Teatro Dovizi: sei prelibatezze di stagione

Di Stefania Innocenti • 24 nov 2009 • Categoria:Segnalazioni, Teatro • Nessun commento

teatro-dovizi-1Passeggiando per il centro storico di Bibbiena (AR) può capitare di imbattersi in una facciata dall’aspetto austero, tipica del tessuto urbano a cui appartiene, ma che in realtà è l’ingresso ad un mondo parallelo, magico e incantato: quello del teatro.

Il Teatro Dovizi fu realizzato nel 1842, per volontà dell’Accademia degli Operosi, su progetto dell’architetto Niccolò Matas.

La caratteristica forma ad U, il palcoscenico parallelo alla strada e i tre ordini di palchetti subirono profonde modifiche quando, nella seconda metà del ‘900, il teatro venne riadattato a sala cinematografica; i palchetti furono privati dei divisori (per dar maggior spazio a due piccole gallerie) e vennero eliminati definitivamente il palco e i tendaggi rossi di rivestimento.
Nel 1982, per carenze in materia di sicurezza, il teatro chiuse i battenti.

Circa un decennio dopo, per volere dell’amministrazione comunale e altri enti pubblici e privati, iniziarono i lavori di ristrutturazione che riportarono, alla fine del 1996, il Teatro Dovizi al suo splendore originario, dopo un consistente intervento di riprogettazione del suo arredo interno e un nuovo allestimento scenico. L’architetto Massimo Gasparon, autore del progetto, non dimenticò di riportare alla luce l’originaria copertura lignea, il soffitto decorato con un cielo ombreggiato da nuvole e il ballatoio, tenendo presente l’antico stile classico e barocco tipico dell’architettura teatrale del XVII e XVIII secolo, in omaggio ai Galli da Bibbiena.

Alla riapertura presenziarono personalità illustri: Carla Fracci, Gheorghe Iancu, Anna Caterina Antonacci, come testimonial, e Pier Luigi Pizzi, come coordinatore “ambientale”.
Inoltre, con “Minima Theatralia“, convegno sui piccoli teatri della Toscana, e, a seguire, una serie di progetti di formazione, vennero messe in primo piano le intenzioni e le ambizioni del Dovizi.

Dopo tredici anni di successi, sabato 7 novembre il sipario ha riaperto i suoi tendaggi purpurei con lo spettacolo inaugurale “Quel viaggio chiamato amore“, dove Piero Baracchi, attore e regista, uno dei componenti storici della compagnia NATA (e particolarmente apprezzato nel territorio casentinese) ha evocato le note d’amore e dolore di uno dei maggiori poeti del ‘900: Dino Campana.

La stagione di prosa 2009/2010 sarà caratterizzata da varietà e intrattenimento. Sei spettacoli estremamente diversi tra di loro ma altrettanto interessanti e affascinanti, lavori con firme importanti, capi saldi della storia teatrale (W. Shakespeare, T. M. Plauto, D. Campana) ed altri del teatro odierno (S. Benni, P. P. Pasolini, A. Angiolini, L. Savino), ma non per questo di minor spessore.

Sull’opera di Campana, Quinto Cappelli, corrispondente di Avvenire, ha scritto: “Non uno spettacolo, tanto meno una lettura, piuttosto una partitura musicale per voce sola“.

Un amore a cui Baracchi si è dedicato a più riprese con dedizione per quindici anni, da quando per la prima volta assistette di persona alla lettura che ne fece Carmelo Bene al Teatro di Montalcino nei primi anni ‘90 e definì lo stesso Campana “il mio personale sbigottimento”.
Un viaggio di sofferenza e solitudine in cerca di un riscatto, quello che Campana trovò nella scrittura e che Baracchi fa rivivere, dopo quasi un secolo dalla nascita, evidenziandone l’estrema attualità e appartenenza ad ogni tempo.teatro-dovizi-2

La stagione proseguirà quindi a dicembre con spettacoli per tutti i gusti, dai classici ai contemporanei, dal dolce all’amaro.

Ed in tema di gusti come non ricordare “I gusti a teatro“, dove in varie occasioni i ristoranti aderenti all’iniziativa offriranno al pubblico un piccolo aperitivo prima degli spettacoli.

A questo punto non mi rimane altro che augurarvi buon appetito… scusate, buon divertimento!

Per informazioni sulla stagione teatrale 2009/2010: www.comune.bibbiena.ar.it

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Stefania Innocenti

Stefania Innocenti è nata in Casentino, un anfiteatro naturale attraversato per tutta la lunghezza dal fiume Arno. Ancor prima di camminare e parlare inizia a scarabocchiare tutto ciò che le passa sotto mano, e non solo, a elaborare intere collezioni per le Barbie con qualsiasi materiale, ma sopratutto capisce che la provincia le calza stretta. L'istituto Piero della Francesca di Arezzo e successivamente varie scuole d'arte fiorentine saranno il preludio a ciò che in maggior modo la caratterizzerà: l'arte visiva. La travolgente passione per il teatro, unita a quella fanciullesca e adolescenziale per la sartoria, la porteranno a intraprendere gli studi universitari di Costume per lo spettacolo nel capoluogo toscano. Trovata positiva al "Morbo di Heidi", curabile solo con montagne, aria buona e prati verdi, fa di tutto per unire i due mondi a lei tanto cari (Casentino e Firenze), vicini geograficamente ma politicamente opposti, armata principalmente di "Panno Casentino". Bulimica di sapere, esteta della semplicità, lavora per realizzare il suo sogno d'una vita dove cultura, rispetto e genuinità saranno le uniche leggi.
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