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	<title>The Tamarind &#187; Opinions</title>
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		<title>Condividere&#8230; con Ego</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/12/condividere-con-ego/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/12/condividere-con-ego/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa de Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Opinions]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cos’hanno in comune egocentrismo e condivisione? Apparentemente nulla. Da che mondo è mondo, le persone concentrate su di sé, il proprio benessere e il proprio tornaconto non hanno nessuna attitudine alla condivisione. Al contrario, se qualcosa di bello dovesse incrociare la loro strada, spiccheranno un grande salto per accaparrarselo, e si guarderanno bene dal condividerlo con gli altri. E se ne parleranno con altre persone sarà solo per vantarsene.
Da qualche anno a Brescia, e da qualche mese a Milano, EGO è invece sinonimo di condivisione.
EGO sta per Ecologico Guardaroba Organizzato e si propone come alternativa al sistema consumistico dell’abbigliamento. Si tratta di un innovativo servizio di fornitura di abiti da giorno, che mette a disposizione delle iscritte 7 capi alla settimana all’interno di un guardaroba di 120 modelli che si rinnova ogni sei mesi. Il servizio ha un costo fisso mensile contenuto e permette alle donne lavoratrici (e non solo) di sperimentare nuovi look senza doversi preoccupare di acquistare sempre nuovi abiti o fare acquisti errati. E a lavare, igienizzare e stirare ci pensa EGO!
L’idea nacque da Vittoria, una modellista stufa delle mode e del loro carico di conformismo, stufa di dover cambiare il guardaroba ad ogni cambio di tendenza, di taglia e di stagione, e soprattutto stufa di lavare e stirare&#8230;e che, al tempo stesso, cercava un modo di contribuire nel suo settore alla nascita di una nuova economia, fondata sull’eco-sostenibilità.
Un giorno si mise a disegnare una propria linea di abiti e decise che ne avrebbe prodotto un numero ampio, ma comunque limitato, affinché altre donne potessero indossarli e condividerli. Da questo primo esperimento nacque il marchio EGO, che nel tempo è venuto a denotare non solo una linea di abbigliamento, quanto piuttosto un sistema di valori e uno stile di vita.
EGO è pensato per le donne della city che vivono una vita movimentata e hanno bisogno di essere sempre in ordine e di sfoggiare sempre nuovi look. Gli ambienti di lavoro in cui l’apparenza conta più della sostanza vanno per la maggiore e questo ha un costo economico e ambientale altissimo. Ci sono donne che spendono centinaia di euro al mese in abiti nuovi, con tutto ciò che questo implica in termini di produzione, consumi, sprechi, costi. Se è vero che la sfida più grande per la nostra società è l’abbandono dell’apparenza come parametro di giudizio, è anche vero che perché questo avvenga occorrono tempi lunghi. E intanto la produzione continua ad aumentare.
La sfida che EGO pone è quindi duplice: da un lato, ridurre la produzione, i consumi e gli sprechi, passando dalla logica del possesso a quella dell’utilizzo condiviso (degli abiti, ma anche dell’energia). Dall&#8217;altro, dare alle donne più tempo per se stesse, liberandole dall&#8217;impegno di lavare, cucire, stirare e mettendo a loro disposizione 365 abiti all&#8217;anno a un costo accessibile.
A dirla tutta, EGO costituisce una vera e propria sfida all’industria della moda, paladina di quelli che si sono ormai affermati come i valori dominanti della nostra carissima (nel senso di costosa) società urbana occidentale: conformismo,  consumismo, possesso.
La domanda sorge quindi spontanea: siamo pronte a mettere da parte il nostro ego e ad accettare l’idea di non possedere gli abiti che indossiamo? Siamo pronte a abbandonare veramente l’idea che comprare ci fa stare meglio? Siamo pronte ad indossare abiti di qualità, cuciti in Italia da donne italiane, che non ricalcano i modelli dettati dalla moda? Ardua risposta. L’innovazione incontra resistenze per definizione. EGO ha lanciato la sfida, vediamo se siamo pronti a coglierla.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><img class="alignleft size-medium wp-image-4992" title="foto ego 1" src="/wp-content/files/2010/03/foto-ego-1-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" />Che cos’hanno in comune egocentrismo e condivisione? Apparentemente nulla. Da che mondo è mondo, le persone concentrate su di sé, il proprio benessere e il proprio tornaconto non hanno nessuna attitudine alla condivisione. Al contrario, se qualcosa di bello dovesse incrociare la loro strada, spiccheranno un grande salto per accaparrarselo, e si guarderanno bene dal condividerlo con gli altri. E se ne parleranno con altre persone sarà solo per vantarsene.</p>
<p>Da qualche anno a Brescia, e da qualche mese a Milano, EGO è invece sinonimo di condivisione.</p>
<p>EGO sta per Ecologico Guardaroba Organizzato e si propone come alternativa al sistema consumistico dell’abbigliamento. Si tratta di un innovativo servizio di fornitura di abiti da giorno, che mette a disposizione delle iscritte 7 capi alla settimana all’interno di un guardaroba di 120 modelli che si rinnova ogni sei mesi. Il servizio ha un costo fisso mensile contenuto e permette alle donne lavoratrici (e non solo) di sperimentare nuovi look senza doversi preoccupare di acquistare sempre nuovi abiti o fare acquisti errati. E a lavare, igienizzare e stirare ci pensa EGO!</p>
<p>L’idea nacque da Vittoria, una modellista stufa delle mode e del loro carico di conformismo, stufa di dover cambiare il guardaroba ad ogni cambio di tendenza, di taglia e di stagione, e soprattutto stufa di lavare e stirare&#8230;e che, al tempo stesso, cercava un modo di contribuire nel suo settore alla nascita di una nuova economia, fondata sull’eco-sostenibilità.</p>
<p>Un giorno si mise a disegnare una propria linea di abiti e decise che ne avrebbe prodotto un numero ampio, ma comunque limitato, affinché altre donne potessero indossarli e condividerli. Da questo primo esperimento nacque il marchio EGO, che nel tempo è venuto a denotare non solo una linea di abbigliamento, quanto piuttosto un sistema di valori e uno stile di vita.</p>
<p>EGO è pensato per le donne della city che vivono una vita movimentata e hanno bisogno di essere sempre in ordine e di sfoggiare sempre nuovi look. Gli ambienti di lavoro in cui l’apparenza conta più della sostanza vanno per la maggiore e questo ha un costo economico e ambientale altissimo. Ci sono donne che spendono centinaia di euro al mese in abiti nuovi, con tutto ciò che questo implica in termini di produzione, consumi, sprechi, costi. Se è vero che la sfida più grande per la nostra società è l’abbandono dell’apparenza come parametro di giudizio, è anche vero che perché questo avvenga occorrono tempi lunghi. E intanto la produzione continua ad aumentare.</p>
<p>La sfida che EGO pone è quindi duplice: da un lato, <em>ridurre</em> la produzione, i consumi e gli sprechi, passando dalla <em>logica del possesso</em> a quella dell’<em>utilizzo condiviso</em> (degli abiti, ma anche dell’energia). Dall&#8217;altro, dare alle donne più tempo per se stesse, liberandole dall&#8217;impegno di lavare, cucire, stirare e mettendo a loro disposizione 365 abiti all&#8217;anno a un costo accessibile.</p>
<p>A dirla tutta, EGO costituisce una vera e propria sfida all’industria della moda, paladina di quelli che si sono ormai affermati come i valori dominanti della nostra carissima (nel senso di costosa) società urbana occidentale: conformismo,  consumismo, possesso.</p>
<p>La domanda sorge quindi spontanea: siamo pronte a mettere da parte il nostro ego e ad accettare l’idea di <em>non possedere</em> gli abiti che indossiamo? Siamo pronte a abbandonare <em>veramente</em> l’idea che comprare ci fa stare meglio? Siamo pronte ad indossare abiti di qualità, cuciti in Italia da donne italiane, che non ricalcano i modelli dettati dalla moda? Ardua risposta. L’innovazione incontra resistenze per definizione. EGO ha lanciato la sfida, vediamo se siamo pronti a coglierla.</p>
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