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Il respiro dell’attore

10 novembre 2009
Pubblicato in Opinioni, Segnalazioni
di Giacomo Marconi

La seconda intervista a Gianluigi Tosto per la rubrica “L’attore in ascolto” spiega come l’attività respiratoria influisca sul processo comunicativo tra attore e spettatore.

respiroPerché per l’attore non si può parlare della respirazione soltanto come una funzione biologica?

Per l’attore non si può mai prendere in esame solamente l’aspetto biologico, fisico, ma è essenziale considerare in generale la complessità che deriva dal suo essere, prima di tutto, un uomo. In fase di training e di studio quindi bisogna tenere sempre conto di questa complessità, a livello fisico-energetico, ma anche emotivo, mentale e psichico. Questi livelli sono assolutamente interconnessi tra di loro e si influenzano vicendevolmente anche nella respirazione. Non a caso, quando vogliamo che una persona si rilassi, sia che si tratti di uno stress fisico che di uno stress emotivo, si invita a fare un bel respiro profondo: fa infatti parte dell’esperienza comune la consapevolezza che ad una certa condizione respiratoria ne corrisponda una emotiva e mentale.

Come si lega la respirazione all’attività di ascolto necessaria per l’attore?

La prima cosa, tra tutte le altre, che l’attività di ascolto influenza è la modalità respiratoria di un essere umano.
Alfred Tomatis sostiene, semplificando, che l’uomo sia un orecchio e che la sua funzione nell’universo sia fondamentalmente quella di ascoltare. Proprio da questo ascolto deriverebbe l’autocoscienza dell’uomo ed il suo percorso verso le dimensioni più spirituali della vita.
Dando quindi per assunto che l’attività principale dell’uomo sia ascoltare la vita, alla quale egli stesso appartiene, tutte le altre attività si dovranno porre al suo servizio. Di conseguenza, affinché la mente possa ascoltare in un certo modo, il cervello dovrà chiedere al corpo di predisporsi fisicamente perché quell’ascolto possa avvenire.
Nel momento in cui la mente percepisce una determinata dimensione, e decide di prestarle ascolto, avviene un primo incontro assolutamente intuitivo, una sorta di attrazione, fra la mente dell’ascoltatore e l’esperienza con la quale entra in contatto. Il cervello quindi chiede al corpo di indirizzarsi verso quell’esperienza ed il corpo, anche dal punto di vista muscolare, oltre che energetico e respiratorio, entra in risonanza con le tensioni presenti nell’esperienza ascoltata.

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In che modo invece la respirazione influenza la percezione di un’esperienza?

Possiamo considerarla l’altra faccia della medaglia. Come un determinato ascolto modifica la respirazione, così una capacità o incapacità respiratoria può modificare la predisposizione all’ascolto e alla percezione di un’esperienza.
Un esempio concreto: se per una serie di motivi, fisici o emotivi, la muscolatura addominale fosse bloccata, magari semplicemente per un eccessivo esercizio in palestra, tutta una componente muscolare importante, quella addominale appunto, non parteciperebbe all’atto respiratorio.
Per chiarire, la muscolatura addominale è quella che permette maggiormente al diaframma di scendere verso il basso e quindi di avere una respirazione profonda e ampia. Se la muscolatura addominale fosse molto rigida e bloccata, l’attore non solo perderebbe una possibilità respiratoria, ma, al tempo stesso, tutta la componente esperienziale legata a quella respirazione.
Ci sono infatti tre grandi aree di respirazione: addominale, costale e clavicolare o apicale. Ad ognuna di queste corrisponde, semplificando (in realtà si mescolano tra loro), una categoria di esperienza e di relazione con l’esterno.
Il blocco muscolare di una capacità respiratoria può quindi influenzare proprio la possibilità di vivere un’esperienza, soprattutto se tale blocco non è momentaneo, ma dovuto a un fattore fisico o ad una condizione emotiva legata ad un periodo. Se poi il blocco diventasse addirittura uno status permanente, si cronicizzerebbe la incapacità di usare una parte dello strumento-corpo per vivere sul piano psichico l’esperienza della vita.

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