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(Italiano) Jan the Plummer, Tony Montana e l’Economia Europea

18 July 2009
Published in Attualità, Fiori
by Pamela Campa e Michel Serafinelli

Sorry, this entry is only available in Italiano.



13 Responses to “(Italiano) Jan the Plummer, Tony Montana e l’Economia Europea”

  1. Alessandro says:

    Tutto vero!….ma la destra incalza perchè le preoccupazioni dei cittadini riguardo all’immigrazione sono solo in piccola parte di tipo economico. Ciò che fa dormire 5 minuti in meno gli italiani sono la crescente criminalità,il clima di insicurezza in cui si è costretti a vivere e il degrado delle città sempre più affollate da senza tetto e disperati!
    E purtroppo è difficile pensare all’integrazione in un periodo in cui gran parte della popolazione deve fare i conti con una crisi economica che risparmia davvero in pochi!

  2. R says:

    bravi. molto.

  3. Nicola says:

    Mi piace il vostro articolo, ma pone troppi problemi, tocca troppi argomenti. L’immigrazione è un fenomeno molto complesso, da vedere da molte angolazioni: economiche, sociali, lavorative, culturali, etniche, religiose… Ognuno di questi aspetti meriterebbe molta riflessione e suscita molti problemi.
    Rimanendo molto sul generale, va rilevato che l’emigrazione dei giorni nostri è molto diversa da quella del’800 e da quella degli anni ‘30 e poi ‘60. L’emigrazione del nostro tempo è frutto della globalizzazione… I nostri antenati sono andati in Argentina, o in Brasile o negli USA ignorando quello che avrebbero trovato di fatto, ma in generale il paese ospitante non aveva un atteggiamento troppo ostile verso l’immigrato. L’immigrato, da parte sua, covava sempre in cuor suo la speranza di tornare nel suo paese. Era una emigrazione utile al paese di partenza (per le rimesse degli emigrati) e al paese di arrivo (per la forza lavoro nuova che accoglieva). L’ospite si integrava facilmente perché aveva le stesse radici culturali e religiose. Oggi è tutto diverso. L’integrazione è difficile perché mancano tutti i presupposti, manca un elemento comune che funga da catalizzatore, manca anche la predisposizione d’animo per l’accoglienza… Per questo si formano i ghetti o gli immigrati, quando diventano molto numerosi, si impossessano di parti della città spadroneggiando a loro piacimento. Unica soluzione è l’integrazione… ma è un processo molto lungo, che passa attraverso anche più di due generazioni.

    Quanto poi alla criminalità legata all’immigrazione, il discorso è ancora più complesso… Mi limito a questa sola considerazione: noi italiani, che ci lamentiamo dell’insicurezza provocata dalla presenza degli immigrati, non dobbiano dimenticarci che noi siamo stati un paese di emigrazione e in America noi abbiamo esportato la mafia con tutte le sue conseguenze.

    Non vado oltre, spero solo di aver offerto qualche spunto riflessione su questo delicato e complesso argomento.

  4. Pamela e Michel says:

    Alessandro, e’ vero che gli italiani percepiscono gli immigrati come causa
    principale della crescente insicurezza nelle citta’ italiane; ma ci sono alcuni
    caveat che devono essere riconosciuti al tuo ragionamento. Innanzitutto,
    siamo davvero sicuri che l’insicurezza sia aumentata?
    E’ vero che i telegiornali italiani trasmettono questa immagine delle nostre citta’,
    ma bisognerebbe confrontare tale rappresentazione con i dati sulla criminalita’
    in Italia negli ultimi anni.
    Vero e’ che l’immigrazione verso l’Italia potrebbe soffrire di una selezione avversa; il nostro Paese,
    con i suoi processi lunghi che vanno in prescrizione, con la presenza storica, internazionalmente nota, di potenti
    organizzazioni criminali che controllano molte attivita’ economiche (Nicola ricorda che siamo esportatori di mafie), con il recente indulto (8000 immigrati sono usciti dal carcere in seguito al provvedimento) potrebbe esercitare un forte potere di attrazione sugli immigrati che vogliono delinquere; viceversa, coloro che vorrebbero lavorare potrebbero essere scoraggiati dal clima di caccia all’immigrato che si respira in alcune aree dell’Italia. Quindi, e’ possibile che con una lotta maggiore alla criminalita’ organizzata e con una maggiore certezza della pena nel nostro Paese, potremmo attirare piu’ immigrati onesti e migliori lavoratori.
    La strada da percorrere e’ appunto una piu efficace “rule of law”, non la chiusura a riccio.

    Inoltre, un punto che enfatizzeremmo e’ che non possiamo pensare di fare a meno dell’immigrazione, perche’
    il sistema pensionistico italiano, di tipo PAY AS YOU GO (i lavoratori al tempo t contribuiscono per i pensionati al tempo t), soffre peril bassissimo tasso di fertilita’ nella nostra popolazione; la forza lavoro giovane che arriva dall’estero, nonche’
    i piu’ alti tassi di fertilita’ della popolazione straniera residente in Italia potrebbero essere una sollievo
    fondamentale per le casse delle stato tormentate anche dalla crisi.

    D’altronde, i socialdemocratici che erano al governo in tanti Paesi europei fino a qualche anno fa hanno sbagliato a non
    spiegare bene ai cittadini certi vantaggi, e a non gestire in maniera adeguata le trasformazioni delle rispettive societa’.

    Come Nicola fa notare, l’immigrazione e’ un problema complesso che non puo’
    essere affrontato sulla base di impressioni e notizie veloci.

    Noi ci siamo limitati a illustrarne alcuni aspetti (economici) che ci sembra siano meno pubblicizzati
    in molti mass-media rispetto ai connotati piu’ negativi con cui l’immigrazione e’ spesso descritta

  5. W. says:

    problema 1)

    storicamente nei periodi di forte crisi economica e culturale, gli estremismi prevalgono. Vedi primo dopoguerra in germania e italia, vedi la russia durante la prima guerra etc.. non mi cheidete perchè, ma credo sia una questione di “spiegazioni politiche” che la gente ignorante vuol sentirsi dare non capendo perchè ha meno soldi o meno idee e vuol sapere di chi o di cosa è la colpa. Che adesso siamo in forte crisi non c’è alcun dubbio.

    problema 2)

    l’operaio ha paura dell’immigrato perchè gli toglie il lavoro (costa meno e chiede meno diritti e comodità), il pensionato ha paura di qualsiasi cosa e quindi anche dell’immigrato, le donne hanno paura degli stupri, ma perchè l’imprenditore ha paura dell’immigrato? Questo resterà sempre il mistero più inspiegabile per me. Come fa ad attecchire una politica semi-razzista in quei ceti che traggono vantaggio dal lavoro sfruttato e sottopagato? E quelli che aprono società in romania, albania etc?

    problema 3)

    ma tutta la bibliografia che avete inserito… serve sul serio per capire questi problemi così comuni??? NO AI PAROLONI, SI’ ALLE PAROLACCE. NO AL PHD, SI’ ALLA SBREGA. Che il sapere venga dal basso!

    un abbraccio saffico ad entrambi

  6. Pamela e Michel says:

    Caro W.

    Grazie per il commento!Ci riferiamo in ordine agli spunti che tu proponi

    1 Siamo d’accordo, sarebbe interessante studiarlo

    2.a “l’operaio ha paura dell’immigrato perchè gli toglie il lavoro” : La seconda parte del nostro articolo si sofferma proprio su questa paura. Ci sono dei caveats ai risultati che presentiamo ovviamente, e se vuoi saperne di piu’ consigliamo la discussione del paper “The Impact of the Mariel Boatlift on the Miami Labor Market” che trovi a questo link http://www.infra.kth.se/~pthulin/summaries.htm
    (sappiamo che diffidi della letteratura economica, ma la nostra idea e’ che servono evidenza emipirica seria e teorie coerenti corroborate da test statistici, per dare delle risposte a queste questioni;su questo vedi di piu’ al punto 3)

    2.b e’ interessante anche la questione che poni sugli imprenditori; per una prima “indagine” del tema,
    se vai sul sito di World Value Survey puoi visualizzare le risposte a domande legate all’immigrazione e vedere come certi sottocampioni rispondono (puoi controllare per occupational status, sex, age, income, etc)

    3 Secondo noi, anche se la macroeconomia ha perso credibilita’ di fronte ai cittadini negli gli ultimi 2 anni, la teoria economica e’ utile per spiegare molte questioni: in questo articolo abbiamo voluto
    dare un esempio di come un’analisi piu’ sistematica,formale, basata sui dati, possa portare a risposte molto diverse ad un problema economico rispetto a quelle suggerite dal senso comune, e verosimilmente piu’ solide perche’ non viziate da umori, ideologie e sensazioni.
    c’e’ una bella discussione al proposito sull’Economist di 2 settimane fa..(non solo the leader ma anche l’articolo all’interno..)

    hasta!

    p&M

  7. p&M says:

    consigliamo di dare uno sguardo al recente studio di Bankit
    l’idea e’ che appunto l’immigrazione non toglie lavoro ma anzi crea complemenetarita’ (es. per le donne)

    qui c’e’ una sintesi

    http://www.corriere.it/economia/09_agosto_18/lavoro_immigrati_togliere_9e9c20fa-8be8-11de-a273-00144f02aabc.shtml

  8. p&M says:

    sul Corriere di oggi “I 30 mila posti di lavoro che nessuno vuole”

    http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_20/sergio_rizzo_i_30_mila_posti_di_lavoro_che_nessuno_vuole_c6f1ddfe-8d48-11de-ac5b-00144f02aabc.shtml

    ….”le conclusioni dell’indagine sembrano stridere apertamente con i timori di quanti sono convinti che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani”………

  9. accio says:

    vengo da un paesino della romagna che dagli anni 90 ha iniziato a riempirsi di extracomunitari.

    Da ragazzino giravo in bicicletta, non avevo il catenaccio perchè tanto nel mio paesino nessuno rubava. Ora se lasci la bicicletta davanti a casa per più di 10 minuti te la fottono.

    A me hanno rubato 2 bici.

    Io che sono intelligente, moderato, istruito e ho un pensiero critico, posso vedere al di là di questo. Il mio compagno delle elementari che ora fa il carpentiere, magari no.

    La criminalità deriva dalla povertà e certamente gli extracomunitari che arrivano con il gommone in italia, non vengono per farsi uno spriz a milano marittima.

    Non è un problema di colore della pelle o provenienza dal Magreb, è questione di cash che manca. Scampia ne è un esempio, non mi sembra che a Napoli il problema sia legato ai tunisini.

    In breve, il grande numero di poveri che arrivano nel nostro paese aumenta l’insicurezza, la gente si incazza, e vota lega.

    fine.

    Voglio dire, il tornitore che lavora nella fabbrica nel nord-est vota la lega non perchè ha paura che gli algerini gli rubano il lavoro, vota lega perchè un algerino gli fottuto l’autoradio la sera prima.

    Non esiste memoria storica, nessuno, eccetto noi laureati middleclass figli di papà, fa un parallelo tra gli immigrati italiani in america dei primi del ‘900 (poveri, quindi criminali).

    Quindi che fare?

    Sperare che e fare in modo che l’economia riesca ad assorbire/gestirsi tutto questo flusso migratorio, in modo di ridurre al minor numero possibile gli extracomunitari che non hanno cash. Se si riesce a fare, il fenomeno viene digerito e vivremo felici e contenti in un italia multietnica, se non ci riusciamo, finiremo nella merda, circondati da extracomunitari poveri e incazzati.

    Il punto è uno: se hai fame lanci i sassi, se hai la pancia piena te ne stai più sereno.

    Pancia piena per tutti!

  10. R says:

    giusto ma parziale.
    La Lega prende molti piu voti nel collegio di MIlano 1, gente con la pancia piena e che di immigrati ne vede ben pochi, che in alcuni collegi della Toscana o dell’Emilia con reddito pro capite piu basso e molti più immigrati (pensa ai distretti industriali tipo Prato invasa dai cinesi).
    Non è solo una questione di pancia piena, è anche una questione di cultura politica e di razzismo bello e buono (che sarebbe semplicistico far dipendere diettamente dal redito familiare) di abilità dei alcuni amministratori locali leghisti (non certo a Milano ma passim), di istitintiva fiducia che i candidati della lega ispirano alla massaia padana, di abilità dela Lega a funzionare come partito etc etc
    La sicurezza certo, il posto di lavoro certo, ma soprattuto la buona vecchia paura del diverso e dello straniero.

  11. p&M says:

    Giusto ma parziale anche a nostro avviso.

    L’equivalenza “piu’ immigrazione = piu’ criminalita’” non trova pienamente riscontro nell’esperienza storica di societa’ multietniche. Non abbiamo dati a portata di mano sul contributo degli stranieri ai crimini commessi in Italia (dovrebbero comunque essere disponibili presso i database del Ministero dell’Interno), ma negli Stati Uniti nel 2000 il 3.4 % dei native-born American e’ stato confinato in istituti (la maggioranza in prigione, il resto in opsedali psichiatrici, centri per il recupero dei tossicodipendenti e istituti di cura in generale).La percentuale di persone in istituti tra gli immigrati e’ solo dello 0.7%.
    Il gap e’ ancora piu’ grande tra le persone con un livello di istruzione inferiore alla scuola superiore (11% vs 1%). Ci sono diverse spiegazioni a questo fenomeno. Una particolarmente interessante e’ che gli immigrati sono un gruppo di individui auto-selezionatisi, disponibili a pagare i costi di entrare in un nuovo Paese e di adattarsi, con l’aspettativa di benefici che spesso appartengono al futuro. La delinquenza, al contrario, porta benefici immediati, con costi attesi che potrebbero realizzarsi solo in un secondo momento, e quindi non e’ attraente dal punto di vista dell’immigrato. In ogni caso, la “lezione”che viene da questi dati e’ che ci sono realta’ dove gli immigrati delinquono meno dei nativi, anche quelli probabilmente piu’ poveri (ovvero i meno istruiti).
    Un problema per l’Italia potrebbe essere, come abbiamo gia’ osservato, la percezione di un Paese dove la “rule of law” non e’ efficace; la “popolarita’” delle Mafie italiane all’estero e’ una delle ragioni di questa percezione, ma ce ne sono altre.

    Del resto, il fenomeno dell’immigrazione e’ molto complesso e il nostro articolo di 2 pagine non lo affronta in maniera esaustiva.
    Abbiamo tralasciato studi e fatti che portano a pensare che l’immigrazione puo’ avere conseguenze positive per l’economia italiana (ad. es. sembra che in certi mestieri non ci sia il ricambio generazionale; probabilmente non e’ solo una questione di salari, altrimenti l’eta’ non giocherebbe un ruolo cosi’ importante, ma piuttosto di preferenze mutate verso certi tipi di lavoro; o ancora sarebbe importante notare che l’immigrazione aumenta l’offerta di lavoro, ma anche la domanda di servizi tipo scuole, ospedali etc, e quindi puo’ generare effetti positivi sull’occupazione)

    E abbiamo tralasciato anche argomenti che sostengono tesi opposte alla nostra (molto utili a questo riguardo i vari lavori di George Borjas). La ragione per cui abbiamo deciso di tralasciare questi ultimi e’ che volevamo portare elementi diversi nel dibattito pro o contro immigrazione, che non fossero quelli messi sul tavolo da “Fox News” (..) Perche’ il vero problema e’ che il dibattito dovrebbe essere molto aperto, c’e bisogno di analisi attente, di raccogliere dati e fare ricerche, e invece una parte della societa’ sembra abbia gia’ chiuso ogni possibilita’ di discussione, arroccandosi su posizioni contrarie all’integrazione e alla multietnicita’.

  12. accio says:

    la mia era solo una reazione a caldo al vostro articolo confrontata con quello che vedo tutti i giorni.

    se poi le statistiche mi danno torto amen, io non le conosco, lavoro, non studio più.

    la mia unica fonte in merito era questa

    http://www.7yearwinter.com/2007/05/moriremo-tutti-20832891/

    saluti e compllimenti per l’impegno

    cheers

  13. p&M says:

    grazie per aver contribuito al dibattito.

    le statistiche non ti danno necessariamente torto (come abbiamo gia\’ detto, quelle sulla percentuale di stranieri che delinquono in Italia noi non le conosciamo -grazie per il post), volevamo solo sottolineare che un numero, un\’esperienza personale o un singolo studio non possono avere l\’ultima parola in un dibattito cosi\’ importante per il futuro del nostro Paese, perche\’ una stessa informazione puo\’ essere letta in modi diversi, ed e\’ fondamentale dare spazio a tutte le chiavi di lettura della realta\’ dei fatti.

    grazie ancora, alla prossima!