quanto mi è piaciuto questo articolo! Bello, divertente, vissuto. A questo punto venire o non venire a Parigi? Se non avessi visto tutti quei film di Truffaut, se non avessi letto di Haussmann, se non avessi amato Marlon Brando e Maria Schneider, se De André non avesse dichiarato di esseri ispirato a Georges Brassens, se non ci fosse morto Jim Morrison.. Ma questa Parigi va vissuta, provata, odiata per scoprire forse l’amore. Mi incuriosisce, ancora di più dopo il tuo pezzo. Parigi, a presto, forse, un giorno.
Non mi sono mai innamorato di Parigi. L’ho visitata, ci ho vissuto, l’ho apprezzata, a volte mi ci sono persino sentito a casa, ho imparato a riconoscere l’odore unico della sua metropolitana. ma amarla no. mai. me la ricordo supponente, sopravvalutata, per niente affascinante. forse troppo poco mediterranea per me, innamorato perso di Venezia Damasco e Gerusalemme.
Eppure, ora che leggo il tuo articolo dalla California, quanto rimpiango quella stessa supponenza, alterigia, tu fatti i cazzi tuoi che io mi faccio i cazzi miei.
Sempre meglio di questa sgraziata informalità americana, di queste gioviali cassiere che ti obbiligano a fare due chiacchere prima di comprare uno spazzolino, di quell’irritante « I appreciate it », dell’insopportabile « Hi, I’m Kathy, how can I help you today? » (ed è chiaramente il today qui fait la musique).
E se qualcosa di te ho capito, leggendo i tuoi articoli sempre bellissimi, tanto meno potresti sopportarla tu, Kathy la gioviale, in apparenza sempre allegra e superficialmente soddisfatta della vita. Anche se saresti alla fine obbligato a riconscere, come in fondo è toccato anche a me, che è esattamente lei, Kathy, la forza degli Stati Uniti d’America.
Oh, Rocco, potrei penso avere una sincope, incrociando in un negozio la cara Kathy che, today, ma proprio today, morisse dalla voglia di farmi sentire a mio agio per uno spazzolino da denti. Ancora per la carta igienice lo capisco (io me la faccio comprare dagli amici, quindi lavoro con me ne avrebbe), ma insomma, gentile Kathy, non stupirti se ti svengo in cassa.
Gli animi si ingentiliscono, Marina? Mah…puo’ anche darsi, chissà. Lunga è la strada per scoprirsi, in fondo, umani.
che dire.. c’è qualcosa da commentare??!?!?.. sei tu.. semplicemente tu..
ti vedo sai…..se tu con la penna in mano un po mordicchiata .. seduto ad un café parigino con la testa china davanti alla tua moleskina nera ..
lo sguardo perso nei mensieri …
..quante volte ti ho visto cosi nella nostra cucina di milano..
continua a fare quello che ti piace.. perchè.. devo ammetterlo.. ti riesce veramente bene
ti bacio mio migliore amico!
ti faccio i complimenti per essere riuscito, una volta di più, a cogliere quegli aspetti della vita quotidiana di cui tutti hanno percezione ma che raramente si riescono a descrivere con tanta chiarezza ed eleganza.
Per quello che riguada la nostra Parigi, è innegabile il sentimento di amore e odio che tutti coloro che vi hanno vissuto provano nei suoi confronti. Amore per i suoi scorci monumentali e grandiosi, odio per la provincialità di molti suoi abitanti; amore per la capitale della cultura europea e odio per la decadenza culturale che affligge i giovani parigini almeno quanto i giovani milanesi o romani; amore per la cucina tradizionale francese – in primis la mitica soupe d’oignon! -, odio per la nouvelle cuisine le cui porzioni ti obbligano a svaligiare il frigo una volta tornato a casa. E poteri andare avanti per ore.
Ma nel mio caso l’amore per questa città supera di gran lunga l’odio. E questo lo devo alla fortuna di avervi trovato i miei migliori amici. Mi piace pensare che il motivo di questo sodalizio non sia dovuto ai difetti che spesso sono attribuiti parimenti ai Milanesi e ai Parigini – freddezza, ritmi di vita stressanti, mentalità esageratamente imprenditoriale – quanto alle vicende che legano due cugini con un passato molto simile, che rimonta al periodo romano, per proseguire con la tradizione universitaria medievale, le cultura rinascimentale portata in Francia dalle regine italiane, lo scambio culturale nel corso dell’illuminismo e così via. La complicità dietro ad una risata tra me e i miei amici che vivono all’ombra della torre Eiffel è probabilmente dovuta a tutto questo. Certo, non nego che entrare in contatto con i Parigini sia difficile, soprattutto per un velato scetticismo sulla natura veramente moderna della società italiana (ma hanno davvero torto?). Garantisco però che chi mostrerà il serio desiderio di entrare in contatto con loro non ne resterà deluso. E’ proprio vero, come dici tu, che « Una volta presi non ci si lascia più. Una volta presi appiccano fuoco ai giardini pubblici per te. Una volta presi ci si gettano anche. »
Complimenti caro Misha! E grazie per ogni volta che condividi con noi le tue riflessioni.
Misha sottoscrivo concordo e potrei stare ore ad aggiungere esempi… ultimo tra tutti ieri sera : ero in metro con 3 borse (solita esagerata) e occupavo 2 sedili… il vagone era mezzo vuoto e mi son presa il lusso, no???
una parigina con l’aria da parigina che sembrava uscita da un catalogo di clichés mi si para davanti e dice in modo molto imperativo: PARDON …
sottotitoli alla pagina 777 di televideo: « Mi scusi signorina, puo’ spostare la borsa bianca e metterla per terra nel sozzume che io ho deciso che mi siedo qui? dato che il resto del carrozzone è libero… ma io vorrei proprio rompere i marroni a lei ??? »
vabbé… non ci pensiamo più …
e soprattutto VIVE LA FRANCE !!!
Sufficiente quindi che cada un po’ d’acqua dal cielo, che i parigini si sciolgano in un sorriso. Solo che non è acqua e basta. Deve essere la magia della neve. L’aplomb non resiste alla neve. La neve che cade fa diventare estroversi anche gli inglesi. Forse. E’ da loro che i parigini hanno imparato la riservatezza. Emulazione. Prova, Misha, ad apostrofarli in inglese.
Bene l’articolo che concludi con una trovata vivace e inaspettata che fa sorridere. Bravo!
Il potere salvifico della neve funziona sempre – e ringrazio i miei natali trentini per conoscerne così bene i meccanismi, che si susseguono ovunque con matematica e, nonostante tutto, magica precisione.
La tua Parigi, Misha, costruisce di volta in volta il mio immaginario, riempiendolo di strade, odori, suoni. Ti ringrazio per questo minuzioso affresco che ogni volta dai, la percezione di vivere lì con te, l’illusione di poter condividere, tra gioie e dolori, l’ultima nevicata.
caro misha.
non so che dire riguardo questo meraviglioso articolo che batterebbe persino (per come è scritto) un gallo della jessica fletcher.
devo dire mio malgrado, caro fratello mio, che come la mamma ed in seguito io, sei proprio un rompi palle!queste persone non sono giustificate per il loro comportamento scorbutico.ma forse sono persone deliziose che tu, povero fratello mio hai trovato in situazioni che vengono chiamate IN GERGO DA STRADA « gionate no ».
con questo non voglio sminuire la meravigliosa mano che ha scritto questo articolo, perchè scrivi mio dolce fratello veramente bene!
ho cercato dalasciare un commento più lungo possibile per le mie facoltà per farti vedere che anche io a volte riesco a scrivere qualcosina-ina e soprattutto perchè non ho nessuna voglia di studiare, e lasciare un commento a te è l’unica cosa che la mamma mi lascia fare senza fare le sue dolci smorfiette.
ti saluto fratello mio.
e mi vanto non poco di avere un fratello così bravo!se i miei amici non fossero degli illetterati come me proporrei questo sito, ma dubito che si fiondino a leggere articoli come questi.
un baseto per el mi fredeo preferitto!!!!bseti bello se vedemio a natae.
ps. e come tutte le puntate della jessica, anche il tuo articolo finisce con un largo sorriso, che rincuora gli animi dicendo: »tranquilli, tutto è passato ».dai che ce l’ho fatta alasciarti sto commento!
Carissimo,
Ogni volta che riusciamo ad accomodarci su uno stretto tavolino marmoreo parigino, ne parliamo.
Della nostra città, amata ed odiata, sofferta e subita certe volte, con le sue violenze e le sue maleducazioni… Ma anche della magia di svegliarsi in una domenica mattina di sole battuta dal vento gelido del nord e di rendersi conto di vivere in una cartolina… E che alla fine qualunque cosa ti faccia… Parigi è come un’amante… Ti fa soffrire si … Ma non puoi smettere di amarla!
quanto mi è piaciuto questo articolo! Bello, divertente, vissuto. A questo punto venire o non venire a Parigi? Se non avessi visto tutti quei film di Truffaut, se non avessi letto di Haussmann, se non avessi amato Marlon Brando e Maria Schneider, se De André non avesse dichiarato di esseri ispirato a Georges Brassens, se non ci fosse morto Jim Morrison.. Ma questa Parigi va vissuta, provata, odiata per scoprire forse l’amore. Mi incuriosisce, ancora di più dopo il tuo pezzo. Parigi, a presto, forse, un giorno.
V
Non mi sono mai innamorato di Parigi. L’ho visitata, ci ho vissuto, l’ho apprezzata, a volte mi ci sono persino sentito a casa, ho imparato a riconoscere l’odore unico della sua metropolitana. ma amarla no. mai. me la ricordo supponente, sopravvalutata, per niente affascinante. forse troppo poco mediterranea per me, innamorato perso di Venezia Damasco e Gerusalemme.
Eppure, ora che leggo il tuo articolo dalla California, quanto rimpiango quella stessa supponenza, alterigia, tu fatti i cazzi tuoi che io mi faccio i cazzi miei.
Sempre meglio di questa sgraziata informalità americana, di queste gioviali cassiere che ti obbiligano a fare due chiacchere prima di comprare uno spazzolino, di quell’irritante « I appreciate it », dell’insopportabile « Hi, I’m Kathy, how can I help you today? » (ed è chiaramente il today qui fait la musique).
E se qualcosa di te ho capito, leggendo i tuoi articoli sempre bellissimi, tanto meno potresti sopportarla tu, Kathy la gioviale, in apparenza sempre allegra e superficialmente soddisfatta della vita. Anche se saresti alla fine obbligato a riconscere, come in fondo è toccato anche a me, che è esattamente lei, Kathy, la forza degli Stati Uniti d’America.
E la neve fioca…fioca…e gli animi si ingentiliscono.
Che bello Misa!
Oh, Rocco, potrei penso avere una sincope, incrociando in un negozio la cara Kathy che, today, ma proprio today, morisse dalla voglia di farmi sentire a mio agio per uno spazzolino da denti. Ancora per la carta igienice lo capisco (io me la faccio comprare dagli amici, quindi lavoro con me ne avrebbe), ma insomma, gentile Kathy, non stupirti se ti svengo in cassa.
Gli animi si ingentiliscono, Marina? Mah…puo’ anche darsi, chissà. Lunga è la strada per scoprirsi, in fondo, umani.
Come sempre….. Meraviglioso….. E abbasso i parigini con la puzza sotto al naso, sempre e comunque….
Fantastico Misha
che dire.. c’è qualcosa da commentare??!?!?.. sei tu.. semplicemente tu..
ti vedo sai…..se tu con la penna in mano un po mordicchiata .. seduto ad un café parigino con la testa china davanti alla tua moleskina nera ..
lo sguardo perso nei mensieri …
..quante volte ti ho visto cosi nella nostra cucina di milano..
continua a fare quello che ti piace.. perchè.. devo ammetterlo.. ti riesce veramente bene
ti bacio mio migliore amico!
Caro Misha,
ti faccio i complimenti per essere riuscito, una volta di più, a cogliere quegli aspetti della vita quotidiana di cui tutti hanno percezione ma che raramente si riescono a descrivere con tanta chiarezza ed eleganza.
Per quello che riguada la nostra Parigi, è innegabile il sentimento di amore e odio che tutti coloro che vi hanno vissuto provano nei suoi confronti. Amore per i suoi scorci monumentali e grandiosi, odio per la provincialità di molti suoi abitanti; amore per la capitale della cultura europea e odio per la decadenza culturale che affligge i giovani parigini almeno quanto i giovani milanesi o romani; amore per la cucina tradizionale francese – in primis la mitica soupe d’oignon! -, odio per la nouvelle cuisine le cui porzioni ti obbligano a svaligiare il frigo una volta tornato a casa. E poteri andare avanti per ore.
Ma nel mio caso l’amore per questa città supera di gran lunga l’odio. E questo lo devo alla fortuna di avervi trovato i miei migliori amici. Mi piace pensare che il motivo di questo sodalizio non sia dovuto ai difetti che spesso sono attribuiti parimenti ai Milanesi e ai Parigini – freddezza, ritmi di vita stressanti, mentalità esageratamente imprenditoriale – quanto alle vicende che legano due cugini con un passato molto simile, che rimonta al periodo romano, per proseguire con la tradizione universitaria medievale, le cultura rinascimentale portata in Francia dalle regine italiane, lo scambio culturale nel corso dell’illuminismo e così via. La complicità dietro ad una risata tra me e i miei amici che vivono all’ombra della torre Eiffel è probabilmente dovuta a tutto questo. Certo, non nego che entrare in contatto con i Parigini sia difficile, soprattutto per un velato scetticismo sulla natura veramente moderna della società italiana (ma hanno davvero torto?). Garantisco però che chi mostrerà il serio desiderio di entrare in contatto con loro non ne resterà deluso. E’ proprio vero, come dici tu, che « Una volta presi non ci si lascia più. Una volta presi appiccano fuoco ai giardini pubblici per te. Una volta presi ci si gettano anche. »
Complimenti caro Misha! E grazie per ogni volta che condividi con noi le tue riflessioni.
Lorenzo
Misha sottoscrivo concordo e potrei stare ore ad aggiungere esempi… ultimo tra tutti ieri sera : ero in metro con 3 borse (solita esagerata) e occupavo 2 sedili… il vagone era mezzo vuoto e mi son presa il lusso, no???
una parigina con l’aria da parigina che sembrava uscita da un catalogo di clichés mi si para davanti e dice in modo molto imperativo: PARDON …
sottotitoli alla pagina 777 di televideo: « Mi scusi signorina, puo’ spostare la borsa bianca e metterla per terra nel sozzume che io ho deciso che mi siedo qui? dato che il resto del carrozzone è libero… ma io vorrei proprio rompere i marroni a lei ??? »
vabbé… non ci pensiamo più …
e soprattutto VIVE LA FRANCE !!!
mitico Missia – sei sempre il migliore!
Irene
Illuminante, vero. Come a dire: lo so anch’io che è così ma non sarei mai stato in grado di descriverlo.. così!
Ti abbraccio Misha.
Sufficiente quindi che cada un po’ d’acqua dal cielo, che i parigini si sciolgano in un sorriso. Solo che non è acqua e basta. Deve essere la magia della neve. L’aplomb non resiste alla neve. La neve che cade fa diventare estroversi anche gli inglesi. Forse. E’ da loro che i parigini hanno imparato la riservatezza. Emulazione. Prova, Misha, ad apostrofarli in inglese.
Bene l’articolo che concludi con una trovata vivace e inaspettata che fa sorridere. Bravo!
Il potere salvifico della neve funziona sempre – e ringrazio i miei natali trentini per conoscerne così bene i meccanismi, che si susseguono ovunque con matematica e, nonostante tutto, magica precisione.
La tua Parigi, Misha, costruisce di volta in volta il mio immaginario, riempiendolo di strade, odori, suoni. Ti ringrazio per questo minuzioso affresco che ogni volta dai, la percezione di vivere lì con te, l’illusione di poter condividere, tra gioie e dolori, l’ultima nevicata.
caro misha.
non so che dire riguardo questo meraviglioso articolo che batterebbe persino (per come è scritto) un gallo della jessica fletcher.
devo dire mio malgrado, caro fratello mio, che come la mamma ed in seguito io, sei proprio un rompi palle!queste persone non sono giustificate per il loro comportamento scorbutico.ma forse sono persone deliziose che tu, povero fratello mio hai trovato in situazioni che vengono chiamate IN GERGO DA STRADA « gionate no ».
con questo non voglio sminuire la meravigliosa mano che ha scritto questo articolo, perchè scrivi mio dolce fratello veramente bene!
ho cercato dalasciare un commento più lungo possibile per le mie facoltà per farti vedere che anche io a volte riesco a scrivere qualcosina-ina e soprattutto perchè non ho nessuna voglia di studiare, e lasciare un commento a te è l’unica cosa che la mamma mi lascia fare senza fare le sue dolci smorfiette.
ti saluto fratello mio.
e mi vanto non poco di avere un fratello così bravo!se i miei amici non fossero degli illetterati come me proporrei questo sito, ma dubito che si fiondino a leggere articoli come questi.
un baseto per el mi fredeo preferitto!!!!bseti bello se vedemio a natae.
ps. e come tutte le puntate della jessica, anche il tuo articolo finisce con un largo sorriso, che rincuora gli animi dicendo: »tranquilli, tutto è passato ».dai che ce l’ho fatta alasciarti sto commento!
Carissimo,
Ogni volta che riusciamo ad accomodarci su uno stretto tavolino marmoreo parigino, ne parliamo.
Della nostra città, amata ed odiata, sofferta e subita certe volte, con le sue violenze e le sue maleducazioni… Ma anche della magia di svegliarsi in una domenica mattina di sole battuta dal vento gelido del nord e di rendersi conto di vivere in una cartolina… E che alla fine qualunque cosa ti faccia… Parigi è come un’amante… Ti fa soffrire si … Ma non puoi smettere di amarla!