L’esperienza del laboratorio teatrale vista attraverso gli occhi di un allievo principiante
Pubblicato in Opinioni
di Filippo Lusena
advice Danno, check Divorzio! 1″ src=”https://thetamarind.eu/wp-content/files/2009/06/011-300×196.jpg” alt=”D… come Donna, Danno, Divorzio! 1″ width=”300″ height=”196″ />Quando, per la prima volta, mi sono presentato al laboratorio teatrale con alle spalle poco più che qualche recita scolastica ed una frequentazione (ad oggi) non più così assidua dei teatri fiorentini, ero particolarmente titubante e dubbioso del fatto che si potesse trattare di una scelta felice o, quantomeno, adatta a me; ciò nonostante, ero particolarmente curioso di vedere in cosa si sarebbe evoluta questa esperienza.
Sciolto il ghiaccio iniziale nei confronti dei miei nuovi compagni e della disciplina teatrale, abbiamo iniziato ad ambientarci e, lezione dopo lezione, ad appassionarci ad un mondo che inizialmente io avevo affrontato in maniera svogliata e, forse, un po’ superficiale.
La prima fase del laboratorio ci ha infatti introdotti ad aspetti tecnici del teatro quali esercizi sulla respirazione e volti a mostrare l’importanza dell’uso del diaframma, sull’uso della voce, sull’interazione in scena, oltre a fornirci i primi accenni sull’importanza dell’interpretazione e del “lavoro dell’attore su se stesso e sul personaggio”.
La scelta, partorita in seno al laboratorio, di portare in scena un testo teatrale (una divertente commedia degli equivoci dal titolo decisamente azzeccato: “D… come Donna, Danno, Divorzio!”) ha spinto il corso verso una seconda fase dedicata alle prime letture dell’opera e alla seguente assegnazione dei personaggi da parte del regista.
Finalmente il palco veniva utilizzato per il suo vero scopo!
E’ iniziato quindi un lungo periodo di prove e, con esse, di difficoltà; prima fra tutte la memoria da allenare!
Ebbene sì, il primo grande ostacolo da affrontare è stato senza dubbio la memorizzazione del testo. Volontà a parte, il problema era trovare, tra una prova e l’altra, un ritaglio di tempo significativo da dedicare al copione per imparare le battute.
In seguito lo studio si è spostato sull’interpretazione del personaggio e, soprattutto in questo, il lavoro del nostro regista e del suo assistente è stato decisivo, oltre che incisivo.
Per quanto si trattasse di un laboratorio per principianti, il regista ci ha aiutati, spronati ed avvicinati a questo studio con insegnamenti, consigli ed inviti a migliorarci spingendoci ad esempio a prendere come modello sia la gente comune per strada o nei caffè, sia i grandi attori, per “rubare” loro movenze, atteggiamenti o caratteristiche che ci potessero essere utili.
Il lavoro che si è dovuto affrontare, confrontandosi (è proprio il caso di dirlo) con il personaggio assegnatoci, è stato qualcosa di nuovo, interessante, difficile, ma allo stesso tempo entusiasmante.
Al di là della semplice possibilità di potersi misurare con le proprie capacità, o velleità, artistiche su un palco di fronte ad un pubblico, il laboratorio teatrale ci ha offerto qualcosa di più: la possibilità di potersi guardare allo specchio e vedere oltre quel riflesso grazie ad un lavoro che, prima di toccare il copione, scompagina ciò che siamo, restituendoci agli altri diversi da prima.
Ho imparato che dover interpretare un ruolo significa elaborare “un’idea” del personaggio, costruire una sua personalità, una sua “storia”, delinearne il carattere; confrontarsi dunque con esso, così come ognuno di noi fa, giorno dopo giorno, con le persone che incontra, tracciando un segno che non potrà essere cancellato ma che andrà, al contrario, a renderci ciò che siamo.
Con la data della nostra rappresentazione che si avvicinava, il ritmo delle nostre prove (e l’ansia…) è drasticamente aumentato. Le continue “filate” e prove generali che si sono susseguite nelle ultime intense settimane di lavoro hanno ulteriormente cementificato i rapporti fra noi allievi e ci ha fatto assaporare solo in minima parte cosa avremmo provato la sera del debutto.
Gli ultimi ritocchi sul palco con la scenografia pronta, il trucco, il brusio del pubblico, l’ossessivo ripetersi le battute in testa, la tensione (e la curiosità) che cresceva mano a mano che il tempo di entrare in scena scadeva; tutto è scomparso nel momento in cui si è calcato il palco.
Ciò che è rimasto, dopo le prime battute, è stata solo la soddisfazione di sentire il pubblico divertirsi, ridere, applaudire e, a fine spettacolo, scaricare la tensione e l’adrenalina con i propri compagni.
Insomma, il laboratorio ci ha offerto la possibilità di poter conoscere in maniera originale, diversa dal solito, il teatro con il suo fascino, poter fare nuove amicizie e mettersi alla prova in una maniera inusuale. Il mio quindi è solo un arrivederci, al prossimo autunno, con la prossima avventura.
