“Che fretta c’era, maledetta primavera”

Di Miša Capnist • 6 apr 2008 • Categoria:Società • 18 Commenti

Parigi è divina.

E spudorata.

In questi ormai non più primi giorni di primavera, Parigi rifiorisce come un campo di gigli e narcisi. E il suo profumo a tratti stucchevole, quasi quello dei tigli dei giardini di palazzo reale, sovrasta i fumi dello smog e quelli del malumore.

Parigi è ininterrottamente la città dell’Amore, ma in particolare quando ai primi giorni di sole e di temperature tiepide, tutta la città si riversa sulle strade e nei giardini con la prontezza sensuale e lascivia tipica delle popolazioni nordiche e delle lucertole, allora diventa carnale e i suoi abitanti con lei. Vivere Parigi nei primi giorni di primavera è un’esperienza peccaminosa.

I colori sbocciano, le gemme appollaiate sui rami degli alberi sembrano pappagalli, giacinti fallici olezzano turgidi, i narcisi si aprono rugiadosi, i gigli - impuniti - si scatenano nel loro tourbillon di pollini e profumi, le biciclette sfrecciano per i boulevard; nelle ore più calde si passeggia all’ombra degli ippocastani che accompagnano per chilometri il cours la Reine, da place de la Concorde al Bois de Boulogne. Iniziano le gite ai giardini di Bagatelle, nel cuore del bois che, non parchi di cigni, pavoni e anatre che si sollazzano nei laghetti, di freschi papiri che frusciano, di gatti miagolanti, trasportano l’amante nel pieno turbinio di colori e sensualità della belle époque.

I più coraggiosi si portano il pic-nic, aspettando la fioritura e il concorso delle rose a maggio. E per il momento si godono le camelie e la giunchiglia.

Le brasserie hanno da un po’ iniziato a espandersi sui marciapiedi, ma solo negli ultimi giorni gli abitanti della città si attardano per un caffè o una birra. Le vie pedonali sono intasate di tavolini e di persone che ridono e scherzano, e con il sole arrivano spensieratezza e curiosità che nell’inverno erano andate in letargo. Maschi sudati e appena abbronzati corrono per le strade seminudi, fieri delle loro fatiche, lusingati dagli sguardi ammiccanti di uomini e donne; dopo il calar del sole, sotto gli alberi degli Champs de Mars e des Invalides, allegri e avvinazzati signori attempati giocano a bocce, ridendo contenti.

E il cielo limpido, alto, tagliato di tanto in tanto da qualche aereo lontanissimo ricorda, con le dovute accortezze, i panorami di Courbet. La città scintilla con i suoi marmi chiari e le sue finestre. Tutto l’oro che d’inverno si gode negli stucchi e nelle decorazioni all’interno dei palazzi, ora è riflesso dalla parte opposta, e tutti se ne possono fare regalo.

Il sole sottolinea le differenze etniche di Parigi: tutti ci si catapulta nelle strade, nei parchi, nelle terrasse dei café, la città esplode come la primavera. Austeri esemplari di donna eritrea, alti, i capelli raccolti nei loro foulard e i grossi orecchini di metallo; non rare matrone ghanesi seguite da orde di figlioli allegri coi capelli ricci ricci e occhi risplendenti di luce. Uomini marocchini agli angoli delle strade fumano incessantemente allorché operosi cinesi scaricano le loro auto traboccanti di magliette e vestitini; serafici indiani si attardano fuori dei loro ristoranti per bersi un thé. Italiani col caffè, turchi in babbucce di montone, sdentati e contenti; codazzi di giovani madri esotiche e colorate di tessuti sgargianti sgranocchiano semenze, chiamando le amiche con i loro toni rochi e gravi a cui si intrecciano risate allegre, acute e cristalline. I bambini corrono dappertutto e, per una volta almeno, in sintonia con chi mi circonda, mi fanno quasi tenerezza.

I mercati sono ormai infrequentabili tante le persone che vengono a vedere, a toccare, a gridare. Il passaggio è quasi impossibile adesso, mentre era agibile in inverno. I vasi di piante crescono di numero, la frutta cambia, iniziano a comparire le prime ciliegie, mentre i mandarini cedono il passo alle fragole.

Le ostriche ormai da un po’ scarseggiano, ma granchi, aragoste e lumache si sperdono, vivi e inebetiti sui banchi pieni di ghiaccio, accanto a mazzancolle, tonni, code di rospo, e coquille Saint-Jacques.

Sono questi i giorni in cui ci si sente innamorati. E per le strade si incrociano occhi mai visti in vita: occhi in cui per una frazione di secondo ci si perde, incantati, in mille storie diverse, in bar fumosi in cui uno pseudo-filosofo dispensa perle di saggezza in cambio di una fetta di torta o di un Ricard, in realtà d’immigrazione, di fame, di paradiso ritrovato, d’amore, di scontri con vissuti d’indipendenza, di storie familiari, di ricordi: arabeschi di sorrisi solo perché c’è il sole. Occhi così profondi che ti fanno nascere, vivere e morire nella durata di un batter di ciglio, ma sono sguardi che non possono durare a lungo, poiché istantaneamente se ne incrociano altri, e le ciglia sono lunghissime e diverse, e i corpi sono diversi, e le razze e gli odori sono diversi. E non puoi impedirti di guardarti attorno, attonito, e la voglia di fare l’amore diventa impellente, senti l’onnipotenza divina infusa nel corpo, e ti rendi conto che vuoi e puoi avere chiunque, in qualunque momento della giornata, nascosto in un passage o nel mezzo di una piazza, sotto un albero, dietro una fontana, aggrappati alla colonna in Place Vendôme, fra le guglie di Notre Dame, nei romanticissimi e frequentatissimi argini della Senna. La mattina, la sera. Si diventa preda della Natura in tutta la sua ineluttabilità, ricchi e lussureggianti come lei. Il suo rigoglio è il nostro, le sue leggi sono insindacabili. La giovinezza risplende in tutti i corpi, le mani sono avide di sensualità, le labbra tumide, gli odori e i sapori più pungenti. Ci si eccita alla vista di un fianco, di un gluteo, di un seno, di un petto, di un collo, di un’ombra proiettata dalla mandibola. Per stringere un girovita si è disposti a tutto. I famosi istinti primordiali rinascono con violenza e impazienza.

Siamo animali.

E non c’è nulla di più consolante che godersela.

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Miša Capnist

Miša Capnist Rarissimo esemplare di mésaillance fra Paris Hilton e Buddha, fra la monaca di Monza e Bonifacio VIII, fra Nilla Pizzi e Rodolfo Valentino, ancora confondendo Joan Crawford e Dio, questo militante quasi ventenne del Tamarindo, spinto dalla peculiare leggiadra schizofrenia e dal suo florido intelletto, vive a Parigi dal 2005, dopo essere stato imprenditore, dopo essere passato dalle pubbliche relazioni di L’Oréal, bazzicato pizzerie italiane in qualità di valet de salle (cameriere), approda in ottobre in accademia teatrale, insegna le buone maniere e crea gioielli post-atomici piegando ferro e sbriciolando specchi al suono del sordiano “Lavoratori…PRRRRRR!”. Profondamente diviso fra l’ideale di una vita volgarmente appariscente e un sereno eremitismo, il Capnist studia l’umane genti con attenzione meticolosa, alla ricerca dell’art de vivre. Evidente la spiritosa mancanza d’altruismo. Lavora in questo momento all’embrione di una nuova lotta sociale, che chiama temporaneamente “la rivolta delle corone”, vera e legittima rivoluzione democratica svolta alla destituzione del popolo in favore dell’antica aristocrazia (facciamo un po’ per uno – si giustifica). Di formazione accademica, legato ad un passato immerso nelle comodità, questo periodo parigino lo ha confinato in un mondo di bohème da cui trova difficile staccarsi. Il suo studio “in un quartiere popolare situato in piena Parigi” – dice lui – “mi aiuta a ritrovare quell’ispirazione e quella sensibilità che avevo soffocato con velluti e pellicce” (velluti e pellicce di cui nonostante tutto non è ancora parsimonioso – ndr). Cita Modigliani nel suo atelier in rive gauche, infarcendo le sue parole di intarsi Yves Saint Laurent. Quando si dice fare di necessità virtù… Appassionato di moda, coraggioso e audace, insolente e lussuoso, pigramente febbrile, edonista all’eccesso, questo caotico cesellatore della mente ha un solo progetto: dare la sua voce al mondo.
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Commenti: 18 »

  1. …Aspettando Parigi…che voglia!
    I miei complimenti, un bacio

  2. Il tuo stile é unico nonché inconfondibile…complimenti….

  3. Come sei bravo….. Mi hai trasmesso i profumi e le immagini che vivi tutti i giorni…..

    Ti ringrazio, perchè in questo momento un po’ così, mi hai risollevata…..

    Grazie ancora…

  4. Sensazioni ben più che condivise!

    Never heard of “Les amants de Paris” di Edith Piaf,
    o “Paris” de Jacques Brel?

    …” et le premier rendez-vous à l’Ile Saint-Louis
    et c’est Paris qui commence,

    et le premier baisé volé au Tuileries et c’est Paris la chance,

    Et le premier baisé reçu sous un portail et c’est Paris romance,

    Et deux t^etes qui tournent en regardant Versailles et c’est Paris
    la France!”…

    Sono il tuo articolo in musicale.
    Baci

  5. france france sans toi le monde serait seul…(d’annunzio)

    come raggio di luce che scaccia la pallida monotonia
    riportando trionfante il sole vivo di fuoco nuovo
    occhio il cui sguardo su ogni cosa dona come per la prima volta
    vita, colore, natura.

    Grazie Misa

  6. Cher Mischa,
    il est des personnes qu’on n’ose critiquer tant on admire et respecte leur talent. Je te vois un peu comme ça après avoir lu tes articles sur le Tamarindo. Je me joins à ton fan club et je te félicite ! C’est un plaisir de te lire, merci !!
    Pourtant aujourd’hui, je vais me permettre d’intervenir… humblement bien sur ! lol
    J’avoue être surprise par ton sentiment de Paris en conclusion. Je ne contredirai pas l’idée que Paris éveille les sens ! Sensuelle et envoûtante oui bien sur, surtout au printemps quand la chaleur méditerranéenne monte en apportant de la bonne humeur aux parisiens ! mais tu conclus sur un Paris animal, ville de l’Amour charnel et bestial. Je ne partage pas cette idée, pour moi Paris est la ville de l’Amour romantique ! Paris nous inspire la romance et la poésie ! Elle est une beauté élégante et sophistiquée, peut être un peu hautaine, parfois amusante et excitante. Mais je ne la vois pas maîtresse de nos « instincts impatients ». J’attribuerais ce caractère à une ville d’Amérique Latine par exemple !! A Paris, on danse le cancan frivole et complice, pas la salsa ni le tango !

  7. anch’io da parigi, tra sole e neve, amore e notti bianche, ammirando la fiamma olimpica spegnersi da una brasserie di trocadero, perché come disse un saggio, riferendosi al dalai lama, “un mec qui a du temps à perdre à discuter des heures avec richard gere, isabelle adjani ou séverine ferrer est forcement un con”. g

  8. …i ricordi tornano a galla.
    La tua sensibilità e il tuo stile mi commuovono.

  9. davvero le ostriche scarseggiano?e ora come facciamo le collane??
    bellissimo articolo!

  10. articolo fantastico!riesci benissimo a descrivere la matta bestialità” in ognuno di noi…però lo fai con poesia!
    Bravo Tempestino!

  11. Letto tutto d’un fiato, quasi in apnea. Una descrizione profonda e “lussureggiante”. Chissenefrega di tutto il resto quando abbiamo la primavera e Parigi. “E non c’è nulla di più consolante che godersela”.

  12. Condivisione, commozione, gioia, bellezza, stile. Gratitudine per questo incantevole ed elegantissimo bouquet dipinto con rara abilità.

  13. Mi hai fatto rivivere delle emozioni fortissime..
    perchè la frenesia del lavoro mi impedisce di sognare anche solo per un attimo!
    Divino, ti abbraccio forte!

  14. beh,che dire!Ma che ti metti a fare teatro?!Vai dal primo giornalista che incontri chiedi un ingaggio!Sai che il tuo fratellino ignorantello piuttosto che leggere si farebbe una doccia!E ho letto con una voglia immensa questo tuo articolo così denso e interessate!Meraviglioso mio bel fratellone!Complimenti!
    Il tuo analfabeta fratellino.

  15. Davvero la primavera parigina evoca tanta sensualità?

    E io che leggendo Simenon la immaginavo piovosa e freddolina…

  16. Spero che tu alla fine sia riuscito a soddisfarli, questi “animali” istinti - come li hai definiti. Io li trovo invece abbastanza umani. A parigi, poi, è fin troppo facile. Come andare a caccia allo zoo.

  17. un’Andrea Sperelli dei nostri giorni che vive e racconta il tram-tram parigino anzichè quello capitolino.-
    Nulla è più indispensabile del superfluo.-

    e come per ogni articolo…chapeau!

    Andrea

  18. Inebriante!
    Grazie.

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