L’Italia al netto del Lodo

Di Francesco Vannutelli • 8 ott 2009 • Categoria:Italia, Politica • 4 Commenti

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla leggeLa Corte Costituzionale ha bocciato, a maggioranza, il cosiddetto. Lodo Alfano perchè in contrasto con gli artt. 3 e 138 della Costituzione. La decisione della Consulta spalanca le porte dei tribunali per il premier, chiamato a rispondere per il caso Mills  e per l’accusa di frode fiscale sui diritti tv Mediaset.

Il presidente, come era ovvio aspettarsi, non si è fatto cogliere impreparato dalla decisione della Corte. Mesi fa, in commissione Giustizia, nell’ambito della riforma del codice di procedura civile, è stata depositata una norma che toglie il valore di prova alle sentenze passate in giudicato. Accelerando l’approvazione di questa norma, i legali di Berlusconi potranno far passare come penalmente irrilevante la condanna a quattro anni e mezzo per falsa testimonianza nel caso Fininvest dell’avvocato Mills, sostenendo quindi una linea difensiva  che non tenga conto della sentenza. La nuova legge farebbe sì che il nuovo processo per il premier parta da zero, senza tener conto di quanto stabilito a carico del legale inglese.

Indipendentemente dall’approvazione della norma, i tempi consentono agli avvocati del premier di mettere in atto la stessa strategia difensiva già provata in passato, basata sul rinvio delle udienze adducendo legittimi impedimenti, fino ad arrivare alla prescrizione dei reati in questione.

Queste manovre giudiziarie, però, potrebbero non bastare per superare politicamente la bocciatura del Lodo. A parte l’Italia dei Valori, nessuna forza politica rappresentata in Parlamento ha invocato apertamente le dimissioni. La maggioranza appoggia il presidente, appellandosi alla volontà popolare contro le iniquità della Corte, mentre il Pd si dice contrario alle dimissioni per motivi giudiziari. L’attuale tensione istituzionale aumenta la rottura tra i due poli ed esaspera il conflitto, lasciando la politica italiana sospesa in una bolla.

Prima della pronuncia della Consulta erano state avanzate tre principali ipotesi su cosa sarebbe potuto accadere in caso di incostituzionalità del Lodo e di dimissioni del governo: la formazione di un governo del presidente, la nascita di un nuovo partito di centro e il ritorno alle urne.

L’idea di un governo del presidente che si appoggi di volta in volta a maggioranze diverse potrebbe favorire il raggiungimento di una nuova legge elettorale con un ampio consenso,  ma comporterebbe un aumento della confusione politica, con un conseguente indebolimento dei partiti, come ha evidenziato il costituzionalista e senatore Pd Ceccanti. La generale diffidenza nei confronti di questa soluzione istituzionale è accresciuta, inoltre, dalle difficoltà che un eventuale governo tecnico incontrerebbe con l’attuale maggioranza, legata a doppio filo a Silvio Berlusconi.

Collegato all’ipotesi di un governo del presidente è l’idea di un mutamento dell’equilibrio parlamentare dato dalla nascita di un nuovo partito di centro, ispirato al Kadima israeliano, e retto dal triumvirato Fini-Casini-Rutelli, con l’appoggio della fondazione Italia Futura di Montezemolo. Un “governissimo” transitorio affidato a Fini costituirebbe un banco di prova per il nuovo centro, ma avrebbe difficoltà a trovare i numeri per la riforma elettorale. I partiti centristi, per tradizione, si reggono, infatti, su sistemi proporzionali; un eventuale nucleo di simil-Kadima al governo non troverebbe in Aula l’appoggio necessario, essendo la stragrande maggioranza dell’attuale Parlamento favorevole a un sistema bipolare. L’idea di un nuovo polo di centro tornerà magari ad affacciarsi sulla scena nazionale più in là, quando le primarie stabiliranno la direzione del Partito Democratico. Del resto, il sogno del Grande Centro non ha mai smesso di agitare la politica italiana.

Rimane poi l’ipotesi del voto anticipato, che, soprattutto dopo la bocciatura del Lodo, trova una schiera di sostenitori eterogenea e trasversale. Belpietro, dalle colonne di Libero, invita Berlusconi a dimettersi e a chiamare gli italiani alle urne come extrema ratio difensiva e ostentazione muscolare di forza contro le congiure della sinistra, contando sull’enorme consenso popolare.
Invitano ad andare alla urne anche gli esponenti della sinistra alternativa, che con un appello a firma Ferrero, Diliberto, Salvi e Patta sulla prima pagina di Liberazione, chiedendo le dimissioni di Berlusconi, si dicono disponibili ad un’alleanza transitoria con il Pd per un governo di durata sufficiente a garantire l’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale e di una disciplina in materia di conflitto di interesse.
È facile, però, immaginare che un voto anticipato veda nuovamente Berlusconi vincente, magari non con gli stessi risultati ottenuti nel 2008. La disorganizzazione del Pd, l’assenza di una leadership forte e l’incertezza delle alleanze, anche se solo a tempo determinato, lasciano intravedere panorami poco incoraggianti per la sinistra italiana.

All’alba del giorno dopo, non sembra possibile, nell’immediato, la realizzazione di nessuno degli scenari preventivati. Nonostante lo shock della bocciatura, il governo può continuare ad andare avanti, avendo ancora i numeri e la solidità necessari. L’esasperazione del conflitto con gli altri organi dello Stato non intacca la tenuta di Berlusconi, ma aumenta la distanza tra le parti in lotta, consegnando al futuro un Paese sempre più spaccato a metà.

BerlusconiLodo Alfano
Francesco Vannutelli

Francesco Vannutelli , nato a Roma nel 1986, studia Scienze Politiche presso La Sapienza. Aspirante giornalista, aspirante scrittore, si interessa al cinema, alla fotografia e alla musica. È co-fondatore e co-gestore del blog yourspeakerscorner.blogspot.
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Commenti: 4 »

  1. Hai tralasciato un’alternativa, forse la più probabile: una legge che riduca i tempi di prescrizione per i reati di cui è accusato Berlusconi, unitamente al continuo rinvio delle udienze per impedimento legittimo, il che porterebbe inevitabilmente alla prescrizione del reato.

  2. speriamo che la faccia sta legge michele, o che i reati vengano prescritti comunque. Se lo condannano rischiamo una crisi politica ed istituzionale gravissima. Meglio che finisca sti pochi anni che mancano. Magari senza fare troppi danni visto che tra scandali, guai giudiziari e fronde fininane e’ oggettivamente indebolito. E che in questo paio d’anni il centro sinistra si riorganizzi decentemente. Anche perche Di Pietro sta dimostrando di essere un populista e un analfabeta democratico. Finire da Berlusconi a Di Pietro sarebbe il piu classico dalla padella nella brace.
    E comunque appena non ci sara piu l’ipoteca Berlusconi un discorso sul rapporto tra politica e giustizia in questo paese va fatto sul serio. E va reintrodotta una qualche sorta di garanzia per i parlamentari, immunita o altro. Certo l’immunita parlamentare e’ un provvedimento da paese normale e noi ancora non ce lo possiamo permettere.
    Per ora, come si diceva con Lorenzo, godiamoci la sensazione di essere ancora uno stato di diritto.

  3. Rocco,
    Perché mai devo sperare che un colpevole la faccia franca? Chiamalo populismo, ma spero vivamente che sia condannato.
    Le conseguenze politiche, per quanto gravi, non sarebbero il risultato di una condanna, ma dell’incredibile ritardo con la quale la si pronuncerà.

  4. Con o senza legge, non credo che Ghedini e gli altri avranno difficoltà ad allungare i processi fino ad arrivare alla prescrizione. Quello che mi spaventa sempre più, però, è che con o senza condanna, così come ora con o senza lodo, per Berlusconi e il suo elettorato non cambia nulla: tutto ciò che non è come vuole il cavaliere diventa automaticamente falso e nemico della democrazia. Che problema sarebbe ignorare una sentenza sfavorevole?

    Io non posso, non riesco ad augurarmi che Berlusconi riesca ad evitare il giudizio. Non dico che pretendo che venga condannato, ma è impensabile che si sottragga al processo inventandosi nuove scappatorie. E va bene se verrà condannato e ci sarà una crisi, va bene anche se in caso di elezioni anticipate venisse rieletto subito (credo che nessuno avrebbe problemi a farsi eleggere come alternativa a questo Pd), ma non sopporterei l’ennesimo trucchetto legale.

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