America: this is your moment

Di Silvia Santinello • 5 nov 2008 • Categoria:Elezioni USA • Un commento

Ho vissuto negli States per quasi un anno; un anno in cui ho imparato ad ambientarmi, a cercare di capire i loro eccessi e le loro contraddizioni, ad apprezzare le tante cose che noi abbiamo da imparare da loro, e a criticarli per quello che potrebbero imparare da noi. Anche se tra poco più di un mesetto il mio visto J1 scadrà e non so quando avrò la possibilità di tornare qui, questo paese mi ha dato tanto e sarà sempre un po’ parte di me.

Per questo pur essendo strapresa tra un volo per New York City che mi aspetta il 5 novembre alle 6 del mattino, la deadline dello script per un servizio che ho dovuto filmare in 3 giorni, problemi vari con la mia università italiana (la Cattolica) per la laurea e il post laurea, non potevo evitare di raccontare un evento che davvero rappresenta una tappa storica a cui sono orgogliosa di assistere così da vicino, capitando addirittura in entrambe le coste tra il 4 e il 5.

ABBIAMO VISTO DI TUTTO

Premetto che quella che si sta concludendo è stata la prima campagna elettorale americana che ho seguito con un certo interesse. Ero qui anche per le primarie, le più combattute della storia americana, ma oltre ad aver assistito ad un comizio con atmosfere da stadio di Hillary ho seguito poco altro. Quando sono tornata qui ad agosto ero interessata a capire un po’ di più cosa si nascondeva dietro a queste elezioni così tanto attese; così, quasi per caso, mi sono iscritta alla classe del professor Rucker che da grande esperto della comunicazione ne aveva creato uno slogan “wellcome to a front row seat to history!” Non sapevo cosa aspettarmi, avevo anche pensato di lasciarla perchè ero già abbastanza carica di corsi, ma certo non mi immaginavo che avrei avuto la possibilità di assistere in prima persona a tutti gli eventi cruciali che hanno caratterizzato questi ultimi 2 mesi. Dalla Convention Democratica, che dopo i discorsi dei Clinton, di Michelle Obama e di Obama stesso il mio prof ha definito “More interesting than a World Series”, alla Convention Repubblicana, con l’esplosione di Sarah Palin e delle mille polemiche sulla sua vita privata e sulla sua competenza per l’incarico di VP. Per arrivare alla crisi economica, che ha fatto passare in secondo piano tutte le polemiche tra i due candidati evidenziando il problema di fondo, ovvero 8 anni di un disastroso mandato persidenziale di George W. Bush. Fino ad arrivare ai quattro dibattiti dove i due candidati hanno avuto modo di farsi veramente conoscere dagli elettori tra attacchi reciproci (McCain ha ripetuto che Obama alzerà le tasse tanto quanto Obama ha ripetuto che McCain sarà il proseguimento della gestione Bush), colpi bassi (il più famoso ovviamente il “that one” rivolto al candidato di colore), e protagonisti inaspettati, come Joe the Plumber, idraulico dell’Ohio che incarna la direzione in cui il Partito Repubblicano pensa di concentrare i suoi sforzi per cambiare il Paese.

Una campagna in cui abbiamo assistito ad accuse ad Obama di terrorismo, socialismo e incompetenza, così come McCain è stato accusato di essere troppo vecchio, troppo conservatore o troppo populista (soprattutto per via della sua vice). Una campagna di 2 anni in cui, oltre ad essere stata spesa la cifra stratosferica di un miliardo di dollari, si è visto un nuovo protagonista: Internet. Obama ha capito il valore del Web, l’ha usato per recrutare tanti giovani volontari per la sua campagna, per raccogliere fondi e per piazzare pubblicità addirittura nei videogames online (che più che dai teenagers sono diffusissimi tra i 30enni…). Qui mi viene in mente una delle frasi dello spin doctor Democratico (dichiarato omosessuale e rimasto un convinto Hillarista), Mike Marshall, che ha parlato nella mia classe martedì scorso. Ha affermato “Obama is so successful on the Internet through the gay male porn industry”. Spiegazione: negli anni 90′ quando tutto il mondo era molto scettico riguardo al Web i gay lo vedevano come unico canale da cui scaricare il porno, e così hanno contribuito a diffondere i pagamenti via web che ora tutti consideriamo quasi normali, e a situare la base finanziaria delle campagne di entrambi i candidati proprio online.

Teorie discutibili come questa a parte, è stata la campagna degli scandali e dei colpi di scena, delle novità (come candidati donna o afro-americani) e delle tradizioni (come i valori di Wasilla sbandierati dalla Palin), della TV e di Internet. Una campagna che ha permesso ai college students americani (che di solito pensano di più alle feste nelle confraternite o a family guy piuttosto che a scendere in piazza contro il ministro dell’istruzione) di tornare ad interessarsi in politica, di impegnarsi attivamente nella campagna, di organizzare eventi e far sentire la loro voce per poter cambiare veramente qualcosa dopo 8 anni di Bush.

LA SITUAZIONE

A meno di 24 ore dall’election night tutti i sondaggi danno in vantaggio Obama più o meno dai 2 agli 11 punti, ma da quando ho iniziato a seguire questa campagna ho sempre dubitato fortemente della loro affidabilità (Kerry nel 2004 era in vantaggio addirittura dopo gli exit polls). Oggi (per voi che mi leggete dall’italia dovrei dire ieri) entrambi i candidati hanno seguito una tabella di marcia allucinante, con comizi consecutivi per cercare di toccare tutti gli stati ancora in bilico. Decisivi si dice siano soprattutto Florida e Pensilvanya, perchè essendo più popolati avranno anche un maggior numero di rappresentanti all’electoral college. Ma cruciali saranno anche Nevada (dove Obama ha cercato di accaparrarsi i voti degli ispanici), Ohio (da dove proviene il tanto citato Joe the Plumber), Virginia (uno dei possibili swing states, che da storico Repubblicano potrebbe passare ai Democratici), North Carolina e Colorado.

In casa Democratica si teme l’effetto Bradley, gli indecisi che potrebbero passare dalla parte di McCain e una minore affluenza rispetto alle aspettative da record magari perchè si pensa che Obama abbia già la vittoria in tasca (questo si teme soprattutto per la California, in cui per via del fuso orario la maggior parte degli elettori andrà a votare sapendo già il risultato degli altri stati). In casa Repubblicana si spera nella personalità e nella storia del loro leader, nel fatto che la Palin possa ancora rivelarsi più una mossa vincente che un errore, e nei valori tradizionali della middle class bianca di Joe the Plumber.

LA STORIA

Conoscere Bob Rucker ed assistere alle sue lezioni mi ha fatto capire veramente la portata storica di queste elezioni, quanto gli americani abbiano bisogno di una svolta dopo 8 anni di disastrose scelte di George Bush e una crisi economica seconda solo alla Grande Depressione del ‘29. Alla fine della nostra ultima lezione Rucker ha fatto un discorso che mi ha davvero colpito, che condivido in pieno e di cui voglio riportare le frasi più significative.

“Whoever wins a new process begins”, perchè pur essendo afro-americano e dichiaratamente pro-obama riconosce le qualità del suo avversario (di meno della vice però) per dare una svolta alla difficilissima situazione attuale.

“The success of Obama right now is like the first dinner of a potential husband with the girlfriend’s parents”, perchè come i genitori, dopo un’impressione più che positiva alla prima cena con il fidanzato della figlia, si aspettano un impegno serio che duri nel tempo, così in questo momento le aspettative di tutto il mondo intorno ad Obama sono altissime, ma non so quanto potranno essere confermate negli (eventuali) quattro anni di presidenza. Se verrà eletto Obama si troverà ad affrontare una crisi economica disastrosa, due guerre in corso, un piano di assistenza sanitaria difficile da mantenere e mille altri problemi che sicuramente porteranno i suoi fans più accaniti a capire che in fondo dietro il suo fascino, la sua apparente freddezza e la sua abilità oratoria, c’è pur sempre un uomo con le sue debolezze e un enorme carico di responsabilità sulle spalle.

“American people have always preferred the candidate they can have a beer with, and it should be McCain. But that’s why we’ve got Bush.” Obama sembra sempre troppo intelligente, troppo aristocratico, troppo esotico e troppo lontano dalla gente comune e dall’America profonda, ma forse dopo 8 anni di Bush il candidato “compagno di bevute” non è più quello che ispira la fiducia maggiore.

“It really feels good to see American people caring”, perchè per un veterano della CNN come lui è strano vedere tutto questo entusiasmo universitario, nazionale e addirittura mondiale verso le elezioni. Gli americani hanno capito il valore di questo momento e vogliono rispondere presente, con un’affluenza che si prospetta senza precedenti e tante feste che si stanno organizzando per seguire con amici e parenti l’election night.

“This is your moment” è la frase con cui Rucker ha concluso il suo discorso. Sfortunatamente non posso partecipare al voto, ma, come mi ha ricordato mia madre in una e-mail stamattina, mi sentirò fiera di poter dire, comunque vada (ma per ovvi motivi soprattutto se vincerà Obama), “io ero proprio lì.”

Buona election night a tutti,

P.S. Un terzo degli americani ha dichiarato che la scelta del Vice Presidente è stata decisiva nel determinare chi voteranno…chissà perchè…magari perchè per il 59% degli Americani uno dei due candidati VP non è qualificato per la carica in questione

McCainObamaUSA 2008
Silvia Santinello

Silvia Santinello Silvia nasce 22 anni fa in un piccolo paesino della Provincia di Varese. Ha da sempre due passioni: scrivere e viaggiare, che la spingono a voler diventare giornalista. Dopo il liceo scientifico si iscrive a lettere moderne curriculum editoria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo I primi due anni passati a studiare tutta la letteratura italiana e latina ed uno stage presso un quotidiano locale del varesotto decide di partire per l’America con il progetto Interstudy; destinazione San Jose State University nella capitale della Silicon Valley nel Nord della California. Con il college Americano è amore a prima vista: vive con 70 studenti da ogni parte del mondo e tra gli altri frequenta un corso di giornalismo investigativo. Per questo e mille altri motivi sceglie di estendere il suo visto e rimanere un altro semestre alla San Jose State. Orgogliosa della sua cultura classica e letteraria ma allo stesso tempo appassionata del modo di insegnare tutto votato alla pratica che hanno i college americani realizza servizi per la televisione universitaria e partecipa ad una classe tutta incentrata sulle elezioni che la porta ad interessarsi molto di politica americana. Nel 2009 tornerà in Italia per prendere la laurea alla Cattolica, cosa combinerà dopo ancora non lo sa.
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Commenti: 1 »

  1. Very, very good indeed, my dear Silvia.
    With your articles we have had a clearer view about
    what is happening in USA.
    The actual situation etc. We seem, a little bit,
    to be there….This is a good quality for a reporter.

    Anway, now and for the future you can say,” I was there”….
    this is in any case a very, very good experience for your life.

    many thanks

    Kuru & Bi

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