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Europa-Tunisia: vittorie e fallimenti di un partenariato

27 novembre 2008
Pubblicato in Attualità, Fiori
di Chiara Massaroni

Da moltissimo tempo la Tunisia intrattiene un rapporto speciale con l’Italia. Soprattutto grazie alla stretta vicinanza geografica tra i due Paesi,  attualmente l’Italia è uno dei maggiori partner economici. E lo stesso vale anche per la Francia, con cui la Tunisia è legata come ex colonia.  Ma che cosa rimane nascosto ed ignorato dietro questi vitali e remunerativi scambi di  merci e di denaro?

La Tunisia, vista dall’Italia, sembra essere un piccolo Paese del Maghreb modestamente avanzato, economicamente piuttosto ricco rispetto ai sui vicini del Nord Africa (soprattutto se si esclude, come spesso avviene nelle statistiche ufficiali del Paese, la parte Sud, desertica e scarsamente abitata). E sembra anche piuttosto aperto politicamente. Attraverso i nostri media non ci arrivano quasi mai notizie da questa terra. Dunque, visto che in Italia, per l’informazione, funziona la regola “nessuna nuova, buona nuova”, è lecito immaginare che questo piccolo Paese incastrato tra due Stati piuttosto caldi possa essere relativamente “fresco” dal punto di vista politico.

In più, la Tunisia rientra tra i Paesi che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Barcellona del 1995, che ha inaugurato il Partenariato Euro-mediterraneo, un partenariato nato dalla necessità di creare una strategia comune per i Paesi della sponda Sud e Nord del Mediterraneo, che non si occupasse soltanto degli aspetti economici delle relazioni tra i Paesi, ma che subordinasse la cooperazione economica ad un effettivo rispetto dei diritti umani e di un processo di democratizzazione da parte dei Paesi del Maghreb. Visti gli ottimi rapporti economici che intratteniamo con questo Paese , viste le frequenti visite di Stato e relazioni amichevoli tra i due Paesi, ancora una volta si potrebbe immaginare la Tunisia come un Paese relativamente stabile politicamente e avanzato nel processo di democratizzazione e tutela dei diritti umani.

Ma la realtà, soprattutto se vista dall’ “interno” , è completamente diversa. Dietro una economia che cresce ad un tasso reale del 6,3% annuo si nasconde un regime che non è eufemistico definire  “autoritario”, e da alcuni punti di vista anche più autoritario dei suoi vicini. La Tunisia si situa, infatti, agli ultimi posti tra i Paesi del Maghreb e del Mashrek per quanto riguarda la libertà di stampa, secondo una statistica redatta da Réposters Sans Frontieres. Non esiste alcun quotidiano indipendente ed è il governo che decide la distribuzione della pubblicità tra le testate – in questo modo la stampa risulta formalmente libera, ma praticamente impossibilitata ad esistere se non ha i favori del governo. Il multipartitismo è tecnicamente inesistente, anche se, anche da questo punto di vista,  il governo lascia la libertà ad alcuni raggruppamenti di partecipare alle elezioni. Ma il presidente attuale è in carica da ormai più di 20 anni, e le prospettive di un cambiamento per le elezioni del 2009 sono praticamente pari a zero. E abitando a Tunisi per qualche tempo ci si rende effettivamente conto di quanto sia penetrante e onnicomprensivo il potere del Presidente. È solo dopo qualche tempo che ci si rende conto che i giornali locali non parlano che di “enormi successi di crescita dell’economia nazionale”, o di “enormi successi della squadra di calcio di Tunisi” o di “enormi successi nelle relazioni bilaterali con la Francia”. Notizie vuote, banali, scontate e spesso inutili. Non una parola sulla società civile. Non una riga sui diritti umani. Perché effettivamente la società civile è praticamente inesistente.  E non c’è alcun rispetto per i diritti umani. In questo Paese che è un ossimoro costante la figura del Presidente giganteggia tutti gli angoli delle strade, la sua voce si ripete spesso sulla radio e alla televisione. E la polizia è ovunque, ed è i mille occhi del presidente, insieme ai tassisti, ai camerieri dei ristoranti, ai receptionist degli alberghi. Tutti sono occhi e orecchie del presidente. Tutti ascoltano e nessuno parla. E l’Italia appoggia e sostiene questo governo; e la Francia si congratula per “gli enormi passi avanti compiuti dal governo tunisino in tema di liberà d’espressione, educazione e diritti umani”.

Un’altra volta, se da un lato l’Europa si presenta come baluardo difensore e promotore dei diritti umani e del processo di democratizzazione negli altri Paesi, sono sempre gli interessi economici a prevalere, e di tutto il resto non restano che tante belle dichiarazioni, parole vuote scritte durante qualche pomposa conferenza al vertice, tra tante strette di mano e fotografie da mettere in prima pagina.



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