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Il Sesto Continente di Pennac

23 novembre 2012
Pubblicato in Segnalazioni
di Anna Gallo Selva

Le 6ème continent. Una riflessione onirica e surreale sulla stoltezza dell’uomo contemporaneo
 
Il Teatro Stabile di Torino ha aperto la nuova stagione con una scelta di grande attualità e di indubbio coraggio, store portando in scena al Carignano l’ultimo testo nato dalla penna di un Pennac in gran forma in seguito all’incontro con la sagace regista Lilo Baur, online già collaboratrice di Peter Brook.

Senza retorica, senza buonismi e con la leggerezza mista alla feroce ironia che gli sono proprie, Pennac fa propria la ricerca della Baur sulla pulizia, per avvertirci che nessuno è immune dal rischio di sporcarsi: anche gli intenti più nobili, come la pulizia, finiscono per perdersi nel rovescio della loro stessa medaglia, se giocati all’interno di dinamiche di potere e di profitto autoreferenziali.

Il carosello che sostiene Le 6° continent funziona alla perfezione: l’immagine della famigliola zuccherosa tutta dedita al bene dell’umanità, che accoglie come figli propri gli orfani trovati tra i rifiuti, ci incanta al punto da farci quasi dimenticare la scena d’apertura, tutt’altro che rassicurante.

Irresistibile il test d’eccellenza al party di fine anno: questi rampolli di buona famiglia, a cui pare non mancare proprio nulla, ci fanno sorridere ed insieme ci infastidiscono un po’.

Inaspettatamente, saranno proprio loro la chiave di volta che ci riporterà al dramma che si sta consumando sotto i nostri occhi annebbiati.

“Dopo che hai fatto il bagno in mare, tu ti lavi. Ma lui, il mare, chi lo lava?”: come ciò che poteva apparire pura poesia diviene ben presto puro pretesto commerciale, così la pulizia libera la giovane Apèmanta dalla dannazione della miseria per poi sprofondarla nell’abisso dell’infelicità.

C’è qualcosa che non va: la pulizia non è affare di chi pecchi di eccessivo senso etico, la pulizia sta sporcando… anzi, sta uccidendo.

E allora, come restare puliti?

Un impianto scenografico semplice ma di grandissimo effetto e di straordinario potere evocativo, già apprezzato fin dalle scene iniziali, ci porta questa volta sotto il mare, complici involontari di quel turismo d’élite che potrebbe diventare il nuovo business della famiglia allargata…

Ma il giovane Teo non ci sta: sacrificherà la propria vita pur di restare pulito e di eliminare tutti coloro che stanno sporcando il mondo.

Alla fine resterà solo lei, Apèmanta, versione femminile del cinico filosofo del Timone shakespeariano, che causticamente concluderà: “Non serve suicidare l’umanità… ci riesce già benissimo da sola”.

Un cast di splendidi attori fa da corollario imprescindibile ad un lavoro emozionante, drammaturgicamente riuscito, formalmente ineccepibile e civicamente necessario.



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