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(Italiano) Se l’Europa non ha più un’identità

4 novembre 2009
Posté Attualità
de Roberto Giannella

Désolé, cet article est seulement disponible en Italiano.



16 Responses to “(Italiano) Se l’Europa non ha più un’identità”

  1. Lorenzo dit :

    Caro Roberto,
    ti ringrazio per lo spunto di riflessione: il tema da te trattato merita di dar vita ad un acceso dibattito. Mi inserisco solo per proporre un dubbio: a noi giovani lettori del Tamarindo avrebbe davvero dato fastidio studiare in aule con un candelabro ad otto braccia, una statuina di Buddha o persino l’occhio di Rah? Mettendomi nei panni di un ateo o di un fedele di una minoranza religiosa, proverei soltanto curiosità per il valore di un simbolo religioso legato alla tradizione della terra nella quale mi trovo.
    Anche senza arrivare a dire che tutte le culture hanno lo stesso valore (un’affermazione piuttosto difficile per i tre grandi monoteismi), quali ostacoli ad abbracciare una concezione positiva della libertà di culto – non difesa dai simboli altui ma rispetto verso gli stessi e le persone che li venerano? Come per tutti i valori del nostro ordinamento, la laicità della scuola pubblica è un valore al quale siamo arrivati attraverso molte tappe, alcune belle, altre brutte. Il crocefisso è stato spesso invocato in entrambe ed ha un valore storico, è un simbolo legato alla memoria di un territorio. Non vedo che difficoltà potrebbe avere una maestra musulmana nello spiegare ad una classe composta da ebrei ed atei perché c’è il crocefisso sul muro dell’edificio scolastico italiano in cui sta insegnando, né vedo le ragioni per un disagio da parte degli alunni.
    Forse il problema non sono tanto questi simboli, ma la rinuncia da parte delle famiglie ad esercitare le funzioni formative più intime, come l’educazione religiosa, che verrebbero pertanto volentieri affidate alla scuola. Mi sorge infatti il dubbio che chi è contrario al crocefisso desidererebbe non una scuola senza simboli ma l’insegnamento della propria religione (o dell’assenza della stessa) da parte dei docenti. Un ragionamento che non avrebbe probabilmente alcun senso in società contraddistinte dal permanere di un forte ruolo educativo dei genitori e dei membri anziani della famiglia.
    È un brutto sospetto, mi rendo conto, e spero che si riveli del tutto infondato.

  2. Roberto dit :

    Caro Lorenzo, Ti ringrazio per il commento. Ti confesso che il Tuo dubbio è da me condiviso. Ahimè, il timore è proprio quello che Tu descrivi. Lo noto spesso quando sono a contatto con ragazzini di 15-16 anni. Tra me e loro ci sono 10 anni di differenza. Tuttavia, ai miei occhi sembra che ci separino diverse generazioni. Ovviamente, queste assolute differenze sono dovute al contesto sociale, che oggi è radicalmente cambiato, ed al fatto che la famiglia spesso non ha più lo stesso ruolo che aveva qualche anno fa. La famiglia, laica o religiosa non ha importanza, è l’elemento fondamentale su cui si fonda la società. Se questo perno viene meno o si intende scardinarlo, ha inizio un lungo processo che potrebbe portare all’estinzione della società che conosciamo oggi. Il tema dell’apatia o dell’assenza di tante famiglie, che rinunciano ad educare i figli è una questione cruciale – ed è in qualche modo legata alla crociata di chi vuole rimuovere il Crocifisso. Vado oltre: si vuol far passare l’idea che per non turbare qualcuno – che in realtà in passato non si è mai sentito turbato dalla questione – si possa cancellare la propria storia e la propria identità, magari in nome di un relativismo post-moderno, figlio di un vento che soffiava anche a Monaco nel 1938. Fortunatamente, le condizioni storiche sono oggi molto diverse. Tuttavia, se l’Unione Europea vuole sperare di avere un futuro deve porre la sua attenzione ai valori fondamentali che ne giustificano l’esistenza, altrimenti rimarrà sempre un gigante economico, ma un nano politico. Se nega o rimuove il suo passato, la sua storia, la sua identità, è destinata a dissolversi nel lungo periodo. Siamo in 27 nel club oggi. 16 di noi hanno una moneta comune. Ebbene, una bancanota chiamata EURO-EYPO; una tornata elettorale ogni quattro anni per un parlamento tra i più unaccountable del pianeta – come sostiene Simon Hix; un insieme di burocrati guidati da un portoghese; una bandiera blu sugli edifici pubblici, accanto a quella nazionale; uno splendido inno di un compositore tedesco. Ma veramente c’è qualcuno convinto che sia questo ciò su cui si basa l’identità europea?

  3. matteo dit :

    avevo scritto un rispostone lunghissimo e bellissimo..ma porcaccia la miseria mi si è cancellato, quindi cercherò ugualmente di rispondere in breve: non sono daccordo!!!! la scuola, come ogni altro organo statale è e deve rimanere un istituto laico, che deve (o dovrebbe) insegnare i fatti e allenare gli alunni al ragionamento proprio, senza nessun tipo di influenza (specialmente religiosa) e quindi il crocefisso va tolto non xchè offenda qcn (chi si sente offeso a parer mio sono « adulti » detti tali solo grazie alla data scritta sulla carta di identità x i quali ci sarebbe sempre qcs che « non và bene o non è giusto »), ma xchè, semplicemente, non è il suo posto e sarebbe l’ora che lo stato (in particolar modo quello italiano) si staccasse un pò dalla chiesa e dalla sua influenza! mi sembra un pò eccessivo dire che togliendo il crocefisso dalle scuole si rinuncia alla nostra identità e alla identità europea e che si perderanno tuti i valori che, tra l’altro, ogni giorno passano in secondo piano, forse proprio xchè chi dovrebbe avere il compito di insegnarli rimanda tutto al crocefisso e « sbatte » i bambini, i ragazzi, e se stesso davanti alla TV con i suoi GF , esempio supremo della stupidità umana. Il discorso è uno solo, secondo me: bisogna insegnare a scuola ciò che và insegnato a scuola (dando le basi x vivere nella società di adesso, rispettando il passato ma senza essere troppo legati ad esso) e in casa, chiesa, moschea o altro quello che va insegnato in casa, chiesa moschea o altro, ma soprattutto ricominciando a dare le basi di quei valori in famiglia…dedichiamoci a questo, piuttosto che a tutte ste « chiacchiere » sul passato, identità, ecc., che sinceramente mi sembra lascino un pò itempo che trovano!!!!

  4. Roberto dit :

    « Ste chiacchiere sul passato, identità, ecc. » è la parte che più mi ha colpito. Il passato non è un tema di chiacchiere. E’ ciò che ci consente di conoscere noi stessi e la nostra storia. Senza conoscere e capire quello che è avvenuto prima di noi, non c’è alcuna possibilità di comprendere il presente e men che meno si può pensare di guardare al futuro. « Conosci te stesso » si diceva qualche secolo fa.. Ebbene, sembra che sia proprio questo che manchi oggi. L’identità – poi – mi spiace, ma è l’essenza del nostro essere. Rinnegarla, anche solo rimuovendo un simbolo, è sinonimo di incoscienza e ignavia.

  5. matteo dit :

    sono daccordo, come speravo si capisse dalle mie parole forse scritte male, ma non penso che togliendo il crocefisso (che ripeto dovrebbe stare in altri luoghi a lui + idonei) si rinneghi tutto ciò che c’è stato in passato, sicuramente importantissimo, ma non più importante del presente: se così fosse vuol dire che questi valori e questa identità e cultura tanto declamata in realtà si regge su basi inesistenti. Bisogna conoscere il passato x vivere bene il presente e prepararci ancora meglio al futuro, non per continuare a vivere nel passato. Dire che rinneghiamo la nostra identità togliendo il crocefisso da un muro di una scuola laica mi sembra un pò eccessivo. Con « chiacchiere » volevo intendere tutte queste discussioni un pò (a parer mio e senza voler offendere nessuno) esagerate riguardo a quello che tu stesso definisci un « simbolo » e che quindi riflette un qualcosa (moralità, ideali, cultura, ecc….) che ognuno di noi dobvrebbe avere dentro di sè, e che non dovrebbe perdere per un sibolo tolto da un posto dove non dovrebbe stare, in quanto, ripeto, istituto laico. penso che questo sia un « falso problema » che sposta l’attenzione e le cause di un « possibile degrado socio culturale » verso cose meno scomode di cui dicutere. Io sono un credente, forse nn troppo praticante xchè in disaccordo con la Chiesa su troppi punti, che semplicemente vorrebbe vedere lo stato e la religione in Italia un pò più staccati, in modo da poter andare un pò avanti e non rimanere sempre indietro rispetto alle altre nazioni

  6. matteo dit :

    p.s.: tanto x chiarire, non penso che il tuo articol oo il nostro scambio di opinioni siano chiacchiere inutili, anzi: uno scambio di idee fa sempre bene, ma mi sembra che in generale si stia rendendo il problema più grande di quello che in realtà è, ed in quel senso si fanno tante chiacchiere inutili, specialmente alle ate sfere, dove per altro se ne fanno atnte altre. tra l’altro trovo veramente brutto che sia stato il parlamento europeo a dirci di toglierlo: avremmo dovuto farlo noi già da tempo….

  7. Lorenzo dit :

    Perché non fare della valenza storico-artistica un distinguo? Immagino che nessuno desideri coprire affreschi, buttar giù statue e bassorilievi dalle scuole pubbliche anticamente appartenute alla Chiesa (basti pensare al liceo statale Visconti di Roma, il più antico liceo classico della città, che era sede del Collegio Romano http://it.wikipedia.org/wiki/Collegio_Romano )
    Quando a mio avviso il crocefisso – che sia d’oro e d’avorio o che sia fatto di due legnetti – è stato appeso per un preciso motivo, ai giovani questo motivo lo si dovrebbe insegnare nel corso della lezione di storia.
    Capisco benissimo che oggi non abbia senso costruire una nuova scuola prevedendo di inserirvi crocefissi: la società italiana è cambiata e tra inserire tutti i simboli religiosi onorati dagli studenti e nessuno la soluzione più pratica (anche se meno « poetica ») è senz’altro la seconda.

  8. Maurizio dit :

    Dopo averlo visto tra i seni di Nina Hagen, Madonna e Simona Ventura…. non capisco cosa possa esserci di cosi scandaloso da farlo sparire dalle aule scolastiche tanto quanto di tenercelo!!! A parte che insegno da 10 anni e non ne ho mai visto uno, cosi come non li vedo al cinema, nelle navi, nei treni, negli aerei, nei supermercati ecc. Premesso che se uno è ateo, o meglio « agnostico » non credendo in Dio quel crocifisso non dovrebbe dargli nessun fastidio…visto che è appeso li come un comunissimo quadro o attaccapanni. Piuttosto potrebbe creare ingiustizia nei confronti di chi professa ben altra fede, vedendo mancare il suo simbolo…Siamo in una società multiculturale: o mettiamo i simboli di tutti o non ne mettiamo nessuno????? L’Italia è laica anche se ospita il Vaticano. Ma chi arriva in Italia ci si deve adeguare alle nostre tradizioni cosi come gli Italiani dovrebbero prepararsi all’accoglienza di persone e tradizioni e culture altrui. Questa accoglienza da entrambe le parti si chiama « Intercultura »!!!!! Se ci state stretti, a qualunque religione apparteniate, evacuate velocemente. Grazie

  9. R dit :

    Il vero fondamento dell’identità italiana, del bel paese ove il dolce si suona come scrisse Dante Alighieri, è la sua lingua, l’unica cosa che ci tenne uniti durante secoli di divisioni e oppressione straniera. Sarebbe quindi bello nel parlare di storia, identità, simboli e cultura evitare di scrivere « xchè offenda qcn ». Non voglio essere antipatico Matteo, anche se inevitabilmente lo risulterò, siamo cresciuti a Moccia e Tim Tribù, capita a tutti di scrivere cmq o altre amenità. Sarebbe bello che sul Tamarindo facessimo uno sforzo in più.

  10. Erik Burckhardt dit :

    Per evitare confusioni occorre precisare che la Corte che ha emesso la sentenza in esame non è un’istituzione dell’Unione europea. Essa è invece connessa al Consiglio d’Europa e soprattutto alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Il compito della Corte è quindi di controllare e garantire – in tutti i paesi che la hanno ratificata (e che differiscono sensibilmente da quelli costituenti l’Unione europea) – il rispetto dei diritti e le libertà enunciate nella detta Convenzione.

    Nella sentenza in esame la Corte ha ritenuto che l’apposizione di crocifissi nelle aule scolastiche – prevista dagli obsoleti Decreti reali del 1924 e 1928 – costituisce una violazione dell’articolo 9 della Convenzione e dell’articolo 2 del Protocollo addizionale n. 1 della stessa Convenzione. La prima di queste disposizioni sancisce che “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione […]”. La seconda che “[…]Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”.

    Ora, se lo Stato deve garantire a tutti i cittadini la libertà di coscienza. Tale operazione non può che cominciare da un’istruzione pubblica “suscettibile di forgiare l’autonomia e la libertà di pensiero della persona”. Appare ovvio che il rispetto delle convinzioni religiose dei genitori così come delle credenze dei loro figli implichi il diritto di credere in una religione o di non credere in alcuna di esse. Per intenderci “la libertà di credere e la libertà di non credere (libertà negativa) sono entrambe protette dal summenzionato articolo 9.

    Prima ancora della Convenzione, la Costituzione italiana (art. 3 e 97) impone allo Stato un dovere di neutralità ed imparzialità assolutamente “incompatibile con un qualunque potere d’apprezzamento quanto alla legittimità delle convinzioni religiose”. Detto in soldoni: lo Stato non può coccolare una religione a discapito di un’altra, a maggior ragione se questo avviene nell’ambito dell’insegnamento. Ora, dal momento che un insegnante o un preside non è libero di esporre altri simboli religiosi in un istituto scolastico italiano, ne consegue assai logicamente che non può esporre neanche il crocifisso.

    Non si può negare che il crocifisso offra – sotto il profilo culturale – diverse fondamentali “chiavi di lettura”, ma credo che non si possa onestamente neanche negare che esso abbia – soprattutto e prima di tutto – una connotazione religiosa.

    I padri fondatori della Repubblica e dell’Unione europea – tra cui dei ferventi cattolici come Alcide de Gasperi o Konrad Adenauer – hanno lasciato in eredità dei documenti come la Costituzione e la Convenzione che racchiudono il cuore della nostra identità. Ed è proprio sul fondamento di quegli scritti che la Corte ha potuto finalmente dare voce alla nostra moderna identità liberale e laica – di cui personalmente vado estremamente fiero – e vietarci di imporre un simbolo, una tradizione, una religione a chi non vi si riconosce. Tale moderna identità garantisce indiscutibilmente una maggiore continuità con le “radici cristiane” di chi – paradossalmente – crede di esaltarle riducendo il simbolo drammatico della morte di Cristo ad un’icona culturale. Quel simbolo rappresenta anche l’amore, la libertà, la tolleranza ed il rispetto reciproco? Forse proprio per questo – se avesse gambe e braccia per muoversi – scivolerebbe dai muri e si allontanerebbe dalle scuole, pur di sottrarsi alla contesa e garantire la convivenza tra diversi.

  11. Matteo dit :

    Grazie Erik x le precisazioni ai miei errori, ho gradito moltissimo il tuo intervento, chiaro ed esaustivo.
    R nn trovo troppo antipatico il tuo intervento, forse solo un pochino… ;-) la lingua italiana, come tutte le forme di comunicazione del resto, sono in continua evoluzione, e personalmente apprezzo moltissimo tanto le forme dialettali quanto (xchè no) le semplificazioni e le abbreviazioni portate dall’uso frequente della tecnologia (sms, mail, ecc…), alcune delle quali le trovo quasi geniali. tra l’altro mi sembra di aver sentito alla radio un pò di tempo fà (ma potrei sbagliarmi) che l’accademia della crusca (quindi non l’ultimo arrivato) abbia « premiato » e apprezzato pubblicamente tali abbreviazioni e semplificazioni….detto qst….xchè no !!!

  12. Marco dit :

    Se venisse proposto un referendum sulla questione e si scoprisse che la maggioranza degli italiani è a favore del crocifisso nelle scuole, che succederebbe? Popolo sovrano o costituzione sovrana? Ma non dovrebbe esserci una comunione di intenti? Tutti parlano. Tutti hanno risposte. Un giudice giudica. Ma l’Italia sa darsi una risposta? Progresso significa sacrificare tradizioni per garantire ospitalità migliore a chi porta le proprie (di tradizioni)? Integrazione significa questo? Laicità è sinonimo di progresso? Progresso significa che fra 100 anni mangeremo tutti McDonald’s da Lahore a Losanna, in questo meraviglioso mondo globale?

  13. Roberto dit :

    Oggi Claudio Magris ha pubblicato un articolo ben più autorevole del mio sul tema. Invito tutti a leggerlo. http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_07/Il-crocifisso-simbolo-di-sofferenza-che-non-puo-offendere-nessuno-claudio-magris_bbaa4b9e-cb6d-11de-8d35-00144f02aabc.shtml
    Un passaggio mi ha colpito in modo particolare: « Il Nostro Tempo ha ricordato che Piero Calamandrei — laico antifascista, intransigente nemico della legge truffa dei governi democristiani e centristi di allora— aveva proposto di affiggere, nei tribunali, il crocifisso non alle spalle ma davanti ai giudici, perché ricordasse loro le sofferenze e le ingiustizie inflitte ogni giorno a tanti innocenti. »

  14. Giacomo dit :

    D’accordo con Erik su tutti i fronti.
    La nostra identità come cittadini italiani è espressa chiaramente dalla nostra storia e dalla nostra Costituzione.
    Lo scandalo collettivo dovrebbe scaturire dalla mortificazione quotidiana dei valori e principi in essa contenuti.

    Nonostante a me la presenza del Crocefisso non abbia mai dato alcun fastidio, trovo che rimuoverlo dalle aule delle scuole pubbliche sarebbe un segno di grande civiltà (e questo non certo, come insinua Lorenzo, perché vorrei che la scuola insegnasse una qualunque religione ai miei figli, siatene sicuri). Però potrebbe essere molto interessante e attuale che venisse dedicata un’ora della settimana all’analisi delle varie religioni, cercando le differenze e i punti di contatto, perché la discriminazione e l’odio sono il frutto più evidente della non conoscenza (frase banale, ma assai vera).

    Quanto alla deriva antieuropeista… La profezia dell’Anonimo Cronista del XXIII Secolo si sta avverando!

  15. Antea dit :

    Mi ricollego al discorso di Lorenzo.
    Pur capendo il ruolo storico e culturale di un simbolo come il crocefisso e le sue implicazioni morali, etiche ecc.. e non essendo affatto una sostenitrice del modello di libertà religiosa ‘alla francese’, ma piuttosto ‘alla tedesca’, riassunta in un ‘fate tutti quello che volete a patto di non essere violenti’, vorrei fare un piccolo commento sul ruolo delle famiglie e sul ‘non ha mai dato fastidio a nessuno’.
    Il ruolo delle famiglie in un dibattito di questo genere è fondamentale. Se le famiglie, ognuno con il proprio bagaglio religioso, si impegnassero veramente nel tramandarlo ai figli, e soprattutto in versione illuminata, genere: ‘questa è la tua religione, quella la loro, mantieni la cose buone della tua e cerca le cose buone della loro, cerca di capire perchè puntano tutte ad un unico obbiettivo’, il problema di per sé non sussiterebbe. Questo non lo fanno/non hanno la capacità di farlo né le famiglie né le scuole. Altro problema: per i musulmani il crocefisso è un’eresia. Chi lo spiega a questi bambini sballottati che non stanno vivendo una schizzofrenia ma soltanto sperimantando il limbo in cui si affiancano due religioni?
    Anche i bambini cristiani, questi ‘detentori del meraviglioso messaggio del crocefisso’, andrebbero un poco analizzati. Per quello che ho potuto osservare, per giunta in un liceo dei Gesuiti, il loro disiteresse cronico per il crocifisso, che dalla prima alla quinta liceo hanno usato come segnapunti del ‘tiro al cancellino’, veniva solo stimolato dall’ora di  »religione », « educazione religiosa », « educazione spirituale » (a seconda dell’anno). Questo disinteresse cronico nei confronti della religione, nei ragazzi di altre fedi, spesso non è così dilaniante (certamente non per i bambini ebrei, né per quelli musulamani, né per quelli buddhisti ecc…) anche perchè, è ben risaputo, chi ha ancora il ricordo di povertà e sofferenze ha ancora quella, per noi quasi incomprensibile, abitudine di alzare gli occhi al cielo. Mi sembra dunque necessario un ripensamento generale, più serietà e meno faciloneria all’italiana per affrontare temi di questo tipo.

    C’è un’altra cosa da ricordare: i simboli, vuoti del loro contenuti originali, sterili a causa dell’ignoranza, si caricano velocemente di altri significati, a volte pericolosi.
    Antea

  16. Antea dit :

    Dimenticavo, bravo Erik!