<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The Tamarind</title>
	<atom:link href="/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://thetamarind.eu</link>
	<description>Just another WordPress weblog</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 May 2010 22:53:28 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La celluloide e il marmo</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/05/09/la-celluloide-e-il-marmo/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/05/09/la-celluloide-e-il-marmo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 May 2010 09:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Caterina Dalmasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Guadagnino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5314</guid>
		<description><![CDATA[Io sono l’Amore di Luca Guadagnino
La famiglia Recchi conduce un’esistenza serena e controllata, prolungando le tradizioni e l’onore dell’alta borghesia industriale milanese. Il capostipite Tancredi e la sua bella moglie straniera, Emma, vivono, circondati da una servitù d’altri tempi, nella villa di famiglia con i loro tre rampolli, Gianluca, Elisabetta ed Edoardo, che si apprestano ad intraprendere le loro carriere nell’industria familiare. Nelle loro vite, regolate da rapporti formali e ingessati, irrompe Antonio, giovane cuoco di talento estraneo a questo mondo borghese e ipocrita. Un incontro non senza conseguenze, capace di fendere il muro di fredda compostezza che governa le relazioni umane, per suscitare il desiderio, l’amicizia e l’amore.
A dispetto della trama, apparentemente non troppo originale, e del titolo, che potrebbe farci confondere facilmente con uno degli ultimi film di Moccia, questo film è una piacevole rivelazione.
Guadagnino pattina sinuosamente sul cliché dell’alta borghesia milanese e del melodramma da saga familiare, per insinuarvi un’altra storia, ben più classica: quella dell’anima di una donna che, alla luce di un incontro, passando attraverso il dolore e la prova, rinasce e riscopre la vita. La storia di Amore e Psiche.
A partire dall’incontro con Antonio ogni personaggio e ogni aspetto dell’esistenza ritrova la sua autenticità e verità, nel bene e nel male. In una retorica sorretta da rapporti analogici e correlativi oggettivi si stemperano amore, memoria e morte.
Le afose colline liguri di ponente incarnano, in contrappunto con la fredda città, una natura non idealizzata, ma che è la forza dirompente di un ordine nascosto della realtà, non più esibito ed esposto come nelle ascisse marmoree delle architetture metropolitane.
L’alta cucina milanese si converte in correlativo dell’amore: il cibo si fa oggetto del desiderio, veicolo della cura – materna, fraterna, amicale – dell’amore. In un gioco proustiano di immagini, sapori e ricordi, Emma ritrova la memoria della sua patria, la Russia, e la intesse con il presente.
In una teoria di spigoli e piani incrociati appaiono le ultime tracce nascoste di una Milano che non esiste più e che sembra destinata ad una poetica e tragica morte. Come moderno Giotto, il regista adatta al suo quadro le linee rette e le curve di Villa Necchi Campiglio, primo singulto del razionalismo lombardo che fa da sfondo all’intera vicenda, per offrirci una Milano ridisegnata e trasfigurata da questo montaggio che diviene esso stesso architetturale.
La regia di Guadagnino è formalmente splendida, ma anche molto compiaciuta : architettata e anzi architettonica. Da un lato si sprecano le citazioni hitchcockiane, fino allo chignon di – una sorprendente – Tilda Swinton, che sembra uscire da La donna che visse due volte, dall’altro l’insistito montaggio parallelo tra il sesso e le api che impollinano i fiori è davvero insostenibile, ma diciamolo, l’impressione finale è che Guadagnino se lo possa davvero permettere.


No related posts.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-5316" src="/wp-content/files/2010/05/Villa-Necchi-Campiglio-soffitto-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Io sono l’Amore</em> di Luca Guadagnino</p>
<p>La famiglia Recchi conduce un’esistenza serena e controllata, prolungando le tradizioni e l’onore dell’alta borghesia industriale milanese. Il capostipite Tancredi e la sua bella moglie straniera, Emma, vivono, circondati da una servitù d’altri tempi, nella villa di famiglia con i loro tre rampolli, Gianluca, Elisabetta ed Edoardo, che si apprestano ad intraprendere le loro carriere nell’industria familiare. Nelle loro vite, regolate da rapporti formali e ingessati, irrompe Antonio, giovane cuoco di talento estraneo a questo mondo borghese e ipocrita. Un incontro non senza conseguenze, capace di fendere il muro di fredda compostezza che governa le relazioni umane, per suscitare il desiderio, l’amicizia e l’amore.</p>
<p>A dispetto della trama, apparentemente non troppo originale, e del titolo, che potrebbe farci confondere facilmente con uno degli ultimi film di Moccia, questo film è una piacevole rivelazione.</p>
<p>Guadagnino pattina sinuosamente sul <em>cliché</em> dell’alta borghesia milanese e del melodramma da saga familiare, per insinuarvi un’altra storia, ben più classica: quella dell’anima di una donna che, alla luce di un incontro, passando attraverso il dolore e la prova, rinasce e riscopre la vita. La storia di Amore e Psiche.</p>
<p>A partire dall’incontro con Antonio ogni personaggio e ogni aspetto dell’esistenza ritrova la sua autenticità e verità, nel bene e nel male. In una retorica sorretta da rapporti analogici e correlativi oggettivi si stemperano amore, memoria e morte.</p>
<p>Le afose colline liguri di ponente incarnano, in contrappunto con la fredda città, una natura non idealizzata, ma che è la forza dirompente di un ordine nascosto della realtà, non più esibito ed esposto come nelle ascisse marmoree delle architetture metropolitane.</p>
<p>L’alta cucina milanese si converte in correlativo dell’amore: il cibo si fa oggetto del desiderio, veicolo della cura – materna, fraterna, amicale – dell’amore. In un gioco proustiano di immagini, sapori e ricordi, Emma ritrova la memoria della sua patria, la Russia, e la intesse con il presente.</p>
<p>In una teoria di spigoli e piani incrociati appaiono le ultime tracce nascoste di una Milano che non esiste più e che sembra destinata ad una poetica e tragica morte. Come moderno Giotto, il regista adatta al suo quadro le linee rette e le curve di Villa Necchi Campiglio, primo singulto del razionalismo lombardo che fa da sfondo all’intera vicenda, per offrirci una Milano ridisegnata e trasfigurata da questo montaggio che diviene esso stesso architetturale.</p>
<p>La regia di Guadagnino è formalmente splendida, ma anche molto compiaciuta : architettata e anzi architettonica. Da un lato si sprecano le citazioni hitchcockiane, fino allo chignon di – una sorprendente – Tilda Swinton, che sembra uscire da <em>La donna che visse due volte</em>, dall’altro l’insistito montaggio parallelo tra il sesso e le api che impollinano i fiori è davvero insostenibile, ma diciamolo, l’impressione finale è che Guadagnino se lo possa davvero permettere.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/05/09/la-celluloide-e-il-marmo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trittico in biblioteca</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/05/04/trittico-in-biblioteca/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/05/04/trittico-in-biblioteca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 11:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangela Di Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca Vallicelliana]]></category>
		<category><![CDATA[esposizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5305</guid>
		<description><![CDATA[Per chi conosce Roma e ne apprezza le bellezze, uno degli infiniti vantaggi che questa città sembra offrire è la possibilità di godere di continue piccole personali “scoperte”. Così per me è stato entrare per la prima volta nella splendida sede della Biblioteca Vallicelliana, attratta dalla curiosità per una piccola ma completa mostra di tre artisti a me ben noti, Adriano Di Giacomo, Wilma Lok e Franco Troiani.
In Trittico in biblioteca, i tre presentano libri ed opere pittoriche che ne ripercorrono a passi rapidi ma esaustivamente il percorso artistico, testimoniandone al contempo la maturazione e l’evoluzione di percorsi affini ma emblematici di diversi linguaggi espressivi.
Quello presentato da Di Giacomo è un percorso nel tempo che ricostruisce gli sviluppi del suo interesse, maturato fin dai primi anni ’70, all’analisi degli spazi, intesi come luogo in cui interagiscono vari e complessi sistemi, nella patente assenza dell’uomo dalla scena. Nella sua produzione, costruitasi nel giro di decenni lungo la serie “barriere/passaggi/flash-back/fragmenta urbana”, egli comunica una metafora della storia fondata sullo straniamento fra la discrepanza di uno scenario “normale” apparentemente possibile e i modi della sua rappresentazione con prospettive forzate al limite.
Opere dense di suggestioni sono quelle prodotte dall’attività artistica di Wilma Lok, olandese di origine, ma trasferitasi da oltre trent’anni a Perugia. Si presenta qui il frutto della sua più recente riflessione, in cui, attraverso il tema dell’“Oltre le Colonne d’Ercole”, l’artista racconta la condizione dell’attraversamento e della narrazione della costante tensione umana verso il limite. La carta – nella sua fisicità, materia ed estensione &#8211; è al tempo stesso «“il luogo” e “il mezzo”, spazio da percorrere e strumento per la percorrenza su cui la percezione e il sentimento dello spazio tracciano le linee di una visione mobile lungo il filo di fuga di un orizzonte basso e apertissimo» (come si legge nella nota critica di Anna Cochetti).
Scenografo ed artista spoletino particolarmente interessato anche nella pittura agli effetti tridimensionali è Franco Troiani, che nella sua produzione è riuscito a sintetizzare le diverse anime dei suoi interessi espressivi, dalla concettualità all’astrazione lirica, dalla formulazione dinamica alla costruzione geometrica, dalla bidimensionalità alla proiezione illimitata dello spazio. Nelle tempere su carta o su tavola, nei libri d’artista qui presentati il biblico “tema della Torre di Babele”, nella citazione da Agostino si configura, attraversando i più vari temi e modalità della narrazione, come metafora attuale della rottura di ogni relazione che ‘divide l’uomo dall’uomo’, punto di partenza di una ricostruzione fatta di recupero della memoria e dello spazio.
L’avvicinamento di tematiche artistiche scaturite da eterogenee fonti di ispirazione è la ragione d’interesse di questa specie di cammeo espositivo, che in ultima istanza spinge il visitatore a riflettere sull’esperienza umana di continua appropriazione e perdita dello spazio e del tempo circostante e delle relazioni con l’ambiente e con i propri simili.
dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00
Ingresso gratuito
Biblioteca Vallicelliana
Piazza della Chiesa Nuova 18 – 2° piano


No related posts.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5310" title="vallicelliana" src="/wp-content/files/2010/05/vallicelliana-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" />Per chi conosce Roma e ne apprezza le bellezze, uno degli infiniti vantaggi che questa città sembra offrire è la possibilità di godere di continue piccole personali “scoperte”. Così per me è stato entrare per la prima volta nella splendida sede della Biblioteca Vallicelliana, attratta dalla curiosità per una piccola ma completa mostra di tre artisti a me ben noti, Adriano Di Giacomo, Wilma Lok e Franco Troiani.</p>
<p>In <em>Trittico in biblioteca, </em>i tre presentano libri ed opere pittoriche che ne ripercorrono a passi rapidi ma esaustivamente il percorso artistico, testimoniandone al contempo la maturazione e l’evoluzione di percorsi affini ma emblematici di diversi linguaggi espressivi.</p>
<p>Quello presentato da Di Giacomo è un percorso nel tempo che ricostruisce gli sviluppi del suo interesse, maturato fin dai primi anni ’70, all’analisi degli spazi, intesi come luogo in cui interagiscono vari e complessi sistemi, nella patente assenza dell’uomo dalla scena. Nella sua produzione, costruitasi nel giro di decenni lungo la serie “barriere/passaggi/flash-back/<em>fragmenta urbana”,</em><em> </em>egli comunica una metafora della storia fondata sullo straniamento fra la discrepanza di uno scenario “normale” apparentemente possibile e i modi della sua rappresentazione con prospettive forzate al limite.</p>
<p>Opere dense di suggestioni sono quelle prodotte dall’attività artistica di Wilma Lok, olandese di origine, ma trasferitasi da oltre trent’anni a Perugia. Si presenta qui il frutto della sua più recente riflessione, in cui, attraverso il tema dell’“Oltre le Colonne d’Ercole”, l’artista racconta la condizione dell’attraversamento e della narrazione della costante tensione umana verso il limite. La carta<em> </em>– nella sua fisicità, materia ed estensione &#8211; è al tempo stesso «“il luogo” e “il mezzo”, spazio da percorrere e strumento per la percorrenza su cui la percezione e il sentimento dello spazio tracciano le linee di una visione mobile lungo il filo di fuga di un orizzonte basso e apertissimo» (come si legge nella nota critica di Anna Cochetti).</p>
<p>Scenografo ed artista spoletino particolarmente interessato anche nella pittura agli effetti tridimensionali è Franco Troiani, che nella sua produzione è riuscito a sintetizzare le diverse anime dei suoi interessi espressivi, dalla concettualità all’astrazione lirica, dalla formulazione dinamica alla costruzione geometrica, dalla bidimensionalità alla proiezione illimitata dello spazio. Nelle tempere su carta o su tavola, nei libri d’artista qui presentati il biblico “tema della Torre di Babele”, nella citazione da Agostino si configura, attraversando i più vari temi e modalità della narrazione, come metafora attuale della rottura di ogni relazione che ‘divide l’uomo dall’uomo’, punto di partenza di una ricostruzione fatta di recupero della memoria e dello spazio.</p>
<p>L’avvicinamento di tematiche artistiche scaturite da eterogenee fonti di ispirazione è la ragione d’interesse di questa specie di cammeo espositivo, che in ultima istanza spinge il visitatore a riflettere sull’esperienza umana di continua appropriazione e perdita dello spazio e del tempo circostante e delle relazioni con l’ambiente e con i propri simili.</p>
<p>dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00</p>
<p>Ingresso gratuito</p>
<p>Biblioteca Vallicelliana</p>
<p>Piazza della Chiesa Nuova 18 – 2° piano</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/05/04/trittico-in-biblioteca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alla scoperta dell&#8217;Accademia dei Georgofili</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/04/19/georgofili/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/04/19/georgofili/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 09:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Marconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia dei Georgofili]]></category>
		<category><![CDATA[Accademie]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni culturali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5210</guid>
		<description><![CDATA[L’Accademia dei Georgofili fu fondata a Firenze nel 1753 con l’obiettivo di contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni all’agricoltura in senso lato, alla tutela dell’ambiente, del territorio agricolo ed allo sviluppo del mondo rurale.
Già la denominazione “georgofilo”, parola di origine greca che significa “amante della terra”, qualifica con precisione l’oggetto d’interesse di questa antica Istituzione, il cui fine emerge chiaro già dal suo stemma che recita il motto latino Prosperitati publicae augendae (accrescere la pubblica prosperità).
L’Accademia ha quindi accompagnato lo sviluppo delle scienze agrarie, nella loro accezione più ampia. Seguendo l’evolversi dei tempi, continua ad affrontare le nuove problematiche che investono l’agricoltura e tutti i rapporti dell’uomo con l’ambiente naturale. Conduce studi e ricerche, adottando le più moderne metodologie, al fine di promuovere concrete iniziative.
La Biblioteca, la Fototeca e l’Archivio offrono agli studiosi un patrimonio documentario tematico di ineguagliabile valore, oggetto continuo di indagini storiche da parte di studiosi di varie discipline. I pregi di tale patrimonio vengono messi in rilievo anche da numerosi momenti espositivi organizzati periodicamente su tematiche specifiche.
Il Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, ha gentilmente concesso ai lettori de Il Tamarindo una breve intervista.
Fonte: Accademia dei Georgofili (http://www.georgofili.it)


Watch Intervista a FRANCO SCARAMUZZI in People &#38; Blogs &#124;  View More Free Videos Online at Veoh.com


Related posts:Alla scoperta del Gabinetto Vieusseux
Alla scoperta dei (veri) ragazzi di Locri
Santisima Trinidad de Paraguay – Viaggio alla scoperta delle missioni gesuitiche in Sudamerica



Related posts:<ol><li><a href='/2009/10/08/vieusseux/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Alla scoperta del Gabinetto Vieusseux'>Alla scoperta del Gabinetto Vieusseux</a></li>
<li><a href='/2008/04/08/alla-scoperta-dei-veri-ragazzi-di-locri/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Alla scoperta dei (veri) ragazzi di Locri'>Alla scoperta dei (veri) ragazzi di Locri</a></li>
<li><a href='/2009/01/15/santisima-trinidad-de-paraguay-%e2%80%93-viaggio-alla-scoperta-delle-missioni-gesuitiche-in-sudamerica/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Santisima Trinidad de Paraguay – Viaggio alla scoperta delle missioni gesuitiche in Sudamerica'>Santisima Trinidad de Paraguay – Viaggio alla scoperta delle missioni gesuitiche in Sudamerica</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5209" title="logo georgofili" src="/wp-content/files/2010/04/georgofili-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />L’Accademia dei Georgofili fu fondata a Firenze nel 1753 con l’obiettivo di contribuire al progresso delle scienze e delle loro applicazioni all’agricoltura in senso lato, alla tutela dell’ambiente, del territorio agricolo ed allo sviluppo del mondo rurale.</p>
<p>Già la denominazione “georgofilo”, parola di origine greca che significa “amante della terra”, qualifica con precisione l’oggetto d’interesse di questa antica Istituzione, il cui fine emerge chiaro già dal suo stemma che recita il motto latino <em>Prosperitati publicae augendae</em> (accrescere la pubblica prosperità).</p>
<p>L’Accademia ha quindi accompagnato lo sviluppo delle scienze agrarie, nella loro accezione più ampia. Seguendo l’evolversi dei tempi, continua ad affrontare le nuove problematiche che investono l’agricoltura e tutti i rapporti dell’uomo con l’ambiente naturale. Conduce studi e ricerche, adottando le più moderne metodologie, al fine di promuovere concrete iniziative.</p>
<p>La Biblioteca, la Fototeca e l’Archivio offrono agli studiosi un patrimonio documentario tematico di ineguagliabile valore, oggetto continuo di indagini storiche da parte di studiosi di varie discipline. I pregi di tale patrimonio vengono messi in rilievo anche da numerosi momenti espositivi organizzati periodicamente su tematiche specifiche.</p>
<p>Il Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, ha gentilmente concesso ai lettori de Il Tamarindo una breve intervista.</p>
<p><em>Fonte: Accademia dei Georgofili (<a href="http://www.georgofili.it" target="_blank">http://www.georgofili.it</a>)</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><object id="veohFlashPlayer" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="410" height="341" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="veohFlashPlayer" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.veoh.com/static/swf/webplayer/WebPlayer.swf?version=AFrontend.5.5.0.1023&amp;permalinkId=v20010702SMX2t2MJ&amp;player=videodetailsembedded&amp;videoAutoPlay=0&amp;id=anonymous" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="veohFlashPlayer" type="application/x-shockwave-flash" width="410" height="341" src="http://www.veoh.com/static/swf/webplayer/WebPlayer.swf?version=AFrontend.5.5.0.1023&amp;permalinkId=v20010702SMX2t2MJ&amp;player=videodetailsembedded&amp;videoAutoPlay=0&amp;id=anonymous" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" name="veohFlashPlayer"></embed></object><br />
<span style="font-size: xx-small;">Watch <a href="http://www.veoh.com/browse/videos/category/people_and_blogs/watch/v20010702SMX2t2MJ">Intervista a FRANCO SCARAMUZZI</a> in <a href="http://www.veoh.com/browse/videos/category/people_and_blogs">People &amp; Blogs</a> |  View More <a href="http://www.veoh.com">Free Videos Online at Veoh.com</a></span></p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2009/10/08/vieusseux/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Alla scoperta del Gabinetto Vieusseux'>Alla scoperta del Gabinetto Vieusseux</a></li>
<li><a href='/2008/04/08/alla-scoperta-dei-veri-ragazzi-di-locri/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Alla scoperta dei (veri) ragazzi di Locri'>Alla scoperta dei (veri) ragazzi di Locri</a></li>
<li><a href='/2009/01/15/santisima-trinidad-de-paraguay-%e2%80%93-viaggio-alla-scoperta-delle-missioni-gesuitiche-in-sudamerica/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Santisima Trinidad de Paraguay – Viaggio alla scoperta delle missioni gesuitiche in Sudamerica'>Santisima Trinidad de Paraguay – Viaggio alla scoperta delle missioni gesuitiche in Sudamerica</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/04/19/georgofili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/04/17/il-teatro-litseisky-di-omsk-a-milano/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/04/17/il-teatro-litseisky-di-omsk-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 13:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Marconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Studio Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[JTE (Jeune Theatre Europeen)]]></category>
		<category><![CDATA[La ballata delle Alpi]]></category>
		<category><![CDATA[Omsk]]></category>
		<category><![CDATA[Serguei Timofeev]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Abarico]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Litseisky]]></category>
		<category><![CDATA[Vassil Bykov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5187</guid>
		<description><![CDATA[L’Associazione Studio Novecento ha ospitato il 14 e 15 aprile 2010 a Milano, per la prima volta in Italia, lo spettacolo La ballata delle Alpi, di Vassil Bykov, rappresentato dalla compagnia del Teatro Litseisky di Omsk (Siberia), secondo la regia di Serguei Timofeev.
Lo spettacolo è stato inserito all’interno della sesta edizione della Prima rassegna italiana del JTE (Jeune Théâtre Européen) che, a dispetto della crisi, sta proponendo una stagione teatrale ricca di prime nazionali ed ha invitato compagnie polacche, russe, israeliane e tedesche.
Del resto l’obiettivo proprio del JTE è quello di creare un movimento artistico e culturale plurale, basato su una rete di scambi e incontri di giovani attraverso il teatro.
L’intento espressamente dichiarato non è infatti soltanto quello di far sì che ciascuna associazione membro ospiti nel proprio spazio spettacoli delle altre compagnie, ma anche, e soprattutto, di creare un laboratorio internazionale di teatro in cui avvenga un vero e proprio &#8220;scambio di esperienze&#8221;, favorito da coproduzioni, rotazione di attori e stage condotti dai vari registi e pedagoghi della rete del JTE, come ha precisato Marco Maria Pernich, Presidente dell’Associazione Studio Novecento e membro fondatore del JTE.
Anche durante la rappresentazione de La ballata delle Alpi si respira questa stessa aria di multiculturalità, di necessità di cambiamento, di ricerca di nuovi stimoli e spunti di riflessione, di desiderio di conoscere e lasciarsi arricchire dalle diversità.
Lo spettacolo ha infatti un’ambientazione precisa e significativa: le Alpi Giulie durante la Seconda Guerra Mondiale. Giulia, una giovane partigiana italiana, e Ivan, un soldato russo, evadono da un campo di concentramento nazista e fuggono per le Alpi. Durante questo viaggio spaventoso, caratterizzato dall’angoscia di essere catturati e dalle difficoltà dovute alla fame, al freddo ed alla conformazione naturale dell’ambiente in cui si trovano, i due ragazzi torneranno ad essere e sentirsi umani, supereranno i problemi di comunicazione e le diversità culturali, riscopriranno loro stessi, si racconteranno e si ameranno con l’ingenuità e la spontaneità proprie di due giovani della loro età.
La scenografia semplice, ma efficace, esalta la preparazione fisica degli attori che si posano e indugiano, si arrampicano, si lanciano e scalano piani inclinati via via sistemati con meticolosa attenzione.
Indubbie le capacità tecniche ed espressive dei due protagonisti che trasmettono emozioni forti con grande naturalezza e coinvolgono il pubblico rendendolo intensamente partecipe nonostante le difficoltà dovute alla lingua (lo spettacolo è in russo).
Non si può quindi che consigliare la visione de La ballate delle Alpi, apprezzare iniziative come la Prima rassegna italiana del JTE e incoraggiare altre realtà italiane ad ospitare spettacoli di simile qualità che permettano e incentivino un diverso approccio del pubblico al teatro e favoriscano sempre più commistioni di stili e linguaggi nel mondo che gravita intorno al palcoscenico.
Prossima rappresentazione de La ballate delle Alpi:
17 e 18 aprile 2010 Teatro Abarico &#8211; Roma


Related posts:Dal teatro di massa al teatro “borghese”
Compagnia Botega al Teatro Tor Bella Monaca
Teatro di Roma presenta: &#8220;Ploutos&#8221; di Aristofane



Related posts:<ol><li><a href='/2008/12/21/dal-teatro-di-massa-al-teatro-%e2%80%9cborghese%e2%80%9d/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dal teatro di massa al teatro “borghese”'>Dal teatro di massa al teatro “borghese”</a></li>
<li><a href='/2009/02/17/compagnia-botega-al-teatro-tor-bella-monaca/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Compagnia Botega al Teatro Tor Bella Monaca'>Compagnia Botega al Teatro Tor Bella Monaca</a></li>
<li><a href='/2009/02/09/teatro-di-roma-presenta-ploutos-di-aristofane/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Teatro di Roma presenta: &#8220;Ploutos&#8221; di Aristofane'>Teatro di Roma presenta: &#8220;Ploutos&#8221; di Aristofane</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/files/2010/04/teatro-omsk.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5189" title="teatro-omsk" src="/wp-content/files/2010/04/teatro-omsk-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" /></a>L’<a href="http://www.studionovecento.com/" target="_blank">Associazione Studio Novecento</a> ha ospitato il 14 e 15 aprile 2010 a Milano, per la prima volta in Italia, lo spettacolo <em>La ballata delle Alpi</em>, di Vassil Bykov, rappresentato dalla compagnia del Teatro Litseisky di Omsk (Siberia), secondo la regia di Serguei Timofeev.</p>
<p>Lo spettacolo è stato inserito all’interno della sesta edizione della <em>Prima rassegna italiana del </em><a href="http://www.crearc.fr/spip.php?rubrique6" target="_blank"><em>JTE (Jeune Théâtre Européen)</em></a> che, a dispetto della crisi, sta proponendo una stagione teatrale ricca di prime nazionali ed ha invitato compagnie polacche, russe, israeliane e tedesche.</p>
<p>Del resto l’obiettivo proprio del JTE è quello di creare un movimento artistico e culturale plurale, basato su una rete di scambi e incontri di giovani attraverso il teatro.<br />
L’intento espressamente dichiarato non è infatti soltanto quello di far sì che ciascuna associazione membro ospiti nel proprio spazio spettacoli delle altre compagnie, ma anche, e soprattutto, di creare un laboratorio internazionale di teatro in cui avvenga un vero e proprio &#8220;scambio di esperienze&#8221;, favorito da coproduzioni, rotazione di attori e stage condotti dai vari registi e pedagoghi della rete del JTE, come ha precisato Marco Maria Pernich, Presidente dell’Associazione Studio Novecento e membro fondatore del JTE.</p>
<p>Anche durante la rappresentazione de <em>La ballata delle Alpi</em> si respira questa stessa aria di multiculturalità, di necessità di cambiamento, di ricerca di nuovi stimoli e spunti di riflessione, di desiderio di conoscere e lasciarsi arricchire dalle diversità.<br />
Lo spettacolo ha infatti un’ambientazione precisa e significativa: le Alpi Giulie durante la Seconda Guerra Mondiale. Giulia, una giovane partigiana italiana, e Ivan, un soldato russo, evadono da un campo di concentramento nazista e fuggono per le Alpi. Durante questo viaggio spaventoso, caratterizzato dall’angoscia di essere catturati e dalle difficoltà dovute alla fame, al freddo ed alla conformazione naturale dell’ambiente in cui si trovano, i due ragazzi torneranno ad essere e sentirsi umani, supereranno i problemi di comunicazione e le diversità culturali, riscopriranno loro stessi, si racconteranno e si ameranno con l’ingenuità e la spontaneità proprie di due giovani della loro età.<br />
La scenografia semplice, ma efficace, esalta la preparazione fisica degli attori che si posano e indugiano, si arrampicano, si lanciano e scalano piani inclinati via via sistemati con meticolosa attenzione.<br />
Indubbie le capacità tecniche ed espressive dei due protagonisti che trasmettono emozioni forti con grande naturalezza e coinvolgono il pubblico rendendolo intensamente partecipe nonostante le difficoltà dovute alla lingua (lo spettacolo è in russo).</p>
<p>Non si può quindi che consigliare la visione de <em>La ballate delle Alpi</em>, apprezzare iniziative come la <em>Prima rassegna italiana del JTE</em> e incoraggiare altre realtà italiane ad ospitare spettacoli di simile qualità che permettano e incentivino un diverso approccio del pubblico al teatro e favoriscano sempre più commistioni di stili e linguaggi nel mondo che gravita intorno al palcoscenico.</p>
<p>Prossima rappresentazione de <em>La ballate delle Alpi</em>:<br />
17 e 18 aprile 2010 Teatro Abarico &#8211; Roma</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2008/12/21/dal-teatro-di-massa-al-teatro-%e2%80%9cborghese%e2%80%9d/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Dal teatro di massa al teatro “borghese”'>Dal teatro di massa al teatro “borghese”</a></li>
<li><a href='/2009/02/17/compagnia-botega-al-teatro-tor-bella-monaca/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Compagnia Botega al Teatro Tor Bella Monaca'>Compagnia Botega al Teatro Tor Bella Monaca</a></li>
<li><a href='/2009/02/09/teatro-di-roma-presenta-ploutos-di-aristofane/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Teatro di Roma presenta: &#8220;Ploutos&#8221; di Aristofane'>Teatro di Roma presenta: &#8220;Ploutos&#8221; di Aristofane</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/04/17/il-teatro-litseisky-di-omsk-a-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Research Souk di Milano</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/04/15/research-souk-milano/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/04/15/research-souk-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 12:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Kihlgren</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5182</guid>
		<description><![CDATA[Il prossimo 14 giugno la IULM, in collaborazione con la Euro-Mediterranean University (EMUNI) e l’Associazione Culturale “Il Tamarindo”, ospiterà la seconda edizione dell’EMUNI Research Souk intitolata “Living together in the multi-cultural society”.
L’ EMUNI Research Souk è:
• Una multi-conferenza, che si svolgerà contemporaneamente in diversi Paesi della regione euro-mediterranea
• Una conferenza di ricerca studentesca, i cui partecipanti sono chiamati a presentare i propri progetti sulle priorità dell’Unione per il Mediterraneo (lotta all’inquinamento del Mediterraneo, autostrade marittime e terrestri, protezione civile, energie alternative, educazione superiore e ricerca, l’Università Euro-mediterranea, la Mediterranean Business Development Initiative)
• Il contributo dell’EMUNI al dialogo interculturale e alla comprensione reciproca tra le genti
L&#8217;iniziativa è aperta a tutti gli studenti, i dottorandi ed i ricercatori dell&#8217;area milanese che desiderino presentare i propri progetti su argomenti legati alle priorità dell’UpM e che contengano proposte per migliorare la qualità della vita in una società multiculturale.
I contributi, da inoltrare attraverso il sito della conferenza entro il 15 maggio, dovranno contare tra le 1500 e le 2000 parole ed essere scritti in inglese o francese. Per la procedura di registrazione e i tutti i dettagli tecnici si invita a consultare la seguente pagina: http://res.emuni.si/?id=84
La partecipazione è gratuita e tutti i partecipanti otterranno un certificato rilasciato dalle Università EMUNI e IULM. I migliori contributi verranno pubblicati sull’International Journal of Euro-Mediterranean Studies edito dall’EMUNI.
Per maggiori informazioni contattare Lorenzo Kihlgren, coordinatore dell’iniziativa: l.kihlgren@iltamarindo.net .


Related posts:Venice Med(f)est
Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano
Caravaggio a Milano



Related posts:<ol><li><a href='/2008/07/01/venice-medfest/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Venice Med(f)est'>Venice Med(f)est</a></li>
<li><a href='/2010/04/17/il-teatro-litseisky-di-omsk-a-milano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano'>Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano</a></li>
<li><a href='/2008/12/01/caravaggio-a-milano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Caravaggio a Milano'>Caravaggio a Milano</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5184" title="logo ReS" src="/wp-content/files/2010/04/logo-res-300x281.jpg" alt="" width="300" height="281" />Il prossimo 14 giugno la IULM, in collaborazione con la Euro-Mediterranean University (EMUNI) e l’Associazione Culturale “Il Tamarindo”, ospiterà la seconda edizione dell’EMUNI Research Souk intitolata “Living together in the multi-cultural society”.</p>
<p>L’ EMUNI Research Souk è:</p>
<p>• Una multi-conferenza, che si svolgerà contemporaneamente in diversi Paesi della regione euro-mediterranea</p>
<p>• Una conferenza di ricerca studentesca, i cui partecipanti sono chiamati a presentare i propri progetti sulle priorità dell’Unione per il Mediterraneo (lotta all’inquinamento del Mediterraneo, autostrade marittime e terrestri, protezione civile, energie alternative, educazione superiore e ricerca, l’Università Euro-mediterranea, la Mediterranean Business Development Initiative)</p>
<p>• Il contributo dell’EMUNI al dialogo interculturale e alla comprensione reciproca tra le genti</p>
<p>L&#8217;iniziativa è aperta a tutti gli studenti, i dottorandi ed i ricercatori dell&#8217;area milanese che desiderino presentare i propri progetti su argomenti legati alle priorità dell’UpM e che contengano proposte per migliorare la qualità della vita in una società multiculturale.</p>
<p>I contributi, da inoltrare attraverso il sito della conferenza entro il 15 maggio, dovranno contare tra le 1500 e le 2000 parole ed essere scritti in inglese o francese. Per la procedura di registrazione e i tutti i dettagli tecnici si invita a consultare la seguente pagina: <a href="http://res.emuni.si/?id=84" target="_blank">http://res.emuni.si/?id=84</a></p>
<p>La partecipazione è gratuita e tutti i partecipanti otterranno un certificato rilasciato dalle Università EMUNI e IULM. I migliori contributi verranno pubblicati sull’<em>International Journal of Euro-Mediterranean Studies</em> edito dall’EMUNI.</p>
<p>Per maggiori informazioni contattare Lorenzo Kihlgren, coordinatore dell’iniziativa: l.kihlgren@iltamarindo.net .</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2008/07/01/venice-medfest/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Venice Med(f)est'>Venice Med(f)est</a></li>
<li><a href='/2010/04/17/il-teatro-litseisky-di-omsk-a-milano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano'>Il Teatro Litseisky di Omsk a Milano</a></li>
<li><a href='/2008/12/01/caravaggio-a-milano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Caravaggio a Milano'>Caravaggio a Milano</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/04/15/research-souk-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Di elezioni, di retorica e di malcontento. Ma non solo.</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/31/di-elezioni-di-retorica-e-di-malcontento-ma-non-solo/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/31/di-elezioni-di-retorica-e-di-malcontento-ma-non-solo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 10:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michelangela Di Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Destra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5144</guid>
		<description><![CDATA[SCENA: in un autobus di Roma prima delle elezioni, zona EUR. Una coppia sui cinquanta.
LEI (vedendo un manifesto elettorale dal finestrino): “Aho, ma che se vota pure a Roma?”
LUI: “E certo, no? Sempre Lazio è…”
LEI: “E te che voti?”
LUI: “Bho, o la Bonino o la Polverini”
 
L’apparizione di Bersani ai cancelli della FIAT, mediatica o politica che intendesse essere, non è bastata ad assicurare al centrosinistra il mantenimento della regione Piemonte. E neanche l’esclusione delle liste del PdL dalle schede del Lazio ha potuto garantire alla compagine anti-berlusconiana la riconquista della regione della Capitale. Che la Lombardia, o il Veneto, fossero feudi ormai quasi inespugnabili, pur non ammettendolo nessuno, nessuno lo ha mai negato. E che Bassolino in Campania avesse fatto più danni di uno tsunami rientra anch’esso nella categoria del “dato di fatto”. Nulla ha potuto neanche il pastrocchio della CEI sull’aborto e gli insulti del capo del governo alla Bresso per smuovere in corner il disilluso elettorato laico e femminista. Che cos’è mancato in questa campagna elettorale, la più brutta della storia della seconda repubblica, perché potesse ri-affermarsi la cultura della sinistra? O meglio, che cos’è mancato in questi ultimi anni?
Due, si dice, sono ancora una volta – come alle ultime politiche e alle ultime europee – i fattori da considerare per una prima analisi del voto. L’astensionismo e l’affermazione della Lega. A sfavore di entrambe le coalizioni che ambiscono a stabilirsi come fulcro dell’agognato bipolarismo perfetto.
Un italiano su tre non è andato a votare, e alcuni, tra il non voto e l’espressione sdegnata del proprio diritto/dovere hanno preferito indirizzare le proprie preferenze ai partiti dell’“antipolitica”: per la sinistra è stato Grillo in primo luogo (cui sono andati molti dei voti dell’insoddisfazione della sinistra piemontese, privando la Bresso di quel quid necessario alla vittoria in una partita che si giocava sul terreno dell’1%), ma anche lo stesso dipietrismo galoppante.
Per la destra, più che per la sinistra (lo slittamento di voti presuntamente ex-comunisti verso il regionalismo, pur destando maggior scalpore, è stato tuttavia minimo anche nelle passate politiche) è stata la Lega. Pur conquistando regioni importanti come il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Lazio, il centrodestra impersonificato da Berlusconi ha perso un 6% rispetto alle ultime consultazioni e se di personalizzazione della politica si può parlare, il vincitore non è stato tanto il Cavaliere (che pure sul suo carisma ha costruito l’intera campagna, chiamando ad una nuova cruzada un popolo di fanatici più che di fedeli) quanto il risorto Bossi.
In un Piemonte terra di immigrazioni sovrapposte e continue, terra della classe operaia, ma anche terra di un’inteligentia liberale, anche quando conservatrice, la vittoria di uno dei più tracotanti esponenti della Lega (per quanto di pochi punti) ha un significato ben oltre il calcolo dei punti. Neppure il MARP negli anni ’60, cavalcando l’onda del risentimento antimeridionale, potette dividere quella che era una regione compattamente schierata a difesa di ideali in primo luogo antifascisti, e in secondo luogo “nazionali” – foss’anche che sabaudicamente potesse intendersi l’idea di un’Italia colonia piemontese…
Fa bene Bersani, a plaudire del risultato del 28% circa raccolto dal suo partito (e della risalita della sinistra radicale, sommando i voti della Federazione della Sinistra e di SEL, aggiungo io…) come un segnale di qualcosa che si sta muovendo. E fa bene anche a dire che sempre 7 a 6 sono finite queste regionali – esattamente come egli auspicava. Tuttavia, com’è evidente, le regioni non sono meri numeri, e purtroppo il peso relativo di ognuna rende la somma ben diversa da una semplice analisi aritmetica. Ne emerge un’Italia spaccata in tre, e meno male che il centro regge a sinistra – trauma serio sarebbe stato se si fosse persa anche la regione dello stesso leader del PD!
Ma i democratico-cristian-riformatori forse dovrebbero fermarsi ad osservare che in nessuna regione sono stati in grado, tranne forse proprio in Piemonte, di schierare credibilità.
Nel Lazio e in Puglia, poi, s’è sfiorato il ridicolo. Possibile che non avessero un programma e delle persone da cui farsi rappresentare senza andare a farsi belli di nomi provenienti da altre tradizioni? Qual’era la speranza? Far confluire nel PD post-comunisti e radicali (talmente altalenanti che meglio perderli che trovarli, con tutto il rispetto per l’unico partito che ancora dignitosamente sopravvive dalla prima repubblica e la simpatia per la Bonino)? Chissà non sia stata come sempre una manovra di “berlusconismo di ritorno”, in cui ancora una volta ha contato il candidato più del programma.
L’elettorato di sinistra, a mia opinione, ha bisogno più di parlare di politica ed ideali che di personaggi. Ha bisogno di politiche sociali, di difesa dell’occupazione, di ammortizzatori per la disoccupazione, di istruzione, sanità, ricerca, cultura… Ha bisogno di partecipazione, di illusione anche, ma soprattutto di futuro. Tutte cose che i governi di centrosinistra hanno sacrificato (sacrificio di cui l’elettorato non si scorda, ma anzi aiuta a mescolare tutti i politici in un unico calderone). Tutte cose che Vendola, modernizzatore quanto si vuole ma pur sempre di una certa mai disconosciuta provenienza, sa fare benissimo con un entusiasmo che l’ha premiato. E che mancava completamente nella grande “piazza viola” in cui un triste Bersani ha voluto concludere la campagna elettorale, sfociando ancora una volta nella retorica populista del primato della “società civile”, pur accennando risposte politiche alla crisi economica e sociale.
E allora, vien da dire, avevano ragione quei cinque o sei operai FIAT fermatisi pietosamente alle 5 del mattino a parlare col segretario del PD, per fargli presente che troppo tardi si sono ricordati del lavoro, che nessuno se li è filati negli ultimi 10 anni, tra cessioni, cassintegrazioni, riduzioni d’orario, precarietà e quant’altro. E che è ovvio che il voto si sposti verso chi per lo meno offre l’illusione di un facile tornaconto.
Contraria all’idea di una sinistra depressa, le mie solo in apparenza sono riflessioni amare. Penso invece che siano da concludersi con una speranza. Anzitutto per quel 30% di elettori circa che ha espresso il suo voto nello spettro della sinistra, e non è poco. In secondo luogo perché quel Bersani alla ...


Related posts:<ol><li><a href='/2009/06/01/elezioni-europee-e-campagna-elettorale-i-grandi-dibattiti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Elezioni Europee e campagna elettorale: i grandi dibattiti'>Elezioni Europee e campagna elettorale: i grandi dibattiti</a></li>
<li><a href='/2008/03/25/economia-italiana-un-confronto-per-le-elezioni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Economia italiana: un confronto per le elezioni'>Economia italiana: un confronto per le elezioni</a></li>
<li><a href='/2008/04/14/italy-yes-we-can-le-elezioni-degli-slogan/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le elezioni degli slogan'>Le elezioni degli slogan</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>SCENA: in un autobus di Roma prima delle elezioni, zona EUR. Una coppia sui cinquanta.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>LEI (vedendo un manifesto elettorale dal finestrino): “Aho, ma che se vota pure a Roma?”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>LUI: “E certo, no? Sempre Lazio è…”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>LEI: “E te che voti?”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>LUI: “Bho, o la Bonino o la Polverini”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5145" title="elezioni" src="/wp-content/files/2010/03/elezioni.jpg" alt="" width="300" height="300" />L’apparizione di Bersani ai cancelli della FIAT, mediatica o politica che intendesse essere, non è bastata ad assicurare al centrosinistra il mantenimento della regione Piemonte. E neanche l’esclusione delle liste del PdL dalle schede del Lazio ha potuto garantire alla compagine anti-berlusconiana la riconquista della regione della Capitale. Che la Lombardia, o il Veneto, fossero feudi ormai quasi inespugnabili, pur non ammettendolo nessuno, nessuno lo ha mai negato. E che Bassolino in Campania avesse fatto più danni di uno tsunami rientra anch’esso nella categoria del “dato di fatto”. Nulla ha potuto neanche il pastrocchio della CEI sull’aborto e gli insulti del capo del governo alla Bresso per smuovere <em>in corner</em> il disilluso elettorato laico e femminista. Che cos’è mancato in questa campagna elettorale, la più brutta della storia della seconda repubblica, perché potesse ri-affermarsi la cultura della sinistra? O meglio, che cos’è mancato in questi ultimi anni?</p>
<p>Due, si dice, sono ancora una volta – come alle ultime politiche e alle ultime europee – i fattori da considerare per una prima analisi del voto. L’astensionismo e l’affermazione della Lega. A sfavore di entrambe le coalizioni che ambiscono a stabilirsi come fulcro dell’agognato bipolarismo perfetto.</p>
<p>Un italiano su tre non è andato a votare, e alcuni, tra il non voto e l’espressione sdegnata del proprio diritto/dovere hanno preferito indirizzare le proprie preferenze ai partiti dell’“antipolitica”: per la sinistra è stato Grillo in primo luogo (cui sono andati molti dei voti dell’insoddisfazione della sinistra piemontese, privando la Bresso di quel <em>quid</em> necessario alla vittoria in una partita che si giocava sul terreno dell’1%), ma anche lo stesso dipietrismo galoppante.</p>
<p>Per la destra, più che per la sinistra (lo slittamento di voti presuntamente ex-comunisti verso il regionalismo, pur destando maggior scalpore, è stato tuttavia minimo anche nelle passate politiche) è stata la Lega. Pur conquistando regioni importanti come il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Lazio, il centrodestra impersonificato da Berlusconi ha perso un 6% rispetto alle ultime consultazioni e se di personalizzazione della politica si può parlare, il vincitore non è stato tanto il Cavaliere (che pure sul suo carisma ha costruito l’intera campagna, chiamando ad una nuova <em>cruzada</em> un popolo di fanatici più che di fedeli) quanto il risorto Bossi.</p>
<p>In un Piemonte terra di immigrazioni sovrapposte e continue, terra della classe operaia, ma anche terra di un’<em>inteligentia</em> liberale, anche quando conservatrice, la vittoria di uno dei più tracotanti esponenti della Lega (per quanto di pochi punti) ha un significato ben oltre il calcolo dei punti. Neppure il MARP negli anni ’60, cavalcando l’onda del risentimento antimeridionale, potette dividere quella che era una regione compattamente schierata a difesa di ideali in primo luogo antifascisti, e in secondo luogo “nazionali” – foss’anche che sabaudicamente potesse intendersi l’idea di un’Italia colonia piemontese…</p>
<p>Fa bene Bersani, a plaudire del risultato del 28% circa raccolto dal suo partito (e della risalita della sinistra radicale, sommando i voti della Federazione della Sinistra e di SEL, aggiungo io…) come un segnale di qualcosa che si sta muovendo. E fa bene anche a dire che sempre 7 a 6 sono finite queste regionali – esattamente come egli auspicava. Tuttavia, com’è evidente, le regioni non sono meri numeri, e purtroppo il peso relativo di ognuna rende la somma ben diversa da una semplice analisi aritmetica. Ne emerge un’Italia spaccata in tre, e meno male che il centro regge a sinistra – trauma serio sarebbe stato se si fosse persa anche la regione dello stesso leader del PD!</p>
<p>Ma i democratico-cristian-riformatori forse dovrebbero fermarsi ad osservare che in nessuna regione sono stati in grado, tranne forse proprio in Piemonte, di schierare credibilità.</p>
<p>Nel Lazio e in Puglia, poi, s’è sfiorato il ridicolo. Possibile che non avessero un programma e delle persone da cui farsi rappresentare senza andare a farsi belli di nomi provenienti da altre tradizioni? Qual’era la speranza? Far confluire nel PD post-comunisti e radicali (talmente altalenanti che meglio perderli che trovarli, con tutto il rispetto per l’unico partito che ancora dignitosamente sopravvive dalla prima repubblica e la simpatia per la Bonino)? Chissà non sia stata come sempre una manovra di “berlusconismo di ritorno”, in cui ancora una volta ha contato il candidato più del programma.</p>
<p>L’elettorato di sinistra, a mia opinione, ha bisogno più di parlare di politica ed ideali che di personaggi. Ha bisogno di politiche sociali, di difesa dell’occupazione, di ammortizzatori per la disoccupazione, di istruzione, sanità, ricerca, cultura… Ha bisogno di partecipazione, di illusione anche, ma soprattutto di futuro. Tutte cose che i governi di centrosinistra hanno sacrificato (sacrificio di cui l’elettorato non si scorda, ma anzi aiuta a mescolare tutti i politici in un unico calderone). Tutte cose che Vendola, modernizzatore quanto si vuole ma pur sempre di una certa mai disconosciuta provenienza, sa fare benissimo con un entusiasmo che l’ha premiato. E che mancava completamente nella grande “piazza viola” in cui un triste Bersani ha voluto concludere la campagna elettorale, sfociando ancora una volta nella retorica populista del primato della “società civile”, pur accennando risposte politiche alla crisi economica e sociale.</p>
<p>E allora, vien da dire, avevano ragione quei cinque o sei operai FIAT fermatisi pietosamente alle 5 del mattino a parlare col segretario del PD, per fargli presente che troppo tardi si sono ricordati del lavoro, che nessuno se li è filati negli ultimi 10 anni, tra cessioni, cassintegrazioni, riduzioni d’orario, precarietà e quant’altro. E che è ovvio che il voto si sposti verso chi per lo meno offre l’illusione di un facile tornaconto.</p>
<p>Contraria all’idea di una sinistra depressa, le mie solo in apparenza sono riflessioni amare. Penso invece che siano da concludersi con una speranza. Anzitutto per quel 30% di elettori circa che ha espresso il suo voto nello spettro della sinistra, e non è poco. In secondo luogo perché quel Bersani alla FIAT sarà arrivato tardi, quella Bonino laica non sarà abbastanza simpatica e quel solo Vendola non farà primavera, ma magari tutti insieme potranno portare a tornare a parlare di politiche, lasciando da parte tanto l’antiberlusconismo fine a se stesso o giustizialista, quanto l’antipolitica antiparlamentare o propagandista. E infine, ma qui si fa per ridere, perché la Francia è vicina…</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2009/06/01/elezioni-europee-e-campagna-elettorale-i-grandi-dibattiti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Elezioni Europee e campagna elettorale: i grandi dibattiti'>Elezioni Europee e campagna elettorale: i grandi dibattiti</a></li>
<li><a href='/2008/03/25/economia-italiana-un-confronto-per-le-elezioni/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Economia italiana: un confronto per le elezioni'>Economia italiana: un confronto per le elezioni</a></li>
<li><a href='/2008/04/14/italy-yes-we-can-le-elezioni-degli-slogan/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le elezioni degli slogan'>Le elezioni degli slogan</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/03/31/di-elezioni-di-retorica-e-di-malcontento-ma-non-solo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jus sanguinis e jus curriculi: la confusa rendita del giornalismo nostrano d’oggi</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/15/jus-sanguinis/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/15/jus-sanguinis/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 15:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Matteo Vaccaro Incisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5002</guid>
		<description><![CDATA[
All’inizio avevo pensato ad un titolo del tipo: “Il giornalismo nostrano d’oggi: mediocre onanismo autoreferenziale di gente di mezza età che si sente aristocrazia”. Poi ho pensato che, forse, un titolo così all’inglese – ovvero nello stile di quel paese che a molti della categoria piace tanto per la sua incredibile libertà d’espressione – avrebbe potuto offendere, anzitutto, proprio loro.
Lorsignori i giornalisti, s’intende.
Eppure, cosa altro si può pensare quando uno dei principali quotidiani del Paese ti rifila 7 paragrafetti infarciti di qualcosa come 15 espressioni comuni (o modeste varianti), 8 citazioni di veri o presunti ‘grandi pensatori’, di cui 7 vivi (!), di cui 6 giornalisti (?!), di cui 5 cinquantenni (…) ed un ultraottantenne?
Cosa pensereste, poi, se proprio quei 7 paragrafetti componessero un accorato appello al vostro senso civico, richiamandovi a reagire all’atarassia ignorante e zotica che appanna il Paese e propinandovi intanto quell’orrido ribollito per il quale siamo tutti vittime di un declino generalizzato che nemmeno l’autore di tale componimento (il quale, candido, si pone fra gli ‘intellettuali’ del Paese) ha idea di come invertire?
Vi dico quello che ho pensato io.
Ho pensato che, dopotutto, l’ultima fatica di Ilvo Diamanti su Repubblica (http://www.repubblica.it/politica/2010/02/14/news/diamanti_14_febbraio-2291160) è di una tale bruttezza che trovo tutt’ora difficile non cadere nella tentazione (comunque illecita) di pensare che, se questo è il frutto di ciò che oggi si considera egregia coniugazione di libertà e bontà d’espressione, un periodo di vera austerity intellettuale forse varrebbe la pena provarlo. Tanto più per uno che chiama le sue rubriche ‘Mappe’ e ‘Bussole’. Se non altro, si potrebbe salvare qualche albero.
O un po’ di corrente.
O un po’ di tempo.
Intendiamoci: niente di personale tra me ed il signor Diamanti. La mia, in effetti, non vuole essere (solo) una censura di quella che già la mia professoressa di lettere al liceo avrebbe bollato come ‘nozionismo sequenziale’ affastellato a chiacchiere da domestica a ore e intriso di un pessimismo che di cosmico ha solo il nome, senza alcuna rielaborazione personale.
La mia vorrebbe essere una critica, sintetica ma ragionata, ad un sistema che ha perso il senso del proprio ruolo, né sembra avere quello della sua dimensione. Una critica al giornalismo nostrano d’oggi: così impegnato a puntare il dito contro ‘l’anomalia italiana’ del giorno da non rendersi conto di rappresentare un’anomalia in sé.
Diamanti, cinquantottenne, a sostegno dei suoi argomenti chiama in causa, cita o si riferisce a Berselli (59), Stella e Rizzo (57 e 54 anni), Bernard Manin (59), Ezio Mauro (62), Boffo (58). Forse intuendo lo strale che verrà, mette le mani avanti con Sartori (86) e Banfield (deceduto nel ‘99, oggi di anni ne avrebbe 93).
Al di là del discutibile ricorso ad una tale mole di ‘affidamenti’ in un singolo pezzo, sono il solo a percepire qualcosa che non va, in questa messe di nomi e numeri?
Giusto. Tutti cinquantenni.
Ovvero tutti formati in quella Italia anni ’70 sfacciatamente ricca, sfacciatamente facile e ancora più sfacciatamente post-sessantottina che rappresenta, oggi (guarda caso!), l’eldorado di cui molti di questi signori vagheggiano il ritorno (terrorismo a parte). Quell’Italia dove, nella bilancia, il piatto dei doveri iniziava a traballare (per saltar per aria del tutto nella decade successiva), lasciando a terra, ancora oggi tra noi, la percezione girondina per cui il diritto anticipa il dovere (che del primo è solo funzione sgradita ma necessaria).
Poiché ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’, siamo cinici: quando un diploma era ancora un mezzo miraggio, per questi primi figli borghesi di una Repubblica ancora molto rurale e operaia è stato facile far passare una laurea, un modesto francese e quattro parole di inglese per delle atout insuperabili.
Probabilmente, in alcuni casi lo erano.
Meno chiaro è, però, se tali figli del Belpaese che fu riuscirebbero a cavarsela ab initio e con altrettanta versatilità nell’Italia del nuovo millennio.
Intanto, possiamo star certi che tutti i giorni questa messe di cinquantenni si riunirà, su qualsiasi spazio (giornali, televisione, internet, teatro, tribune, convegni, etc.) e non per fare domande a chi, magari, la riunenda causa la rappresenta per davvero. Piuttosto, per scambiarsi personali opinioni sul punto. Che decidono loro, direttori, conduttori e ospiti delle manifestazioni a cui partecipano.
Eccoli lì, in reggimento: Santoro (59), Mentana (55), Gruber (57), Lerner (54), Ferrara (58), Belpietro (52). Un po’ sostenuti, i più in sovrappeso, brizzolati o alopecici, queste ed altre gaudenti penne hanno imparato ad usare, soprattutto, la televisione. Ad uscirne (in genere, verso le elezioni) ed a rientrarvi (poco dopo) &#8211; alla faccia della personalizzazione del servizio. Ogni giorno si invitano, si lodano e si imbrodano, discutono e litigano, si accusano, si diffamano e si querelano, poi fanno pace in diretta e tutto ricomincia da capo. Quando riescono a non interrompersi a vicenda, portano avanti il solito processo al Paese e le conclusioni sono sempre tre: 1) ciò che accade da noi non si è mai visto altrove; 2) ciò che accade da noi è fatto molto meglio altrove e 3) il nostro declino non è riscontrabile altrove.
Viene da chiedersi se lorsignori altrove ci siano mai stati.
In questo reality di giornalisti di mezza età, in cui ci viene ricordato in continuum cosa è la libertà e come fare per difenderla, mi sia concesso di dubitare che titoli ed anagrafica di codesta brizzolata assemblea siano compatibili con l’auto-investitura a ‘guardiani del sistema’ a cui quotidianamente assistiamo.
In effetti, appurata un&#8217;educazione mediamente modesta rispetto ai severi standard di oggi, fa un certo effetto notare quanto piaccia a Lorsignori discettare sul tema – mentre le nuove leve del giornalismo si scannano per un posto di stagista a tempo indeterminato.
A ben vedere, il rapporto degli odierni principi del calamo con le nuove generazioni in genere non è tra i migliori. Per quelli di loro che non hanno figli, i giovani sono incapaci o, al più, mammoni. Quelli che i figli ce li hanno, consigliano loro di emigrare.
Così facendo, però, non fanno altro che confermare la pochezza della loro preparazione, l’incompetenza con cui valutano il presente e, in fondo, alimentare il sospetto che il loro successo sia dovuto più a circostanze fortuite ...


Related posts:<ol><li><a href='/2008/03/11/leterogeneita-da-oggi-un-valore-di-partito/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;eterogeneità: da oggi un valore di partito?'>L&#8217;eterogeneità: da oggi un valore di partito?</a></li>
<li><a href='/2008/11/12/cooperanti-oggi-quali-prospettive/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Cooperanti oggi: quali prospettive?'>Cooperanti oggi: quali prospettive?</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/files/2010/03/giornalismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5003" title="giornali" src="/wp-content/files/2010/03/giornalismo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>All’inizio avevo pensato ad un titolo del tipo: “Il giornalismo nostrano d’oggi: mediocre onanismo autoreferenziale di gente di mezza età che si sente aristocrazia”. Poi ho pensato che, forse, un titolo così all’inglese – ovvero nello stile di quel paese che a molti della categoria piace tanto per la sua incredibile libertà d’espressione – avrebbe potuto offendere, anzitutto, proprio loro.<br />
Lorsignori i giornalisti, s’intende.</p>
<p>Eppure, cosa altro si può pensare quando uno dei principali quotidiani del Paese ti rifila 7 paragrafetti infarciti di qualcosa come 15 espressioni comuni (o modeste varianti), 8 citazioni di veri o presunti ‘grandi pensatori’, di cui 7 vivi (!), di cui 6 giornalisti (?!), di cui 5 cinquantenni (…) ed un ultraottantenne?<br />
Cosa pensereste, poi, se proprio quei 7 paragrafetti componessero un accorato appello al vostro senso civico, richiamandovi a reagire all’atarassia ignorante e zotica che appanna il Paese e propinandovi intanto quell’orrido ribollito per il quale siamo tutti vittime di un declino generalizzato che nemmeno l’autore di tale componimento (il quale, candido, si pone fra gli ‘intellettuali’ del Paese) ha idea di come invertire?</p>
<p>Vi dico quello che ho pensato io.<br />
Ho pensato che, dopotutto, l’ultima fatica di Ilvo Diamanti su Repubblica (<a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/02/14/news/diamanti_14_febbraio-2291160" target="_blank">http://www.repubblica.it/politica/2010/02/14/news/diamanti_14_febbraio-2291160</a>) è di una tale bruttezza che trovo tutt’ora difficile non cadere nella tentazione (comunque illecita) di pensare che, se questo è il frutto di ciò che oggi si considera egregia coniugazione di libertà e bontà d’espressione, un periodo di vera austerity intellettuale forse varrebbe la pena provarlo. Tanto più per uno che chiama le sue rubriche ‘Mappe’ e ‘Bussole’. Se non altro, si potrebbe salvare qualche albero.<br />
O un po’ di corrente.<br />
O un po’ di tempo.</p>
<p>Intendiamoci: niente di personale tra me ed il signor Diamanti. La mia, in effetti, non vuole essere (solo) una censura di quella che già la mia professoressa di lettere al liceo avrebbe bollato come ‘nozionismo sequenziale’ affastellato a chiacchiere da domestica a ore e intriso di un pessimismo che di cosmico ha solo il nome, senza alcuna rielaborazione personale.<br />
La mia vorrebbe essere una critica, sintetica ma ragionata, ad un sistema che ha perso il senso del proprio ruolo, né sembra avere quello della sua dimensione. Una critica al giornalismo nostrano d’oggi: così impegnato a puntare il dito contro ‘l’anomalia italiana’ del giorno da non rendersi conto di rappresentare un’anomalia in sé.</p>
<p>Diamanti, cinquantottenne, a sostegno dei suoi argomenti chiama in causa, cita o si riferisce a Berselli (59), Stella e Rizzo (57 e 54 anni), Bernard Manin (59), Ezio Mauro (62), Boffo (58). Forse intuendo lo strale che verrà, mette le mani avanti con Sartori (86) e Banfield (deceduto nel ‘99, oggi di anni ne avrebbe 93).<br />
Al di là del discutibile ricorso ad una tale mole di ‘affidamenti’ in un singolo pezzo, sono il solo a percepire qualcosa che non va, in questa messe di nomi e numeri?</p>
<p>Giusto. Tutti cinquantenni.<br />
Ovvero tutti formati in quella Italia anni ’70 sfacciatamente ricca, sfacciatamente facile e ancora più sfacciatamente post-sessantottina che rappresenta, oggi (guarda caso!), l’eldorado di cui molti di questi signori vagheggiano il ritorno (terrorismo a parte). Quell’Italia dove, nella bilancia, il piatto dei doveri iniziava a traballare (per saltar per aria del tutto nella decade successiva), lasciando a terra, ancora oggi tra noi, la percezione girondina per cui il diritto anticipa il dovere (che del primo è solo funzione sgradita ma necessaria).</p>
<p>Poiché ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’, siamo cinici: quando un diploma era ancora un mezzo miraggio, per questi primi figli borghesi di una Repubblica ancora molto rurale e operaia è stato facile far passare una laurea, un modesto francese e quattro parole di inglese per delle atout insuperabili.<br />
Probabilmente, in alcuni casi lo erano.<br />
Meno chiaro è, però, se tali figli del Belpaese che fu riuscirebbero a cavarsela <em>ab initio </em>e con altrettanta versatilità nell’Italia del nuovo millennio.</p>
<p>Intanto, possiamo star certi che tutti i giorni questa messe di cinquantenni si riunirà, su qualsiasi spazio (giornali, televisione, internet, teatro, tribune, convegni, etc.) e non per fare domande a chi, magari, la <em>riunenda causa </em>la rappresenta per davvero. Piuttosto, per scambiarsi personali opinioni sul punto. Che decidono loro, direttori, conduttori e ospiti delle manifestazioni a cui partecipano.<br />
Eccoli lì, in reggimento: Santoro (59), Mentana (55), Gruber (57), Lerner (54), Ferrara (58), Belpietro (52). Un po’ sostenuti, i più in sovrappeso, brizzolati o alopecici, queste ed altre gaudenti penne hanno imparato ad usare, soprattutto, la televisione. Ad uscirne (in genere, verso le elezioni) ed a rientrarvi (poco dopo) &#8211; alla faccia della personalizzazione del servizio. Ogni giorno si invitano, si lodano e si imbrodano, discutono e litigano, si accusano, si diffamano e si querelano, poi fanno pace in diretta e tutto ricomincia da capo. Quando riescono a non interrompersi a vicenda, portano avanti il solito processo al Paese e le conclusioni sono sempre tre: 1) ciò che accade da noi non si è mai visto altrove; 2) ciò che accade da noi è fatto molto meglio altrove e 3) il nostro declino non è riscontrabile altrove.<br />
Viene da chiedersi se lorsignori altrove ci siano mai stati.</p>
<p>In questo reality di giornalisti di mezza età, in cui ci viene ricordato <em>in continuum </em>cosa è la libertà e come fare per difenderla, mi sia concesso di dubitare che titoli ed anagrafica di codesta brizzolata assemblea siano compatibili con l’auto-investitura a ‘guardiani del sistema’ a cui quotidianamente assistiamo.</p>
<p>In effetti, appurata un&#8217;educazione mediamente modesta rispetto ai severi standard di oggi, fa un certo effetto notare quanto piaccia a Lorsignori discettare sul tema – mentre le nuove leve del giornalismo si scannano per un posto di stagista a tempo indeterminato.<br />
A ben vedere, il rapporto degli odierni principi del calamo con le nuove generazioni in genere non è tra i migliori. Per quelli di loro che non hanno figli, i giovani sono incapaci o, al più, mammoni. Quelli che i figli ce li hanno, consigliano loro di emigrare.</p>
<p>Così facendo, però, non fanno altro che confermare la pochezza della loro preparazione, l’incompetenza con cui valutano il presente e, in fondo, alimentare il sospetto che il loro successo sia dovuto più a circostanze fortuite che non ad effettive capacità.</p>
<p>Anche il requisito dell’età manca (necessariamente, direi). Persi nella credenza che esserne stati &#8211; magari &#8211; allievi per un certo tempo conferisca un qualche diritto ad esprimersi in egual modo, Lorsignori sembrano non rendersi conto che per essere dei Montanelli o dei Biagi – o perlomeno degli Scalfari &#8211; l&#8217;età conta eccome. Il disordine (reale e concettuale) nel quale si sono formati ed hanno vissuto sembra non permettere loro di capire che, cinquantenni, le penne d’oro della Repubblica non si dimenavano, non si scomponevano, non si sovresponevano.<br />
Compostamente, scrivevano (e bene).</p>
<p>In sintesi, ciò che poteva Montanelli era direttamente proporzionale all’eccellenza della persona, della sua storia e della sua carriera. Non era privilegio (né, tantomeno, diritto) della categoria in sé.<br />
Lorsignori, novelli aristocratici, sembrano credere invece che i privilegi conquistati nella vita da altri si siano trasmessi, <em>jus sanguinis</em>, a loro.<br />
Nulla di più sbagliato.</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2008/03/11/leterogeneita-da-oggi-un-valore-di-partito/' rel='bookmark' title='Permanent Link: L&#8217;eterogeneità: da oggi un valore di partito?'>L&#8217;eterogeneità: da oggi un valore di partito?</a></li>
<li><a href='/2008/11/12/cooperanti-oggi-quali-prospettive/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Cooperanti oggi: quali prospettive?'>Cooperanti oggi: quali prospettive?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/03/15/jus-sanguinis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Condividere&#8230; con Ego</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/12/condividere-con-ego/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/12/condividere-con-ego/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa de Bellis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Opinions]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=4964</guid>
		<description><![CDATA[Che cos’hanno in comune egocentrismo e condivisione? Apparentemente nulla. Da che mondo è mondo, le persone concentrate su di sé, il proprio benessere e il proprio tornaconto non hanno nessuna attitudine alla condivisione. Al contrario, se qualcosa di bello dovesse incrociare la loro strada, spiccheranno un grande salto per accaparrarselo, e si guarderanno bene dal condividerlo con gli altri. E se ne parleranno con altre persone sarà solo per vantarsene.
Da qualche anno a Brescia, e da qualche mese a Milano, EGO è invece sinonimo di condivisione.
EGO sta per Ecologico Guardaroba Organizzato e si propone come alternativa al sistema consumistico dell’abbigliamento. Si tratta di un innovativo servizio di fornitura di abiti da giorno, che mette a disposizione delle iscritte 7 capi alla settimana all’interno di un guardaroba di 120 modelli che si rinnova ogni sei mesi. Il servizio ha un costo fisso mensile contenuto e permette alle donne lavoratrici (e non solo) di sperimentare nuovi look senza doversi preoccupare di acquistare sempre nuovi abiti o fare acquisti errati. E a lavare, igienizzare e stirare ci pensa EGO!
L’idea nacque da Vittoria, una modellista stufa delle mode e del loro carico di conformismo, stufa di dover cambiare il guardaroba ad ogni cambio di tendenza, di taglia e di stagione, e soprattutto stufa di lavare e stirare&#8230;e che, al tempo stesso, cercava un modo di contribuire nel suo settore alla nascita di una nuova economia, fondata sull’eco-sostenibilità.
Un giorno si mise a disegnare una propria linea di abiti e decise che ne avrebbe prodotto un numero ampio, ma comunque limitato, affinché altre donne potessero indossarli e condividerli. Da questo primo esperimento nacque il marchio EGO, che nel tempo è venuto a denotare non solo una linea di abbigliamento, quanto piuttosto un sistema di valori e uno stile di vita.
EGO è pensato per le donne della city che vivono una vita movimentata e hanno bisogno di essere sempre in ordine e di sfoggiare sempre nuovi look. Gli ambienti di lavoro in cui l’apparenza conta più della sostanza vanno per la maggiore e questo ha un costo economico e ambientale altissimo. Ci sono donne che spendono centinaia di euro al mese in abiti nuovi, con tutto ciò che questo implica in termini di produzione, consumi, sprechi, costi. Se è vero che la sfida più grande per la nostra società è l’abbandono dell’apparenza come parametro di giudizio, è anche vero che perché questo avvenga occorrono tempi lunghi. E intanto la produzione continua ad aumentare.
La sfida che EGO pone è quindi duplice: da un lato, ridurre la produzione, i consumi e gli sprechi, passando dalla logica del possesso a quella dell’utilizzo condiviso (degli abiti, ma anche dell’energia). Dall&#8217;altro, dare alle donne più tempo per se stesse, liberandole dall&#8217;impegno di lavare, cucire, stirare e mettendo a loro disposizione 365 abiti all&#8217;anno a un costo accessibile.
A dirla tutta, EGO costituisce una vera e propria sfida all’industria della moda, paladina di quelli che si sono ormai affermati come i valori dominanti della nostra carissima (nel senso di costosa) società urbana occidentale: conformismo,  consumismo, possesso.
La domanda sorge quindi spontanea: siamo pronte a mettere da parte il nostro ego e ad accettare l’idea di non possedere gli abiti che indossiamo? Siamo pronte a abbandonare veramente l’idea che comprare ci fa stare meglio? Siamo pronte ad indossare abiti di qualità, cuciti in Italia da donne italiane, che non ricalcano i modelli dettati dalla moda? Ardua risposta. L’innovazione incontra resistenze per definizione. EGO ha lanciato la sfida, vediamo se siamo pronti a coglierla.


No related posts.


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><img class="alignleft size-medium wp-image-4992" title="foto ego 1" src="/wp-content/files/2010/03/foto-ego-1-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" />Che cos’hanno in comune egocentrismo e condivisione? Apparentemente nulla. Da che mondo è mondo, le persone concentrate su di sé, il proprio benessere e il proprio tornaconto non hanno nessuna attitudine alla condivisione. Al contrario, se qualcosa di bello dovesse incrociare la loro strada, spiccheranno un grande salto per accaparrarselo, e si guarderanno bene dal condividerlo con gli altri. E se ne parleranno con altre persone sarà solo per vantarsene.</p>
<p>Da qualche anno a Brescia, e da qualche mese a Milano, EGO è invece sinonimo di condivisione.</p>
<p>EGO sta per Ecologico Guardaroba Organizzato e si propone come alternativa al sistema consumistico dell’abbigliamento. Si tratta di un innovativo servizio di fornitura di abiti da giorno, che mette a disposizione delle iscritte 7 capi alla settimana all’interno di un guardaroba di 120 modelli che si rinnova ogni sei mesi. Il servizio ha un costo fisso mensile contenuto e permette alle donne lavoratrici (e non solo) di sperimentare nuovi look senza doversi preoccupare di acquistare sempre nuovi abiti o fare acquisti errati. E a lavare, igienizzare e stirare ci pensa EGO!</p>
<p>L’idea nacque da Vittoria, una modellista stufa delle mode e del loro carico di conformismo, stufa di dover cambiare il guardaroba ad ogni cambio di tendenza, di taglia e di stagione, e soprattutto stufa di lavare e stirare&#8230;e che, al tempo stesso, cercava un modo di contribuire nel suo settore alla nascita di una nuova economia, fondata sull’eco-sostenibilità.</p>
<p>Un giorno si mise a disegnare una propria linea di abiti e decise che ne avrebbe prodotto un numero ampio, ma comunque limitato, affinché altre donne potessero indossarli e condividerli. Da questo primo esperimento nacque il marchio EGO, che nel tempo è venuto a denotare non solo una linea di abbigliamento, quanto piuttosto un sistema di valori e uno stile di vita.</p>
<p>EGO è pensato per le donne della city che vivono una vita movimentata e hanno bisogno di essere sempre in ordine e di sfoggiare sempre nuovi look. Gli ambienti di lavoro in cui l’apparenza conta più della sostanza vanno per la maggiore e questo ha un costo economico e ambientale altissimo. Ci sono donne che spendono centinaia di euro al mese in abiti nuovi, con tutto ciò che questo implica in termini di produzione, consumi, sprechi, costi. Se è vero che la sfida più grande per la nostra società è l’abbandono dell’apparenza come parametro di giudizio, è anche vero che perché questo avvenga occorrono tempi lunghi. E intanto la produzione continua ad aumentare.</p>
<p>La sfida che EGO pone è quindi duplice: da un lato, <em>ridurre</em> la produzione, i consumi e gli sprechi, passando dalla <em>logica del possesso</em> a quella dell’<em>utilizzo condiviso</em> (degli abiti, ma anche dell’energia). Dall&#8217;altro, dare alle donne più tempo per se stesse, liberandole dall&#8217;impegno di lavare, cucire, stirare e mettendo a loro disposizione 365 abiti all&#8217;anno a un costo accessibile.</p>
<p>A dirla tutta, EGO costituisce una vera e propria sfida all’industria della moda, paladina di quelli che si sono ormai affermati come i valori dominanti della nostra carissima (nel senso di costosa) società urbana occidentale: conformismo,  consumismo, possesso.</p>
<p>La domanda sorge quindi spontanea: siamo pronte a mettere da parte il nostro ego e ad accettare l’idea di <em>non possedere</em> gli abiti che indossiamo? Siamo pronte a abbandonare <em>veramente</em> l’idea che comprare ci fa stare meglio? Siamo pronte ad indossare abiti di qualità, cuciti in Italia da donne italiane, che non ricalcano i modelli dettati dalla moda? Ardua risposta. L’innovazione incontra resistenze per definizione. EGO ha lanciato la sfida, vediamo se siamo pronti a coglierla.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/03/12/condividere-con-ego/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornata FAI di Primavera</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/10/giornata-fai-di-primavera/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/10/giornata-fai-di-primavera/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 12:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Denza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[FAI]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=5079</guid>
		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno si apre la Giornata di Primavera del Fai, Fondo per l&#8217;Ambiente Italiano, alla sua diciottesima edizione. È questa una fantastica opportunità per visitare luoghi solitamente chiusi al pubblico perché beni dello Stato, sede di istituzioni ed uffici o semplicemente (purtroppo!) chiusi a causa della mancanza di fondi e personale disposto a prendersene cura per aprirli ai visitatori. Armatevi di elenco e pazienza, spesso si posso trovare code dovute alla grande curiosità e bellezza dei luoghi. Vi garantisco che ne vale la pena!
L&#8217;accesso è garantito a tutti, anche non Soci FAI, ammettendo che i soci hanno piccoli privilegi. Come da qualche anno ci sarà l&#8217;appoggio degli Apprendisti Ciceroni, o meglio 12.000 studenti che accompagneranno i visitatori all&#8217;interno dei luoghi aperti con spiegazioni efficienti con anche la visita in diverse lingue per i cittadini stranieri. Molte le visite considerabili “sportive”: in bicicletta, col parapendio, ecc.
Grazie al FAI, alle sue 110 delegazioni e a 7.000 volontari questo fine settimana sarà possibile visitare 590 siti solitamente inaccessibili: importanti palazzi (Palazzo Grimaldi “della Meridiana”, appena restaurato a Genova, Palazzo Repeta a Vicenza e Palazzo Ferrero d’Ormea a Torino, il Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli diretto in passato da Donizetti e Cilea), ville (Villa Pace a Messina, Villa Aldini a Bologna e Villa Gromo di Ternengo a Robecco sul Naviglio – Mi), teatri (Piccolo Teatro a Milano), castelli (Castello di Cigognola in provincia di Pavia e Castello di Misilmeri vicino a Palermo), biblioteche (Biblioteca Braidense a Milano), zone militari (Arsenale di Taranto), borghi (Sansepolcro –Ar – e Polino – Tr), architetture contemporanee (la nuova sede Campari a Sesto San Giovanni – Mi), giardini (le limonaie del Garda e l’Hortus Conclusus di Palazzo Genova Rulli a Vasto – Ch), masserie (Masseria Pavoni a Lucera –Fg), conventi (Monastero di San Niccolò di Prato, oggi Conservatorio), aree naturalistiche (Laghi di Ganzirri a Messina e itinerario nel Parco del Ticino – Morimondo e Ozzero – Mi). Sono beni in possesso o gestiti dal FAI, ma anche beni messi a disposizione per l&#8217;occasione dalle Soprintendenze e dai Comuni sparsi in tutta Italia.
Io vi segnalo: Palazzo della Banca d’Italia a Firenze che non è mai stato aperto al pubblico, fu costruito tra il 1865 e il 1869, quando la città toscana era capitale d’Italia, dove un tempo c’era il Giardino dei Pazzi, come anche Palazzo Ferrero d’Ormea sede della Banca d&#8217;Italia a Torino. Oppure Palazzo Chigi a Roma, uno dei più prestigiosi palazzi romani, iniziato intorno al 1580 e  terminato nella seconda metà del Seicento dai principi Chigi, dal 1961 sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Visitabile lo Studio del Presidente del Consiglio e la Biblioteca Chigiana. Per chi traffica in politica, o ne è appassionato, è un&#8217;ottima opportunità di vederne i luoghi! Aperto anche l&#8217;Istituto Nazionale degli Studi Romani all’Aventino. A Brescia Palazzo Martinengo Colleoni e Palazzo Martinengo delle Palle, nel ciclo dei palazzi di Giustizia, o il bellissimo quartiere del Carmine ricco di palazzi signorili. A Clusane d’Iseo il Castello del Carmagnola, a Limone del Garda le sue limonaie. Milano ha come tema: il rispetto del passato fra la tradizione e nuova interpretazione. Tra gli altri sarà visitabile la biblioteca Braidense (Brera), il palazzo Mezzanotte (la Borsa) ed il palazzo del Capitano di Giustizia. Casa Verdi è una casa di riposo voluta dal Maestro per ospitare musicisti meno fortunati di lui. Dove si trovano le tombe di Verdi e della moglie Giuseppina Strapponi, visitabile anche il suo appartamento al Grand Hotel et de Milan. A Bologna Villa Aldini ministro di Napoleone e incastonata nella villa la Rotonda della Madonna del Monte, un Bene normalmente chiuso al pubblico.
All&#8217;ingresso di ogni sito è possibile iscriversi al FAI (http://www.giornatafai.it/circuito/Iscriviti-al-FAI.asp) o fare un piccola donazione (che può fare al differenza!). Da oltre trent&#8217;anni il Fondo Ambientale Italiano si prende cura del territorio italiano tramite le sue delegazioni ed importanti donazioni. Tra i grandi sostenitori il Conte Panza di Biumo che ha donato la sua villa vicino a Biumo Superiore (VA) con all&#8217;interno parte della sua grande collezione di arte contemporanea (Dan Flavin, Richard Tuttle, Irvin), come anche la scomparsa Claudia Gian Ferrari che ha donato 200 opere della sua collezione personale (De Chirico, Sironi, Campigli tra i tanti) ora custodite in Villa Necchi Campiglio a Milano. Ma non solo il contemporaneo, tra i beni del FAI ci sono anche il Giardino della Kolimberta nella Valle dei Templi in Sicilia o l&#8217;Abbazia di Morimondo o a Gornate Olona (VA) il Monastero di Torba, nel cuneese il Castello di Manta. A Camogli (GE) l&#8217;Abbazia di S. Fruttuoso e vicino a Rapallo Torre di Punta Pagana.
Per cui ricordatevi di andare a votare, perché è un vostro diritto/dovere, ma anche di fare un giro tra i beni aperti dal FAI! Buon fine settimana!


Related posts:&#8220;Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera&#8221;
Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado



Related posts:<ol><li><a href='/2008/04/06/che-fretta-cera-maledetta-primavera/' rel='bookmark' title='Permanent Link: &#8220;Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera&#8221;'>&#8220;Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera&#8221;</a></li>
<li><a href='/2009/03/20/zibaldone-d%e2%80%99inizio-primavera-di-un-dandy-suo-malgrado/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado'>Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/files/2010/03/occhioBeni2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5080" title="FAI" src="/wp-content/files/2010/03/occhioBeni2-300x116.jpg" alt="" width="300" height="116" /></a>Anche quest&#8217;anno si apre la Giornata di Primavera del Fai, Fondo per l&#8217;Ambiente Italiano, alla sua diciottesima edizione. È questa una fantastica opportunità per visitare luoghi solitamente chiusi al pubblico perché beni dello Stato, sede di istituzioni ed uffici o semplicemente (purtroppo!) chiusi a causa della mancanza di fondi e personale disposto a prendersene cura per aprirli ai visitatori. Armatevi di elenco e pazienza, spesso si posso trovare code dovute alla grande curiosità e bellezza dei luoghi. Vi garantisco che ne vale la pena!</p>
<p>L&#8217;accesso è garantito a tutti, anche non Soci FAI, ammettendo che i soci hanno piccoli privilegi. Come da qualche anno ci sarà l&#8217;appoggio degli <em>Apprendisti Ciceroni</em>, o meglio 12.000 studenti che accompagneranno i visitatori all&#8217;interno dei luoghi aperti con spiegazioni efficienti con anche la visita in diverse lingue per i cittadini stranieri. Molte le visite considerabili “sportive”: in bicicletta, col parapendio, ecc.</p>
<p>Grazie al FAI, alle sue 110 delegazioni e a 7.000 volontari questo fine settimana sarà possibile visitare 590 siti solitamente inaccessibili: importanti <strong>palazzi</strong> (Palazzo Grimaldi “della Meridiana”, appena restaurato a Genova, Palazzo Repeta a Vicenza e Palazzo Ferrero d’Ormea a Torino, il Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli diretto in passato da Donizetti e Cilea), <strong>ville</strong> (Villa Pace a Messina, Villa Aldini a Bologna e Villa Gromo di Ternengo a Robecco sul Naviglio – Mi), <strong>teatri</strong> (Piccolo Teatro a Milano), <strong>castelli</strong> (Castello di Cigognola in provincia di Pavia e Castello di Misilmeri vicino a Palermo), <strong>biblioteche</strong> (Biblioteca Braidense a Milano), <strong>zone militari</strong> (Arsenale di Taranto), <strong>borghi</strong> (Sansepolcro –Ar – e Polino – Tr), <strong>architetture contemporanee</strong> (la nuova sede Campari a Sesto San Giovanni – Mi), <strong>giardini</strong> (le limonaie del Garda e l’Hortus Conclusus di Palazzo Genova Rulli a Vasto – Ch), <strong>masserie</strong> (Masseria Pavoni a Lucera –Fg), <strong>conventi</strong> (Monastero di San Niccolò di Prato, oggi Conservatorio), <strong>aree naturalistiche</strong> (Laghi di Ganzirri a Messina e itinerario nel Parco del Ticino – Morimondo e Ozzero – Mi). Sono beni in possesso o gestiti dal FAI, ma anche beni messi a disposizione per l&#8217;occasione dalle Soprintendenze e dai Comuni sparsi in tutta Italia.</p>
<p>Io vi segnalo: <strong>Palazzo della Banca d’Italia a Firenze</strong> che non è mai stato aperto al pubblico, fu costruito tra il 1865 e il 1869, quando la città toscana era capitale d’Italia, dove un tempo c’era il Giardino dei Pazzi, come anche <strong>Palazzo Ferrero d’Ormea </strong>sede della Banca d&#8217;Italia a Torino. Oppure <strong>Palazzo Chigi a Roma,</strong> uno dei più prestigiosi palazzi romani, iniziato intorno al 1580 e  terminato nella seconda metà del Seicento dai principi Chigi, dal 1961 sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Visitabile lo Studio del Presidente del Consiglio e la Biblioteca Chigiana. Per chi traffica in politica, o ne è appassionato, è un&#8217;ottima opportunità di vederne i luoghi! Aperto anche l&#8217;Istituto Nazionale degli Studi Romani all’Aventino. A Brescia <strong>Palazzo Martinengo Colleoni</strong> e Palazzo Martinengo delle Palle, nel ciclo dei palazzi di Giustizia, o il bellissimo quartiere del Carmine ricco di palazzi signorili. A Clusane d’Iseo il <strong>Castello del Carmagnola</strong>, a Limone del Garda le sue limonaie. Milano ha come tema: il rispetto del passato fra la tradizione e nuova interpretazione. Tra gli altri sarà visitabile la biblioteca Braidense (Brera), il palazzo Mezzanotte (la Borsa) ed il palazzo del Capitano di Giustizia. <strong>Casa Verdi </strong>è una casa di riposo voluta dal Maestro per ospitare musicisti meno fortunati di lui. Dove si trovano le tombe di Verdi e della moglie Giuseppina Strapponi, visitabile anche il suo appartamento al Grand Hotel et de Milan. A Bologna <strong>Villa Aldini </strong>ministro di Napoleone e incastonata nella villa la<strong> Rotonda della Madonna del Monte</strong>, un Bene normalmente chiuso al pubblico.</p>
<p>All&#8217;ingresso di ogni sito è possibile iscriversi al FAI (http://www.giornatafai.it/circuito/Iscriviti-al-FAI.asp) o fare un piccola donazione (che può fare al differenza!). Da oltre trent&#8217;anni il Fondo Ambientale Italiano si prende cura del territorio italiano tramite le sue delegazioni ed importanti donazioni. Tra i grandi sostenitori il Conte Panza di Biumo che ha donato la sua villa vicino a <strong>Biumo Superiore</strong> (VA) con all&#8217;interno parte della sua grande collezione di arte contemporanea (Dan Flavin, Richard Tuttle, Irvin), come anche la scomparsa Claudia Gian Ferrari che ha donato 200 opere della sua collezione personale (De Chirico, Sironi, Campigli tra i tanti) ora custodite in <strong>Villa Necchi Campiglio </strong>a Milano. Ma non solo il contemporaneo, tra i beni del FAI ci sono anche il <strong>Giardino della Kolimberta</strong> nella Valle dei Templi in Sicilia o l&#8217;<strong>Abbazia di Morimondo</strong> o a Gornate Olona (VA) il<strong> Monastero di Torba</strong>, nel cuneese il <strong>Castello di Manta. </strong>A Camogli (GE) l&#8217;Abbazia<strong> di S. Fruttuoso</strong> e vicino a Rapallo <strong>Torre di Punta Pagana.</strong></p>
<p>Per cui ricordatevi di andare a votare, perché è un vostro diritto/dovere, ma anche di fare un giro tra i beni aperti dal FAI! Buon fine settimana!</p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='/2008/04/06/che-fretta-cera-maledetta-primavera/' rel='bookmark' title='Permanent Link: &#8220;Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera&#8221;'>&#8220;Che fretta c&#8217;era, maledetta primavera&#8221;</a></li>
<li><a href='/2009/03/20/zibaldone-d%e2%80%99inizio-primavera-di-un-dandy-suo-malgrado/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado'>Zibaldone d’inizio primavera di un dandy suo malgrado</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/03/10/giornata-fai-di-primavera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il decreto azzeccagarbugli</title>
		<link>https://thetamarind.eu/2010/03/09/il-decreto-azzaccagarbugli/</link>
		<comments>https://thetamarind.eu/2010/03/09/il-decreto-azzaccagarbugli/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 02:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Berni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[politica interna]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://thetamarind.eu/?p=4981</guid>
		<description><![CDATA[Il 5 marzo 2010 sulla Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto legge numero 29 dal titolo: &#8216;Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione&#8217;.
Tale decreto, emanato il giorno medesimo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato adottato dal Governo nell’intenzione di riammettere nel Lazio e nella Lombardia le liste elettorali del Pdl, rispettivamente escluse per un ritardo nella consegna della documentazione e per la non validità di 514 firme.
Il 6 Marzo, il Tar della Regione Lombardia, ha riammesso la lista di Roberto Formigoni senza tener conto dell’aiutino offertogli da Governo e Presidenza della Repubblica.
L’8 Marzo, il Tar del Lazio si è rifiutato di reintrodurre la lista del Pdl in quanto il d.l. appositamente emesso non è applicabile, considerato che le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005 e non dalla normativa nazionale &#8220;interpretata&#8221; dal governo.
La porta chiusa dal Tar regionale è rimasta però aperta dal quarto comma del decreto legge stesso che dice:
&#8220;I delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 (cioè che fossero entrati nei locali del Tribunale entro le 12 di sabato 27 Febbraio; ndr) possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo (Lunedì 8 Marzo) a quello di entrata in vigore del presente decreto&#8221;.
Perdonatemi lo scioglilingua, ma il decreto pronuncia che si possa fare qualcosa che secondo il Tar non è possibile fare in quanto manca la titolarità per farlo. Per tale motivo, nei prossimi giorni e nelle prossime ore sono attesi ricorsi e contro-ricorsi.
Indipendente da chi vincerà questa battaglia tra Stato e Regione Lazio, con questo atto il governo italiano ha confermato di fondare la sua attività politica su anabasi filosofiche e su elucubrazioni celebrali che quotidianamente mettono in pratica citazioni di alti pensatori e uomini di valore quali le seguenti:
La maggioranza degli uomini è stupida.
Biante da Priene, VI sec. a.C.
Una vera Democrazia non è mai esistita e non esisterà mai.
Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)
Anche per i più grandi uomini di stato fare politica vuol dire improvvisare e sperare nella fortuna.
Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)
La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non sono tutte giuste.
Don Lorenzo Milani (1923 – 1967)
È inoltre evidente come questo d.l. sia stato emanato nell’intenzione di dare un colpo decisivo alla principale causa del progressivo ridursi della legittimazione dei partiti politici e della loro crescente attenuazione della capacità di svolgere il proprio ruolo di collegamento fra i cittadini e le istituzioni ovvero l’eccessiva burocratizzazione della loro organizzazione interna e del sistema in generale, condividendo pienamente il pensiero di critica alle moderne democrazie di Charles-Louis de Secondat barone de La Brède et de Montesquieu (1689 – 1755) che afferma: Lo stato burocratico è la forma moderna del dispotismo.
Trapelata la notizia che a causa di quest’ultimo fastidio provocato dalla noiosa consuetudine che la legge è uguale per tutti, la maggioranza abbia perso 3 punti elettorali, è doveroso riconoscere il parziale mea culpa  degli uomini di governo: hanno infatti ammesso che scoppiato il caso delle liste regionali in questione, non dovevano litigare fra di loro e prendersela con chi aveva sbagliato, ma restare uniti, continuare a tenersi mano nella mano, pretendere microfoni e spazi televisivi e fare quello che meglio sanno fare:
deridere, attaccare e criticare avversari politici e magistrati.
Quindi, una volta riconosciuto questo macroscopico sbaglio, eccellenti nell’arte della retorica hanno cominciato a propinare come cavillo 500 firme false.
Subito dopo, indomiti e malgrado i tentativi di magistrati che sprezzanti di ogni sorta di buon senso, pretenderebbero di fare il loro lavoro avvalendosi unicamente di opinabili strumenti giudiziari, principi e leggi democratiche; sono tornati alle loro attività professionali oltre che politiche:
Immersi in una società sempre più liquida in ogni forma di relazione sociale, epicurei ed impareggiabili amanti di notte; stoici e responsabili padri di giorno hanno continuato a favorire con fare e motivazioni cristalline l’accesso di loro stessi, dei loro figli e affini in ruoli di potere di aziende private ed enti pubblici.
Moderni Atlante hanno ripreso a reggere il peso del potere massacrati dalla consapevolezza che le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie; modelli Icaro hanno proseguito il loro volo ininterrotto sopra la giustizia e a testa alta non hanno smesso di andare incontro alla sconfitta consapevoli che il massimo che possono ancora fare è ritardare la loro definitiva disfatta, la loro ultima erezione.
Tutto questo continuando a disinteressarsi del cambiamento d’era che stanno attraversando, dentro un presente devastato (ahi loro) dalla democratizzazione del sistema informativo e di quello energetico che nei prossimi decenni si imporrà sul loro mondo attraverso le reti World Wide Web e World Solar Energy Web.1
Con termini più modesti, per un solo minuto non hanno smesso di pensare ai cazzi loro, di combattere contro tutto e tutti in nome delle loro solide certezze, dei privilegi del mondo che li ha generati.
A questo punto, è doveroso ricordare che, per chi non amasse il loro modo di fare politica, per fortuna (o purtroppo), l’Italia può contare ancora sull’altro lato del parlamento:
Fra i più facinorosi, Antonio Di Pietro ha ribattezzato il decreto salva-liste come il decreto della vergogna, lo ha ritenuto da subito incostituzionale, quindi è andato oltre: ha invocato una chiamata alle armi, una insurrezione democratica di piazza per sventare il golpe in corso ed ha accusato Giorgio Napolitano di &#8220;Impeachment&#8221; poiché a suo avviso attraverso alcune dichiarazioni riportate nei vari quotidiani, si dedurrebbe che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo.

A questa reazione accecata dal diritto, il popolo di sinistra si è ritrovato rassicurato da affermazioni e gesti più moderati e distensivi:
Luciano Violante (ricordiamolo: professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino e deputato di sinistra dal 1979 al 2008) ha affermato infatti che: &#8220;Di Pietro? Qualche volta parla a vanvera&#8221; dimostrandosi ancora una volta di essere lo statista progressista più autorevole e sibillino nel ruolo di collante tra sinistra e destra italiana.
Per conoscere invece la reazione del leader più considerato della sinistra d’Italia ci ...


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/files/2010/03/azzeccagarbugli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4982" title="azzeccagarbugli" src="/wp-content/files/2010/03/azzeccagarbugli-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>Il 5 marzo 2010 sulla Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto legge numero 29 dal titolo: &#8216;Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione&#8217;.</p>
<p>Tale decreto, emanato il giorno medesimo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato adottato dal Governo nell’intenzione di riammettere nel Lazio e nella Lombardia le liste elettorali del Pdl, rispettivamente escluse per un ritardo nella consegna della documentazione e per la non validità di 514 firme.</p>
<p>Il 6 Marzo, il Tar della Regione Lombardia, ha riammesso la lista di Roberto Formigoni senza tener conto dell’aiutino offertogli da Governo e Presidenza della Repubblica.</p>
<p>L’8 Marzo, il Tar del Lazio si è rifiutato di reintrodurre la lista del Pdl in quanto il d.l. appositamente emesso non è applicabile, considerato che le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005 e non dalla normativa nazionale &#8220;interpretata&#8221; dal governo.</p>
<p>La porta chiusa dal Tar regionale è rimasta però aperta dal quarto comma del decreto legge stesso che dice:</p>
<p>&#8220;I delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 (cioè che fossero entrati nei locali del Tribunale entro le 12 di sabato 27 Febbraio; ndr) possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo (Lunedì 8 Marzo) a quello di entrata in vigore del presente decreto&#8221;.</p>
<p>Perdonatemi lo scioglilingua, ma il decreto pronuncia che si possa fare qualcosa che secondo il Tar non è possibile fare in quanto manca la titolarità per farlo. Per tale motivo, nei prossimi giorni e nelle prossime ore sono attesi ricorsi e contro-ricorsi.</p>
<p>Indipendente da chi vincerà questa battaglia tra Stato e Regione Lazio, con questo atto il governo italiano ha confermato di fondare la sua attività politica su anabasi filosofiche e su elucubrazioni celebrali che quotidianamente mettono in pratica citazioni di alti pensatori e uomini di valore quali le seguenti:</p>
<p><em>La maggioranza degli uomini è stupida.</em></p>
<p>Biante da Priene, VI sec. a.C.</p>
<p><em>Una vera Democrazia non è mai esistita e non esisterà mai.</em></p>
<p>Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)</p>
<p><em>Anche per i più grandi uomini di stato fare politica vuol dire improvvisare e sperare nella fortuna.</em></p>
<p>Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)</p>
<p><em>La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con</em> <em>leggi che ancora non sono tutte giuste.</em></p>
<p>Don Lorenzo Milani (1923 – 1967)</p>
<p>È inoltre evidente come questo d.l. sia stato emanato nell’intenzione di dare un colpo decisivo alla principale causa del progressivo ridursi della legittimazione dei partiti politici e della loro crescente attenuazione della capacità di svolgere il proprio ruolo di collegamento fra i cittadini e le istituzioni ovvero l’eccessiva burocratizzazione della loro organizzazione interna e del sistema in generale, condividendo pienamente il pensiero di critica alle moderne democrazie di Charles-Louis de Secondat barone de La Brède et de Montesquieu (1689 – 1755) che afferma: Lo stato burocratico è la forma moderna del dispotismo.</p>
<p>Trapelata la notizia che a causa di quest’ultimo fastidio provocato dalla noiosa consuetudine che la legge è uguale per tutti, la maggioranza abbia perso 3 punti elettorali, è doveroso riconoscere il parziale mea culpa  degli uomini di governo: hanno infatti ammesso che scoppiato il caso delle liste regionali in questione, non dovevano litigare fra di loro e prendersela con chi aveva sbagliato, ma restare uniti, continuare a tenersi mano nella mano, pretendere microfoni e spazi televisivi e fare quello che meglio sanno fare:</p>
<p>deridere, attaccare e criticare avversari politici e magistrati.</p>
<p>Quindi, una volta riconosciuto questo macroscopico sbaglio, eccellenti nell’arte della retorica hanno cominciato a propinare come cavillo 500 firme false.</p>
<p>Subito dopo, indomiti e malgrado i tentativi di magistrati che sprezzanti di ogni sorta di buon senso, pretenderebbero di fare il loro lavoro avvalendosi unicamente di opinabili strumenti giudiziari, principi e leggi democratiche; sono tornati alle loro attività professionali oltre che politiche:</p>
<p>Immersi in una società sempre più liquida in ogni forma di relazione sociale, epicurei ed impareggiabili amanti di notte; stoici e responsabili padri di giorno hanno continuato a favorire con fare e motivazioni cristalline l’accesso di loro stessi, dei loro figli e affini in ruoli di potere di aziende private ed enti pubblici.</p>
<p>Moderni Atlante hanno ripreso a reggere il peso del potere massacrati dalla consapevolezza che le <a title="Legge" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Legge">leggi</a> inutili indeboliscono quelle necessarie; modelli Icaro hanno proseguito il loro volo ininterrotto sopra la giustizia e a testa alta non hanno smesso di andare incontro alla sconfitta consapevoli che il massimo che possono ancora fare è ritardare la loro definitiva disfatta, la loro ultima erezione.</p>
<p>Tutto questo continuando a disinteressarsi del cambiamento d’era che stanno attraversando, dentro un presente devastato (ahi loro) dalla democratizzazione del sistema informativo e di quello energetico che nei prossimi decenni si imporrà sul loro mondo attraverso le reti World Wide Web e World Solar Energy Web.<sup>1</sup></p>
<p>Con termini più modesti, per un solo minuto non hanno smesso di pensare ai cazzi loro, di combattere contro tutto e tutti in nome delle loro solide certezze, dei privilegi del mondo che li ha generati.</p>
<p>A questo punto, è doveroso ricordare che, per chi non amasse il loro modo di fare politica, per fortuna (o purtroppo), l’Italia può contare ancora sull’altro lato del parlamento:</p>
<p>Fra i più facinorosi, Antonio Di Pietro ha ribattezzato il decreto salva-liste come il decreto della vergogna, lo ha ritenuto da subito incostituzionale, quindi è andato oltre: ha invocato una chiamata alle armi, una insurrezione democratica di piazza per sventare il golpe in corso ed ha accusato Giorgio Napolitano di &#8220;Impeachment&#8221; poiché a suo avviso attraverso alcune dichiarazioni riportate nei vari quotidiani, si dedurrebbe che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial25303781.html"><br />
</a>A questa reazione accecata dal diritto, il popolo di sinistra si è ritrovato rassicurato da affermazioni e gesti più moderati e distensivi:</p>
<p>Luciano Violante (ricordiamolo: professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino e deputato di sinistra dal 1979 al 2008) ha affermato infatti che: &#8220;Di Pietro? Qualche volta parla a vanvera&#8221; dimostrandosi ancora una volta di essere lo statista progressista più autorevole e sibillino nel ruolo di collante tra sinistra e destra italiana.</p>
<p>Per conoscere invece la reazione del leader più considerato della sinistra d’Italia ci è venuto in soccorso il Corriere dello sport che ha rivelato:<br />
La sera seguente all’approvazione del decreto salva-elezioni (sfascia-democrazia) lo sdegno di Massimo D&#8217;Alema si è seduto all&#8217;Olimpico, in tribuna Vip, a due passi dal volto teso del Ministro degli interni Roberto Maroni.<sup>2</sup><br />
Naturalmente nessuno ha bisogno di sfogliare anche la Gazzetta dello sport per sapere che la quasi totalità del popolo italico da sempre ama decidere il partito politico per cui votare come si sceglie una squadra di calcio: una sola volta e per tutta la vita.</p>
<p>Si può forse chiedere ad uno juventino di gridare forza Inter?</p>
<p>Mai, neanche per scherzo o dopo Moggiopoli. Mai!</p>
<p>Il giorno delle elezioni prossime venture, mentre un elettore di sinistra tutto quello che potrà fare è calcare ancora più forte un segno, la propria indignazione sulla solita area di preferenza, un elettore di destra troverà mai la forza di entrare nella cabina elettorale, turarsi il naso, magari indossare un guanto bianco e votare un partito di sinistra così da punire la condotta anti-costituzionale dell’area politica che ha sempre votato?</p>
<p>Quello che gli storici elettori di destra potrebbero fare, senza varcare troppo la linea dei propri ideali; potendo continuare a pensare: mai un lapis guidato dalla mia mano sfiorerà una falce, un martello ed i suoi derivati; è disperdere il proprio voto, votare scheda bianca oppure nulla.</p>
<p>Qualcuno senz’altro lo farà, ma in quanti?</p>
<p>Si sentirà forse davvero meno solo, Domenico Fisichella, co-fondatore, promotore dei valori di riferimento e del programma politico del defunto partito di destra Alleanza Nazionale (1994 – 2009)<sup>3,4</sup> che alle elezioni del 2006 si candidò e venne eletto tra le file dell’Ulivo convinto che chi credesse veramente nei valori della destra italiana dovesse andare contro l’attuale coalizione di maggioranza ed il suo degno governo?</p>
<p>Nell’attesa di riconoscere i risultati statistici che risponderanno a questi ultimi interrogativi, alle elezioni amministrative del 28 e 29 marzo 2010 o qualsiasi altra data in caso di rinvio (è inutile guardare la scadenza del latte versato), se anche nell’intera regione Lazio sarà possibile eleggere i candidati del Pdl il merito sarà di un decreto legge che sarà ricordato da tutti come un capolavoro di buon senso, di virtù civica, palese figlio della cultura della partecipazione alla vita pubblica e che si concretizzerà in una grande perdita di tempo e denaro, oltre che in un figura di merda mondiale in ottemperanza a leggi regionali, statali e costituzionali, fra cui ricordiamo l’art. 15 della Legge 400 del 1988<sup>5</sup> e quanto sancito dall’art. 72 della Costituzione.<sup>6</sup></p>
<p>Supposta la realizzazione dell’eventualità siffatta ed archiviate le sunnominate votazioni, visto che al più volte citato decreto legge non si poteva chiedere di fare quello che ha fatto, si evince che la Corte Costituzionale sarà chiamata a giudicare sulla sua costituzionalità e, banalmente, si troverà di fronte ad un aut aut binario: annullare le elezioni appena svolte; cessare di esistere.</p>
<p>La sola alternativa all’ipotesi appena redatta è che lungo le rive del fiume Tevere ci si presenti alle elezioni senza i candidati del Pdl, acronimo (non dimentichiamolo) di Popolo della Libertà<sup>7 </sup>e buonanotte al secchio.</p>
<p>______________</p>
<h5><sup>1</sup><a href="../../../../../2010/03/04/the-wsew%E2%80%99s-project/">https://thetamarind.eu/2010/03/04/the-wsew%E2%80%99s-project/</a></h5>
<h5><sup>2</sup><a href="http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/101133/%20Roma-Milan,%20tutto%20esaurito.%20Quanti%20vip%20all%27Olimpico">http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/101133/%20Roma-Milan,%20tutto%20esaurito.%20Quanti%20vip%20all%27Olimpico</a>!</h5>
<h5><sup>3</sup><a href="http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=7">http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=7</a></h5>
<h5><sup>4</sup><a href="http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=9">http://www.fisichella.it/2001/Archive/DocumentView.asp?DocumentID=9</a></h5>
<h5><sup>5</sup> <a href="http://www.governo.it/Presidenza/normativa/legge2308_400.html">http://www.governo.it/Presidenza/normativa/legge2308_400.html</a></h5>
<h5><em><sup>6 </sup></em><strong>Art. 72 Cost.:</strong><em><sup> </sup><strong>Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l&#8217;approva articolo per articolo e con votazione finale.</strong><br />
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l&#8217;urgenza.<br />
Può altresì stabilire in quali casi e forme l&#8217;esame e l&#8217;approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni. <strong>La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i</strong> <strong>disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale</strong> e per quelli di delegazione legislativa , di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi&#8221;.</em></h5>
<h5><sup>7 </sup>Le motivazioni della scelta del nome del partito Popolo della Libertà sono disponibili<sup> </sup>a partire del minuto 7:00 del<sup> </sup>video presente nel link: <a href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/congresso-nazionale-27-28-29-marzo-2009/27-28-29-marzo-2009.htm">http://www.ilpopolodellaliberta.it/congresso-nazionale-27-28-29-marzo-2009/27-28-29-marzo-2009.htm</a> e sono le seguenti: “Il Popolo della Libertà fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali: popolo, perché la sovranità appartiene al popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare; libertà perché è il nostro valore di riferimento, religione laica, stella polare che ci guida in tutte le decisioni.”</h5></p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://thetamarind.eu/2010/03/09/il-decreto-azzaccagarbugli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
