Eurodeputati italiani: i più pagati e i meno presenti…
Pubblicato in Attualità
di Fabrizia Calda
I 785 deputati europei dei 27 membri dell’Unione Europea costano complessivamente un miliardo e 32 milioni di euro, levitra questa cifra equivale all’1% dell’intero bilancio dell’UE. Tuttavia, buy il sistema di remunerazione dei parlamentari non è uniforme a livello europeo: lo stipendio degli eurodeputati è corrisposto dal rispettivo Parlamento nazionale (e quindi finanziato dal budget nazionale) e varia, advice quindi, a seconda del Paese. L’indennità degli europarlamentari equivale a quella percepita dai Parlamentari nazionali del loro Paese di appartenenza.
Questo meccanismo provoca inevitabilmente delle disuguaglianze fra gli eurodeputati. Con l’allargamento progressivo dell’UE a 27, queste differenze sono diventate ulteriormente importanti: nell’Europa dei 25 è stato calcolato uno scarto dei salari di base degli eurodeputati da 1 a 15.

Ciò che è più interessante notare per l’osservatore italiano è che i deputati italiani sono i primi in classifica. Con 11.779 euro al mese (questo dato, come quelli riportati di seguito, sono stati pubblicati dal senato francese nel gennaio 2004), i nostri rappresentanti guadagnano in media il doppio di quelli di Francia (6735 euro), Germania (6878 euro), Belgio (5544 euro), Lussemburgo (4637 euro), Paesi Bassi (6467 euro), Regno Unito (7216 euro). Per non parlare dello scarto rispetto agli Stati membri più recenti, che arrivano ad un rapporto 1 a 19 con il salario dei colleghi polacchi. Insomma, un netto primo posto degli Italiani.
Dopo circa dieci anni di negoziazioni, nel settembre 2005 il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno finalmente trovato un accordo sull’approvazione del nuovo statuto dei deputati europei, che include l’uniformazione del salario dei deputati europei e ne fissa l’ammontare al 38,5% del salario di base di un giudice della Corte europea di giustizia (intorno ai 7000 euro al mese). Questa cifra vede ridotto solamente il salario attuale di Italia, Austria e Regno Unito.
L’indennità dei parlamentari sarà finanziata dal bilancio comunitario, e non più dai bilanci nazionali. Lo statuto entrerà in vigore dalla prossima legislatura, nel 2009. Tuttavia, per rendere la proposta “accettabile” da tutti gli Stati membri, lo statuto prevede la possibilità di derogare al nuovo regime “per un periodo di transizione che non può superare la durata di due legislature del Parlamento europeo” (art. 29). È prevedibile che l’Italia ricorrerà a questa clausola.
Il primo posto degli eurodeputati italiani diventa non solo incomprensibile, ma anche vergognoso quando si scopre che vincono anche nelle classifiche dell’assenteismo parlamentare. Infatti, un’inchiesta del 2004 mostra che l’Italia è all’ultimo posto nella presenza media degli europarlamentari alle sessioni plenarie del PE, con il 68,64%. Penultima la Francia, con una distanza di 11 punti (79, 54%) dall’Italia. Salendo nella classifica, le differenze si riducono e non superano il 3%, per arrivare al primo posto della civile Finlandia, con l’89,49% di presenze.
Alla luce di questi dati, gli Italiani non sono certo visti di buon occhio dagli altri eurodeputati, che interpretano spesso il comportamento astensionista come una poca attenzione alle questioni europee.
Anche nelle sale dell’europarlamento, l’Italia si fa riconoscere…come la pecora nera del gruppo.
Il nuovo salario unico europeo è un successo, nella misura in cui riduce il salario degli europarlamentari italiani, dando una lezione di civiltà al nostro paese.
Il prossimo passo, e lo dico con un vena di utopia, potrebbe essere verso un salario unico dei parlamentari in tutti gli Stati membri dell’UE e, magari, dei membri degli organi elettivi locali. Risparmiare qualche milione di euro al mese non farebbe certo male alla nostra economia in crisi…

…quante squallide figure che attraversano il Paese,
com’è misera la vita negli abusi di potere…in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti…quante stupide galline che si azzuffano per niente…
Lo STIPENDIO MEDIO DI UN ANNO DI LAVORO