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By Rocco Polin • 3 Sep 2009 • 11 Commenti

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Rocco Polin

Rocco Polin “Rocco Polin is probably the most influential commentator of international affairs of our time”, Foreign Affairs. “Brilliant, thought provoking, a true talent”, Newsweek. “Mr Polin is the leading expert in Italian politics of his generation. His analysis are not only accurate and original but also incredibly enjoyable”, the Economist. “Now we know why everybody is going crazy about him”, The New Yorker. “Irresistibly sexy”, Angelina Jolie.
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Comments: 11 »

  1. ciao rocco. come sempre mi trovo d’accordo con te, ma ti dirò di più…è tutta colpa di repubblica non solo se negli ultimi tempi il dibattito pubblico è sceso dov’è sceso ma anche se sono finite le ideologie, se i partiti non servono più, e in ultima analisi se trionfa il berlusconismo. se scalfari si fosse risparmiato la campagna stampa contro il pc all’epoca, forse sarebbe un sistema bloccato, ma per lo meno ci sarebbe ancora un sistema politico. io provo col corriere, per lo meno le pagine della cultura meritano e c’è l’oroscopo ;)

  2. Si, bravo, La Stampa è della stessa “famiglia” del Corriere e di Repubblica. Sono Grazie Graziella e GrazieArCa….., come si dice a Roma.

  3. Rocco, il tuo articolo è un contributo importante al dibattito, ma mi trovo in disaccordo sulla maggior parte del suo contenuto. Il vero scandalo in Italia è che c’è un presidente del consiglio che può usare la stampa e i media per fini politici, visto che ne è proprietario. Accusare Repubblica di essere cattiva perchè cerca di mettere in difficoltà Berlusconi è come accusare Davide per aver usato la fionda contro Golia. Manteniamo le cose nella giusta prospettiva.

  4. Caro Rocco,

    detto che la quotidiana pubblicazione da parte di Repubblica delle dieci domande formulate da D’Avanzo (o chi per lui) ha davvero scassato anche i miei (di coglioni), ti indico alcuni elementi che a mio modo di vedere inficiano alla base l’equivalenza Repubblica=Giornale.

    Primo: Repubblica ci racconta la vita privata del nostro Presidente del Consiglio, ossia colui che guida (ahimé) il nostro Paese, che esporta (doppio ahimé) la nostra immagine all’estero. Il Giornale, invece, ci racconta la vita privata di un giornalista, ossia di una persona che non gestisce la cosa pubblica e che non è mai stato oggetto di giudizio da parte del corpo elettorale.

    Secondo: Repubblica, frugando tra le lenzuola del Nostro, non ha trovato solo un manipolo di mignotte ma ha altresì scovato una banda di criminali e puttanieri pronti a distribuire zoccole e droga a destra e a manca (più a destra che a manca, a dirla tutta..). Il Giornale, scovando tra le lenzuola di Boffo, cos’ha scoperto? Che Boffo ha molestato una donna? No, certo, non è questo che fa notizia. La vera (pseudo) scoperta, semmai, è che il direttore dell’Avvenire sarebbe omosessuale. O, per dirla con buona parte degli italiani, frocio culattone ricchione e via dicendo. Ecco dove sta la differenza: nel primo caso si stigmatizzano comportamenti squallidi e al limite (o oltre) della rilevanza penale; nel secondo caso - invece - si fa leva sui più beceri sentimenti che animano l’italiano medio, che ha nel suo dna un’innata repulsione catto-bacchettona per ogni forma di omosessualità.

    Terzo: e qui tocchiamo un punto più strettamente giornalistico: le fonti di Repubblica sono tutte (iper)affidabili, laddove - invece - il Giornale ha dato in pasto ai suoi lettori un sapiente mix di documenti veri e documenti palesemente falsi. Nel caso di Repubblica, quindi, si può discutere la forma, certo, ma sempre di giornalismo si tratta; nel caso del Giornale, invece, siamo di fronte a un’attività che di giornalistico ha solo l’inchiostro con cui è scritto l’articolo.

  5. sarà anche l’italiano medio catto-bacchettone, alexander, ma di certo, in questo killeraggio, è bello che bagnasco, ruini & Co. vengano ogni tanto messi in imbarazzo da qualcuno e tirati in ballo. anche con documenti falsi (marchio distintivo del Giornale). ma guardacaso, non da repubblica. quindi, per una volta, viva feltri. magari ci rivelerà presto del risaputo vizietto della bottiglia di wojtila, ma lì entrerebbe in conflitto d’interessi..

  6. Il paragone Repubblica=Giornale non sta proprio in piedi per tutti i motivi indicati nei post precedenti. Repubblica a volte può spingere un po’ troppo sull’acceleratore della polemica ma comunque stiamo parlando di giornalismo. Nel caso del Giornale no, semplicemente non si tratta di informazione ma di uno strumento del potere..
    A mio avviso, la cosa più discutibile di Repubblica è che ha deciso di sferrare un così forte attacco a Berlusconi su un tema tutto sommato marginale (vista la storia pubblico-privata del personaggio). Avrei preferito lo stesso vigore giornalistico per quanto riguarda i legami con la mafia, il caso Mills, le leggi ad personam, i condannati in Parlamento e via dicendo. Fatti ben più gravi della frequentazione di prostitute.
    Sono fermamente convinto, però, che i fatti privati del nostro presidente del consiglio (come di qualsiasi politico in generale) abbiano una fortissima valenza pubblica. La pubblica opinione infatti ha il diritto e il dovere di conoscere lo stile di vita personale e familiare di una persona che con le sue decisioni è in grado di produrre leggi che incideranno pesantemente sulle condizioni personali e familiari della collettività.
    Per intenderci, io voglio sapere la condizione di vita familiare di un politico che si presenta come un grande difensore della famiglia tradizionale e dei valori cattolici. Voglio sapere se va a puttane, se frequenta minorenni per poter interpretare le proposte di legge che mi proporrà su questi temi. In quest’ottica non sono argomenti che si possano relegare nella sfera privata del cittadino, ma sono importanti fatti pubblici della vita di un politico!
    Saluti

  7. Alexander, sei poco informato. Le “zoccole”, almeno secondo i piemme baresi, finivano più a manca che a destra. Anche se dalle cronache Repubblicane questo non lo si capisce proprio benissimo.

  8. Lorenzo, hai ragione. In effetti volevo scrivere esattamente l’opposto di quello che ho scritto (”più a manca che a destra, a dirla tutta”), ma evidentemente una forza ideologica interiore - probabilmente assai simile a quella che guida le penne Repubblicane -, in uno con l’abitudine a leggere di impunità centradestrorse, mi ha costretto all’errore. Di cui, ovviamente, mi scuso.

  9. Uno dei motivi per cui le feste di Berlusconi sono di pubblico interesse riguarda la sicurezza nazionale: il primo ministro italiano può essere ricattato dalle centinaia di prostitute da lui frequentate. Alcune di esse hanno evidentemente pensato alla possibilità, per esempio registrando le conversazioni con Berlusconi. Come cittadini italiani abbiamo il diritto di chiedere che gli uomini di stato non mettano a rischio la sicurezza del paese attraverso pratiche private.

    Ben vengano quindi le domande di Repubblica. E poi, scusate, di solito il ruolo dei giornali è proprio quello di interrogare e fare domande a chi è al potere. Forse noi italiani siamo indotti a dimenticarcene dopo quindici anni di conflitto di interessi. Viva la libertà di stampa.

  10. Va bene forse ho esagerato. Non è tutta colpa di Repubbblica. La colpa, come sempre, è prima di tutto di Berlusconi. Il conflitto di interesse e le intimidazioni alla libertà di stampa sono più gravi di una domanda idiota di D’Avanzo. La vita privata del presidente del consiglio è di interesse pubblico, quela di Boffo credo interessi poco anche ai suoi familiari. Togliendo il tanto di (in)utilmente provocatorio che c’era nell’articolo rimangono due punti fermi
    1. Repubblica ultimamente fa più opposizione che informazione e questo, sia pur leggitimo, a me non piace
    2. Repubblica fa opposizione su questioni che francamente ritengo se non irrilevanti sicuramente meno rilevanti di altre

    Posso poi aggiungere un terzo punto e ovvero che
    3. Il tipo di opposizione che fa Repubblica (in buona compagnia) ovvero un’opposizione più moralistica che politica rafforza Berlusconi (il che naturalmente potrebbe non interessare i giornalisti di repubblica come legittimamente non interessa Travaglio, ma che pero interessa me). Lo rafforza perchè si parla di quello invece che di altro (vedi la crisi) e perchè lui sull’essere se stesso ha costruito una fortuna politica, non perde un consenso che sia uno, nemmeno tra i cattolici. Il fatto che invece di cercare di far dimenticare la vicenda con la ripresa di settembre egli la fomenti lanciando denuncie a destra e a manca credo porti acqua al mio mulino (sia pure un indizio e non una prova).

  11. http://www.corriere.it/editoriali/09_ottobre_12/debortoli_8ea2c154-b6ef-11de-b239-00144f02aabc.shtml
    http://www.corriere.it/editoriali/09_ottobre_12/debortoli2_bce74684-b6ef-11de-b239-00144f02aabc.shtml

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