Cultura della Terra in Toscana

Di Luigi Galimberti Faussone • 6 ago 2009 • Categoria:Arte, Cultura, Segnalazioni • Nessun commento

Lorenzo Viani, La tosatura delle pecore, 1927-1928.Dopo appena due settimane dall’inaugurazione della mostra “Cultura della terra in Toscana” sono stati più di 1300 i visitatori accolti al Palazzo Mediceo di Serravezza, splendidamente collocato tra il mare della costa versiliese e i massicci delle Alpi Apuane. L’esposizione illustra la campagna toscana sotto la lente della mezzadria, fenomeno sociale ed economico che l’ha caratterizzata ben più di altre regioni italiane dal XII secolo fino alla seconda metà del ‘900.

Secondo le parole del curatore, Enrico Dei, “l’esposizione intende, idealmente, proporre l’immagine della tradizione contadina toscana, del secondo Ottocento e primo Novecento, anzi le diverse e talvolta antitetiche immagini che gli artisti hanno saputo cercare e trovare nel territorio toscano, offrendo quindi la possibilità di illustrare la vita, i costumi e le abitudini delle popolazioni rurali di questa regione, nei diversi, talora conflittuali, filoni iconografici in cui si sono storicamente definiti”.

Paride Pascucci, Eroi in Maremma, 1895.Il percorso espositivo si può a grandi linee dividere in tre sezioni pittoriche, affiancate da un significativo gruppo di sculture. Le prime tele appartengono al filone naturalista che si è sviluppato nell’ultimo trentennio del XIX secolo e ha prodotto delle epiche “sinfonie pastorali” della rappresentazione campestre, come nel ritrovato dipinto di Angiolo Tommasi del 1892 Le ultime vangate, posto in copertina del catalogo della mostra. Tuttavia, sul finire dell’Ottocento gli artisti rompono l’armonia fino ad ora rappresentata e insistono nell’illustrare il dolore e la fatica della vita contadina, come nell’opera Eroi in Maremma di Paride Pascucci (1895). Con il principio del Novecento prende forma nelle opere esposte la complessità e le diversità d’interpretazione del tema trattato sia nelle diverse correnti pittoriche sia nella produzione scultorea. Dai quadri di Soffici a quelli di Viani (come, ad esempio, La tosatura delle pecore, 1927-1928), da Ferroni a De Grada, le immagini di desolazione e di dolore si alternano a vedute mitiche e atemporali.
Infine, le sculture esposte, di pregevole fattura, arricchiscono la mostra di nuove immagini e situazioni, che pongono ancora di più in rilievo la figura e l’azione umana nella vita dei campi. Difatti, come illustrano le parole di Enrico Dei, “è una Toscana dal volto molto umano, perché i pittori che si sono dedicati a questo tema hanno cercato di esaltare - è la parola esatta, esaltare - i veri protagonisti. Non tanto gli ambienti, l’aia e i casolari, che indubbiamente fanno parte del paesaggio, ma essenzialmente i protagonisti.”

Cultura della terra in Toscana, mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento, 5 luglio – 29 settembre, Palazzo Mediceo di Serravezza.

Il catalogo della mostra, ben curato, è già disponibile ed è pubblicato da Pacini Editore, Pisa (€30). Tra i temi trattati dai saggi inclusi nell’opera vi sono, oltre a uno scritto introduttivo sulla pittura toscana nell’Ottocento, un approfondimento sulla relazione tra mezzadria e architettura e sulla tradizione del “Maggio” nell’arte e nella cultura contadina.

Palazzo Mediceo di Seravezza (Lu)
Orari: tutti i giorni, 10:00-13:00 e 17:00-23:00.
Biglietto: intero €5; ridotto €3.

Informazioni: Ufficio Cultura del Comune di Seravezza, tel. 0584/756100, www.palazzomediceo.com.

Luigi Galimberti Faussone

Luigi Galimberti Faussone Sono nato e cresciuto a Milano, ma di comprovate quanto oscure origini piemontesi. Nonostante una solida e oramai indelebile educazione borghese, amo ergermi a patetico paladino della nobiltà, sia quella degli altri (sempre più sbiadita) sia la mia (sempre più recente). Una laurea in sociologia alla London School of Economics e un master in cooperazione e sviluppo all'ISPI mi hanno aperto molte porte, che ho prontamente provveduto a richiudere. Cerco di sopperire alla mia apparente inconcludenza in campo lavorativo attraverso l'organizzazione di incontri e scontri culturali, tra cui il London Festival of Europe, di cui sono fondatore, e il Tamarindo.
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