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L’altra casta

20 marzo 2008
Pubblicato in Attualità
di Laure Blanchard

transatlanticoIn questi anni in cui la storia d’amore tra il popolo e i suoi rappresentanti assomiglia più a un divorzio che a un idillio, si è parlato della classe dirigente come di una casta impenetrabile e gelosa dei propri vantaggi, ovvero un club di fortunati che più che aver vinto le elezioni sembrava aver vinto alla lotteria.

Che la situazione politica in Italia non sia del tutto brillante è cosa risaputa. Chi però volesse indirizzare il proprio sguardo oltre alle facili semplificazioni, riscontrerebbe immediatamente le differenze esistenti fra le diverse componenti di questa realtà, alcune delle quali si distinguono per preparazione ed efficacia.

Scopo di questo articolo è dunque quello di mettere da parte per un attimo il dibattito e le polemiche a proposito dei politici per parlare di quelli che lavorano nell’ombra, al servizio delle istituzioni: i funzionari del Parlamento.

Questi funzionari che ho avuto l’occasione di incontrare, intervistare o a cui ho potuto rivolgermi per chiedere un aiuto nel corso dell’elaborazione di progetti di legge, sono troppo spesso dimenticati e ignorati dall’opinione pubblica nonostante l’importanza del lavoro da essi svolto. I politici hanno per funzione di rappresentare i cittadini e quindi non devono essere né laureati in giurisprudenza né esperti nella materia della Commissione a cui sono stati assegnati. Per permettergli di partecipare ai lavori parlamentari sono pertanto affiancati dal personale tecnico.

I consiglieri che lavorano al Parlamento sono i garanti della continuità dell’istituzione. In Francia questi funzionari sono gli eredi dei segretari-redattori che dalla Rivoluzione sono perno della vita parlamentare ed elemento di stabilità. Le legislature si susseguono, ma il corpo amministrativo rimane e non cambia il metodo di lavorare. I funzionari sono neutrali e apolitici. Sono capaci e pronti a lavorare con qualsiasi parlamentare e su qualsiasi argomento. Il loro impegno e la loro identità sono così legati alla tecnica e all’anonimato come la funzione del parlamentare è legata alla politica e all’attività di pubblicizzazione del suo progetto di legge. Sono assunti, formati, promossi o sanzionati senza l’intervento dei parlamentari e quindi sono atti a fornirgli aiuto e consigli senza preoccuparsi di piacere o dispiacere.

Il ruolo dei funzionari non è noto eppure si rivela necessario. Prendiamo come esempio il lavoro dei funzionari del servizio studi. L’attività parlamentare è diventata sempre più tecnica e complessa (ad esempio le norme comunitarie sono meramente tecniche e tocca ai parlamentari valutare la compatibilità con la norma nazionale e ratificarle) e pertanto, dagli anni ‘70, in ogni Commissione permanente è presente un funzionario del servizio studi. Il funzionario effettua un lavoro di ricerca e di raccolta dei fonti per documentare l’attività che si svolge in seno alla Commissione stessa. Ogni funzionario addetto a una Commissione partecipa alle sedute e soprattutto alle riunioni dell’Ufficio di Presidenza della stessa. Di conseguenza, il funzionario sa che cosa la Commissione andrà a mettere in agenda e può predisporre la documentazione per le sedute seguenti. Senza questo lavoro a priori, i parlamentari farebbero fatica svolgere le funzioni che la Costituzione gli assegna in modo corretto.

Qualcuno dirà: ma se sono cosi bravi e virtuosi, perché abbiamo anche bisogno di uomini politici? Non si potrebbe inventare un sistema politico soltanto composto di un personale tecnico di alto livello? La risposta è no! No, perché un tecnico sarà sempre un tecnico. Gli esperti infatti aiutano molto i Parlamentari, ma non possono sostituirli, perché agiscono secondo una logica differente. Più che lavorare per il buon andamento della democrazia, il benessere dei cittadini o l’accontentare degli elettori, essi devono rispondere a un problema dando una risposta tecnica. Così anche se una soluzione tecnica può sedurre dal punto di vista intellettuale, il compito e l’arte del politico consistono nel valutare se la risposta possa corrispondere a bisogni e aspettative degli elettori. Ogni decisione tecnica può avere conseguenze politiche e deve iscriversi in un programma politico coerente, già tracciato in campagna elettorale o dall’appartenenza politica del parlamentare.

I funzionari vedono comunque il loro peso rafforzato e stanno diventando sempre più necessari ai decisori politici. La complessità crescente dei lavori cui partecipano i parlamentari e l’alto livello di tecnicità richiesto, sottolineato prima a proposito del lavoro in Commissione, fa sì che i dibattiti diventino meno ideologizzati e schierati. L’idea di “governance” inerente a una concezione della democrazia basata sugli interessi sembra imporsi a scapito del concetto di democrazia delle opinioni per il quale il discorso politico è un elemento centrale. La competenza e la capacità ad acquisire conoscenze tecniche su un dossier si sostituiscono all’appartenenza politica. L’attività parlamentare permane una componente essenziale del sistema politico delle democrazie dette parlamentari, il lavoro svolto dai parlamentari non deve essere sottovalutato perché necessita un coinvolgimento, l’acquisizione di competenze sul campo, cosa che non è del tutto facile e visibile. La politica subisce mutamenti di natura culturale, le maggioranze cambiano e il numero di neodeputati è alto a ogni legislatura. Tuttavia le tradizioni di lavoro legate a un personale parlamentare stabile, neutrale e preparato sono una garanzia della continuità del lavoro in Parlamento!



3 Responses to “L’altra casta”

  1. Lorenzo scrive:

    Cara Laure, ti devo proprio ringraziare: la prossima volta che passerò davanti a Montecitorio o a Palazzo Madama non sarò più assalito dallo stesso sentimento di sconforto derivante dall’equazione, che tu mi hai mostrato non completa, Parlamento=parlamentari. Vorrei citare a riguardo le recenti dichiarazioni di Napolitano in visita a Santiago del Cile: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni. Non si possono lasciar correre cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi, perché forse ci sarà qualcuno che penserà che il Parlamento tanto vale chiuderlo. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo». Perciò le ipotesi sono due: o hai scritto l’articolo assieme al Presidente della Repubblica, oppure miri alla croce di cavaliere!
    A parte gli scherzi, tutti i miei complimenti per la tua analisi, che mostra una profonda conoscenza dei meccanismi parlamentari italiani ed indurrà sicuramente molti dei lettori-tra cui il sottoscritto-a vergognarsi di saperne meno di una francese a riguardo.

  2. Anna Gilbert scrive:

    Mi associo a Lorenzo e ti faccio i miei complimenti. Ci hai regalato un articolo di informazione vera e propria, per di più interessante. Merci beaucoup!

  3. Marco scrive:

    “I politici hanno per funzione di rappresentare i cittadini e quindi non devono essere né laureati in giurisprudenza né esperti nella materia della Commissione a cui sono stati assegnati. Per permettergli di partecipare ai lavori parlamentari sono pertanto affiancati dal personale tecnico.”
    Cara Laure, leggevo il tuo articolo e mi sono chiesto se davvero non riteni necessaria una formazione adeguata al ruolo di comando che si va a coprire, per quanto poi si sia affiancati da tecnici esperti nei vari settori? Dunque è davvero cosi difficile trovare uomini capaci e preparati nelle materie che dovranno trattare una volta al governo che siano anche in grado di rappresentare i cittadini, cosi da dover cercare politici di professione?

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