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Ritorno da Damasco

24 febbraio 2008
Pubblicato in Attualità
di Andrea Stringhetti

Non ho ancora capito se stare due mesi in Siria mi abbia fatto bene o male. Bene, no rx perché al mio ritorno l’Italia sembrava il Paese più bello del mondo. Male, perché per tutto il mio soggiorno mi ero vergognato tantissimo del mio Paese davanti a tutti gli stranieri che mi chiedevano per quale strana ragione Berlusconi potesse essere primo ministro. Bene, perché ho capito che non vivrò mai in un Paese arabo. Male, perché al ritorno in Italia non era cambiato niente. Bene, perché come ho mangiato in Siria da nessun’altra parte. Male, perché sono ingrassato di 6 chili in due mesi e una volta tornato ci ho messo altri 4 mesi per tornare al mio peso forma. Bene, perché mi sono guardato dentro e ho riflettuto molto sulla mia vita, ne avevo davvero bisogno. Male, perché non sono riuscito a creare legami veri con nessuno, oppure ci sono riuscito troppo tardi, quindi ero sempre solo. Bene, perché ho capito quanto bene voglio al Paese dove sono nato, casa mia, che mi è mancato così tanto. Male, perché tanto lo amo da lontano, tanto lo odio da vicino.

Potrei andare avanti a elencare contrasti per pagine, ma abbiamo capito che, come tutte le cose, questa esperienza ha avuto tanti lati positivi quanti negativi.

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In ogni caso il confronto con l’Italia e con Milano è venuto facile e spontaneo. È bastato sbarcare a Fiumicino per vedere quanto l’aeroporto fosse nuovo e pulito, quanto le persone mi sembrassero “normali”. Sono uscito dal terminal di Linate alle 18 di venerdì, l’ora in cui qualunque milanese darebbe mezzo stipendio per non dover affrontare il traffico e io, che dovevo attraversare tutta l’intera città da un capo all’altro per arrivare finalmente a casa (un’ora di viaggio), ero perfettamente tranquillo e rilassato. Sentivo silenzio e respiravo aria pulita. Mio fratello che era venuto a prendermi era sconvolto: silenzio, con tutto questo macello da aeroporto? Aria pulita, con questo traffico? Ma dove sei stato due mesi, chiuso in una petroliera? Eppure io ero beato nel mio riconquistato mondo di strade pulite, di gente civile e silenziosa, di parchi e prati e giardini e viali alberati, di supermercati, di semafori che funzionano, di autobus con il cambio automatico, di macellerie con la carne di maiale, di bar che vendono birra, di chiese con dolci campane che suonano, di coppie in giro per mano e abbracciate, addirittura si baciavano per strada.
Tutto questo era Milano al mio ritorno, ed era così perfetta. Per giorni ho camminato per la città come se fosse coperta di neve, perché tutti i rumori mi sembravano attutiti, tutto completamente ovattato, come fossi appena uscito da un concerto metal, ma di quelli buoni. Nulla di tutto quello che prima era sempre stato un problema lo era più: i mezzi pubblici, i resti dei cani sui marciapiedi, i nostri politici, la nebbia, la disorganizzazione, le strutture scadenti dell’università, la connessione a internet. Nell’attesa di partire per la Siria non avevo fatto altro che maledire l’Italia e lamentarmi di quello che non andava, eppure erano bastati due soli mesi a farmi cambiare completamente punto di vista: l’Italia era improvvisamente diventata un bel posto per vivere, un posto dove stavo bene.

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Il fatto di trovarmi in un Paese straniero meno evoluto, per così dire, sotto tanti punti di vista, dove la libertà non è certo intesa nello stesso senso in cui la intendiamo noi, mi ha fatto riflettere su quanto l’Italia sia un Paese moderno, avanzato, democratico, florido. Mi ha fatto pensare a quanto spesso ci lamentiamo dei nostri politici, delle nostre istituzioni, della nostra società, perfino di noi stessi, senza guardare mai a quello che c’è di buono in tutto quello che siamo come Paese.

Naturalmente è inutile dire che è bastato poco per tornare sui miei passi e ritrattare tutto, è bastato tornare a contatto con i nostri ormai così consueti problemi per ricredermi. Non che mi sia tornata la voglia di andare in Siria, ma in qualche altro posto sì. E anche veder scemare così alla svelta tutto questo ottimismo mi ha fatto riflettere non poco. Possibile che sia stato così facile disamorarmi di un Paese al quale, migliaia di chilometri distante, mi sentivo così legato, di una società della quale mi mancava così tanto essere parte? Possibile che ora sia di nuovo così disposto a rinnegare le mie radici, a rinunciare a casa mia pur di non subire più certe violenze?
Possibile. Più che possibile, reale.
Troppo forte la tentazione di lasciar perdere davanti all’illusorio ottimismo nel vedere “le cose che funzionano”, perché poi finiamo sempre per convincerci che non ne vale la pena. Ma ne siamo davvero così sicuri? In fondo, se una parte delle cose, che è una buona parte, funziona, perché non dobbiamo pensare che si possa mettere a posto anche il resto?

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8 Responses to “Ritorno da Damasco”

  1. Luna scrive:

    Dear Andrea,
    Im half Syrian, half italian. I lived in damascus for over 10 years and my parents still live there. I am surprised that you did not enjoy Damascus more since everyone, from foreign students to professors, always have so many great things to say about the people, the culture, the history. You describe damascus from such a negative perspective. I agree that there is nothing like home and that Italy is more advanced etc but certain values have disappeared from Italy. In Italy I have never found a person that is willing to help me the way Syrians do. I dont know….. I prefer damascus. However, like Italy, damascenes are trying to change the political situation… everyone is fighting for change! I encourage you to visit Damascus another time while Im there, Im sure i can change your mind…

  2. misha capnist scrive:

    Andrea, Andrea. Leggo ora il tuo articolo. Conosco e riconosco moltissime delle sensazioni che descrivi, e ricordo il mio rientro dalla Thailandia, Paese in cui ho vissuto per lavoro e che in quell’epoca non ho particolarmente amato (il senno di poi, si sà, è una scienza esatta…). Tutto mi sembrava bello, atterrando all’aeroporto di Venezia, tutto ERA bello. Io non ho lasciato l’Italia per protesta, l’ho lasciata per vanità, per frivolezza, per sogno. Io amo l’Italia perché è la mia terra, sono fiero di essere Italiano, non trovo niente da ridire sulle strutture architettoniche e politiche della mia bella Italia. L’Italia è un’amica, l’Italia è viva, l’Italia è quello che è, e io la amo perché è Lei, di un amore folle e incondizionato, irrazionale e sincero, incosciente e beato. Vivere a Parigi, dicevo, non è una protesta. Vivere a Parigi è un modo per avere il batticuore ogni volta che rientro, ogni volta che la trovo più bella, ogni volta che la sento più amata e più mia. Allo stesso modo per le persone: sono un poligamo sfegatato, la mia storia di coppia è formata da cinque persone viventi nella stessa città, coscienti e consenzienti, ma cascasse il mondo, mai e poi mai potrei dividere con alcuno dei componenti la mia quotidianità. Ci amiamo per quello che siamo, forse siamo tutti egoisti, ma da anni abbiamo il batticuore quando ci ritroviamo.
    Facciamo quello che possiamo per migliorare e nutrire il nostro Paese e il nosrto amore per lui. é il minimo che possiamo fare. Perlo di gratitudine.

  3. margherita scrive:

    Caro Misha,
    è vero che stare lontani dall’Italia alimenta l’amore per il nostro paese e le emozioni positive al ritorno. In questo modo però ci si libera anche di quella rabbia quotidiana che chi vive in italia e naturalmente a chi qualcosa dell’Italia importa, prova. Rabbia perchè siamo governati da una lenta macchina i cui ingranaggi necessitano di olio fresco che non arriva. Rabbia perchè dalla politica alle poste bisonga lottare per avere un minimo risultato. Rabbia perchè sembra che la vita in Italia sia più un risolvere problemi che non godere dei frutti di un paese che, in teoria, fa parte del mondo più civilizzato. A Parigi probabilmente nons enti tutto questo per l’Italia e se anche ti capitasse di imbatetrti in macchinosi ingranaggi mal funzionanti francesi, potresti non sentirti parte di quel malfunzionamento, nè responsabile, perchè sei italiano.
    Per la poligamia ti sostengo, io ho conquistato uno spazio tutto mio di cui sono gelosa proprietaria e non sono sicura che codividere troppo con altri sia salutare!

  4. geq scrive:

    io ero in syria ma ho avuto tutt’altre impressioni, soprattutto al rientro a milano. ad ogni modo io, antiecologista convinto, consiglio comunque qualche studio sull’inquinamento e sul traffico perché damasco tutto è tranne che più inquinata del nostro amato capoluogo lombardo.
    ciao stringoech.

  5. Angelica Martinez scrive:

    Sto pensando di andare a Damasco per 5 o 6 giorni ma non soo sicura, sono studentessa a Roma e ho 24 anni, ho chiesto il giro, ho cercato su internet e tutte le informazioni che trovo si contradiscono, alcuni dicono che non ce problema che è una bella esperienza, altri (alcuni di questi musulmani amici) lo sconsigliano, dico il fato di andare da sola, e mia madre…bhè gli stava a venire un colpo al cuore!!!!
    Qualcuno potrebbe consigliarmi? Secondo voi potrei trovarmi in pericolo? Ho un po paura ma la curiosita e la voglia di andarci è più forte….qualche consiglio???

  6. R scrive:

    Vai. come tutte le dittature la Siria e’ estremamente sicura.

  7. Luna B. scrive:

    Ciao Angelica!
    Sono a damasco fino meta settembra. se hai bisogno di qualsiasi info fammi sapere! eventualmente ci possiamo pure incontrare.
    Luna

  8. gv scrive:

    angelica, la syria è indubbiamente uno dei posti più sicuri al mondo e ignorante è chi pensa il contrario