Alla ricerca della civiltà universale

Di Marcello Vecchi • 9 mag 2008 • Categoria:Società • 10 Commenti

Viviamo in un tempo difficile. Il mondo si fa sempre più interdipendente e le società, compresa la nostra, diventano realtà sempre più multietniche e multireligiose. I destini e le culture paiono destinate a intrecciarsi, si alzano muri a difesa delle identità ritenute in pericolo. Spesso, troppo spesso, gli uomini usano violenza contro altri uomini in nome di una religione, di una cultura, di una mentalità, o costume, o presunta civiltà. La tragedia dell’11 settembre, i drammatici episodi di terrorismo, l’antisemitismo, l’islamofobia, le guerre, le violenze del tempo attuale lo testimoniano. La diversità serve a giustificare violenze, odi e rancori. Spesso sono i fondamentalismi religiosi, uniti all’ignoranza degli uomini, ad alimentare paure e divisioni, mentre in fondo tutte le religioni e le culture evocano il rispetto dell’altro e il ripudio della violenza. Ci accorgiamo invece di come i preconcetti e le paure siano alimentati da una cattiva informazione che porta a considerare il diverso da sé, dalla propria cultura (in genere l’immigrato) come una realtà da respingere e di cui diffidare, come un pericoloso nemico da combattere, e non come una risorsa che arricchisce l’essenza di tutti gli uomini. Per questo la conoscenza di culture e religioni diverse dalle nostre è importante: aiuta a costruire la via del dialogo, della comprensione critica e del rispetto reciproco tra gli uomini. Aiuta a costruire una civiltà universale, quella della Pace.

holding hands

L’uomo non è irrimediabilmente condannato a restare nella barbarie della guerra, dell’odio, della conflittualità, della violenza, del confronto, della sopraffazione, della rivalità. L’uomo può compiere un cammino verso la civiltà della Pace, così come ha compiuto un lungo cammino, nel corso dei secoli, per oltrepassare situazioni e culture ben più arretrate delle attuali. Per procedere in questo cammino, l’uomo deve crescere nella spiritualità, vincendo così nel proprio intimo ogni aggressività dei sentimenti, degli atteggiamenti, dei comportamenti, del linguaggio.
Una civiltà della Pace postula il mutamento delle relazioni interpersonali. Ogni uomo deve essere valorizzato nella sua positività e per la ricchezza dei doni che ha, e così anche i popoli. Per essere operatori di Pace, occorre sempre cercare quello che unisce al di là di quello che divide. L’apprezzamento di tutto il positivo che esiste nelle varie culture può aiutare molto la Pace.
La civiltà della Pace fa mutare il deprimente giudizio homo homini lupus in quello di homo homini homo. Non più, cioè, un uomo che è lupo verso l’altro uomo, ma un uomo che si pone come tale nei confronti dei propri simili.
La civiltà della Pace propone una crescita spirituale che ponga l’uomo in equilibrio con la prorompente crescita tecnologica, perché gli adulti siano autosufficienti per gestire un così grande potere e non assomiglino al bambino che pericolosamente gioca con la pistola carica.
La civiltà della Pace sente che il perdono non è un valore che vive esclusivamente nell’abito di qualche religione, ma è un valore da portare nella società civile come espressione di amore per l’uomo.
La civiltà della Pace porta gli uomini a sentire fratelli se stessi, la natura, gli animali, le cose.

Purtroppo molti umani pensanti - e principalmente la filosofia del capitalismo - mettono invece in evidenza la natura umana e la necessità di lasciare libero sfogo alla bestialità dell’essere umano, ai suoi istinti animaleschi.

La discussione sulla natura umana ovviamente è vecchia di secoli e merita non già pochi cenni, ma studi comparati. Innanzitutto perché non c’è nemmeno consenso su cosa differenzi un Homo da un Pan troglodytes (scimpanzé); ma soprattutto perché natura è termine metafisico e indefinito, trattandosi di un originale risultato di ereditarietà, cultura, ambiente, conflitti, in una parola di civiltà. Un prodotto storico, insomma, che si tratti di uomini o di piante di pomodoro.
Troppo frettolosamente alcuni filosofi, si affrettano a dichiarare che la natura umana è purtroppo cattiva ed egoista e che deve essere lasciata libera di sfogarsi. Di conseguenza ogni tanto ci vuole la dura ragione della violenza.
Non è una cosa così certa e anzi sono molti gli indizi di segno contrario.
Non ci sono riusciti né Buddha, né Mosè, né Gesù Cristo, né Maometto a cambiare la natura dell’uomo, che è intrinsecamente competitiva e aggressiva.
Di conseguenza verrebbe da pensare, assistendo alle “cose del mondo”, che l’uomo non sappia uscire dalla sua bestialità per fondare una civiltà universale, una civiltà di Pace.

Ma è proprio così?

Eppure basta rileggere la storia: la Spagna, durante la dominazione araba (XI-XII secolo), ha vissuto duecento anni di splendida civiltà e benessere, di sviluppo con la nascita di città come Granada, Siviglia, Cordova, di grande tolleranza tra le culture cristiana, araba ed ebrea.

Contesto quindi in maniera totale le affermazioni di Huntington, che sono riferite al modo di intendere, di percepire, di sviluppare, una civiltà basandola su quella presente negli Stati Uniti d’America.

Alla domanda seguono cinque ragioni per spiegarla, e la quinta dice: «La conflittualità è universale. Odiare è umano. Per potersi definire e per trovare le opportune motivazioni, l’uomo ha bisogno di nemici: concorrenti in affari, avversari in qualsiasi tipo di competizione, rivali in politica. Egli diffida istintivamente e considera un pericolo quanti siano diversi da lui e possano in qualche modo danneggiarlo. La risoluzione di un conflitto e la scomparsa di un nemico scatenano forze individuali, sociali e politiche che portano alla nascita di nuovi conflitti e nemici. La tendenza al “noi” contro “loro”[...] in campo politico è pressochè universale. Nel mondo contemporaneo, “loro” significa sempre più spesso popoli di diversa civiltà.»
(Samuel P. Huntington, “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”, Garzanti, 7a ristampa, aprile 2006, Pagg. 181 e 183)

Huntington si pone e sviluppa la domanda di come una civiltà possa annientarne un’altra, sopravanzarla e di conseguenza dominare il mondo. Si chiede anche se esista una civiltà perfetta e tende a identificare quest’ultima con quella occidentale, ossia quella europea e statunitense. Sviluppa la teoria di una civiltà basata sulla violenza e sulla bestialità della natura umana, una civiltà basata sull’homus economicus.
Secondo il mio personale parere basato sui miei studi, la civiltà degli Stati Uniti non è una civiltà occidentale, in quanto manca del collante dei valori del Rinascimento, dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese. Il modello di civiltà proposta dagli Stati Uniti sembra identificarsi nel modello di una società basata sul denaro, sull’homo homini lupus, sulla conflittualità. A mio avviso questo modello di civiltà non può essere universale, mentre universale è la civiltà basata sulla Pace, sull’homo homini homo, ove il centro propulsore del sistema è l’uomo e non il profitto. Il primo modello non può sopravvivere al crollare della parte economica che lo sostiene, mentre la civiltà basata sulla Pace è un modello universale, i cui valori sono validi al di là delle filosofie economiche passeggere.

Riprendo infine una frase di Huntington: «La tendenza al “noi” contro “loro” in campo politico è pressoché universale.»
Mi ha colpito un articolo di Giannini sulla prima pagina di Repubblica del 2 aprile 2008, che dice: «La sortita del Cavaliere è soprattutto un insulto nei confronti del sistema dei valori repubblicani, fondato sulla leale collaborazione tra le istituzioni, sul rispetto degli organi di garanzia, sul bilanciamento dei poteri dello Stato. Nonostante i quindici anni di militanza politica e i sei anni e mezzo di esperienza di governo, Berlusconi dimostra di non aver mai metabolizzato fino in fondo questi valori. Lui è e resta “un altro”. Per lui non ci sono interlocutori istituzionali o politici con i quali dialogare, ma solo nemici da sconfiggere o da imprigionare. Per lui il governo è e resta il Quartier Generale da espugnare, e il Quirinale il Palazzo d’Inverno da assediare. Ovviamente nell’attesa messianica di conquistare anche quello, e di consegnare finalmente se stesso alla Storia.»

Ho parlato della civiltà occidentale attribuendola agli Europei e ho escluso da questa civiltà gli Stati Uniti d’America. Con la vittoria elettorale di Berlusconi penso che, purtroppo, anche l’Italia si allineerà alla filosofia degli Stati Uniti.
La domanda è se l’Italia riuscirà a rimanere in Europa.

Marcello Vecchi
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Commenti: 10 »

  1. come a beyrouth dove, dopo ogni guerra, c’è la gara a ricostuire chiese e moschee invece che strade e industrie. ma da un lato resta il kalaschnikov con la mezza luna di hezbollah e dall’altro la croce cristiana a pugnale con tanto di goccia di sangue in fondo. tolleranza. vediamo fino a che punto, invece, ci spingerà silvio. giacomo

  2. Il concetto da Lei espresso è, purtroppo, troppo vago anche per esser definito utopistico. Se esistesse l’Uomo, non ci sarebbe neanche da lottare per questo Eldorado del buon sentimento.
    Comunque non credo che la Civiltà USA sia così aliena e diversa da quella Europea (contrapposizione abbastanza didascalica), pur con innegabili ed inevitabili differenze.
    E, purtroppo, non credo che la dominazione araba sia da portare ad esempio di embrione della civiltà della pace, per una moltitudine di ragioni che sarebbe interessante analizzare.
    Costruire l’utopia è anche rendersi conto che il conflitto non solo è ineliminabile, ma è il veicolo per la libertà e la felicità, per la tutela dei diritti, e per la comprensione dell’altro, per il raggiungimento di un equilibrio generale ottimale.
    Regole el conflitto e rispetto delle regole: cultura. è l’unica pace possibile.

  3. Rispondo a RLS. Bello e’ il citare le regole del conflitto ed il loro rispetto….ma chi stabilisce le regole?? Il papa, Bush, il maschio dominante, il piu’ furbo-forte, i filosofi?? Almeno nella cultura della Pace le regole sono chiare….

  4. E quali sono le regole della cultura della Pace? e chi le fa rispettare? e chi le ha stabilite?
    Amore, Rispetto, Valorizzazione, Spiritualità, Dialogo e tutti gli altri non sono regole. Sono valori che nel migliore dei casi possono diventare Principi, e che neanche escludono il conflitto. Mi spiace, ma non sono affatto chiare. E sui principi si è (quasi) sempre tutti d’accordo.
    La contraddizione e l’ingenuità di tale visione è evidente nel momento in cui la si definisce per contrasto con l’altro: prima con Huntington e la civilta USA (a quanto pare alla base del conflitto nel mondo secondo l’Autore), poi con la civiltà/cultura capitalistica.
    Non concordo neanche con la storicizzazione della Natura umana, che diventa così una questione di Civiltà (o Cultura, non si capisce). La questione è più complessa, e nello stesso Uomo c’è una parte animale che è a-storica ed a-temporale.

  5. Ed e’ bene che la parte animale dell’uomo, che e’ a-storica e a-temporale diventi, secondo RLS, quella dominante e determinante il modo di vita e le finalita’ dell’Uomo. Beh, e’ una visione della nostra missione umana anche questa….molte filosofie, a partire dal fascismo, si basano proprio su cio’….d’altra parte non credo proprio che tali teorie abbiano bisogno ne’ di approfondimenti ne’ di discussioni.
    A mio parere vanno semplicemente definite a-umane!

  6. Complimenti, davvero. Non ho detto nulla di quello che Lei ha scritto. Evidentemente non è pronto a qualcuno che la pensa differentemente da Lei, che argomenta e dialoga, che pone quesiti e cerca spiegazioni. Mai ho detto che la natura animale dell’uomo vada assecondata e lasciata libera. Mai la ho posta come fine. Ne ho solo tenuto conto, come parte del mio discorso, per discutere sul fondamento metafisico della Sua teoria.
    Ne convengo che non sia pronto a farlo, che non abbia la cultura e l’educazione necessaria a discutere, a rispettare le teorie altrui senza banalizzarle con l’accusa di fascista (di cui credo ignori il variopinto significato, si legga il libro di Tarchi).
    Io non credo di averLa offesa, non lo faccia Lei. Non le fa onore. E dimostra ancora una volta come la civiltà della Pace sia un costrutto vuoto se, come vedo, proprio i suoi sostenitori non dialogano, ma attaccano e mmistificano. O chi non la pensa come Lei è un fascista?

  7. La pace è bella e la guerra fa schifo.
    Con questa massima chiudiamo il ciclo di banalità su quanto serva la pace e tutto ciò che di positivo ne deriva. Detto questo, vi prego signori,vi reputo tutti molto intelligenti:potremmo almeno qui evitare di scadere nell’io fascista-tu comunista, i treni arrivavano in orario e quelli bollivano i bambini? Grazie.
    Caro Marcello, forse è vero la cultura è l’unico vero veicolo di pace, il problema è che la cultura va a sua volta veicolata alle masse…e proprio lì arriva l’intoppo. Il giorno che in Italia i libri di storia dei licei non saranno più filo-sinistroidi e che le ragazze iraniane accederanno facilmente allo studio, beh, ne riparleremo.

  8. Cari tutti voi, per prima cosa un ringraziamento ai vostri interventi. E lasciatemi anche una considerazione che mi ritorna sempre in mente leggendo i miei e i vostri commenti, considerazione che poi e’ l’inizio del mio articolo : viviamo in un tempo difficile……

  9. Caro Marcello, tu dici:

    “molte filosofie, a partire dal fascismo…”

    Inutile dirti che il fascismo non è una filosofia. Per l’italiano medio basta dare del “fascista” a qualcuno per avere ragione.

    Il concetto, in ogni caso, è a mio parere molto ipocrita. Io, addirittura, rinforzerei la visione di RLS non dicendo soltanto che una parte dell’uomo è animale, ma che la MAGGIORPARTE dell’uomo è animale, che ti piaccia oppure no. Per rendere il mondo un luogo d’amore e di pace, dovreste prima privare l’uomo dell’80% della sua anima. Un po’ come provare a vedere se un uomo riesca a vivere 2 anni senza bere.

  10. E menomale che come scritto dallo stesso autore: “Per procedere in questo cammino, l’uomo deve crescere nella spiritualità, vincendo così nel proprio intimo ogni aggressività dei sentimenti, degli atteggiamenti, dei comportamenti, del linguaggio.”

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