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Cooperanti oggi: quali prospettive?

12 novembre 2008
Pubblicato in Attualità
di Thomas Villa

Partiamo da un dato di fatto: spesso la cooperazione non porta da nessuna parte.
Eppure, viagra perché allora il fenomeno del volontariato e del terzo settore coinvolge ogni anno milioni di giovani e adulti e li spinge a partire o anche solo ad impegnarsi per l’utopico obiettivo di un mondo migliore? Perché non c’è mai un sentimento di frustrazione (anzi, spesso è di entusiasta testimonianza) tra i volontari che lasciano modernissime città occidentali per recarsi nei posti più sperduti del Pianeta? E soprattutto, perché quello del terzo settore è un fenomeno in costante aumento se è vero che le tendenze dei Paesi in via di sviluppo sono in costante ribasso? Soprattutto, guardacaso, per ciò che riguarda l’Africa, il più sventurato (secondo i canoni occidentali) dei continenti. E anche il più visitato da missioni occidentali. Al contrario, le realtà asiatiche e sudamericane stanno testimoniando qualche piccolo segnale di ripresa.
Ma non vorrei dare l’impressione di voler esprimere una tesi così assurda quale sarebbe una forma di legame tra la “turistizzazione” degli aiuti umanitari e il sottosviluppo delle zone soggette alla visita di cooperanti con l’ipod e le fotocamere digitali. No, sarebbe assurdo. Una volta tornati a casa, ci si sente così bene. Si è aiutato un paese in via di sviluppo, è vero. Ma forse non si sono aiutate le persone. Quante volte mi è capitato di rimanere stupefatto nei miei viaggi (è vero sono giovane, ma ne ho fatti abbastanza da capire alcune cose) quando osservavo il comportamento di capiprogetto più attenti a replicare la realtà occidentale in Africa piuttosto che aiutare le popolazioni a crescere insieme. Cooperare significa crescere insieme. Non sviluppare l’altro suo malgrado.
Che senso ha per un Africano, ad esempio, una tecnologia modernissima ed efficientissima ma che non rappresenta nulla per il donatore? Più o meno quello che per noi rappresenterebbe un arnese bellissimo istoriato di magnifici simboli tradizionali, ma senza un minimo livello di funzionalità.
È questo l’ostacolo più arduo tra le differenti culture. La cooperazione non può prescindere un elemento di parità tra le due parti. La cooperazione non è mai per l’altro, la cooperazione è con l’altro. E se si raggiunge sviluppo, è necessariamente sviluppo condiviso. Ogni altra forma, è una ipocrita e più o meno mascherata tentazione di sfruttamento. Ogni cooperante o aspirante tale dovrebbe sapere che per intraprendere un viaggio presso una ONG asiatica, o anche solo nei vicini Balcani, la maggior parte del suo contributo non sarà sotto forma di umanitaria assistenza ai bisognosi, ma alle multinazionali del petrolio, dell’auto o alle compagnie aeree che hanno permesso all’occidentale di raggiungere alcuni posti di cui una volta tornato potrà finalmente dire anche lui: “loro non hanno niente, eppure sono così felici!”. Peccato che però a noi in caso di necessità basta schioccare un dito per tornare a casa. Loro a casa ci sono già. E se hanno bisogno d’aiuto, devono sperare nella generosità di qualche lontano visitatore che neppure parla la loro lingua.
Per questa puntata ho finito, ma purtroppo vi sono ancora molte cose che vorrei raccontarvi su quello che è la cooperazione. Vi descrivo la situazione per come è in realtà affinché ognuno di noi possa farsi una opinione autonoma di come poter cambiare questa situazione. Scuotere le granitiche certezze del cooperante occidentale è forse l’unico modo di cambiare una situazione che, ormai è evidente, non funziona. Le mie poco edificanti riflessioni non vogliono essere nulla più di alcuni spunti di riflessione per non dormire tranquilli la notte. Come purtroppo in molti meravigliosi Paesi già da tempo accade ogni notte. Ma non per una fastidiosa zanzara chiamata “dubbio” o “coscienza”, ma per un bisogno primario chiamato “fame”.



One Response to “Cooperanti oggi: quali prospettive?”

  1. giacomo scrive:

    giusta battaglia che supporto da anni. bello il nuovo sito.
    geQ