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Protesta Sociale e Fuga dalla Città nelle Opere di Emilio Longoni

31 ottobre 2009
Pubblicato in Segnalazioni
di Luigi Galimberti Faussone

“Io sempre in lite sono con me stesso.

Che far dunque potrei?

Dell’opre da me fatte io son dolente.

Che far dunque potrei?

Penso che tu, remedy Signor, cialis perdonerai

con generosa voglia;

ma per l’onta che tu quello che ho fatto

vegga, che far dovrei?”

Omar Khayyam (Nishapur, Persia selgiuchide, 1048-1131), Quartine, trad. Italo Pizzi

Emilio Longoni, L’oratore dello sciopero, 1890-1891Alla religione buddista, passando per la poesia di Khayyam e i Pensieri di Pascal, è giunto il percorso spirituale e artistico di Emilio Longoni (1859-1932), pittore e poeta lombardo di Barlassina, in Brianza. Tale percorso è abilmente ricostruito nella mostra 2 collezioni, ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, che espone ventitré significative opere, otto appartenenti alla stessa GAM e quindici di proprietà della Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, che ne ha finanziato il restauro e lo studio.

La produzione artistica di Longoni si concentra in principio sulle nature morte e sui ritratti, che lo porteranno a guadagnare una certa notorietà nell’ambito della committenza lombarda. Tuttavia, è del 1891 l’opera che segna una prima apparente frattura nella sua produzione: L’oratore dello sciopero. La tela, dipinta in occasione del primo anniversario dell’allora rivoluzionario sciopero del 1 maggio 1890 che si tenne a Milano per la Festa dei Lavoratori, ritrae un uomo che con una mano si regge a un’impalcatura di cantiere, mentre coll’altra mostra al cielo il pugno chiuso. Sullo sfondo, una folla in fermento, una carica delle guardie e una bandiera rossa col fiocco anarchico; in primo piano, più in basso, compagni lavoratori anch’essi col pugno chiuso. Le novità dell’opera non sono tanto nel soggetto – lo sciopero e la protesta sociale sono temi che interessano gli artisti di tutt’Europa in quegli anni – ma nella sua resa, caratterizzata da un taglio fotografico che rende l’opera simile a un manifesto.

Emilio Longoni, Ghiacciaio, 1910-1912Nonostante già nel 1894 Longoni compie i primi studi dal vero sull’Appennino e sull’Adamello, è solo nei primi anni del nuovo secolo che abbandona la città, che sempre più diventava il centro della vita politica, economica e sociale, e si rifugia in montagna. A segnare quell’epoca fu la feroce repressione dei moti milanesi del maggio 1898 condotta dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, che ordinò di sparare coi cannoni sulla folla manifestante, causando la morte di numerose persone. Nei quadri di Longoni, alla protesta sociale si sostituisce la contemplazione della natura che, tuttavia, non è mero paesaggio ma luogo di ricerca spirituale e artistica. La rarefazione delle opere di Longoni, come in Ghiacciaio, è caratteristica della sua ricerca pittorica che ha portato il divisionismo ai limiti dell’astrattismo, senza tuttavia mai sorpassarne i confini.

Dalle nature morte e dai ritratti, ai temi sociali e politici, fino alla natura di alta montagna, il mutare dei soggetti non corrisponde di certo a una ricerca incoerente, bensì una profonda evoluzione artistica. Difatti, in una delle sue ultime note autobiografiche trascritte dalla moglie Fiorenza De Gaspari, Longoni afferma: “I miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita. Questa conclusione mi si presenta un giorno, nel quale, mettendo in ordine cronologico le fotografie dei miei quadri, avverto in essi una continuità di pensiero”.

Emilio Longoni: 2 collezioni, 22 ottobre 2009 – 31 gennaio 2010, Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Il catalogo della mostra, a cura di Giovanna Ginex, è pubblicato da Skira (2009, 176 pp., €39). Oltre a un ampio e accurato saggio della curatrice, sono presenti nel catalogo le relazioni delle approfondite indagini scientifiche e di restauro condotte sulle opere di proprietà della Galleria d’Arte Moderna, che permettono di comprendere a fondo la tecnica pittorica e compositiva di Longoni e dare così nuovo e più pieno significato alle sue opere.

Galleria d’Arte Moderna (GAM)

Villa Reale, Via Palestro, 16 – 20121 – Milano

Tel. +39 02 76340809 – www.gam-milano.com

Orari: mar-dom, 9.00-13.00 e 14.00-17.30

Ingresso gratuito



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