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	<title>The Tamarind &#187; Lorenzo Kihlgren Grandi</title>
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		<title>La “carovana culturale siriana” che attraversa l’Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2014 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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		<description><![CDATA[
Dallo scorso 12 luglio l’arte siriana viaggia per le strade d’Europa. La “carovana culturale siriana”, sale  iniziativa promossa da un gruppo di associazioni culturali europee e siriane, order  racconta la difficile realtà del Paese attraverso poesia, pittura, scultura, fotografia, cinema, musica e teatro. Il tutto con una logica partecipativa, basata sul coinvolgimento attivo delle istituzioni culturali, degli artisti e dagli abitanti delle città visitate.
Il progetto, intitolato “Libertà per il popolo siriano”, ha preso il via in Francia e arriverà oggi a Milano, per poi proseguire in Austria, Germania, Svizzera e Belgio, prima del suo ritorno a Parigi a fine agosto (qui l’itinerario completo). Un’iniziativa accolta con grande curiosità nelle piccole e grandi città finora toccate, spesso in concomitanza con importanti festival culturali quali quello di Avignone, dove la Carovana è stata protagonista di un dibattito sulla Siria.
“Il pubblico dei festival è disponibile e in generale profondamente consapevole del dolore dei popoli che vivono sotto le bombe. Gli spettatori ascoltano nel silenzio le testimonianze”, raccontano gli artisti sul loro blog, ospitato sul sito del quotidiano francese Le Monde.
Simbolo dell’iniziativa un vecchio camper ridipinto di fucsia, sulle cui fiancate campeggia il logo del progetto in francese, inglese e arabo. A bordo, gli artisti affrontano il viaggio con allegria, senza tuttavia venir meno al proprio compito di portavoce di una realtà tragica e complessa. Un’impresa romantica che ben si addice allo spirito poliedrico degli artisti coinvolti, capaci di improvvisarsi meccanici per risolvere i problemi al cambio del camper o di mettere in salvo le proprie opere &#8211; minacciate dal forte maestrale di Marsiglia &#8211; presso i locali del Museo delle Civiltà dell’Europa e del Mediterraneo (Mucem). La sincera simpatia suscitata dall’iniziativa ha infatti già permesso agli artisti di superare i tanti imprevisti del viaggio, anche grazie al generoso sostegno delle istituzioni partner e del pubblico.
Nello spirito delle vere carovane, potranno unirsi al cammino del camper fucsia tutti coloro che ne condividano la meta, ovvero esprimere la propria solidarietà al popolo siriano attraverso l’arte. Per maggiori informazioni si invita a contattare gli organizzatori all’indirizzo email caravanesyrienne2014@gmail.com
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6773" title="caravane1" src="/wp-content/files/2014/07/caravane1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Dallo scorso 12 luglio l’arte siriana viaggia per le strade d’Europa. La “carovana culturale siriana”, <a href="http://viagraonlinebuy.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">sale</a>  iniziativa promossa da un gruppo di associazioni culturali europee e siriane, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">order</a>  racconta la difficile realtà del Paese attraverso poesia, pittura, scultura, fotografia, cinema, musica e teatro. Il tutto con una logica partecipativa, basata sul coinvolgimento attivo delle istituzioni culturali, degli artisti e dagli abitanti delle città visitate.</p>
<p>Il progetto, intitolato “Libertà per il popolo siriano”, ha preso il via in Francia e arriverà oggi a Milano, per poi proseguire in Austria, Germania, Svizzera e Belgio, prima del suo ritorno a Parigi a fine agosto (<a href="http://caravanesyrienne.blog.lemonde.fr/le-parcours/"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a> l’itinerario completo). Un’iniziativa accolta con grande curiosità nelle piccole e grandi città finora toccate, spesso in concomitanza con importanti festival culturali quali quello di Avignone, dove la Carovana è stata protagonista di un dibattito sulla Siria.</p>
<p>“Il pubblico dei festival è disponibile e in generale profondamente consapevole del dolore dei popoli che vivono sotto le bombe. Gli spettatori ascoltano nel silenzio le testimonianze”, raccontano gli artisti sul loro <a href="http://caravanesyrienne.blog.lemonde.fr/"><span style="text-decoration: underline;">blog</span></a>, ospitato sul sito del quotidiano francese <em>Le Monde</em>.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6772" title="caravane" src="/wp-content/files/2014/07/caravane-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />Simbolo dell’iniziativa un vecchio camper ridipinto di fucsia, sulle cui fiancate campeggia il logo del progetto in francese, inglese e arabo. A bordo, gli artisti affrontano il viaggio con allegria, senza tuttavia venir meno al proprio compito di portavoce di una realtà tragica e complessa. Un’impresa romantica che ben si addice allo spirito poliedrico degli artisti coinvolti, capaci di improvvisarsi meccanici per risolvere i problemi al cambio del camper o di mettere in salvo le proprie opere &#8211; minacciate dal forte maestrale di Marsiglia &#8211; presso i locali del Museo delle Civiltà dell’Europa e del Mediterraneo (<a href="http://www.mucem.org/"><span style="text-decoration: underline;">Mucem</span></a>). La sincera simpatia suscitata dall’iniziativa ha infatti già permesso agli artisti di superare i tanti imprevisti del viaggio, anche grazie al generoso sostegno delle istituzioni partner e del pubblico.</p>
<p>Nello spirito delle vere carovane, potranno unirsi al cammino del camper fucsia tutti coloro che ne condividano la meta, ovvero esprimere la propria solidarietà al popolo siriano attraverso l’arte. Per maggiori informazioni si invita a contattare gli organizzatori all’indirizzo email caravanesyrienne2014@gmail.com</p>
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		<title>Un viaggio artistico alla scoperta dello spazio urbano in evoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 08:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Filmati, viagra  parlato e musica si fondono in un percorso quasi onirico alla scoperta di 7 città del mondo e dei rispettivi abitanti. Napoli, shop  Shanghai, cure  Mumbai, Tangeri, Lisbona, Salvador e Londra: città diverse e distanti, ma ad egual titolo testimoni di un incontro tra culture e ritualità dalle origini più disparate. La città, nella ricerca di Alda Terracciano, rappresenta lo strumento per parlare dell&#8217;uomo, nel suo rapporto biunivoco con lo spazio pubblico, del gesto creativo con cui reinterpreta passato e presente, vicino e lontano.
&#8220;Streets of… 7 cities in 7 minutes&#8221; è un&#8217;installazione che proietta il visitatore in un viaggio sensoriale e didattico. Per il suo accento sull&#8217;incontro fra culture diverse, l&#8217;opera è stata recentemente allestita all&#8217;Anna Lindh Mediterranean Forum di Marsiglia, fornendo da spunto per un&#8217;analisi delle dinamiche evolutive dello spazio urbano.
Alda Terracciano, dottorato in Storia del Teatro presso l&#8217;Orientale di Napoli e un passato di ricercatrice su arti performative, migrazioni e identità culturale, vive e lavora a Londra. Tra i suoi progetti più recenti Living Archaeology of the Place, percorso didattico intergenerazionale che permette ai bambini di Londra di scoprire &#8211; e raccontare &#8211; le diverse tradizioni culturali presenti nel proprio quartiere.
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Per maggiori informazioni: www.streetsof.org

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6729" title="Streets of... 7 cities in 7 minutes" src="/wp-content/files/2013/06/aldaterra-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Filmati, <a href="http://viagracoupongeneric.net/" title="viagra" style="text-decoration:none;color:#676c6c">viagra</a>  parlato e musica si fondono in un percorso quasi onirico alla scoperta di 7 città del mondo e dei rispettivi abitanti. Napoli, <a href="http://viagragenericedpills.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">shop</a>  Shanghai, <a href="http://sildenafil24.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">cure</a>  Mumbai, Tangeri, Lisbona, Salvador e Londra: città diverse e distanti, ma ad egual titolo testimoni di un incontro tra culture e ritualità dalle origini più disparate. La città, nella ricerca di Alda Terracciano, rappresenta lo strumento per parlare dell&#8217;uomo, nel suo rapporto biunivoco con lo spazio pubblico, del gesto creativo con cui reinterpreta passato e presente, vicino e lontano.</p>
<p>&#8220;Streets of… 7 cities in 7 minutes&#8221; è un&#8217;installazione che proietta il visitatore in un viaggio sensoriale e didattico. Per il suo accento sull&#8217;incontro fra culture diverse, l&#8217;opera è stata recentemente allestita all&#8217;<a href="http://www.resetdoc.org/story/00000022228" target="_blank">Anna Lindh Mediterranean Forum</a> di Marsiglia, fornendo da spunto per un&#8217;analisi delle dinamiche evolutive dello spazio urbano.</p>
<p>Alda Terracciano, dottorato in Storia del Teatro presso l&#8217;Orientale di Napoli e un passato di ricercatrice su arti performative, migrazioni e identità culturale, vive e lavora a Londra. Tra i suoi progetti più recenti <a href="http://aldaterra.com/projects/the-living-archaeology-of-the-place/" target="_blank">Living Archaeology of the Place</a>, percorso didattico intergenerazionale che permette ai bambini di Londra di scoprire &#8211; e raccontare &#8211; le diverse tradizioni culturali presenti nel proprio quartiere.</p>
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<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/A89nmbxHf3Q?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
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<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://streetsof.org/">www.streetsof.org</a>
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		<title>I media e la guerra: la sfida delle narrative 2.0</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 14:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[Dalla guerra di Crimea raccontate sulle pagine del Times da William Howard Russell al volto di Peter Arnett in diretta dalla terrazza del suo albergo a Baghdad durante la prima guerra del Golfo: i conflitti armati hanno sempre fatto notizia, case  e il modo di raccontarli, fatto salvo lo sviluppo della tecnologia impiegata, non ha subito grandi evoluzioni fino a poco tempo fa.
A fianco delle cronache e dei reportage si è sviluppata col tempo una vasta pubblicistica dedicata all&#8217;analisi geopolitica della situazione, in grado di fornire utili strumenti per la comprensione delle ragioni del conflitto, la portata dello stesso, il ruolo degli attori in campo e i possibili sviluppi. Al contempo questi contributi non rappresentano che una lettura parziale della realtà, non potendo né volendo fornire una percezione profonda del fattore umano dietro all&#8217;evento bellico. Guardare ad un conflitto attraverso l&#8217;ausilio di cronache, analisi geopolitiche, mappe e tabelle, significa porsi al riparo di un velo di Maya ben intessuto ma assai limitante.
Chi volesse andare oltre e confrontarsi con ciò che che della guerra solitamente non viene raccontato, ha da qualche tempo a questa parte degli ottimi strumenti per farlo. La sfida di fornire narrative capaci di donare uno sguardo al tempo stesso diretto, autentico e vicino alla realtà umana degli avvenimenti, è stata colta da una serie di professionisti dell&#8217;informazione, principalmente giornalisti e blogger, armati degli strumenti del web 2.0.
Due tra gli esempi più interessanti di questa sensibilità narrativa sono stati presentati lo scorso 21 marzo al convegno &#8220;Digital media in zone di guerra&#8220;, tenutosi presso il Ministero degli Affari Esteri. Due approcci diversi per storie e professionalità alle loro spalle, ma che sono uniti dal focus sull&#8217;elemento umano, presentato con l&#8217;immediatezza e la partecipazione generata dall&#8217;utilizzo dei nuovi media.
Amedeo Ricucci, giornalista Rai, volto noto delle cronache di tanti conflitti armati, racconta con entusiasmo il progetto nel quale si è imbarcato un anno fa assieme alla redazione di La Storia Siamo Noi: documentare la quotidianità del conflitto civile siriano, calandosi nel suo interno con il proprio smartphone. Il video-diario che ne deriva è disponibile a questo indirizzo e ritrae un conflitto inaspettatamente crudele e generalizzato. Senza pietismo e con minuzia di particolari, Ricucci racconta una quotidianità simile a quella che si visse a Sarajevo, ma incapace di destare la stessa empatia nel grande pubblico. In Siria ad esempio si fa sentire la mancanza delle grandi ONG umanitarie presenti in tanti altri conflitti e impegnate ad alleviare il peso degli eventi sulla popolazione.
Ricucci, conquistato da questo nuovo approccio, tornerà settimana prossima in Siria, e a guidare il suo percorso (nei limiti del possibile, vista la drammaticità della situazione) sarà questa volta un gruppo di liceali di San Lazzaro di Savena, che dialogherà quotidianamente con il giornalista via Skype.
Il secondo approccio presentato è quello di Antonio Amendola, ex docente di Diritto della Comunicazione alla Sapienza, ora blogger affermato e capo del progetto Shoot4Change &#8211; www.shoot4change.net. Lo strumento di Amendola è quello dello storytelling, alimentato dai contributi di fotografi volontari, professionisti e no, richiamati dalla commistione di arte e impegno civico: &#8220;shoot local, think global&#8221;, per usare il motto dell&#8217;iniziativa.
Le storie raccontate dai tanti collaboratori, sottoposte ad un controllo editoriale, sono varie e permettono di cogliere con immediatezza la portata di eventi vicini e lontani: reportage sulle &#8220;dimore invisibili&#8220;, ovvero le soluzioni abitative più estreme; storie di immigrazione e integrazione africana in Svizzera; una scuola di circo creata all&#8217;interno di un campo profughi in Thailandia. Un linguaggio che ha voluto confrontarsi, per mano dello stesso Amendola, con un &#8220;Afghanistan sul percorso della normalità, zona di rottura umana, sociale, economica&#8221;. Fotografie e testi proiettano i visitatori del sito di Shoot4Change in un mondo di quotidianità inaspettata e di speranze coraggiose. L&#8217;obiettivo e le parole di Amendola raccontano storie dei militari afghani che stanno pian piano sostituendo le forze armate straniere, quelle dei talebani che hanno deposto le armi e beneficiano dei programmi di reinserimento del governo nazionale, le vicende delle ragazze vittime di abusi coniugali che hanno trovato riparo presso centri di accoglienza gestiti da coraggiose attiviste.
Le iniziative di Ricucci e Amendola hanno il pregio di fornire percorsi narrativi alternativi e reali, coi quali l&#8217;incontro avviene in modo semplice, diretto e duraturo. Un linguaggio che colpisce il pubblico in profondità, regalando attimi della quotidianità poetica e brutale di chi vive a contatto con la guerra.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6660" title="© Antonio Amendola" src="/wp-content/files/2013/03/17junecaboolexpress139m-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Dalla guerra di Crimea raccontate sulle pagine del Times da William Howard Russell al volto di Peter Arnett in diretta dalla terrazza del suo albergo a Baghdad durante la prima guerra del Golfo: i conflitti armati hanno sempre fatto notizia, <a href="http://tadalafilforsale.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">case</a>  e il modo di raccontarli, fatto salvo lo sviluppo della tecnologia impiegata, non ha subito grandi evoluzioni fino a poco tempo fa.</p>
<p>A fianco delle cronache e dei reportage si è sviluppata col tempo una vasta pubblicistica dedicata all&#8217;analisi geopolitica della situazione, in grado di fornire utili strumenti per la comprensione delle ragioni del conflitto, la portata dello stesso, il ruolo degli attori in campo e i possibili sviluppi. Al contempo questi contributi non rappresentano che una lettura parziale della realtà, non potendo né volendo fornire una percezione profonda del fattore umano dietro all&#8217;evento bellico. Guardare ad un conflitto attraverso l&#8217;ausilio di cronache, analisi geopolitiche, mappe e tabelle, significa porsi al riparo di un velo di Maya ben intessuto ma assai limitante.</p>
<p>Chi volesse andare oltre e confrontarsi con ciò che che della guerra solitamente non viene raccontato, ha da qualche tempo a questa parte degli ottimi strumenti per farlo. La sfida di fornire narrative capaci di donare uno sguardo al tempo stesso diretto, autentico e vicino alla realtà umana degli avvenimenti, è stata colta da una serie di professionisti dell&#8217;informazione, principalmente giornalisti e blogger, armati degli strumenti del web 2.0.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-6662" title="programma" src="/wp-content/files/2013/03/programma2103.jpg" alt="" width="320" height="453" />Due tra gli esempi più interessanti di questa sensibilità narrativa sono stati presentati lo scorso 21 marzo al convegno &#8220;<a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2013/03/20130321_digital_media.htm" target="_blank">Digital media in zone di guerra</a>&#8220;, tenutosi presso il Ministero degli Affari Esteri. Due approcci diversi per storie e professionalità alle loro spalle, ma che sono uniti dal focus sull&#8217;elemento umano, presentato con l&#8217;immediatezza e la partecipazione generata dall&#8217;utilizzo dei nuovi media.</p>
<p>Amedeo Ricucci, giornalista Rai, volto noto delle cronache di tanti conflitti armati, racconta con entusiasmo il progetto nel quale si è imbarcato un anno fa assieme alla redazione di La Storia Siamo Noi: documentare la quotidianità del conflitto civile siriano, calandosi nel suo interno con il proprio smartphone. Il video-diario che ne deriva è disponibile a <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/dossier/dossier-siria-2-0-diario-di-guerra/84/1/default.aspx" target="_blank">questo indirizzo</a> e ritrae un conflitto inaspettatamente crudele e generalizzato. Senza pietismo e con minuzia di particolari, Ricucci racconta una quotidianità simile a quella che si visse a Sarajevo, ma incapace di destare la stessa empatia nel grande pubblico. In Siria ad esempio si fa sentire la mancanza delle grandi ONG umanitarie presenti in tanti altri conflitti e impegnate ad alleviare il peso degli eventi sulla popolazione.</p>
<p>Ricucci, conquistato da questo nuovo approccio, tornerà settimana prossima in Siria, e a guidare il suo percorso (nei limiti del possibile, vista la drammaticità della situazione) sarà questa volta un gruppo di liceali di San Lazzaro di Savena, che dialogherà quotidianamente con il giornalista via Skype.</p>
<p>Il secondo approccio presentato è quello di Antonio Amendola, ex docente di Diritto della Comunicazione alla Sapienza, ora blogger affermato e capo del progetto <em>Shoot4Change</em> &#8211; <a href="http://www.shoot4change.net/" target="_blank">www.shoot4change.net</a>. Lo strumento di Amendola è quello dello <em>storytelling</em>, alimentato dai contributi di fotografi volontari, professionisti e no, richiamati dalla commistione di arte e impegno civico: &#8220;shoot local, think global&#8221;, per usare il motto dell&#8217;iniziativa.</p>
<p>Le storie raccontate dai tanti collaboratori, sottoposte ad un controllo editoriale, sono varie e permettono di cogliere con immediatezza la portata di eventi vicini e lontani: reportage sulle &#8220;<a href="http://www.shoot4change.net/?p=8959" target="_blank">dimore invisibili</a>&#8220;, ovvero le soluzioni abitative più estreme; storie di immigrazione e <a href="http://www.shoot4change.net/?p=9573" target="_blank">integrazione africana in Svizzera</a>; una scuola di circo creata all&#8217;interno di un <a href="http://www.shoot4change.net/?p=8957" target="_blank">campo profughi in Thailandia</a>. Un linguaggio che ha voluto confrontarsi, per mano dello stesso Amendola, con un &#8220;<a href="http://www.shoot4change.net/?p=8577" target="_blank">Afghanistan</a> sul percorso della normalità, zona di rottura umana, sociale, economica&#8221;. Fotografie e testi proiettano i visitatori del sito di Shoot4Change in un mondo di quotidianità inaspettata e di speranze coraggiose. L&#8217;obiettivo e le parole di Amendola raccontano storie dei militari afghani che stanno pian piano sostituendo le forze armate straniere, quelle dei talebani che hanno deposto le armi e beneficiano dei programmi di reinserimento del governo nazionale, le vicende delle ragazze vittime di abusi coniugali che hanno trovato riparo presso centri di accoglienza gestiti da coraggiose attiviste.</p>
<p>Le iniziative di Ricucci e Amendola hanno il pregio di fornire percorsi narrativi alternativi e reali, coi quali l&#8217;incontro avviene in modo semplice, diretto e duraturo. Un linguaggio che colpisce il pubblico in profondità, regalando attimi della quotidianità poetica e brutale di chi vive a contatto con la guerra.</p>
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		<title>Reportage da Sidi Moumen, la bidonville delle speranze</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2013/03/12/sidi-moumen/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 16:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Bill and Melinda Gates Foundation]]></category>
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		<description><![CDATA[Casablanca, diagnosis  cuore pulsante dell&#8217;economia maghrebina, città multietnica, moderna e antica al tempo stesso. A pochi chilometri dalle lussuose navi da crociera ancorate nel porto e dagli eleganti negozi del centro città, sorge la bidonville di Sidi Moumen: 350 mila abitanti su 47 chilometri quadrati, coacervo di povertà, crimine, droga e violenza. Un&#8217;esistenza facile preda della disperazione in quest&#8217;angolo dimenticato dalle autorità, terreno di coltura per le cellule terroristiche, che qui hanno reclutato gli esecutori dei sanguinosi attacchi suicidi che hanno colpito il Marocco nel 2003 e nel 2007. Eppure il nome di Sidi Moumen viene sempre più spesso associato ad un ambizioso progetto filantropico, che raccoglie oggi i suoi primi, rivoluzionari risultati.
Il protagonista di questa vicenda, Boubker Mazoz, ci accoglie nella sede dell&#8217;associazione Idmaj, da lui fondata e presieduta. Questo sessantenne dal tratto elegante, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano in Marocco, decide nel 2006 di creare l&#8217;associazione per consorziare le diverse realtà caritative e filantropiche operanti sul territorio, fornendo loro gli strumenti per dar vita ad una lotta sistematica contro l&#8217;esclusione e la desolazione morale e materiale. Realtà che Mazoz conosce bene, e che hanno lasciato in lui una nota di malinconia nascosta dietro alla sua proverbiale affabilità marocchina.
Assieme a Mazoz ci dirigiamo in auto verso Sidi Moumen. Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta l&#8217;architettura cambia radicalmente. Alle belle case neocoloniali dal gusto francese si sostituiscono prima casermoni ingrigiti dallo smog, poi edifici sempre più piccoli e dimessi, fino a una fittissima rete di capanne di latta, cartone e pietre, con una giungla di antenne paraboliche sui tetti. Ai bordi della strada quello che la vista e l&#8217;olfatto identificano subito come una fogna a cielo aperto. Qua e là si vedono bambini giocare tra diversi asinelli spelacchiati e malnutriti. Davanti alle loro case, seduti su seggiole e sgabelli di plastica di diversa forma e colore, gruppetti di anziani chiacchierano tenendo d&#8217;occhio la strada. In lontananza, dietro ad un alto muro di cinta, si intravede l&#8217;edificio imponente e severo di una distilleria di birra: “per dimenticare la miseria”, commenta con una risata Mazoz.
Ci fermiamo per visitare i lavori di riqualificazione dell&#8217;ospedale di quartiere, progetto voluto dall&#8217;Idmaj e reso possibile grazie ad un generoso contributo venuto da oltreoceano, dalla Bill and Melinda Gates Foundation. I locali di questo piccolo ospedale pubblico, fino a poco fa malsani e privi delle più basilari apparecchiature, potranno presto ospitare dignitosamente i tanti malati della della zona, dove la tubercolosi è endemica.
Il viaggio alla scoperta del quartiere prosegue presso il Sidi Moumen Cultural Center.
Questa struttura, creata nel 2007 sul terreno di una discarica a cielo aperto, è diventata la seconda casa per circa 300 bambini e adolescenti. Un paradiso in mezzo all&#8217;inferno, lontano anni luce dalle sofferenze e dalla disperazione della bidonville. Gli orti per i progetti di agricoltura urbana, i colori chiari delle pareti, le macchine da cucire dei laboratori di sartoria, i computer dell&#8217;aula d&#8217;informatica, gli strumenti musicali, gli attrezzi sportivi, l&#8217;aula magna con palcoscenico e riflettori: Mazoz ci mostra i piccoli dettagli da lui voluti per spingere i ragazzi a frequentare i corsi del centro, pensato per porre rimedio all&#8217;abbandono scolastico, piaga sociale del Marocco più povero. Un progetto che mira inoltre a regalare ai ragazzi uno sguardo nuovo verso il proprio quartiere, le proprie origini ed il proprio futuro.
La fama del centro arriva lontano, mi conferma la giovane Theodora Skeadas, neolaureata in filosofia ad Harvard ed entusiasta del suo tirocinio presso il centro. Sono molti gli ammiratori dell&#8217;Idmaj negli Stati Uniti, anche grazie all&#8217;abilità personale di Mazoz, fautore del gemellaggio tra Casablanca e Chicago. Non stupisce quindi che l&#8217;ex segretario di Stato Hillary Clinton l&#8217;abbia voluto incontrare in occasione del suo ultimo viaggio in Marocco, e che il governo brasiliano abbia chiesto al Marocco una consulenza per riprodurre l&#8217;esperienza di Sidi Moumen nelle proprie città.
Casablanca e tutto il Marocco devono molto a Mazoz per il suo approccio solidaristico, ambizioso e innovativo, perseguito con una passione e una meticolosità fuori dal comune. Un successo che deve molto all&#8217;autorevolezza dell&#8217;uomo, combinazione di carisma ed empatia, generosità e coinvolgente fiducia nel prossimo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6654" title="Uno scorcio di Sidi Moumen © Alex Cottin" src="/wp-content/files/2013/03/sidimoumen-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Casablanca, <a href="http://buycialisonlinefree.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">diagnosis</a>  cuore pulsante dell&#8217;economia maghrebina, città multietnica, moderna e antica al tempo stesso. A pochi chilometri dalle lussuose navi da crociera ancorate nel porto e dagli eleganti negozi del centro città, sorge la bidonville di Sidi Moumen: 350 mila abitanti su 47 chilometri quadrati, coacervo di povertà, crimine, droga e violenza. Un&#8217;esistenza facile preda della disperazione in quest&#8217;angolo dimenticato dalle autorità, terreno di coltura per le cellule terroristiche, che qui hanno reclutato gli esecutori dei sanguinosi attacchi suicidi che hanno colpito il Marocco nel 2003 e nel 2007. Eppure il nome di Sidi Moumen viene sempre più spesso associato ad un ambizioso progetto filantropico, che raccoglie oggi i suoi primi, rivoluzionari risultati.</p>
<p>Il protagonista di questa vicenda, Boubker Mazoz, ci accoglie nella sede dell&#8217;associazione Idmaj, da lui fondata e presieduta. Questo sessantenne dal tratto elegante, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano in Marocco, decide nel 2006 di creare l&#8217;associazione per consorziare le diverse realtà caritative e filantropiche operanti sul territorio, fornendo loro gli strumenti per dar vita ad una lotta sistematica contro l&#8217;esclusione e la desolazione morale e materiale. Realtà che Mazoz conosce bene, e che hanno lasciato in lui una nota di malinconia nascosta dietro alla sua proverbiale affabilità marocchina.</p>
<p>Assieme a Mazoz ci dirigiamo in auto verso Sidi Moumen. Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta l&#8217;architettura cambia radicalmente. Alle belle case neocoloniali dal gusto francese si sostituiscono prima casermoni ingrigiti dallo smog, poi edifici sempre più piccoli e dimessi, fino a una fittissima rete di capanne di latta, cartone e pietre, con una giungla di antenne paraboliche sui tetti. Ai bordi della strada quello che la vista e l&#8217;olfatto identificano subito come una fogna a cielo aperto. Qua e là si vedono bambini giocare tra diversi asinelli spelacchiati e malnutriti. Davanti alle loro case, seduti su seggiole e sgabelli di plastica di diversa forma e colore, gruppetti di anziani chiacchierano tenendo d&#8217;occhio la strada. In lontananza, dietro ad un alto muro di cinta, si intravede l&#8217;edificio imponente e severo di una distilleria di birra: “per dimenticare la miseria”, commenta con una risata Mazoz.</p>
<p>Ci fermiamo per visitare i lavori di riqualificazione dell&#8217;ospedale di quartiere, progetto voluto dall&#8217;Idmaj e reso possibile grazie ad un generoso contributo venuto da oltreoceano, dalla Bill and Melinda Gates Foundation. I locali di questo piccolo ospedale pubblico, fino a poco fa malsani e privi delle più basilari apparecchiature, potranno presto ospitare dignitosamente i tanti malati della della zona, dove la tubercolosi è endemica.</p>
<p>Il viaggio alla scoperta del quartiere prosegue presso il Sidi Moumen Cultural Center.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6655" title="Concerto dei Sidi Moumen Stars © Alex Cottin" src="/wp-content/files/2013/03/sidimoumen2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Questa struttura, creata nel 2007 sul terreno di una discarica a cielo aperto, è diventata la seconda casa per circa 300 bambini e adolescenti. Un paradiso in mezzo all&#8217;inferno, lontano anni luce dalle sofferenze e dalla disperazione della bidonville. Gli orti per i progetti di agricoltura urbana, i colori chiari delle pareti, le macchine da cucire dei laboratori di sartoria, i computer dell&#8217;aula d&#8217;informatica, gli strumenti musicali, gli attrezzi sportivi, l&#8217;aula magna con palcoscenico e riflettori: Mazoz ci mostra i piccoli dettagli da lui voluti per spingere i ragazzi a frequentare i corsi del centro, pensato per porre rimedio all&#8217;abbandono scolastico, piaga sociale del Marocco più povero. Un progetto che mira inoltre a regalare ai ragazzi uno sguardo nuovo verso il proprio quartiere, le proprie origini ed il proprio futuro.</p>
<p>La fama del centro arriva lontano, mi conferma la giovane Theodora Skeadas, neolaureata in filosofia ad Harvard ed entusiasta del suo tirocinio presso il centro. Sono molti gli ammiratori dell&#8217;Idmaj negli Stati Uniti, anche grazie all&#8217;abilità personale di Mazoz, fautore del gemellaggio tra Casablanca e Chicago. Non stupisce quindi che l&#8217;ex segretario di Stato Hillary Clinton l&#8217;abbia voluto incontrare in occasione del suo ultimo viaggio in Marocco, e che il governo brasiliano abbia chiesto al Marocco una consulenza per riprodurre l&#8217;esperienza di Sidi Moumen nelle proprie città.</p>
<p>Casablanca e tutto il Marocco devono molto a Mazoz per il suo approccio solidaristico, ambizioso e innovativo, perseguito con una passione e una meticolosità fuori dal comune. Un successo che deve molto all&#8217;autorevolezza dell&#8217;uomo, combinazione di carisma ed empatia, generosità e coinvolgente fiducia nel prossimo.</p>
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		<title>Proteste antiamericane e geopolitica delle emozioni</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2012/09/18/geopolitica/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 16:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Moïsi]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>

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		<description><![CDATA[Le attuali proteste antiamericane hanno già superato, ailment   per violenza e diffusione, buy viagra  quelle del 2005 per la pubblicazione delle  caricature di Maometto. Lo stesso può dirsi per lo stupore e  l&#8217;impreparazione occidentale.
Eppure il fenomeno in questione si inserisce agevolmente  in varie teorie degli attriti tra i nuovi “blocchi” individuati dagli  studiosi di geopolitica e relazioni internazionali. In particolare si  può trovare un ottimo strumento d&#8217;interpretazione in quella proposta da  Dominique Moïsi. Ne Geopolitica delle Emozioni,  edito in Italia da Garzanti, l&#8217;accademico francese riprende e sviluppa  la tesi della utilità di ricondurre a poche, potenti emozioni collettive  la nascita e diffusione delle principali tensioni geopolitiche.
Le lettura di Moïsi rappresenta una delle più affascinanti risposte a quella, celeberrima, di Samuel Huntington.  Non dunque uno “scontro di civiltà”, ma uno “scontro di emozioni”,  percepite a livello collettivo, frutto di un comune percorso storico,  capaci dar vita a potenti tensioni sul piano nazionale e internazionale.  La speranza dell&#8217;Asia e dell&#8217;America Latina, causa e conseguenza di una  forte crescita d&#8217;influenza economica e politica dei Paesi di queste  regioni; la paura – del diverso ma anche del futuro –, emozione  condivisa dalle società del mondo occidentale; infine l&#8217;umiliazione,  percepita dalle popolazioni dei Paesi arabi. Tre emozioni che agiscono  come motore, in forte accelerazione, di un mondo che corre il rischio di  dividersi sempre di più. Una semplificazione, Moïsi ne è conscio, ma  anche un prezioso strumento per comprendere ragioni e portata di  avvenimenti quali le proteste in corso.
Sono molti gli indicatori su cui Moïsi basa la propria  riflessione. Quelli individuati per il mondo arabo – mercato del lavoro  in crisi, limitata o nulla partecipazione ai vantaggi economici e  sociali della globalizzazione, difficoltà generalizzata a proiettarsi  verso il futuro – sono poi alcune tra le principali cause della  Primavera araba.
Ma le umiliazioni subite da queste popolazioni sono  tante e antiche, a cominciare dalla mancata applicazione del principio  di autodeterminazione nella definizione dei confini dell&#8217;ex Impero  Ottomano. Una mancanza di riconoscimento e una frustrazione su tanti  livelli, da quello politico a quello economico e culturale, che rendono  in fondo seducente la facile, confortante definizione di sé per  opposizione ad un nemico dai tratti culturalmente e moralmente  deprecabili.
L&#8217;impostazione di Moïsi si può ascrivere nel progressivo  interesse di politologi e scienziati sociali verso la psicologia e le  neuroscienze, studi in grado di fornire risposte precise sulla  predisposizione dell&#8217;essere umano a determinati comportamenti sociali.  Il focus si sposta insomma dall&#8217;analisi degli attori istituzionali a  quella delle forze emozionali operanti all&#8217;interno di collettività  basate su una percezione condivisa di passato, presente e futuro.
Questo incontro fra discipline apparentemente così distanti si è rivelato negli ultimi anni assai fecondo. La sociobiologia,  studio delle basi biologiche di ogni tipologia di comportamento  sociale, ci insegna ad esempio che la diffidenza costituisce la prima,  inconscia risposta nei confronti di chiunque sia diverso da noi in  termini linguistici, etnici o culturali. Nella terra dell&#8217;umiliazione la  distanza tra la diffidenza e l&#8217;odio è molto breve; il film “Innocence  of Muslims” non farebbe quindi altro che accorciarla.
Una strategia utile per annullare o quantomeno contenere  le animosità tra le diverse collettività può  forse consistere  nell&#8217;offerta di nuove e forti identità, forme di riconoscimento che  travalichino i confini emozionali, rafforzando quella rete di  appartenenze multiple che è già attiva e diffusa, come ci insegnano i  tanti studi sulla globalizzazione culturale. Un piano nel quale preziosa  appare la regia delle istituzioni globali preposte al dialogo e  all&#8217;educazione, in primis l&#8217;UNESCO.  Organizzazioni in costante difficoltà di finanziamento ma tuttavia  capaci di produrre risultati potenzialmente più efficaci e duraturi di  qualsiasi spiegamento e dimostrazione di forza.
Identità composite, appartenenze incrociate, reti  flessibili e in continua evoluzione : potrebbero essere questi i veri  doni dell&#8217;età della globalizzazione. Una “pax concatenata” che potrebbe  arrivare là dove la “pax mercatoria” ha ripetutamente fallito.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6573" title="bicicletta" src="/wp-content/files/2012/09/bicicletta-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />Le attuali proteste antiamericane hanno già superato, <a href="http://genericcialiscoupon.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">ailment</a>   per violenza e diffusione, <a href="http://buyviagraonlinefree.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">buy viagra</a>  quelle del 2005 per la pubblicazione delle  caricature di Maometto. Lo stesso può dirsi per lo stupore e  l&#8217;impreparazione occidentale.</p>
<p lang="it-IT">Eppure il fenomeno in questione si inserisce agevolmente  in varie teorie degli attriti tra i nuovi “blocchi” individuati dagli  studiosi di geopolitica e relazioni internazionali. In particolare si  può trovare un ottimo strumento d&#8217;interpretazione in quella proposta da  Dominique Moïsi. Ne <a href="http://www.amazon.it/Geopolitica-emozioni-dellumiliazione-speranza-cambiando/dp/881174086X" target="_blank">Geopolitica delle Emozioni</a>,  edito in Italia da Garzanti, l&#8217;accademico francese riprende e sviluppa  la tesi della utilità di ricondurre a poche, potenti emozioni collettive  la nascita e diffusione delle principali tensioni geopolitiche.</p>
<p lang="it-IT">Le lettura di Moïsi rappresenta una delle più affascinanti risposte a quella, celeberrima, di <a href="http://www.amazon.it/scontro-civilt%C3%A0-mondiale-geopolitico-pianeta/dp/8811674999/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1347964214&amp;sr=8-1" target="_blank">Samuel Huntington</a>.  Non dunque uno “scontro di civiltà”, ma uno “scontro di emozioni”,  percepite a livello collettivo, frutto di un comune percorso storico,  capaci dar vita a potenti tensioni sul piano nazionale e internazionale.  La speranza dell&#8217;Asia e dell&#8217;America Latina, causa e conseguenza di una  forte crescita d&#8217;influenza economica e politica dei Paesi di queste  regioni; la paura – del diverso ma anche del futuro –, emozione  condivisa dalle società del mondo occidentale; infine l&#8217;umiliazione,  percepita dalle popolazioni dei Paesi arabi. Tre emozioni che agiscono  come motore, in forte accelerazione, di un mondo che corre il rischio di  dividersi sempre di più. Una semplificazione, Moïsi ne è conscio, ma  anche un prezioso strumento per comprendere ragioni e portata di  avvenimenti quali le proteste in corso.</p>
<p lang="it-IT">Sono molti gli indicatori su cui Moïsi basa la propria  riflessione. Quelli individuati per il mondo arabo – mercato del lavoro  in crisi, limitata o nulla partecipazione ai vantaggi economici e  sociali della globalizzazione, difficoltà generalizzata a proiettarsi  verso il futuro – sono poi alcune tra le principali cause della  Primavera araba.</p>
<p lang="it-IT">Ma le umiliazioni subite da queste popolazioni sono  tante e antiche, a cominciare dalla mancata applicazione del principio  di autodeterminazione nella definizione dei confini dell&#8217;ex Impero  Ottomano. Una mancanza di riconoscimento e una frustrazione su tanti  livelli, da quello politico a quello economico e culturale, che rendono  in fondo seducente la facile, confortante definizione di sé per  opposizione ad un nemico dai tratti culturalmente e moralmente  deprecabili.</p>
<p lang="it-IT">L&#8217;impostazione di Moïsi si può ascrivere nel progressivo  interesse di politologi e scienziati sociali verso la psicologia e le  neuroscienze, studi in grado di fornire risposte precise sulla  predisposizione dell&#8217;essere umano a determinati comportamenti sociali.  Il focus si sposta insomma dall&#8217;analisi degli attori istituzionali a  quella delle forze emozionali operanti all&#8217;interno di collettività  basate su una percezione condivisa di passato, presente e futuro.</p>
<p lang="it-IT">Questo incontro fra discipline apparentemente così distanti si è rivelato negli ultimi anni assai fecondo. La <a href="http://www.cultural-diplomacy-news.org/scope-challenges-cultural-diplomacy-sociobiologys-angle/" target="_blank">sociobiologia</a>,  studio delle basi biologiche di ogni tipologia di comportamento  sociale, ci insegna ad esempio che la diffidenza costituisce la prima,  inconscia risposta nei confronti di chiunque sia diverso da noi in  termini linguistici, etnici o culturali. Nella terra dell&#8217;umiliazione la  distanza tra la diffidenza e l&#8217;odio è molto breve; il film “Innocence  of Muslims” non farebbe quindi altro che accorciarla.</p>
<p lang="it-IT">Una strategia utile per annullare o quantomeno contenere  le animosità tra le diverse collettività può  forse consistere  nell&#8217;offerta di nuove e forti identità, forme di riconoscimento che  travalichino i confini emozionali, rafforzando quella rete di  appartenenze multiple che è già attiva e diffusa, come ci insegnano i  tanti studi sulla globalizzazione culturale. Un piano nel quale preziosa  appare la regia delle istituzioni globali preposte al dialogo e  all&#8217;educazione, in primis l&#8217;<a href="http://www.unesco.org/new/en/culture/themes/cultural-diversity/diversity-of-cultural-expressions/the-convention/" target="_blank">UNESCO</a>.  Organizzazioni in costante difficoltà di finanziamento ma tuttavia  capaci di produrre risultati potenzialmente più efficaci e duraturi di  qualsiasi spiegamento e dimostrazione di forza.</p>
<p lang="it-IT">Identità composite, appartenenze incrociate, reti  flessibili e in continua evoluzione : potrebbero essere questi i veri  doni dell&#8217;età della globalizzazione. Una “pax concatenata” che potrebbe  arrivare là dove la “pax mercatoria” ha ripetutamente fallito.</p>
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		<title>La diplomazia culturale in Europa: Italy Meets Germany</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2012/08/24/italy-meets-germany/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2012 14:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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		<description><![CDATA[Spesso ingiustamente relegata a una posizione secondaria, illness  l&#8217;interazione culturale intereuropea rappresenta da sempre un terreno fecondo e un&#8217;attività imprescindibile per rinsaldare i legami tra gli Stati membri, rafforzando al tempo stesso una comune identità europea.
Il ricorso alla diplomazia culturale in Europa si rende ancora più urgente quando, come recentemente ricordato dal Presidente del Consiglio italiano (vedi articolo sul Corriere della Sera dello scorso 5 agosto), le difficoltà causate dalla crisi globale possono in alcuni casi dar vita a una messa in discussione degli stessi sentimenti di amicizia verso i propri vicini.
Risponde a questa necessità Italy Meets Germany, un&#8217;iniziativa dell&#8217;Istitute for Cultural Diplomacy, ONG internazionale con sede a Berlino il cui scopo è la promozione della pace e della stabilità globali attraverso il rafforzamento delle relazioni interculturali a tutti i livelli.
Nella capitale della Repubblica Federale, tra il 17 ed il 20 settembre prossimi, illustri esponenti della politica, dell&#8217;economia, dei media, e del mondo accademico dei due Paesi si alterneranno in una serie di conferenze, performance e laboratori sui rapporti italo-tedeschi  (programma disponibile qui.
Tra i partner dell&#8217;evento l&#8217;Istituto italiano di Cultura a Berlino, il Comitato di Berlino della Società Dante Alighieri e  il Goethe Institut di Roma.
Italy Meets Germany
ICD House of Arts &#38; Culture
17-20 settembre 2012
Per iscrizioni visitare questa pagina.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/wp-content/files/2012/08/IMG-300x275.jpg" alt="" title="logo" width="300" height="275" class="alignleft size-medium wp-image-6568" />Spesso ingiustamente relegata a una posizione secondaria, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">illness</a>  l&#8217;interazione culturale intereuropea rappresenta da sempre un terreno fecondo e un&#8217;attività imprescindibile per rinsaldare i legami tra gli Stati membri, rafforzando al tempo stesso una comune identità europea.</p>
<p>Il ricorso alla diplomazia culturale in Europa si rende ancora più urgente quando, come recentemente ricordato dal Presidente del Consiglio italiano (vedi <a href="http://www.corriere.it/politica/12_agosto_05/monti-ferie-speigel_973bfb7a-dedb-11e1-9e96-0d6483763225.shtml" target="_blank">articolo sul Corriere della Sera</a> dello scorso 5 agosto), le difficoltà causate dalla crisi globale possono in alcuni casi dar vita a una messa in discussione degli stessi sentimenti di amicizia verso i propri vicini.</p>
<p>Risponde a questa necessità Italy Meets Germany, un&#8217;iniziativa dell&#8217;<a href="http://www.culturaldiplomacy.org" target="_blank">Istitute for Cultural Diplomacy</a>, ONG internazionale con sede a Berlino il cui scopo è la promozione della pace e della stabilità globali attraverso il rafforzamento delle relazioni interculturali a tutti i livelli.<br />
Nella capitale della Repubblica Federale, tra il 17 ed il 20 settembre prossimi, illustri esponenti della politica, dell&#8217;economia, dei media, e del mondo accademico dei due Paesi si alterneranno in una serie di conferenze, performance e laboratori sui rapporti italo-tedeschi  (programma disponibile <a href="http://www.culturaldiplomacy.org/culturalbridges/index.php?en_ylf_img_timetable" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Tra i partner dell&#8217;evento l&#8217;<a href="http://www.iicberlino.esteri.it/IIC_Berlino/Templates/HomePage.aspx?NRMODE=Published&amp;NRNODEGUID={5A623A10-C7AB-4696-99F9-83BB00312DE1}&amp;NRORIGINALURL=%2fIIC_Berlino&amp;NRCACHEHINT=NoModifyGuest" target="_blank">Istituto italiano di Cultura a Berlino</a>, il <a href="http://www.societadanteberlin.eu/" target="_blank">Comitato di Berlino della Società Dante Alighieri</a> e  il <a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/itindex.htm?wt_sc=roma" target="_blank">Goethe Institut di Roma</a>.</p>
<p><strong>Italy Meets Germany</strong><br />
ICD House of Arts &amp; Culture<br />
17-20 settembre 2012</p>
<p>Per iscrizioni visitare <a href="http://www.culturaldiplomacy.org/culturalbridges/index.php?en_ylf_application-form" target="_blank">questa pagina</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo dei giovani si incontra a Istanbul</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 09:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione per il Mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 28 giugno al primo luglio si è svolto a Istanbul il primo degli incontri preparatori che la Fondazione Anna Lindh ha organizzato in vista del Forum sul dialogo che avrà luogo a Marsiglia nell&#8217;aprile dell&#8217;anno prossimo. Poco nota ai non addetti ai lavori, pharmacy  l&#8217;Anna Lindh, salve  fondata nel 2005 ad Alessandria d&#8217;Egitto su iniziativa dell&#8217;Unione Europea, ask  ha saputo rapidamente diventare uno dei principale motori della cooperazione culturale euro-mediterranea, forte di una rete di oltre 2000 organizzazioni partner, tra le quali Il Tamarindo.
L&#8217;incontro, ospitato nell&#8217;elegante quartiere di Beyoglu, ha visto la partecipazione di 45 rappresentanti delle organizzazioni giovanili euro-mediterranee maggiormente attive nei campi delle &#8220;4 D&#8221;: democracy, diversity, dialogue and development. In un periodo in cui le relazioni tra i Paesi sono fortemente influenzate dalla crisi economica globale, i partecipanti sono stati chiamati ad elaborare possibili soluzioni per arginare la sfiducia e la forte preoccupazione dei giovani verso un futuro dai contorni quantomeno incerti. Numerosi i progetti presentati nel corso di questa tre giorni di lavoro, tra i quali hanno ottenuto particolare attenzione la messa in rete dei centri culturali giovanili, la creazione di meccanismi di sostegno all&#8217;imprenditoria sociale, lo sviluppo di piattaforme per il crowdsourcing dei progetti culturali e creativi, il potenziamento dei mezzi di diffusione delle buone pratiche nel campo del dialogo interculturale.
L&#8217;incontro ha visto la partecipazione dell&#8217;ambasciatore francese Serge Telle, che al termine del proprio discorso ha saputo sottrarsi, tuttavia non senza un certo imbarazzo, alle domande sul coinvolgimento francese nei processi politici dei governi Bouteflika e Ben Ali. Il convegno si è concluso con una cena organizzata nella sede di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri turco, magnifico edificio in stile eclettico affacciato sul Bosforo.
La scelta di Istanbul quale sede di tale incontro è carica di significato. Forte il desiderio degli organizzatori locali di mostrare ai partecipanti il volto di una Istanbul giovane, moderna, cosmopolita e proiettata con ottimismo verso un futuro tanto europeo quanto mediterraneo e mediorientale.
La sfida di questa e di tante altre iniziative incentrate sul dialogo euro-mediterraneo appare ancora più attuale in un periodo in cui l’Europa affronta gravi difficoltà politiche ed economiche. Tra un&#8217;Europa in crisi di autorevolezza e un Mediterraneo tutto da costruire, la Turchia pare aver già fatto la sua scelta.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="ALF Youth Meeting" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc6/252695_10151904920705118_1182704461_n.jpg" alt="" width="403" height="269" />Dal 28 giugno al primo luglio si è svolto a Istanbul il primo degli incontri preparatori che la Fondazione Anna Lindh ha organizzato in vista del Forum sul dialogo che avrà luogo a Marsiglia nell&#8217;aprile dell&#8217;anno prossimo. Poco nota ai non addetti ai lavori, <a href="http://sildenafil24.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">pharmacy</a>  l&#8217;Anna Lindh, <a href="http://genericcialiscoupon.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">salve</a>  fondata nel 2005 ad Alessandria d&#8217;Egitto su iniziativa dell&#8217;Unione Europea, <a href="http://buycialisonlinefree.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">ask</a>  ha saputo rapidamente diventare uno dei principale motori della cooperazione culturale euro-mediterranea, forte di una rete di oltre 2000 organizzazioni partner, tra le quali Il Tamarindo.</p>
<p>L&#8217;incontro, ospitato nell&#8217;elegante quartiere di Beyoglu, ha visto la partecipazione di 45 rappresentanti delle organizzazioni giovanili euro-mediterranee maggiormente attive nei campi delle &#8220;4 D&#8221;: <em>democracy, diversity, dialogue and development</em>. In un periodo in cui le relazioni tra i Paesi sono fortemente influenzate dalla crisi economica globale, i partecipanti sono stati chiamati ad elaborare possibili soluzioni per arginare la sfiducia e la forte preoccupazione dei giovani verso un futuro dai contorni quantomeno incerti. Numerosi i progetti presentati nel corso di questa tre giorni di lavoro, tra i quali hanno ottenuto particolare attenzione la messa in rete dei centri culturali giovanili, la creazione di meccanismi di sostegno all&#8217;imprenditoria sociale, lo sviluppo di piattaforme per il crowdsourcing dei progetti culturali e creativi, il potenziamento dei mezzi di diffusione delle buone pratiche nel campo del dialogo interculturale.</p>
<p>L&#8217;incontro ha visto la partecipazione dell&#8217;ambasciatore francese Serge Telle, che al termine del proprio discorso ha saputo sottrarsi, tuttavia non senza un certo imbarazzo, alle domande sul coinvolgimento francese nei processi politici dei governi Bouteflika e Ben Ali. Il convegno si è concluso con una cena organizzata nella sede di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri turco, magnifico edificio in stile eclettico affacciato sul Bosforo.</p>
<p>La scelta di Istanbul quale sede di tale incontro è carica di significato. Forte il desiderio degli organizzatori locali di mostrare ai partecipanti il volto di una Istanbul giovane, moderna, cosmopolita e proiettata con ottimismo verso un futuro tanto europeo quanto mediterraneo e mediorientale.</p>
<p>La sfida di questa e di tante altre iniziative incentrate sul dialogo euro-mediterraneo appare ancora più attuale in un periodo in cui l’Europa affronta gravi difficoltà politiche ed economiche. Tra un&#8217;Europa in crisi di autorevolezza e un Mediterraneo tutto da costruire, la Turchia pare aver già fatto la sua scelta.</p>
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		<title>Il Research Souk di Milano</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/04/15/research-souk-milano/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 12:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo 14 giugno la IULM, advice  in collaborazione con la Euro-Mediterranean University (EMUNI) e l’Associazione Culturale “Il Tamarindo”, ospiterà la seconda edizione dell’EMUNI Research Souk intitolata “Living together in the multi-cultural society”.
L’ EMUNI Research Souk è:
• Una multi-conferenza, che si svolgerà contemporaneamente in diversi Paesi della regione euro-mediterranea
• Una conferenza di ricerca studentesca, i cui partecipanti sono chiamati a presentare i propri progetti sulle priorità dell’Unione per il Mediterraneo (lotta all’inquinamento del Mediterraneo, autostrade marittime e terrestri, protezione civile, energie alternative, educazione superiore e ricerca, l’Università Euro-mediterranea, la Mediterranean Business Development Initiative)
• Il contributo dell’EMUNI al dialogo interculturale e alla comprensione reciproca tra le genti
L&#8217;iniziativa è aperta a tutti gli studenti, i dottorandi ed i ricercatori dell&#8217;area milanese che desiderino presentare i propri progetti su argomenti legati alle priorità dell’UpM e che contengano proposte per migliorare la qualità della vita in una società multiculturale.
I contributi, da inoltrare attraverso il sito della conferenza entro il 15 maggio, dovranno contare tra le 1500 e le 2000 parole ed essere scritti in inglese o francese. Per la procedura di registrazione e i tutti i dettagli tecnici si invita a consultare la seguente pagina: http://res.emuni.si/?id=84
La partecipazione è gratuita e tutti i partecipanti otterranno un certificato rilasciato dalle Università EMUNI e IULM. I migliori contributi verranno pubblicati sull’International Journal of Euro-Mediterranean Studies edito dall’EMUNI.
Per maggiori informazioni contattare Lorenzo Kihlgren, coordinatore dell’iniziativa: l.kihlgren@iltamarindo.net .
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5184" title="logo ReS" src="/wp-content/files/2010/04/logo-res-300x281.jpg" alt="" width="300" height="281" />Il prossimo 14 giugno la IULM, <a href="http://buysovaldionusa.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">advice</a>  in collaborazione con la Euro-Mediterranean University (EMUNI) e l’Associazione Culturale “Il Tamarindo”, ospiterà la seconda edizione dell’EMUNI Research Souk intitolata “Living together in the multi-cultural society”.</p>
<p>L’ EMUNI Research Souk è:</p>
<p>• Una multi-conferenza, che si svolgerà contemporaneamente in diversi Paesi della regione euro-mediterranea</p>
<p>• Una conferenza di ricerca studentesca, i cui partecipanti sono chiamati a presentare i propri progetti sulle priorità dell’Unione per il Mediterraneo (lotta all’inquinamento del Mediterraneo, autostrade marittime e terrestri, protezione civile, energie alternative, educazione superiore e ricerca, l’Università Euro-mediterranea, la Mediterranean Business Development Initiative)</p>
<p>• Il contributo dell’EMUNI al dialogo interculturale e alla comprensione reciproca tra le genti</p>
<p>L&#8217;iniziativa è aperta a tutti gli studenti, i dottorandi ed i ricercatori dell&#8217;area milanese che desiderino presentare i propri progetti su argomenti legati alle priorità dell’UpM e che contengano proposte per migliorare la qualità della vita in una società multiculturale.</p>
<p>I contributi, da inoltrare attraverso il sito della conferenza entro il 15 maggio, dovranno contare tra le 1500 e le 2000 parole ed essere scritti in inglese o francese. Per la procedura di registrazione e i tutti i dettagli tecnici si invita a consultare la seguente pagina: <a href="http://res.emuni.si/?id=84" target="_blank">http://res.emuni.si/?id=84</a></p>
<p>La partecipazione è gratuita e tutti i partecipanti otterranno un certificato rilasciato dalle Università EMUNI e IULM. I migliori contributi verranno pubblicati sull’<em>International Journal of Euro-Mediterranean Studies</em> edito dall’EMUNI.</p>
<p>Per maggiori informazioni contattare Lorenzo Kihlgren, coordinatore dell’iniziativa: l.kihlgren@iltamarindo.net .</p>
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		<title>Il messaggio dei giovani iraniani</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2009/06/06/il-messaggio-dei-giovani-iraniani/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 02:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[I giovani iraniani hanno più volte dato prova al mondo intero del proprio coraggioso idealismo, look  del generoso amore per il proprio Paese, there  del sincero attaccamento a molti dei valori delle società democratiche per i quali in Occidente ormai ben pochi loro coetanei darebbero non dico la vita, thumb  ma forse neanche un po&#8217; del proprio tempo libero.
Sono rimasto molto colpito da questo video, una &#8220;foto di gruppo&#8221; di giovani iraniani in 25 città nel mondo che incitano i propri connazionali a votare alle presidenziali del prossimo 12 giugno. La partecipazione elettorale sta molto a cuore ai riformisti iraniani: non è un mistero che fu proprio l&#8217;astensionismo dei giovani, delusi dagli insuccessi delle due presidenze Khatami, una delle principali cause della vittoria dell&#8217;attuale presidente, il conservatore Ahmadinejad, alle elezioni del 2005.

Avevo già deciso di andare a votare, ora lo farò con ancora maggiore convinzione. Non certo sperando di ribaltare con il mio voto i risultati, ma per la consapevolezza di esercitare il diritto, ma anche il dovere, di ogni cittadino che tenga alla natura rappresentativa degli organi elettivi &#8211; locali, nazionali od europei che possano essere.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3241" title="Ragazze iraniane votano alle elezioni presidenziali del 2005" src="/wp-content/files/2009/06/iranelezioni-293x300.jpg" alt="Ragazze iraniane votano alle elezioni presidenziali del 2005" width="293" height="300" />I giovani iraniani hanno più volte dato prova al mondo intero del proprio coraggioso idealismo, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">look</a>  del generoso amore per il proprio Paese, <a href="http://buycialisonlinehq.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">there</a>  del sincero attaccamento a molti dei valori delle società democratiche per i quali in Occidente ormai ben pochi loro coetanei darebbero non dico la vita, <a href="http://edpills-buyviagra.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">thumb</a>  ma forse neanche un po&#8217; del proprio tempo libero.</p>
<p>Sono rimasto molto colpito da questo video, una &#8220;foto di gruppo&#8221; di giovani iraniani in 25 città nel mondo che incitano i propri connazionali a votare alle presidenziali del prossimo 12 giugno. La partecipazione elettorale sta molto a cuore ai riformisti iraniani: non è un mistero che fu proprio l&#8217;astensionismo dei giovani, delusi dagli insuccessi delle due presidenze Khatami, una delle principali cause della vittoria dell&#8217;attuale presidente, il conservatore Ahmadinejad, alle elezioni del 2005.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TBw2eiNgrJs&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/TBw2eiNgrJs&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p>Avevo già deciso di andare a votare, ora lo farò con ancora maggiore convinzione. Non certo sperando di ribaltare con il mio voto i risultati, ma per la consapevolezza di esercitare il diritto, ma anche il dovere, di ogni cittadino che tenga alla natura rappresentativa degli organi elettivi &#8211; locali, nazionali od europei che possano essere.</p>
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		<title>Aperitivi filosofici</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2009/03/15/aperitivi-filosofici/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 20:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren Grandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Tre introduzioni a tre filosofi stagionati precedono tre incontri con tre filosofi pregiati &#8211; accompagnati da sostanziosi aperitivi&#8221;. L&#8217;associazione AlboVersorio, ed  in collaborazione con il Comune e con la Biblioteca di Senago, in provincia di Milano, propone un&#8217;interessante sintesi tra la cultura filosofica e quella, un po&#8217; più recente, meno autorevole ma molto più diffusa, dell&#8217;aperitivo: un&#8217;iniziativa coraggiosa e lodevole, alla quale auguriamo il massimo del successo. I primi tre &#8220;stagionati&#8221; sono Platone (19 marzo), Nietzsche (23 marzo) e Heidegger (2 aprile), tutti alle ore 21. i &#8220;pregiati&#8221; sono invece Salvatore Natoli (22 marzo), Carlo Sini (29 marzo) e Massimo Donà (5 aprile), che si terranno invece alle 18.
&#160;
Tutti gli eventi si svolgeranno presso la Biblioteca Comunale di Senago, nel palazzo settecentesco di Villa Verzolo Monzini, via Don Ambrogio Rocca, 19.
&#160;
Per maggiori informazioni:
www.alboversorio.it
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2304" title="aperitivi filosofici" src="/wp-content/files/2009/03/aperitivi-filosofici-300x152.jpg" alt="aperitivi filosofici" width="300" height="152" />&#8220;Tre introduzioni a tre filosofi stagionati precedono tre incontri con tre filosofi pregiati &#8211; accompagnati da sostanziosi aperitivi&#8221;. L&#8217;associazione AlboVersorio, <a href="http://buycialisonlinefree.net/" style="text-decoration:none;color:#676c6c">ed</a>  in collaborazione con il Comune e con la Biblioteca di Senago, in provincia di Milano, propone un&#8217;interessante sintesi tra la cultura filosofica e quella, un po&#8217; più recente, meno autorevole ma molto più diffusa, dell&#8217;aperitivo: un&#8217;iniziativa coraggiosa e lodevole, alla quale auguriamo il massimo del successo. I primi tre &#8220;stagionati&#8221; sono Platone (19 marzo), Nietzsche (23 marzo) e Heidegger (2 aprile), tutti alle ore 21. i &#8220;pregiati&#8221; sono invece Salvatore Natoli (22 marzo), Carlo Sini (29 marzo) e Massimo Donà (5 aprile), che si terranno invece alle 18.<br />
&nbsp;<br />
Tutti gli eventi si svolgeranno presso la Biblioteca Comunale di Senago, nel palazzo settecentesco di Villa Verzolo Monzini, via Don Ambrogio Rocca, 19.</p>
<p>&nbsp;<br />
Per maggiori informazioni:</p>
<p><a href="http://www.alboversorio.it">www.alboversorio.it</a></p>
]]></content:encoded>
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