AttualitàOpinioniSegnalazioniDossierNausicaa LabAssociazione CulturaleEventi

Il caleidoscopio immoto

21 giugno 2011
Pubblicato in Segnalazioni
di Anna Caterina Dalmasso

The Tree of Life di Terrence Malick

Malick ci tiene incollati a guardare per diversi minuti una galassia in espansione, try la crosta terrestre che si raffredda, prostate il brodo primordiale, un axolotl che guizza felice nella Tetide, un Parasaurolophus che bruca nella foresta… A parte il fatto che tutto ciò lo aveva già fatto magistralmente Kubrick e persino Walt Disney molti anni fa – era il 1940 quando Fantasia uscì per la prima volta nelle sale ­–, Malick può evidentemente permettersi – cosa rara – di farci stare semplicemente di fronte ad un’immagine e guardare.

Ma che cos’è quest’immagine? L’immagine non sta di fronte a noi come un oggetto tra gli altri, non è nella storia come un punto su una linea. L’immagine, con la sua temporalità a doppia faccia[1], interrompe il flusso cronologico; l’immagine è qualcosa che ci costringe a pensare, l’immagine vuole[2] – essere guardata e pensata – e desidera – essere odiata o amata –, l’immagine brucia[3].

Il tentativo di Malick è nobile, ma vano, senza effetto. Da un lato l’intuizione che la domanda sulla propria origine non può non implicare una vera e propria cosmologia e messa in questione dell’origine come tale. Dall’altro però la pretesa di esaurire tale domanda.

Le immagini di Malick, pur nella folgorante fotografia di Emmanuel Lubezki, pur nel movimento di macchina e nell’inquadratura più sinuosa e studiata per ore, forse per giorni, per mesi, si concatenano in un flusso già dato, che nulla chiede o lascia all’immaginazione. Senza fuori campo, senza altro, persino senza fantasia.

È così che natura e grazia, madre e padre, vita e morte, amore e odio, luce e ombra, acqua e fuoco – ma potremmo continuare all’infinito – si trovano giostrati in una sincronia e simmetria senza via d’uscita, nell’incedere profondo e ammaliante di una noia che sbarra ogni apertura possibile all’evento.

Per tutto il film nulla accade, nulla cambia, tutto è già accaduto e nulla può accadere. Tutto è già digerito e confezionato in una simbologia esplicitata e in alcune profonde massime che scandiscono il “grande cerchio della vita”. La vicenda umana sfuma fino a svanire, perché la carezza di un padre e l’impatto di un meteorite sulla crosta terrestre non sono in fondo altro che due modi in cui la grazia e la natura si mescolano e si avvicendano, « nel tepore luminoso di un fiume-lago amniotico [in cui] gli sconvolgimenti del paesaggio circostante si specchiano pacificati »[4]. Tra i 138 minuti del film e un’era geologica c’è solo una differenza di intensità – anche perché la durata percepita è identica.

Sembra che un autore celebre per avere elaborato uno stile caparbio, indipendente e in certo modo sfuggente rispetto alle dinamiche del facile profitto globale, ceda così docilmente – come Eastwood del resto – ad un semplificato e prevedibile panteismo, grande sirena incantatrice di Hollywood.

Come scrive Vittorio Spinazzola – in un passo riferito a tutt’altro contesto, ma che sembra tuttavia commentare a proposito l’opera di Malick – « la regressione alla quiete prenatale rappresenta l’approdo più appagante ed insieme più inconsistente della ricerca di felicità che guida ciecamente gli esseri umani »[5].
 


[1] Cfr. G. Didi-Huberman, Storia dell’arte e anacronismo delle immagini, Bollati Boringhieri, 2007.

[2] Cfr. W. J. T. Mitchell, “What do pictures want?”, in What Do Pictures Want? The Lives and Loves of Images, University of Chicago Press, 2005, pp. 28-56.

[3] G. Didi-Huberman, « L’image brûle », “Art Press”, n° spécial 25, 2004 (« Images et religions du livre »), pp. 68-73, p. 68; tr. it. in A. Pinotti e A. Somaini (a cura di), Teorie dell’immagine. Il dibattito contemporaneo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2009, pp. 241-268.

[4] Vittorio Spinazzola commenta un passo de La Storia. Romanzo. Uno scandalo che dura da diecimila anni di Elsa Morante, V. Spinazzola, L’egemonia del romanzo, il Saggiatore, Milano, 2007, p. 301.

[5] Ibidem.



53 Responses to “Il caleidoscopio immoto”

  1. WESLEY scrive:

    diet secrets for models

    Buy_now it…

  2. JEREMY scrive:

    [email protected]” rel=”nofollow”>..

    Buygeneric meds…

  3. HARRY scrive:

    [email protected]” rel=”nofollow”>.

    Buygeneric drugs…