“Cult Heroes”

Di Vincenzo Ruocco • 31 mar 2009 • Categoria:Società • 7 Commenti

AlexSono trascorsi oramai quarant’anni da quando, nel 1969, l’Italia vide pubblicata l’opera che diede enorme fama ad Anthony Burgess, “A Clockwork Orange”, battezzata in un primo momento “Un’arancia a orologeria”.
Due anni più tardi, nel 1971 risale la celebre trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick, nota in Italia come “Arancia meccanica”.

Scelgo di confidare ai lettori del Tamarindo la mia “non passione” per il regista naturalizzato inglese e, in particolare, per questo film. Un film che ha surclassato la conoscenza dello scritto di Burgess, a parer mio senza un valido motivo o, meglio, accettando come univoca motivazione la superiore forza del mezzo cinematografico. D’altronde nel nostro Paese i lettori scarseggiano, io pure mi inserisco tra questi ma, fortunatamente, ebbi l’occasione di imbattermi in questo romanzo un paio di estati fa.

Fenomeni di criminalità giovanile e “bullismo” tutto italiano sono gli argomenti che il principale mezzo, la televisione, ci pone di fronte ogni giorno. Quali le cause che portano ad una realtà di questo tipo?

Ebbe modo di asserire Burgess: “Il mio eroe, o antieroe, Alex è veramente malvagio, a un livello forse inconcepibile, ma la sua cattiveria non è il prodotto di un condizionamento teorico o sociale, è una sua impresa personale in cui si è imbarcato in piena lucidità”.

Aggiunge: “la mia parabola, e quella di Kubrick, vogliono affermare che è preferibile un mondo di violenza assunta scientemente a un mondo programmato per essere buono o inoffensivo… ‘Arancia meccanica’ doveva essere una sorta di manifesto sull’importanza di poter scegliere”.

Il romanzo di Burgess nacque nei primi anni Sessanta, spinto dai fatti trattati dalla stampa britannica sul finire degli anni Cinquanta. I giovani erano agitati e cattivi, insoddisfatti del mondo del dopoguerra, violenti e distruttivi, ed è comunemente a loro che tanti fanno riferimento ancora oggi quando parlano di crescente criminalità.

Penso ad una grande opera cinematografica firmata Francis Ford Coppola, “The Outsiders” del 1983, conosciuta in Italia come “I ragazzi della 56ª strada”. Delinquenza gagliarda, vuoto sociale, noia.
Che fare dunque di questi ragazzi? La prigione o i riformatori non fanno che peggiorarli. E in fondo chi li conosce davvero? Come comunicare con loro? Alex ad esempio, protagonista di ‘Arancia meccanica’, si serve di un linguaggio tutto suo, inventato e reinventato da sé, un vocabolario personale, un gergo di gruppo.

Altro step. Cos’è il male? Sostiene Burgess che esistano azioni più malvagie di altre, e che l’ultimo atto del male sia la disumanizzazione, l’assassinio dell’anima. Che cos’è, mi chiedo, la sensibilità? E dove l’abbiamo persa? Quando e perché?

“San Francisco is experimenting with gang injunctions as a way to curb violence across the city. While injunctions usually result in quick drops in crime, the long-term impact is nebulous at best. In the Mission district, San Francisco’s largest Hispanic neighborhood, ex-gang members are organizing at a grassroots level to combat the root causes of gang membership while also organizing against the injunction. They complain that the injunction criminalizes youth, legalizes racial profiling, and does little to address the root causes of gang membership”.

Ricordo quando, alla scuola superiore, il professore di diritto parlò per la prima volta dell’utilità marginale, uno di quei pochi concetti che attecchì in me nonostante l’immane tedio che provavo durante le lezioni di questa ed altre materie. Ecco, l’utilità marginale può essere definita come utilità dell’ultima unità consumata di un dato bene. Ricordo il classico esempio dell’ultimo morso dato al panino. Mi chiedo allora, relativamente a questo argomento, se esista anche una comunità marginale. Certo che esiste. E l’utilità marginale della comunità marginale?

Quanto devono attendere questi ragazzi messi ai margini della società, dalla società, per poter trovare un interesse, scoprire la propria curiosità e, magari, il proprio talento? Quanto tempo dovrà passare affinché si cominci a fare qualcosa di concreto per educare alla bellezza lo spirito dei giovani?

Attorno a me altro non vedo, non leggo e non sento che notizie inutili, pura cronaca e intrattenimento fine a sé stesso. Il ruolo dei media, degli educatori, della famiglia, della “ruling class” è indistinto e vago.

Mancano le idee, mancano i concetti, ecco perché i giovani non sanno più nulla. Il vero interesse esiste quando si proietta una visione lungimirante e chiara e quando si ha coscienza che ciò che si impara è per noi, per la nostra crescita come individui.

La povertà di questo periodo storico è data proprio dalla povertà di valide alternative. Talvolta non si sente il bisogno fino a quando non si ha il mezzo per soddisfarlo. L’importanza di scegliere sostiene Burgess, ma forse erano altri tempi o, peggio ancora, l’ultimo atto del male, ovvero la disumanizzazione e l’assassinio dell’anima, è già stato compiuto.

E adesso?

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Vincenzo Ruocco

Vincenzo Ruocco "Tento di essere un elastico. In cerca, sempre, di un perno che mi permetta di allungarmi quanto basta per spingermi oltre"
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Commenti: 7 »

  1. La libertà esiste se esiste un’alternativa, ed è molto personale questa alternativa.
    Quando ero piccola buttavo facendo fare la girandola i gatti nel canale, potevo farlo perchè non mi vedeva nessuno e ne provavo un tipo particolare di piacere,
    Ora non lo farei mai perchè ho provato a avere maggior piacere in altro che non sia violenza e lesione altrui.
    Inutile dire che questo meccanismo non è meccanico ci passa sia la maturità che la possibilità che ti ha dato l’esperienza di oltrepassarla.
    In altri casi la si sceglie personalmente per amore di quel particolare piacere che dà la violenza e per me questo è il male.
    Il problema è: Quando e fino a quando una persona può resistere e è in grado di uscire dal suo nascondiglio e vivere?
    Ci sono vari tipi di morte. Morte per mancanza di libertà e morte dell’anima.
    In fondo tutti nel loro piccolo siano liberi, a volte pagando un caro prezzo e sulla propria pelle.
    Oggi però non puoi fino in fondo esprimerlo e sicuramente crea problemi di libertà soprattutto quando non si è liberi di farlo con l’anima.
    Meccanicamente e disumanamente se stessi fino alla morte.
    Penso che ciò che renda liibera una persona sia vivere veramente le proprie emozioni sino in fondo non meccanicamente e aggiungerei liberamente ma non si può pretendere tanto!
    Allora come vivere in pace e serenamente senza essere un vulcano in eruzione? E fino a quando si può sopportare?
    Le Altre vie sono a te e a tutti ben note!

  2. Ottimista per natura e per scelta contraria alle generalizzazioni,
    caro Vincenzo, mi sento di dire che ho trovato il tuo articolo interessantissimo (e molto ben scritto -invidia!), ma allo stesso tempo mi sento di dover dire anche che i giovani vengono già educati alla bellezza dello spirito. non tutti, certo. come sempre d’altronde. e non ovunque. anche in questo caso, non sempre. tutto dipende da Te, da cosa vuoi, da cosa fai.

    non c’è solo la cronaca inutile oggi.
    periodo storico di povertà? siamo realisti e non catastrofici… ogni giorno succedono milioni di cose stratosferiche: invenzioni e scoperte che salvano le vite, che ci avvicinano, che ci rendono più “tolleranti” (anche se è una parola che detesto).
    no dai… bisogna imparare a vedere il bello, è questo il trucco. SCEGLIERE la bellezza dello spirito.

    b.giornata
    carolina

  3. Carolina, probabilmente non aspettavo altro che il tuo messaggio. Vedi, certi articoli vengono fuori così, senza che te lo aspetti. Dipende molto, per come sono fatto io, dallo stato emotivo in cui mi trovo in certi momenti. Sono facile all’entusiasmo parossistico e a stati di paurosa depressione, secondo ritmi però troppo rapidi.

    Hai proprio ragione, bisogna imparare a vedere il bello e, ancor più, non disimparare a vederlo.

    Ti lascio con una bella frase che ho letto in un libro un po’ di tempo fa:
    “I pensieri ti guidano verso il tuo destino. Se pensi sempre allo stesso modo, ti ritroverai sempre nello stesso luogo”

    un abbraccio, Vincenzo

  4. Abbiamo quindi, Vincenzo, libertà, quando seguiamo gli impulsi?
    Abbiamo la libertà di non provare un orgasmo estetico affacciandosi dalla terrazza della Villa cimbrone di Ravello?

    Abbiamo la libertà di sentire i brividi profondi nel ventre, quando giochiamo con le onde?

    Abbiamo la libertà di avere un’alternativa. Ma siamo creatori di alternative? Siamo abbastanza ricchi di midollo per gridarle, le onstre alternative? Fino in fondo chi ci va?

    Ci va chi le alternative le ha creata fino ad oggi, ci va chi, anni fa, ci ha fatto spostare sopra l’occhio di bue.

    Carolina, io sono un amante delle generalizzazioni, anche se poi le contesto, ma generalizzazioni e frasi fatte fanno, a volte, parte delle mie alternative. Mi fanno cosi’ ridere che le recito, mi fanno cosi’ ridere che le improvviso, mi fanno giocondo. I giovani d’oggi sono i giovani di ieri? Perché non ci mettiamo una pietra sopra, e siamo i giovani d’oggi? Perché non lo creiamo noi - come Alex - il nostro linguaggio? Il nostro diritto è sotterrato, come l’ascia di guerra, o lo brandiamo?

    Ma abbiamo scavato per brandirlo? Stiamo scavando?

    Alternative…

  5. Come sempre Misa mi seduce e mi stimola. Punti interrogativi, risposte? Ognuno le darà da sé.

    Mi prendo il tempo per riflettere. La libertà, il nostro linguaggio… Andare fino in fondo, dove?

    Cantava John Lennon:
    “How can I go forward when I don’t know which way I’m facing?
    How can I go forward when I don’t know which way to turn?
    How can I go forward into something I’m not sure of?

    How can I have feeling when I don’t know if it’s a feeling?
    How can I feel something if I just don’t know how to feel?
    How can I have feelings when my feelings have always been denied?”

    V

  6. have your feelings always been denied, Vincenzo?

    Had them really be?

    Credi, Penna solerte di questo tamarindo, che davvero your feelings have deen denied?

    riscopro, giorno dopo giorno, come i nostri sentimenti siano ragionevoli, come i nostri feelings siano accettabili, come i nostri feelings vengano al momento giusto. Perché stiamo crescendo, perché siamo abbastanza maturi per difenderli, questi sentimenti. Perché abbiamo iniziato - anche se acerbamente - a vivere. Molti di noi hanno conosciuto l’amore, ne vogliono ancora; molti di noi hanno conosciuto la caduta e non ne vogliono più. O la vogliono diversa.

    I nostri feelings have been denied da une società che diche: potrai parlare quando le galline faranno la popi’. tutti noi sappiamo che le galline non la fanno, la pipi’, neanche quando gli scappa forte.
    siamo cresciuti in famiglie in cui i bambini non mangiavano a tavola con i genitori perché quello che potevamo dire sarebbero state fanciullaggini, e a quelle non si prestava ascolto. siamo cresciuti inascoltati, vittime delle buona fede di dei genitori forse un po’ ottusi, forse tropo severi, forse già a vent’anni troppo consevatori.

    Li ascoltiamo, noi, i fanciulli? Ci interessiamo dei loro perché? Abbiamo voglia di passare il nostro tempo con esistenze che della vita sanno ancora meno di noi?

    Per parafrasare il mio comento di ieri, noi li aiuteremo, i gioveni di domani?

  7. Mi sono fatta prendere dall’entusiasmo..
    Se esistesse un’incontro peronale ne sarei felice parlarne. I lnguaggi e i pensieri si creano e il nostro cuore comanda. Sono daccordo con Misa.
    Esiste in alcuni casi una tale confusione per cui diventa difficile orientarsi. La differenza è in alcuni casi molto sottile. Il pensiero secondo me è strettamente legato a quello che proviamo o sentiamo, il che non è una brutta parola ma una diversa forma di chiamare l’uomo. La chiamata a non un crogiuolo di pensieri indistinti e annessi sentimenti indistinti.
    Ma una porta che ci schiude a un altro essere.
    Per rispondere a Misa credo che ci sia più libertà e spazio di pensiero in un sentimento estetico che altro.
    Non so come ci si arriverà a una formulazione completa, cioè in che senso possiamo essere liberi in un’emozione se arriviamo a non abnegarla, penso nel senso ch così deve essere che è proprio così e non altro.
    Tutti però siamo trattenuti da non so che abitudini.
    Penso a un sentimento che si libera, che è così e non altro, che si espande nello spazio e che l’altro lo completa e lo amplia.
    Mi fa essere me stesso e libero di esserlo.
    Io così intedo l’armonia e la spiritualità e dignità umana. Come chiamare l’uomo e con lui tutti gli esseri viventi.

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