Il Lupus e il Buon Selvaggio in Politica

Di Marco dall'Olio • 26 apr 2009 • Categoria:Società • Nessun commento

Hobbes vs RousseauSiamo buoni o cattivi, noi esseri umani? Questa sembra essere una delle domande più popolari nel discorso filosofico occidentale. La tua personale risposta ha implicazioni profonde, che si ramificano verso insospettabili aree della tua stessa identità.

In generale, le risposte che emergono dal dialogo intellettuale occidentale sembrano ondeggiare costantemente tra i due estremi opposti del nostro spettro filosofico: Hobbes da un lato (siamo tutti intrinsecamente cattivi, e la società ci tiene a bada) e Rousseau dall’altro (siamo tutti intrinsecamente buoni, e la società ci corrompe). Chiunque prenda parte al teatro dell’interazione umana è in possesso di una posizione su questo spettro, cioè di un’idea implicita sulla nostra natura morale. Tutti, a prescindere dall’educazione. Dal professore universitario all’operaio, ognuno ha una credenza su bontà o malvagità dei propri simili. Ció che cambia con il livello culturale è la consapevolezza a riguardo, e conseguente verbosità. Ovviamente, questa working hypothesis sulla natura umana ha effetti drastici sul nostro comportamento, e ci rende più o meno fiduciosi verso il prossimo, più o meno disposti ad aiutare ed essere aiutati, sfruttare ed essere sfruttati.

Ma gli effetti delle nostre credenze morali non si fermano al comportamento. A quanto sostiene lo psicologo morale Jonathan Haidt, figura di spicco nel dibattito contemporaneo sulla moralità, la tua personale posizione sullo spettro gioca un ruolo fondamentale anche nell’evoluzione della tua identità politica. Dai suoi studi longitudinali, la fiducia nel prossimo risulta essere uno dei migliori predittori della futura posizione politica. Se fin dalla tenera età ti dimostri altruista e fiducioso, allora c’è un’ottima probabilità che il futuro ti veda pendere a sinistra. L’opposto se sei convinto che il mondo intero sia costantemente in agguato per approfittarsi di te. Questo interessante fenomeno potrebbe aiutarci a far luce sul perchè le posizioni politiche siano per molti “tradizioni di famiglia”. I figli plasmano le fondamenta delle proprie credenze morali sulla base del primo materiale culturale disponibile, fornito naturalmente dai genitori.

Purtroppo peró, quando si parla di cause e fattori determinanti nello sviluppo comportamentale, è quasi impossibile evadere l’odiosa domanda sul nature/nurture: le disposizioni morali individuali sono solo questione di trasmissione culturale, o è possibile individuarne una predisposizione innata? Sembra altamente controintuitivo, ma studi su gemelli separati alla nascita (studi che fanno parte della dibattutissima disciplina Behavioral Genetics), e studi sull’ereditarietà di altre dimensioni della personalità fanno sospettare che ci sia qualcosa di più che semplice trasmissione culturale.

La nostra personale posizione tra homo homini lupus e buon selvaggio è dunque scritta nei nostri geni? E se è vero che la nostra idea sulla natura umana gioca un ruolo fondamentale nell’evoluzione della nostra identità politica, dobbiamo forse pensare che anche le nostre future affiliazioni siano in qualche modo scritte nel nostro dna?

Difficile a credersi, soprattutto se si prende in considerazione il terzo grande protagonista del dibattito occidentale sulla natura umana, il buon vecchio John Locke. Esattamente al centro dello spettro Hobbes/Rousseau, per Locke la natura umana è disposta sia al Bene che al Male, e a suo agio con entrambi i lati della medaglia etica. Una posizione molto più vicina alla realtà dei fatti, a mio modestissimo parere.
Inoltre, se al solo sentire parlare di ereditarietà, il timore del determinismo biologico vi fa rizzare i capelli, rassicuratevi. Nessuna condanna genetica ad essere buoni o cattivi. Come sosteniene la corrente di psicologia sociale e sociologia chiamata Situazionismo, le particolari situazioni e contesti sociali in cui ci troviamo modulano costantemente il nostro comportamento, ed hanno effetti ben più prorompenti sulle nostre azioni di un’eventuale predisposizione genetica. Un esempio su tutti, il famoso Stanford Prison Experiment, oppure gli studi di Milgram sull’obbedienza all’autorità. Dato il giusto contesto, gli esseri umani sono capaci delle azioni più eroiche, ma anche delle nefandezze più orrende, come la storia ci dimostra con crudele regolarità.

Dunque se l’inclinazione morale è “plastica” e flessibile, probabilmente anche i suoi attestati effetti sulle inclinazioni politiche non sono incisi nel marmo. Senza considerare il fatto che una miriade di altri fattori plasmano la nostra identità politica, come gli ambienti sociali con i quali veniamo in contatto, le nostre personalissime storie, evoluzioni e rivoluzioni di coscienza. Nessuna tessera di partito innata dunque. Forse con una lieve predisposizione, una leggera inclinazione a destra o a sinistra, ma non certo con una condanna inappellabile. I lettori che hanno votato PDL (se tale categoria esiste) ne saranno lieti.

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Marco dall'Olio

Marco dall'Olio Emerge dalle marroni acque della riviera romagnola. Si contorce per i successivi 24 anni in cerca di un’identitá, mutando come lo Zelig di Allen. Appassionato fin dalla tenera etá di filosofia e scienze morbide, matura presto la convinzione di essere il depositario del Sapere Umano. E se ne lamenta costantemente. Affascinato dalla sorprendente capacitá dei suoi simili di emettere suoni e trasmettere significato, studia linguistica a Bologna. In un rapporto costante di amore/odio con l'America ed i suoi pensatori, attualmente situato in California, Berkeley, dove insegue metafore concettuali e si mantiene a stento come scrittore di libri di self-help, ed annunciatore part-time di Fine del Mondo.
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