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A civil globalization?

11 marzo 2009
Pubblicato in Attualità, Fiori
di Vincenzo Ruocco

missileI movimenti fondamentalisti sono sempre caratterizzati da un fortissimo legame con lo spazio geografico. La difesa del territorio è infatti un elemento comune a quasi tutti i fondamentalismi. Difendere la terra ancestrale, site la Terra Santa, drugstore la patria è ciò che unisce gli individui di una lotta all’ultimo sangue contro forze “sataniche”. Dietro a ciascuno di tali movimenti vi è l’idea di ripristinare l’ordine in una realtà caotica, prostate erigendo barriere ai confini.

Questa è l’ultima reazione ad un mondo sempre più aperto, fatto di reti globali e di flussi di comunicazione. I fondamentalisti cercano la stabilità in una società in perpetuo cambiamento e tentano di arrestare ogni forma di evoluzione risacralizzando il territorio.

In un mondo sempre più legato alla dimensione del tempo, rimangono fieramente fedeli allo spazio, considerando ogni forma di accesso un’influenza contaminante.

Quando l’America invase l’Iraq nel 2003, gli abitanti dei Paesi confinanti, fra cui l’Iran, si chiesero cosa sarebbe potuto accadere se gli U.S.A. li avessero attaccati.

Alcune persone sostengono che la crescente minaccia nucleare che l’Iran proietta sul mondo possa essere la causa del tentativo di conquista da parte americana.

In risposta al programma di arricchimento dell’uranio, le Nazioni Unite hanno deciso di imporre diverse sanzioni economiche all’Iran.

Cosa può significare ciò per la popolazione iraniana? Una serie di interviste realizzate dai giornalisti di current_ TV ci permettono di conoscere le opinioni della gente comune.

Ci troviamo a Teheran. In diversi accettano di rispondere al quesito. La prima persona che sceglie di parlare alle telecamere è una ragazza. Non fuori, per strada, ma dentro casa, nella sua camera.

Non posso fare a meno di notare che alle sue spalle sta un bell’iMac bianco della Apple Computer Inc..

“Non ho mai dimenticato il momento immediatamente successivo all’inizio dell’invasione americana in Iraq e mai dimenticherò cosa provavo nel sapere che i soldati americani erano al confine con l’Iran. Chiunque si chiedeva cosa sarebbe successo se gli U.S.A. avessero deciso di attaccarci. Mi sarei alzata ogni mattina ringraziando Dio per aver fatto sì che il nostro Paese non fosse stato invaso la notte precedente.

Ora, sono passati diversi anni dall’invasione americana dell’Iraq, non esiste più, a mio avviso, la minaccia di un attacco americano all’Iran. Ormai non ho più incubi riguardo all’attacco da parte dei soldati americani. A Teheran la gente vive la propria vita giornalmente senza paure e insicurezze.”

Siamo all’aperto, in una giornata di sole. Non credo che i giornalisti temessero qualcosa, anzi, li percepisco liberi come coloro che si avvicinano per parlare.

“Perché credi che gli U.S.A. non abbiano ancora attaccato l’Iran?”

Un ragazzo risponde:

“Non penso che gli americani stiano pianificando un attacco perché non possono assumersi il rischio di una tale decisione, intendo il rischio economico.”

Una ragazza risponde alla stessa domanda:

“Per merito della nostra forza militare. Abbiamo dimostrato in passato quanto sia difficile sconfiggerci.”

Un secondo ragazzo ci dice:

“Queste minacce sono infondate. Penso la stessa cosa quando qualcuno qui da noi urla ‘Morte all’America’. Mi sembra uno spettacolo in cui due soggetti recitano due parti assegnate. Non dobbiamo credere alla libertà e alla democrazia nel modo in cui gli U.S.A. li definiscono. Preferisco la nostra dittatura rispetto ad una democrazia straniera.

Tu cammini per le strade, trovi i negozi di Benetton. La globalizzazione ci sta colpendo, una globalizzazione forzata. Le ragazze che fanno acquisti scelgono i vestiti in modo da imitare il look di Jennifer Lopez svilendo così i nostri valori.”

Siamo in un parco cittadino, una donna dallo sguardo sereno mostra la sicurezza delle proprie opinioni:

“Loro hanno pensato che le persone afgane e irachene non fossero felici delle proprie situazioni di governo. Ma non guardano all’Iran in questo modo. Si rendono conto come, sostanzialmente, il popolo iraniano sia contento.

La nostra inflazione e le crisi economiche sono causa delle sanzioni, questo sì.”

Nella medesima location una bella ragazza dal “viso pulito”, permettetemi questa massima popolare, espone in maniera pacata il proprio parere.

“La politica americana in Iran è stata priva di successo perché la gente supporta il proprio governo. Sebbene l’America non ci abbia attaccati, questo non significa che non ci stia facendo pressioni.

Mi chiedo se sia questo il significato del termine globalization. Per noi le sanzioni altro non sono che una forma di guerra in questo mondo globalizzato. Mi chiedo, questa globalizzazione è utile per noi come lo è per l’America e per l’Occidente? Oppure noi soli siamo le vittime di questo processo?”



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