Alla ricerca dello Spirito delle Leggi

Di Edoardo Garibaldi • 24 giu 2008 • Categoria:Italia • Nessun commento

Viviamo in Italia, il Paese del sole, il Paese che, forse, sarebbe stata la colonia estiva del terzo Reich, il Paese con oltre il 60% dei beni culturali del globo ed il settore turistico che non riesce a decollare, il Paese di 50 governi per 50 anni di Repubblica pena una totale immobilità sulle questioni fondamentali, instabilità governativa che ha negato ogni tipo di azione politica e legislativa volta a risolvere crisi che inevitabilmente una società aperta deve affrontare.
Non occorre essere un cattedratico di Diritto con velleità filosofiche per rendersi conto che la stessa contingenza ha negato all’apparato legislativo il potere/dovere di porre il diritto in modo tale da far riconoscere, a coloro che si impegnano a rispettarlo, la sua positività. Le norme erano e sono poste, ma non sono chiare; norme poste, ma infelici; atti divenuti legge a modifica della normativa precedentemente modificata da una legge che modificava la precedente normativa, già sostituita - che dirlo a fare - da un precedente atto (ma non in toto). Emendamenti bis, ter, quater. Indro Montanelli rispondendo alla domanda se gli Italiani fossero o meno coraggiosi rispose leggendo un articolo del nostro codice con i relativi rinvii, dopo quasi tre minuti di lettura disse:” Gli Italiani per me sono cretini, mi dica lei- al giornalista - dopo che le ho letto tutto questo, come altro si potrebbe definirli”. V’è da dire però che se si va al Ministero delle Finanze si trovano tanti studenti delle Grandes Ecoles francesi, impeccabili, con occhi spalancati e orecchie dritte tentando di essere toccati dal dono, tutto italiano, della creatività normativa; le nostre riforme vengono prese e riportate pedissequamente negli ordinamenti stranieri producendo effetti sorprendenti (positivi). In Italia però non si fa in tempo a renderle operative che cade il cinquantunesimo governo, e il cinquantaduesimo deve iniziare daccapo alla mercé di giuochi di coalizione.

Negli anni Sessanta, dice mio Padre, la mattina ti levavi, non sapendo cosa di nuovo un Italiano geniale avesse portato a registrare all’ufficio brevetti, o addirittura quale prodotto inaspettato fosse stato piazzato sul mercato. Inventammo la plastica, il primo calcolatore (esposto al MOMA di New York), siamo stati il terzo paese dopo USA e URSS ad aver lanciato e mantenuto nell’orbita terrestre un satellite. Si potrebbe continuare, ma a che pro. A pro di chi. Una postuma ubriacatura di remote glorie è l’ultima cosa che, a mio modo di vedere, possa risolvere le questioni che impellenti si presentano al cospetto del popolo sovrano; ma la consapevolezza di capacità non ancore sopite è necessaria al ripristino di un ordine giuridico-politico funzionale ed insieme necessario (lungi dall’essere sufficiente), al progresso del Paese

In queste ore imperversano parole ed atteggiamenti a noi non estranei, se si pensa al clima che ha caratterizzato la stagione della “seconda Republlica”, quegli spiragli di democratico dialogo apertisi dopo le elezioni politiche del 2008 sembrano essere ormai chiusi. Galeotta è stata l’approvazione della norma sospendi processi da parte del Senato con relativo abbandono dell’aula da parte del PD - sponda interlocutoria fondamentale per rendere efficace una meccanica parlamentare bipartitica -, mentre i voti contrari sono stati dei Radicali e dell’Italia dei Valori. Il leader del PD non paventa ostruzionismi generalizzati, continua a rimarcare la necessità di un dialogo fra Governo e opposizione, ma annuncia dura lotta alla Camera contro quella norma che prevede la sospensione dei giudizi, anche in corso di dibattimento o a dibattimento ultimato, che siano stati istruiti per reati compiuti prima del marzo 2002 e non comminatori di pene superiori ai dieci anni.
Il Guardasigilli Alfano, in una intervista rilasciata al quotidiano la “Repubblica” dice che tale norma è stata ispirata proprio da provvedimenti presi da taluni vertici degli uffici giudiziari, soluzione precedentemente sperimentata che ha avuto effetti positivi di decongestione. L’ANM dice tutt’altro, prevedono un collasso del sistema dovuto all’impegno - come noto lacrime e sangue - di cancellerie e PM di notifica di sospensione del processo a imputati e controparte. Il vice presidente del CSM parla di norma contraria all’articolo 111 della Costituzione italiana, quella che sancisce l’equa durata del processo oltre ai canoni processuali.
La novità è che non è ancora stata pronunciata la parola regime, ma “Repubblica” titola. “Il senato vara il salva-premier”, di qui a risentirla ci vuole poco. La norma sospendi-processi è stata inserita nel pacchetto sicurezza all’ultimo, sembra incredibile la coincidenza cronologica tra mancata accettazione della ricusa del Giudice Gandus (processo Mills-Berlusconi), della lettera al Presidente del Senato Schifani e la radiazione del giudice di Gela che, reo di non aver presentato il rinvio a giudizio entro i termini della prescrizione per la cosca mafiosa più “in” della piana, li ha fatti scarcerare. Come dire: a segnale corrisponde segnale. Nella lettera infatti si parla di magistratura rossa e palese politicizzazione della Procura di Milano, ed è lì che si ripensa agli spettri ed ai toni e termini della campagna elettorale del 2001, al movimento Girotondista, ad una opposizione che - muovendosi in un frame pluripartitico polarizzato - tendeva al rialzo dell’offerta che ha portato sì le sinistre a condensare il 13% dei consensi alle politiche del 2006, ma anche al’immobilismo sulle questioni fondamentali del governo Prodi (disbrigo affari correnti), e alla mancata rappresentanza alle ultime consultazioni. Le Cronache ricordano, a riguardo del processo che vede imputato il Premier, un rinvio a giudizio prima delle elezioni perse da quest’ultimo contro il Prof., due anni fa.

Viviamo in Italia, una Repubblica Parlamentare e democratica: un ordinamento che ha fatto proprio il principio della separazione dei poteri, l’unico sistema che effettivamente abbia tenuto lontano angherie dovute al censo, che ha reso possibile lo stato di diritto e tutto quello che ne deriva, progresso economico-sociale, possibilità di attuare meccanismi di redistribuzione … va da sé, o meglio dalla definizione di Nazione, che l’Italia per esistere oltre a dei confini stabili deve avere una popolazione che viva all’interno di questi confini. La popolazione, la base, il démos, o come la si voglia chiamare, è chiamata a partecipare alla vita della Nazione. Ognuno deve contribuire al progresso della patria nei limiti derivanti dalle sue scelte e dalle sue possibilità, così ci saranno Italiani che decideranno di intraprendere la carriera politica, chi quella economica, ci quella giudiziaria e così via, seguendo naturalmente l’indice del vantaggio comparato. Qualunque sia la scelta, si concorrerà insieme al destino della Nazione. I vari poteri (legislativo ,esecutivo, giudiziario) sono comunque occupati da uomini che agiscono o per il raggiungimento del potere o comunque per influenzare coloro che hanno le leve della decisione collettiva fra le mani.

Fin qui tutto sarebbe normalmente accettato e comprensibile. Diventa oscuro quando si sentono pronunciare parole, da parte del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, come sindrome da imputato. Se sindrome è quello che si scrive sui manuali di medicina, ovvero come complesso di sintomi vuol dire che i ruoli dei tre poteri non sono più così delineati, il meccanismo di contropoteri non funziona come dovrebbe, non è sano. Ricordiamo come è caduto il governo Prodi II? Ricordiamo le iniziative dei giudici di Santa Maria Capua Vetere? E dove sono approdate le inchieste condotte da quegli onestissimi e retti magistrati? Naturale, a tutti è concesso il beneficio dell’errore, ma almeno in un sistema sano gli errori, almeno quando sortiscono conseguenze così drammatiche trovano un rifondatore, hanno qualcuno che quantomeno non sia più messo in possibilità di nuocere al sistema generale. Ma invece no, in Parlamento siedono condannati, come sottosegretario avevamo un ex membro delle BR.
E’ evidente che il nostro sistema non è in grado di avere quella che Schumpeter chiamava “distruzione creativa”. Al suo posta, finora, abbiamo assitito a un processo di polemica distruttiva, ammesso e non concesso quello che valga il vecchio detto: ” Quando si deve catturare il serpente, è meglio farlo dalla testa che dalla coda”. Era necessario immettere la norma, che passerà alle cronache come salva-Berusconi, nel pacchetto sicurezza? Perché il Presidente del Consiglio non ha letto di sua voce, oltretutto considerate le sue grandi doti di comunicatore, la lettera inviata alla seconda Carica dello Stato? Paura del confronto? Non è dato saperlo, si può solo confidare nel meccanismo di formulazione delle leggi che prevede un’altra approvazione da parte della Camera dei Deputati. Alfano ha detto che, eventuali emendazioni da parte del PD verranno seriamente valutate. Riponiamo le speranze in un positivo e vantaggioso processo decisionale a somma positiva, un po’ a me un po’ a te, è così che funziona la Democrazia o almeno dovrebbe.

giustiziariforme

Edoardo Garibaldi
| Tutti gli articoli di Edoardo Garibaldi

Cosa ne pensi?

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word