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Crisi di coppia a Clarence House

10 dicembre 2008
Pubblicato in Attualità
di Giovanni Cairo

ed England published in ”The Graphic” in 1874″ src=”https://thetamarind.eu/wp-content/files/2008/12/clarence_house_1874_the_graphic.jpg” alt=”" width=”377″ height=”243″ />Di solito mi guardo bene dal leggere i rotocalchi (e i giornali in generale); l’unica eccezione è quando sono dal barbiere. Tempo fa per l’appunto mi è caduto l’occhio su un articolo “rosa” che riguardava una coppia di vecchi amici, capsule Carlo e Camilla d’Inghilterra. Ora, cialis potreste pensare, leggendo questo articolo, che io sia solito frequentare lo spleen. Non è così, li conosco solo perché venivano sempre da me in campagna per pescare le rane nei fossi.

Secondo una pseudo-psicologa e terapista di coppia, tale Annamaria Cagoni -se ho capito bene il nome-, ci sarebbe maretta tra i coniugi più amati del Regno Unito (no, non i Beckham).
Non avevo mai visto una crisi più preoccupante da quando si scoprì che il Duca di Edinburgo, nonchè re consorte, conduceva una vita segreta come cantante degli Oasis.

Per un uomo d’azione come me, pensare significa agire. Declinai prontamente un invito per un weekend di caccia all’assicuratore, e –dopo aver inviato un telegramma a Carlo- partii verso Londra, Clarence House, W1.¹
Dopo qualche ora ero lì, pronto ad agire. Carlo mi accolse sulla soglia di casa, un po’ preoccupato perché si stava facendo buio.
Poi che ci fummo salutati come possono solo coloro che han condiviso grandi avventure (come quella volta che ci buttarono fuori dall’Old Fashion), andai nella camera che mi venne destinata per cambiarmi per la cena. Visto che mi era sembrato un po’ giù di corda, decisi di indossare l’uniforme di gala dei Queen’s Own Ausiliari della Sosta, reggimento di cui entrambi abbiamo fatto parte in gioventù. Mi cambiai in un lampo e scesi.

Ora, devo rendere onore al merito: Carlo non ha ereditato la taccagneria della madre, e nonostante fossimo solo noi due, cenammo lui in frack e io in alta uniforme, ambedue con decorazioni. Unica pecca fu che la sala era poco illuminata, giacchè non può permettersi di accendere tutte le luci –e sono molte- con la miserrima rendita che gli passa la Civil List.
Durante la cena tuttavia, c’era un’atmosfera poco rilassata, parlammo di cose banali (“Ci vai al concerto di Alan Sorrenti?”), ma potevo capire che gli premeva raccontare qualcosa di delicato.
Poi che se ne fu andata la servitù, rimasti soli col porto, dopo aver acceso un sigaro con aria meditabonda, mi disse: “Vedi, credo che tra la Cami e me non ci sia più complicità”.
Lo guardai negli occhi.
“Ma che cavolo mi significa?” esclamai “Complicità in che senso? Complicità in frode? Associazione a delinquere? La stangata? Non capisco. Talk sense, man!”
“Ma no, vedi, mentre ero in bagno ho letto una di quelle riviste femminili –tipo donna moderna- che legge Camilla, e c’era scritto che è essenziale per una coppia mantenere una certa complicità tra di loro e…”. Lo interruppi bruscamente, per quanto si possa interrompere un ciarlone come lui.
“Ma tu ti fai condizionare dalle riviste che trovi in bagno? Per esperienza, certe riviste son buone solo come diversivo dalla carta igienica, te lo posso garantire”.

Capivo comunque che non era quello il grave problema che lo attanagliava, lo si intuiva dalla maniera in cui si era annodato il cravattino.
“Avanti, sputa il rospo, vecchio mio”.
Il principe del Galles scoppiò in lacrime. Era piuttosto imbarazzante come situazione, e per stemperare dissi: “Senti, ma se devi proprio piangere come un bambino, dai… un uomo fatto e finito come te. Se ti vedesse tua madre!”

Carlo si riprese, e si confidò. La res, mi spiegò, consisteva nel fatto che Camilla sta scomposta a tavola.
Trasalii.

Non si può dare torto a un uomo sensibile come lui. Io stesso rinunciai a sposare Rania, ora regina di Giordania, per lo stesso motivo. Si vede che Abdullah ci fa meno caso, o magari io sono ipersensibile. Ma immagino abbiate visto le foto di quest’estate, dove Rania ingurgitava un bignè con un’espressione di pura goduria culinaria. Ma sono cose da pubblicare sui giornali? Lasciamo perdere che se no mi viene il nervoso. Come quella volta che smisi di frequentare Paris Hilton quando lei mi regalò una cravatta gialla. Gialla per l’amor del cielo! Dovrebbe esserci una legge.

Tornando a noi, rimasi così di stucco che avrei fatto la gioia di un tassidermista a corto di animali da impagliare.
“Passami ancora un po’ di porto”, dissi.

Il problema era spinoso: si doveva trovare un modo per insegnarle il galateo senza richiamare l’attenzione dei media, che l’avrebbero messa alla berlina mettendo così a rischio la credibilità dell’Impero e del Commonwealth. Dovevamo pertanto fingere di inviarla in qualche missione diplomatica di copertura, mentre qualcuno le avrebbe insegnato i rudimenti del savoir vivre. Ma dove?
Fu in quel momento che notai una luce negli occhi dell’erede al trono che non mi piaceva affatto.

Vi siete chiesti perché è un po’ che Camilla, duchessa di Cornovaglia, non si vede sui giornali? Perché è a casa mia, per imparare, dal mio fulgido esempio, le buone maniere. Stasera, affronteremo il delicato argomento “Come non dare testimonianze udibili del mangiare la zuppa”.

 

1) Per inciso, non date retta a quanti dicono che sono senza fissa dimora, o peggio, che abiti a casa loro. Io ho una mia casa, solo che ci sono i fantasmi, come ho già scritto in un precedente articolo. Il problema è che scrivendolo mi sono suggestionato da solo e allora ho pensato che mi avrebbe fatto bene cambiare un po’ aria.


2 Responses to “Crisi di coppia a Clarence House”

  1. misha scrive:

    Giovanni, non si fa.

    Capirei se, come altre volte ti ho visto fare, lo avessi sussurrato al Ballo della Rosa al solo orecchio di Caroline ma qua, scusa, tradisci un’amicizia.

    Carlo me ne aveva già accennato, sperando nel tuo silenzio.

    Sarà disappointed quando dovro’ riferire.

  2. Rocco scrive:

    Bravo Giovanni. Se ne parlava proprio ieri con Barack e Michelle, i grandi della terra stanno diventando davvero dei cafoni.
    Vedessi in che stato hanno lasciato la Casa Bianca i Bush. Lattine di birra vuote, del latte andato a male in frigo, posaceneri pieni di cicche.. senza contare due guerre in corso e un’economia in recessione.

    PS l’articolo mi è molto piaciuto fin verso metà, poi ho letto di Rania con il bignè e non sono riuscito a pensare ad altro. La seconda metà la leggerò in un altro momento, adesso non voglio farmi sfuggire l’immagine.