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La mia Africa

21 marzo 2009
Pubblicato in Attualità
di Nadia Albergati

La natura con la sua semplicità penetra nel cuore disegnando immagini d'amoreAd aprile mi è capitato di incontrare una persona speciale, treat una persona con una malattia molto particolare e soprattutto molto contagiosa.
Un giorno questa persona mi ha chiesto di seguirla in un’avventura, medical un viaggio in un paese dove il tempo sembra essersi fermato e il confine fra sogno e realtà cessa di esistere… beh, try ho deciso di partire ed è stato allora che sono stata contagiata dalla stessa malattia, l’unica da cui non si vorrebbe mai guarire… è stato allora che ho scoperto cosa fosse il Mal d’Africa.

Tutto inizia il 24 aprile 2009, verso le 18:00, quando mi ritrovo all’aeroporto di Linate con un gruppo di 4 persone che non conosco, pronta a raggiungere la mia meta, Lilongwe, la capitale del Malawi.

Franco era partito una settimana prima per partecipare ad una missione anti-bracconaggio e io l’avrei raggiunto con il suo amico Fabio e altre tre ragazze. Ad aspettarci, dopo ben dodici ore di volo, c’erano Francesca e Stefano di Africa Wild Truck (un Tour Operator specializzato in viaggi di avventura) insieme a Franco e gli altri membri del gruppo con cui avrei stretto un rapporto fantastico.

Senza perdere troppo tempo, una volta organizzato il nostro spostamento e ottenuta l’attrezzatura necessaria ad allestire il campo base, il 26 aprile siamo partiti per il lungo trasferimento al South Luangwa National Park, luogo dove i miei sogni di bambina sarebbero diventati realtà.

Durante il tragitto mi sono trovata a salutare folle di bambini bellissimi che correndo incontro al truck gridavano eccitati. Ho scattato fotografie tentando di catturare la luce dei loro sguardi e la semplicità quasi sconcertante delle abitazioni in cui vivono e degli oggetti che utilizzano per ottenere dalla terra il sostentamento di cui hanno bisogno.

Una volta allestito il campo sulle rive del fiume Luangwa sono iniziati i nostri safari all’interno del parco. Un parco di 9.050 Km quadrati, nel cuore di una vegetazione ricchissima, dove tutto tace. Solo la natura fa sentire la sua presenza con i suoi profumi, i suoi colori e le fantastiche creature che la abitano.

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E lì, durante i nostri safari, si sono materializzati davanti ai miei occhi, a volte a meno di tre o quattro metri di distanza, animali che da bambina mi divertivo ad emulare, affascinata dalla bellezza, dall’eleganza e dal mistero di esseri che sembravano allora lontani e impossibili da incontrare.

Branchi di elefanti, zebre, giraffe, puku, impala. Babbuini che litigano per il controllo del territorio rincorrendosi fra i frutti dei buffissimi Sausage Trees. Due giovani leoni maschi che riposano su un albero mentre la madre si rotola nell’erba alta come farebbe un qualsiasi gattino d’appartamento. Licaoni che si stirano e riposano all’ombra della fitta vegetazione, mentre un’aquila pescatrice afferra un enorme pesce gatto e lo trascina nel fango della palude.
E poi lui, l’animale più elegante e misterioso del parco, difficile da trovare ma talmente bello da rimanere impresso nei miei occhi pieni di emozione: completamente abbandonato e rilassato sul ramo di un albero, un bellissimo esemplare di leopardo riposa per niente disturbato dalla nostra presenza.

E mentre un tramonto rosso fuoco illumina la vallata con sfumature di colore mai viste prima, tutto mi appare come ovattato, fuori dal tempo, come in un sogno ad occhi aperti.
Una lacrima percorre il mio viso e in quel momento mi rendo conto di quanto questo mondo, che tutti chiamano Africa, sia in grado di tatuarsi sul cuore di chi è capace di osservarlo, di sentirlo e di viverlo… mi rendo conto di quanto reale possa essere ciò che chiamiamo Mal d’Africa.

Questa è la mia avventura, l’avventura che mi porterò per sempre nel cuore e che auguro a chiunque di poter vivere come l’ho vissuta io.



4 Responses to “La mia Africa”

  1. Katy scrive:

    Ciao Nadia,
    Il tuo articolo inizia informando il lettore che sei partita in Malawi per partecipare ad una missione anti-bracconaggio. Al interno pero’ si legge solo di bambini bellissimi con li sguardi luminosi (perche’ i bambini Europei li sguardi luminosi non ce li hanno?) e della lista di animali che sono stati avvistati durante il safari.
    E del bracconaggio che ne e’ stato? Chi lo fa? come lo avreste combattuto? E chi e’ che da l’autorità’ a gruppi di Europei di venire a fare la polizia protettrice degli animali nei parchi Africani?

  2. Roberto Priolo scrive:

    Ciao Katy,
    inizio a rispondere io al tuo commento, poi Nadia lo farà se vorrà. A dire il vero è l’amico di Nadia, Franco, ad essere partito per una missione anti-bracconaggio (non so con quale autorità, ti farò sapere)… la redazione domanda venia per questa svista e mancanza di chiarezza nell’esposizione dei fatti. Se poi ho capito male pure io, mi scuso doppiamente.
    Quanto agli sguardi luminosi, beh… sono certo che Nadia non volesse asserire che i bimbi europei abbiano uno sguardo meno luminoso di quelli africani. Lungi da noi fare questo tipo di discriminazione…
    Passando ad argomenti decisamente più importanti ed interessanti, se è un articolo sull’anti-bracconaggio che ti interessa, chiederò a Nadia di domandare al suo amico di scrivercene uno, nel quale le tue domande troveranno risposta. Nel caso non sia disponibile, potremmo organizzare una spedizione tamarindica in Africa Nera per meglio approfondire questo tema, e magari analizzare anche il grado di luminosità negli occhi dei bambini locali.
    A parte gli scherzi, i commenti e le critiche sono sempre accettati con piacere, se costruttivi… ergo il tuo valido suggerimento di scrivere del bracconaggio.
    Cordialmente,
    Roberto Priolo

  3. Katy scrive:

    Ciao Roberto,
    Rispondo a te visto che Nadia non ha risposto.
    Sfortunatamente, in opinione mia, questo articolo ha diverse problematiche. Cercherò’ di elaborare il mio pensiero nel modo più costruttivo possibile focalizzando su due elementi.

    1. Lo sguardo dei bambini: il mio commento era un po ironico ma celava una critica più’ profonda. Spesso quando si parla di Africani, li si dipinge con un pennello rosa, descrivendoli come creature speciali e semplici se nonché’ un pochino primitivi. Questo continua ad essere un problema per quanto riguardo gli atteggiamenti degli Occidentali verso l’Africa (“un viaggio in un paese dove il tempo sembra essersi fermato e il confine fra sogno e realtà cessa di esistere”). Fa comodo descrivere un intero continente come fermo nel tempo e quindi arretrato, arretrato e quindi meno capace di aiutarsi da se e quindi bisognoso del aiuto di noi “civilizzati avanzati”. Discorsi di questo genere giustificano i continui inteventi che si fanno a detrimento del Africa nel nome del “Umanitarismo” e dello “Sviluppo economico”. Ovviamente Nadia nel articolo non ha detto ciò’, ma la scelta di vocabolario lascia aperto a razionalizzazioni di questo genere.

    2. L’articolo in generale: Nadia mette l’articolo nella sezione viaggi. Io da un articolo di viaggi mi aspetto di imparare qualcosa di un posto e di avere indicazioni sul come si arriva in quel posto e come si fa ad arrangiarsi una volta li. In piu voglio sapere perche’ dovrei andare su quel particolare safari invece di andare, che ne so, A Masaai Mara nel Kenya o al Seringheti in Tanzania. Cosa c’è’ di speciale e diverso in un safari nel South Luangwa National Park in Malawi? E poi, dove e’ il Malawi? Che posto e’? In che modo si differenzia dal resto di Africa? Le domande sono retoriche, potrei continuare cosi a lungo ma il mio punto e’ che da un articolo di viaggio spero di essere informata e deliziata. Sono andata in Africa, ho visto gli animali, e’ stato molto bello, mi sembra troppo vago.

    4. Il Mal d’Africa: cos’è’?

    Mi scuso per la mia polemica. In tema Africa posso continuare per ore ma non mi sembra giusto nei confronti di Nadia che alla fine ha solo trascritto la sua esperienza di un viaggio in cui si e’ trovata molto bene. Forse poi, il fatto che io trovo i safari noiosissimi, occulta un po la mia lettura di un articolo su questo tema, rendendomi meno oggettiva di quanto ne sarei altrimenti.

  4. Roberto Priolo scrive:

    Ciao Katy,

    grazie per la tua risposta.
    1) non sono d’accordo sulla questione delle razionalizzazioni. Vedo più che altro, come hai detto tu, una persona che ha raccontato una esperienza di viaggio positiva. Capisco e condivido la tua preoccupazione sulla maniera in cui spesso l’Africa è descritta, ma non vedo l’articolo particolarmente dannoso in questo senso. Direi che su questo punto possiamo concordare di dissentire, almeno in parte e con il massimo rispetto reciproco.

    2) il taglio che si cerca di dare agli articoli della sezione viaggi è descrittivo. Cerchiamo di evitare dettagli del tipo “how to get there”, “how to move around”, etc… capisco le tue domande, ma purtroppo si è deciso di scrivere gli articoli senza informazioni da “guida”, che pure io trovo spesso necessarie. Magari l’articolo manca di alcune cose, su questo non ho nulla da dire, ma Nadia non è stata al Masai Mara o al Serengeti… per questo non poteva dire perchè il parco in cui è stata in Malawi è meglio di quegli altri! Mi dispiace se l’articolo non ti è piaciuto, spero che le prossime pubblicazioni della redazione incontrino il tuo favore. Io faccio il possibile, ma chiaramente non si può sempre riuscire.

    3)Il Mal d’Africa… eheheh, credo di non aver mai ricevuto per due volte la stessa definizione di “Mal d’Africa”. Ognuno ha un’impressione diversa del continente… per questo non credo si possa dire cos’è il Mal d’Africa sperando di azzeccarci! Nadia ne ha dato una sua interpretazione… spiegando cosa le è rimasto impresso!

    Non devi ASSOLUTAMENTE scusarti per la polemica, ogni commento costruttivo è assolutamente benvenuto! Come redattore, per me è importante sondare il terreno, e capire cosa la gente pensa di quanto viene pubblicato… ammetto che il tuo primo commento mi ha un pò dato fastidio, più che altro per il tono, ma con la tua ultima risposta accolgo la critica a braccia aperte. E ti invito a continuare a leggere i nostri articoli, e farci sapere la tua opinione a riguardo.

    A presto,
    Roberto