Drawing, 1974/2007. Performance at the Musée de Rochechouart (2007). Photo by Bruno Barlier. " src="/wp-content/files/2009/03/portrait-3-199x300.jpg" alt="Anthony McCall, Five Minute Drawing, 1974/2007. Performance at the Musée de Rochechouart (2007). Photo by Bruno Barlier. " width="229" height="345" /></em>Una notazione conclusiva merita lo spazio espositivo. L’Hangar Bicocca è un gioiello della scena artistica e culturale milanese. Questo ex stabilimento industriale una volta appartenuto al Gruppo Ansaldo è uno spazio maestoso (circa 15.000 mq) capace di dare vita a produzioni artistiche uniche nel panorama cittadino per impatto scenico, ma anche per l’eminente qualità artistica delle esposizioni (ad esempio, la recente <em>It Is Difficult</em> di Alfredo Jaar, in collaborazione con lo Spazio Oberdan). Andateci: vivete Milano!</p>
<p><em>Breath [the vertical works]</em> di Anthony McCall, 20 Marzo – 21 Giugno 2009, Hangar Bicocca<br />
Il catalogo, pubblicato da Edizioni Corraini (www.corraini.com), sarà disponibile dal mese di Aprile.</p>
<p>Hangar Bicocca<br />
Via Chiese 2, Milano<br />
Orari: mar-mer-ven-sab-dom, 11:00-19:00; gio 14:30-22:00; lun chiuso<br />
Biglietto: intero €8; ridotto €6<br />
Tel. 0039 02 853531764<br />
<a href="http://www.hangarbicocca.it">www.hangarbicocca.it</a></p>
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		<title>London Festival of Europe 2008</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Galimberti Faussone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il London Festival of Europe (www.festivalofeurope.eu ), troche  cialis  giunto quest&#8217;anno alla sua seconda edizione, unhealthy  si terrà a Londra dal 6 al 16 marzo 2008. Obiettivo principe del Festival è di comprendere e far comprendere l&#8217;Europa nella sua molteplicità e diversità, prescription  abbracciandone gli aspetti politici, filosofici ed artistici.
Il Festival sarà inaugurato da Bernard Stiegler, filosofo e direttore del Centro per lo Sviluppo Culturale al Centre Pompidou di Parigi. Il tema della sua lezione, &#8220;Towards a European Way of Life&#8221;, sarà la linea guida degli eventi che ad essa succederanno. Si parlerà di politica e democrazia, in occasione del 50° anniversario della nascita del Parlamento Europeo, così come di diritti umani. Tuttavia, l&#8217;attenzione principale sarà concentrata sulle arti. Tre sere saranno dedicate alla poesia, prima portoghese, poi ungherese, e infine mediterranea. Ci sarà la proiezione in esclusiva di un road-movie sul Portogallo, seguito da un dibattito col regista. Inoltre, artisti e scrittori da tutta Europa si troveranno a parlare, guidati dal critico e curatore artistico Hans Ulrich Obrist, della concezione dell&#8217;Europa nell&#8217;arte. La filosofia, d&#8217;altro canto, sarà al centro di una lezione del filosofo italiano, nonchè ex Parlamentare europeo, Gianni Vattimo.
Questi eventi, la cui partecipazione ad essi è interamente gratuita, si terranno agli istituti di cultura di Italia, Ungheria, e Repubblica Ceca, alle università London School of Economics, UCL, e Chelsea College of Art, alla chiesa St. Peter&#8217;s di Mayfair e in altri luoghi a Londra. Tuttavia, l&#8217;obiettivo del Festival è di estendersi ad altre città di tutta Europa. Nato nella euro-scettica Gran Bretagna, ora il Festival è pronto a discutere e a far discutere dell&#8217;Europa gli Europei.
Agli amici e lettori di Tamarindo rivolgo un invito particolare, ossia quello di &#8220;piantare un seme&#8221; per far crescere quest&#8217;Europa, la nostra Europa, sempre più forte e rigogliosa.
Luigi Galimberti Faussone
Board of the Festival
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il London Festival of Europe (<a href="http://www.festivalofeurope.eu">www.festivalofeurope.eu</a> ), <a href="http://buy-levitraonline.com/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">troche</a>  <a href="http://cialis-for-sale-safe.com/" title="cialis" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cialis</a>  giunto quest&#8217;anno alla sua seconda edizione, <a href="http://buyviagraonlinefree.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">unhealthy</a>  si terrà a Londra dal 6 al 16 marzo 2008. Obiettivo principe del Festival è di comprendere e far comprendere l&#8217;Europa nella sua molteplicità e diversità, <a href="http://buycialisonlinecoupon.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">prescription</a>  abbracciandone gli aspetti politici, filosofici ed artistici.</p>
<p>Il Festival sarà inaugurato da Bernard Stiegler, filosofo e direttore del Centro per lo Sviluppo Culturale al Centre Pompidou di Parigi. Il tema della sua lezione, &#8220;Towards a European Way of Life&#8221;, sarà la linea guida degli eventi che ad essa succederanno. Si parlerà di politica e democrazia, in occasione del 50° anniversario della nascita del Parlamento Europeo, così come di diritti umani. <span id="more-33"></span>Tuttavia, l&#8217;attenzione principale sarà concentrata sulle arti. Tre sere saranno dedicate alla poesia, prima portoghese, poi ungherese, e infine mediterranea. Ci sarà la proiezione in esclusiva di un road-movie sul Portogallo, seguito da un dibattito col regista. Inoltre, artisti e scrittori da tutta Europa si troveranno a parlare, guidati dal critico e curatore artistico Hans Ulrich Obrist, della concezione dell&#8217;Europa nell&#8217;arte. La filosofia, d&#8217;altro canto, sarà al centro di una lezione del filosofo italiano, nonchè ex Parlamentare europeo, Gianni Vattimo.</p>
<p>Questi eventi, la cui partecipazione ad essi è interamente gratuita, si terranno agli istituti di cultura di Italia, Ungheria, e Repubblica Ceca, alle università London School of Economics, UCL, e Chelsea College of Art, alla chiesa St. Peter&#8217;s di Mayfair e in altri luoghi a Londra. Tuttavia, l&#8217;obiettivo del Festival è di estendersi ad altre città di tutta Europa. Nato nella euro-scettica Gran Bretagna, ora il Festival è pronto a discutere e a far discutere dell&#8217;Europa gli Europei.</p>
<p>Agli amici e lettori di Tamarindo rivolgo un invito particolare, ossia quello di &#8220;piantare un seme&#8221; per far crescere quest&#8217;Europa, la nostra Europa, sempre più forte e rigogliosa.</p>
<p>Luigi Galimberti Faussone<br />
Board of the Festival</p>
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